Io lo sapevo che grazie alla rete qualcosa stava cambiando.
Categorie: Segnalazioni
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Alessandra Galetta
Diario di un’emigrante quasi di lusso |
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Qualcosa si muove sotto il velo
24-02-2010
Io lo sapevo che grazie alla rete qualcosa stava cambiando. Categorie: Segnalazioni [ 0 commento(i) ]
Il genio era assente invece
18-10-2007
Non sarei dovuta uscire perché non sto ancora bene, ma ero troppo curiosa di come fosse il posto dove vive lei. E sono rimasta delusa. Rania fa parte del gruppo di expat in continuo movimento, dunque non ha mobili suoi, e la sua casa è un miscuglio di ikea e divani e lampadari un po’ sontuosi di vent’anni fa. Categorie: Roba d'Olanda [ 8 commento(i) ]
Rania
11-10-2007
Rania ride della nostra sorpresa quando ci elenca tutte le cose che non può fare. Categorie: Con quella faccia un po così [ 11 commento(i) ]Avevo seguito un corso, leggevo i giornali, tentavo di conversare. Non mi devo vergognare, mi ripetevo, di balbettare, di ammutolire perché non riesco a proseguire. Quando tornavo a casa la sera, ripensavo ai discorsi e mi domandavo: esiste un’altra parola che avrei potuto incastrare meglio in quella frase? Oppure altre che abbiano lo stesso significato? Allora aprivo il vocabolario, le cercavo e le memorizzavo. E’ stato per questo che l’ho imparato bene. E ci ho impiegato tre anni. (Così un romeno mi spiegava in italiano di come avesse imparato il dutch). Nei primi tempi di vita qui rimasi assai affascinata dalla figura di Kader Abdolah. Nel 1998 fugge dall’Iran e si rifugia nei Paesi Bassi. Nel 1993, cinque anni dopo quindi, esce la prima raccolta di racconti in olandese. Quanto a me, dopo cinque anni di permanenza qui, continuo a non sapere una parola d’olandese, e ho mille ragioni per cui non le ho imparate (ragioni che non vogliono essere giustificazioni), anche se talvolta mi succede di capire interi discorsi per una specie di miracolo. Credo che dipenda da un senso particolare che possiedo, il senso randomico, che mi permette di usare apparecchi senza leggere le istruzioni o di far ripartire un computer senza sapere come. *Agota Kristof – L’analfabeta- Categorie: Libri [ 10 commento(i) ]“Era ormai qualche mese che abitavamo in quel quartiere, in quella via. I vicini ci passavano accanto come se non esistessimo. Come se non ci fosse nessuno straniero nella loro strada. Neppure io li guardavo, perciò non sapevo ancora chi abitasse in quale casa e chi fosse la moglie di quale marito. In realtà tutto il vicinato ci teneva accuratamente d’occhio. Le donne della nostra via si nascondevano dietro le tende e controllavano i nostri acquisti.” Da Il viaggio delle bottiglie vuote di Kader Abdolah. Ho letto questo libro due anni fa, prima di trasferirmi. Ogni tanto lo riprendo in mano e mi rileggo qualche frase. Kader è nato in Iran ed è arrivato in Olanda come rifugiato politico nel 1988. Come profugo ha ottenuto una casa e un sussidio. Ha studiato l’olandese e dopo nove anni ha scritto questo libro. Il romanzo racconta di quanto possa essere duro e pieno di ostacoli l’integrazione di un uomo che proviene “da un paese in cui tutto era proibito a uno in cui tutto era permesso”. Il protagonista si rende conto che per capire e accettare queste differenze così radicali deve impararne la lingua. E la impara talmente bene da scrivere in olandese. Tra me e lui le differenze sono profonde. Lui sapeva che non sarebbe più tornato nel suo Paese, io ci ritorno, più o meno, quando voglio. Lui è stato costretto ad abbandonarlo, io no. Non poteva permettersi di pagare una scuola internazionale per suo figlio, io invece si. Lui quando arrivò nella casa assegnatagli dal Comune, era l’unico iraniano. Io, se mi sposto di pochi chilometri, incontro tutti gli italiani che voglio. In comune abbiamo gli episodi di vita quotidiana. Quando lessi questo libro mi ero spaventata. Ora, quando lo riguardo, mi fa sorridere. I paesi in Olanda sono uno attaccati all’altro. In uno si concentrano gli americani, in un altro i francesi, gli italiani, e così via. Poi ci sono quelli distaccati che vivono tra gli olandesi. Io sono una distaccata. Dopo due anni che abito in questa casa qualcuno, a volte, mentre cammino per strada, mi fa un sorriso. Preferisco così, piuttosto che fare la vita di comunità. Chiacchiero solo con un tipo alquanto singolare. Non so come si chiami, non glielo ho mai chiesto. So che è arabo, scappato anche lui, molti anni fa, ma non so da dove. Mi ha abbordato lui, una mattina. Volevo comprare il giornale e lui stava davanti all’unica copia di Repubblica. Mi ha guardato e mi ha detto nella mia lingua: “c’e’ un articolo interessante sulle origini dell’uomo”. Se vivesse in Italia dormirebbe per strada, invece qui ha una casa e un sussidio. Di solito è davanti al supermercato a vendere una rivista per extracomunitari. Mi ha raccontato che ha studiato a Perugia, che una volta suonava la batteria con degli amici italiani. Non so se sia vero o no, certo è che l’italiano lo parla bene come anche l’inglese e l’olandese. Non gli si possono fare domande, si innervosisce. Racconta qualcosa quando è di buon umore. Qualche volta canta e lo fa in modo da sembrare un po’ fuori di testa. Ma è solo una scena che mette in atto per gli olandesi, non so perché. Non appena mi vede, mette via il suo sguardo un po’ folle e comincia a chiacchierare. Categorie: Libri [ 5 commento(i) ]
A cena in un ristorante italiano
09-02-2003
E’ la prima volta da quando vivo qui che vado a mangiare cibi del mio paese. Ci ha servito un cameriere iraniano, anzi persiano ha precisato, che è emigrato da anni. Ha imparato la nostra lingua dagli altri camerieri e quando ha le ferie vola in Italia a trovare un suo fratello che lavora a Pescara. Con l’aereo scende a Roma e aspetta che il fratello lo venga a prendere con la macchina. “Mentre lo aspetto”, raccontava, “vado in libreria e sfoglio dei libri di cucina italiana. Gli spaghetti al miele (buonissimi!) li ho presi da una ricetta del 1950 e anche i saltimbocca alla romana li ho copiati velocemente su un pezzo di carta”.
“Sono buoni?” mi ha chiesto
“Sì
“Sono uguali a quelli che si fanno a Roma?”
“Non proprio, credo che non ci sia la salsa di soia e che al suo posto si usi del vino bianco, farina e forse un pò di burro”.
“Ma questo è un dettaglio!” ha risposto. ” Loro, gli olandesi, non ci fanno caso. Ieri sera è venuto il Ministro. La gente diceva sottovoce: Oh …c’è il Ministro. Ma lui è come loro: non capisce niente di cucina: mangiava i saltimbocca e beveva coca cola. Allora sono andato al suo tavolo e gli ho detto: Ministro se proprio non vuole bere del vino, beva dell’ acqua. Ma lui, il Ministro, ha riso e ha risposto che la coca cola ci stava proprio bene con i saltimbocca.”
“Forse dipende dalla soia”, ho detto io, “prova a fare la salsa con il vino bianco”.
Ha scosso la testa, perplesso. E quando sono andata via mi ha baciato la mano facendo rumore come fanno i bambini quando danno i baci.
Categorie: Chiacchiere [ 0 commento(i) ] |
@ mail alice.visconti(at)gmail.com stai pensando di trasferirti in Olanda? stai per scrivermi una mail? prima leggi qui. Vedrai Vedrai Untitled.Ed. i miei racconti in rete: Una mattina alle 6.15 a Tor Bella Monaca Tra un po' Io,Mafalda e le Due Una storia credibile of course Oltre la Storia,nulla Afia ultimi commenti
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