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	<title>Alessandra Galetta</title>
	
	<link>http://www.alessandragaletta.com</link>
	<description>Diario di un'emigrante quasi di lusso</description>
	<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 10:54:19 +0000</pubDate>
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		<title>Ho ritrovato la testa!</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 10:53:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Roba d'Olanda]]></category>

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		<description><![CDATA[Orchidee bianche, orchidee bianche, ancora orchidee e sempre bianche e   vasi colorati o sui toni del marrone, nero, panna, sobri o bizzarri e infine, inaspettata, la testa di un Buddha. Anzi, quella testa di Buddha, enorme, e infatti il davanzale su cui poggia non è un davanzale è una piattaforma, e la guardo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span style="font-family: Verdana;">Orchidee bianche, orchidee bianche, ancora orchidee e sempre bianche e   vasi colorati o sui toni del marrone, nero, panna, sobri o bizzarri e infine, inaspettata, la testa di un Buddha. Anzi, quella testa di Buddha, enorme, e infatti il davanzale su cui poggia non è un davanzale è una piattaforma, e la guardo e la riguardo e mi convinco che è proprio lei, quella che era esposta in una vetrina di un negozio dell’Aja un po’ di tempo fa e che piaceva a Emme. Che dici la compro? Se ti piace, perché no? Perché magari mi stufo. E allora ce la vendiamo, o la collochiamo in soffitta: un capoccione che controlla la casa dà sicurezza, no? Oppure lo regaliamo. Ma dai! Chi si mette una scultura così, in casa. Facciamo decidere alla moneta. Testa la prendiamo, croce la lasciamo.<br />
Ah, ma glielo devo raccontare che l’ho ritrovata, quando torna glielo dico. Che poi questi davanzali sono tutti uguali, mica sei in grado di capire se ci abita un americano, un olandese o uno del resto del mondo. Puoi riconoscere quando ci vive un anziano, però. Lo sai dalla forma dei vasi e dal fatto che non ci sono orchidee bianche e perché spesso sono in giardino a raccogliere le foglie o a potare le piante.<br />
A settembre sono stata invitata  per un caffè da una cinese, che si era trasferita qui da poco, e prima aveva sempre vissuto in Cina, e insomma ero curiosissima di vedere la sua casa, perché non era ancora contaminata da una vita di expat e invece non aveva nulla di speciale, c’erano i soliti mobili ikea come in tutte le altre, e sul davanzale: tre orchidee gialle screziate di amaranto. Ma glielo dico che l’ho vista quella testa, poi glielo dico e alle sette e mezza di mattina è buio come se fosse mezzanotte e nella sala comune dell’ospizio c’è la luce accesa e si può fare l’inventario di quello che c’è dentro: un distributore di bibite e merendine, due bollitori dell’acqua, divani e poltrone da sala d&#8217;aspetto di un dentista, un bancone che sembra quello di un albergo, ma senza il portiere e senza gli anziani. E di nuovo la testa del Buddha, ma oggi glielo racconto, eh, chissà chi l’ha comprata, chissà chi ci vive là. Me ne sono dimenticata ancora, ma che è quel corteo sulla pista ciclabile? Ah, sono i volontari che vanno a prendere gli anziani che non possono camminare, li portano a farsi un giro sulle sedie a rotelle, ma perché indossano le giacchette fosforescenti se c’è la luce? Ah, ma stavolta glielo dico e invece no. Ma sei italiana? Sì, anche tu? (che domanda idiota, ci stiamo parlando in italiano.) Sì. Ah, e oltre ai cani, hai anche figli? Sì! Vanno all’americana? Sì, pure i tuoi? Sì, ma com’è che non ci siamo mai incontrate prima? Forse perché io… La testa del Buddha, eccola. Ma non la spolverano mai? Perché non vedo mai nessuno che la spolvera? Perché non vedo mai nessuno al di là dei davanzali? Io se avessi un soggiorno che dà sulla strada principale ci starei a guardare chi passa, qualche volta. La testa del Buddha, eccola, ma cosa ha stamattina? Pare che abbia cambiato espressione. No, anzi l’ha perduta, l’espressione: non c&#8217;è più il naso. </span></p>
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		<title>Accade solo qui</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Nov 2008 11:24:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Roba d'Olanda]]></category>

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		<description><![CDATA[Certe notti incontro un uomo che pare uscito da un fumetto in bianco e nero. Un paio di volte l’ho incrociato pure la mattina, e ho avuto la stessa sensazione, forse perché non c’era il sole e quando non c’è il sole i colori girano  verso i toni del grigio, e persino i prati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Batang;">Certe notti incontro un uomo che pare uscito da un fumetto in bianco e nero. Un paio di volte l’ho incrociato pure la mattina, e ho avuto la stessa sensazione, forse perché non c’era il sole e quando non c’è il sole i colori girano <span> </span>verso i toni del grigio, e persino i prati perdono la loro brillantezza.<br />
Certe notti penso di passeggiare nell’unico posto dove vorrei passeggiare.<br />
Facevo per l’appunto questa considerazione ieri, mentre la cana scrutava circospetta i rami di un salice, quando ho visto qualcuno parcheggiare la macchina dove non la parcheggia nessuno, vicino alla rotatoria. Lo sportello della macchina è stato aperto ed è comparsa una gamba di circa centocinquanta centimetri e subito dopo, con un balzo, è comparso lui: l’uomo-stecco. Pantaloni neri, cappottino sottile, aderente e nero, valigetta da medico di un tempo, cranio quasi calvo, occhialini d’argento. Ha sollevato il portabagagli e sono saltati fuori i suoi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Golden_Retriever">tre cani</a>. Per questo l’ho notato al principio perché sono della stessa razza della mia. Di lui so che non li porta mai al guinzaglio, i suoi cani, che non è mai senza di loro, e lascia W. al mattino prestissimo, e ritorna poco dopo le dieci, ma ieri era quasi mezzanotte. Un orario <span> </span>insolito per un olandese, che sia olandese lo so perché è la lingua con cui si rivolge ai cani e inoltre non va mai a passeggio per W., va sempre via in macchina, mai in bici, e sempre con il suo bauletto rigido. E ha dei baffetti da tricheco. Sì, potrebbe  anche essere un personaggio di una storia di Dahl. Però la cosa che mi incuriosisce di più e che l’uomo-stecco non mi parla mai, benché sostiamo almeno cinque minuti uno di fronte all’altra, e benché io dica qualche frase in inglese. Non capisce questa lingua? Ah, questo è impossibile in Olanda e nel paese di W.! e comunque questo suo persistente mutismo è decisamente insolito perché da quando ho la cana, cioè dal due aprile, <span> </span>so che i proprietari dei cani si parlano, sempre, persino in Olanda. Ieri, però, l’uomo- stecco mi ha sorpreso perché ha domandato alla cana in inglese: tutto bene? <span> </span>E io  avrei voluto non rispondere, ma poi non ce l’ho fatta, e ho tentato la battuta: capisce solo l’italiano! E lui zitto e serio, ha richiamato uno per uno i suoi cani, come se lo avessi insultato, e ha attraversato velocemente la strada. E in dieci passi ha raggiunto la porta della casa d’angolo della strada che taglia W., non c’era luce alla finestra del soggiorno, dunque è probabile che ci viva solo, ho aspettato un po’, ma nessuna finestra si è illuminata perché l’uomo- stecco nella sua casa si muove al buio. </span></p>
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		<title>Torno non torno…Non torno!</title>
		<link>http://www.alessandragaletta.com/2008/11/14/torno-non-tornonon-torno/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 11:08:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Questioni di famiglia]]></category>

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Seguo la diretta della manifestazione a Roma, e proprio in questi giorni stanno arrivando le prime risposte dalle università inglesi a cui Fran ha presentato la domanda per l’anno prossimo.  Una gli ha risposto che l’accetta, un’altra che sono già esauriti i posti disponibili, una terza, quella a cui teneva di più, l’unica a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]><xml> <w :WordDocument> </w><w :View>Normal</w> <w :Zoom>0</w> <w :HyphenationZone>14</w> <w :Compatibility> <w :BreakWrappedTables /> <w :SnapToGridInCell /> <w :WrapTextWithPunct /> <w :UseAsianBreakRules /> </w> <w :BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4</w> </xml>< ![endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Garamond;">Seguo<a href="http://tv.repubblica.it/home"> la diretta</a> della manifestazione a Roma, e proprio in questi giorni stanno arrivando le prime risposte dalle università inglesi a cui Fran ha presentato la domanda per l’anno prossimo. <span> </span>Una gli ha risposto che l’accetta, un’altra che sono già esauriti i posti disponibili, una terza, quella a cui teneva di più, l’unica a cui tenevamo suo padre e io, <span> </span>l’ha chiamato per un colloquio di tre giorni a metà dicembre. Gli faranno domande sulla chimica, (l’unica materia che quando la studia non se ne accorge, dice,) <span> </span>ma non solo, come se si trattasse di un colloquio di lavoro.<br />
C’è sempre Roma, ripeto sempre meno convinta, ma lui ormai non mi ascolta più.<br />
Prima, quando ancora se ne discuteva, mi ribatteva: Ci sono i laboratori per gli esperimenti? </span><span style="font-family: Garamond;">Ti seguono durante il corso degli studi? </span><span style="font-family: Garamond;">Ti mandano nelle fabbriche a fare pratica? E quando hai finito ti aiutano a trovare un lavoro? <span> </span><br />
No, però la preparazione complessiva è migliore, rispondevo io, una volta.<br />
Poi ieri sera suo padre gli ha prenotato il volo per l&#8217;Inghilterra, e io spero che ce la fa.<br />
Sempre a proposito di università ma non solo, leggetevi questa lucidissima analisi di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/13/a-gamba-tesa-sergio-bologna/">Sergio Bologna </a>perché ne vale la pena.</span></p>
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		<title>Il Signor Uh (4)</title>
		<link>http://www.alessandragaletta.com/2008/11/12/il-signor-uh-4/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 10:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Appunti sul Signor Uh]]></category>

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		<description><![CDATA[Il signor Uh è innamorato dell’inquilina del terzo piano. E’ innamorato di lei, coscientemente, da quando gli parlò tre anni fa. Era vedova da poco quando lo fermò sulle scale (il signor Uh non usa mai l’ascensore) e disse una frase sul tempo e lui rispose: è vero, poi lei mise su un’altra faccia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Il signor Uh è innamorato dell’inquilina del terzo piano. E’ innamorato di lei, coscientemente, da quando gli parlò tre anni fa. Era vedova da poco quando lo fermò sulle scale (il signor Uh non usa mai l’ascensore) e disse una frase sul tempo e lui rispose: è vero, poi lei mise su un’altra faccia e il Signor Uh fece un passo indietro, sbalordito.<br />
Lei allora disse: faccio paura, eh? E scoppiò a piangere.<br />
Il Signor Uh avrebbe voluto confortarla, avvicinarsi, allungare un braccio e farle una carezza, come si fa nei film e come si dovrebbe fare, invece rimase pietrificato, con le dita che pizzicavano la fodera delle tasche.<br />
Alla fine lei si soffiò il naso, ecco che cos’altro avrebbe potuto fare: offrirle un fazzoletto! e disse: ti confido un segreto, ma non lo raccontare a nessuno, per carità!<br />
E il signor Uh giurò con la mano destra sul cuore, senza pronunciare parole, ché in certi casi le parole ci stanno male.<br />
Ecco, proseguì la signora Isabella, si tratta di mia figlia. Ha l’anoressia, quella cosa che vuoi essere magra e non mangi, e da quando il padre è morto è peggiorata. Oltre a non volere il cibo, non vuole più incontrare la gente. Non vuole che io esca di casa. Non può venirci a fare visita nessuno. La lavastoviglie è rotta e mi ha proibito di chiamare il tecnico per ripararla. Posso uscire solo per pagare le bollette alla posta. E la notte insieme a lei. Tutte le notti camminiamo da mezzanotte alle tre. E ogni volta che vado a far la spesa mi fa una scenata e io non ce la faccio!<br />
Il signor Uh avrebbe voluto dire: mi spiace, invece rimase imbambolato a fissarla.<br />
Isabella ha i capelli corti e rossi e due occhi neri che si muovono di continuo e che vedono più degli occhi degli altri perché hanno poco tempo per guardare. Isabella è piccola di statura e magra ma ha un sedere rotondo, sporgente, e inaspettato per quel corpo, per lo meno lui ne rimase sorpreso quando lo ammirò la prima volta. Il Signor Uh quando pensa a Isabella certe volte ricorda i suoi occhi che guardano lui, le scale, la plafoniera sul soffitto, lo zerbino a rombi rossi e blu, l’ascensore, certe altre il suo sedere. Comunque quel giorno, quando finalmente riuscì a parlare, le disse: gliela faccio io, la spesa! Isabella rispose: grazie! E poi aggiunse: dammi del tu. E il signor Uh vorrebbe, vorrebbe davvero, ma non ce la fa. E così il martedì e il venerdì citofona alla signora Isabella, s’incontrano sul pianerottolo, lei gli dà i soldi per la volta successiva, lui le buste e il resto. Dopo lo scambio chiacchierano un po’, il Signor Uh è più tranquillo e gli fa le domande sulla salute della figlia e sulla sua, lei gli racconta della passeggiate notturne, del gelo mentre camminano o della paura di incontrare qualcuno, due paure diverse, quella della figlia e quella della madre,  lui si offre di seguirle a distanza, lei ogni volta rifiuta con un sorriso che gli ruba un pezzetto di cuore.<br />
Ormai non ce l’ho più il cuore, ce l’ha tutto lei e presto passerà agli altri organi, pensa il Signor Uh quando Isabella chiude la porta.<br />
Questa sera, martedì dodici novembre, lei gli ha rubato un pezzetto di fegato.<br />
Come sai, ho il permesso di parlare solo con te e con gli impiegati della posta, ma dalla scorsa settimana posso parlare anche con internet, ho il computer!<br />
Internet? Ha ripetuto il signor Uh. Ma ci sono le robe scritte lì, mica si può parlare.<br />
E invece sì, ha risposto Isabella. Si può parlare e anche scrivere e si conosce un mucchio di gente che ti consola.<br />
E Margherita glielo permette?<br />
Sì. Mi collego la mattina e anche il pomeriggio, e certe notti dopo che torniamo dalla camminata. Sono libera!<br />
Il signor Uh ha detto che era contento, anche se non lo era affatto. E dopo quando era nella sua stanza ha pensato che vorrebbe imparare ad usare internet per parlare con Isabella, poi ha aperto il libro di poesie di Lorca e ha copiato sul suo quaderno una poesia:<br />
<em>Non posso più essere contento,<br />
per tutti i miei giorni devo portare<br />
nella mia nostalgia la tua immagine.<br />
son proprio tuo.</em></p>
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		<title>Dove si posano le foglie quando finisce il vento?</title>
		<link>http://www.alessandragaletta.com/2008/11/10/dove-si-posano-le-foglie-quando-finisce-il-vento/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 11:09:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Con quella faccia un po così]]></category>

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		<description><![CDATA[Sembrava l’indovinello dell’attraversamento del fiume con la barca,quello dove si ha un lupo, una pecora e un cavolo da portare da una sponda all’altra. La barca certe volte diventava una canoa, mai una barca a vela perché altrimenti ci si cominciava a chiedere se il vento ci fosse o meno e ci si allontava dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">Sembrava l’indovinello dell’attraversamento del fiume con la barca,quello dove si ha un lupo, una pecora e un cavolo da portare da una sponda all’altra. La barca certe volte diventava una canoa, mai una barca a vela perché altrimenti ci si cominciava a chiedere se il vento ci fosse o meno e ci si allontava dalla soluzione con le domande inutili.<br />
Il vento era presente, invece, quando guardavo un uomo sui quaranta, biondo alto e massiccio, arruffato nella testa e negli abiti, e tre bambini piccoli e belli, che a ritrarli in una posizione casuale  sarebbe venuta  una foto artistica. E poi c&#8217;erano una macchina rossa e la mia cana che abbinate insieme fanno la ragione per cui ero lì a guardare, perché la cana s’immobilizza quando avvista auto rosse, e si irrita se sono sportive, ma quella che era parcheggiata a qualche metro da noi era lunga lunga, una di quelle che sei costretto ad avere quando hai figli in età da seggiolino. E mentre il vento faceva i vortici di foglie, e il cielo sopra di noi cambiava velocemente, quest’uomo era in <span> </span>notevole affanno: doveva raggiungere casa sua, spingere un cancelletto di legno, percorrere un viottolo, aprire una porta, con un paio di buste della spesa, un neonato e due bambini in grado di camminare ma che non superavano i cinque anni. Li aveva tirati fuori dalla macchina, il più pareva fosse fatto, e invece i due grandi<span> </span>hanno cominciato a piangere, a strillare, a non camminare. Allora ha mollato le buste, ha preso in braccio la bambina, che strillava più forte, e detto al bambino di poco più piccolo, con un’occhietto complice: andiamo, ma lui non voleva essere adulto in quel momento ed è scoppiato a piangere, e si è accovacciato sul marciapiede, molto desolato, e anche il neonato che l’uomo teneva in braccio si è innervosito. Allora l’uomo ha parlato con la bambina e poi l’ha deposta per terra con delicatezza, è ha sollevato il fratello con un sorriso incerto, il sorriso di qualcuno che pensa: mi sa che non è finita qui, e infatti per il bambino non era finita lì e ha continuato a piangere e la bambina urlava sempre più forte, e il vento ci sbatteva in faccia la sabbia, e la cana si era dimenticata della macchina rossa, e fissava i bambini, e l’uomo aveva messo su l’espressione: va tutto bene e contava i centimetri che mancavano alla porta, e le buste da tornare a prendere, e quello che avrebbe fatto appena entrato in casa, e poi il bambino si è cominciato a divincolare, e lui ha messo su la bocca di chi non ce la fa, e pareva proprio che sarebbe durata per un bel po’, e un giorno qualcuno gli avrebbe domandato: com’è con tre figli così piccoli? E lui avrebbe risposto: è dura, certe volte è talmente dura che non si può descrivere e io stavo assistendo a una di quelle volte, ma poi è successo che la cana si è sbloccata, abbiamo percorso un paio di metri e li abbiamo incrociati, padre e figli urlanti, e ho detto: silenzio. Non si fa così. E i due hanno taciuto all’istante e anche il neonato ha abbassato il tono. E io mi sono sentita un po’ Mary. <span> </span></span></p>
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		<title>E intanto splende il sole</title>
		<link>http://www.alessandragaletta.com/2008/11/07/e-intanto-splende-il-sole/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 09:53:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti in rete]]></category>

		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi nel paese di W. c’è il silenzio della festa perché non c’è lezione a scuola ma i colloqui con i professori. Mi diceva Fran che gli expat a W. sono circa quattromila e la cosa mi ha un po’ stupita: a orecchio sembriamo molti di più!
Sempre a proposito di sorprese, un&#8217;altra cosa che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">Oggi nel paese di W. c’è il silenzio della festa perché non c’è lezione a scuola ma i colloqui con i professori. Mi diceva Fran che gli expat a </span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wassenaar"><span style="font-family: Verdana;">W</span></a><span style="font-family: Verdana;">. sono circa quattromila e la cosa mi ha un po’ stupita: a orecchio sembriamo molti di più!<br />
Sempre a proposito di sorprese, un&#8217;altra cosa che non mi aspettavo: </span><a href="http://blognuvole.splinder.com/post/18965770/un+lavoro+senza+ventiquattrore"><span style="font-family: Verdana;">un mio racconto</span></a><span style="font-family: Verdana;"> è stato scelto per questa </span><a href="http://blognuvole.splinder.com/"><span style="font-family: Verdana;">iniziativa.</span></a><span style="font-family: Verdana;"> E’ la versione ridotta (c’era il limite di battute) e rivista di un racconto che ho postato un po’ di tempo fa. </span><!--[if gte mso 9]><xml> <w :WordDocument> </w><w :View>Normal</w> <w :Zoom>0</w> <w :HyphenationZone>14</w> <w :Compatibility> <w :BreakWrappedTables /> <w :SnapToGridInCell /> <w :WrapTextWithPunct /> <w :UseAsianBreakRules /> </w> <w :BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4</w> </xml>< ![endif] > < ! [if gte mso 10]><br />
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;" mce_style="font-family: Verdana;">Oggi nel paese di W. c’è il silenzio della festa perché non c’è lezione a scuola ma i colloqui con i professori. Mi diceva Fran che gli expat a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wassenaar" mce_href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wassenaar">W</a>. sono circa quattromila e la cosa mi ha un po’ stupita: a orecchio sembriamo molti di più!<br />
Sempre a proposito di sorprese, qualcosa che non mi aspettavo: <a href="http://blognuvole.splinder.com/post/18965770/un+lavoro+senza+ventiquattrore" mce_href="http://blognuvole.splinder.com/post/18965770/un+lavoro+senza+ventiquattrore">un mio racconto</a> è stato scelto per questa <a href="http://blognuvole.splinder.com/" mce_href="http://blognuvole.splinder.com/">iniziativa.</a> E’ la versione ridotta (c’era il limite di battute) e rivista di un racconto che ho postato un po’ di tempo fa. <span> </span></span></p>
<p></mce>< --></p>
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		<title>D’accidia, d’ira, di cinismo e di romanticismo</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 10:47:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Questioni di famiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri Fran diceva: Obama o McCain, mah. E invece stamattina quando li ho svegliati, sia lui che il fratello mi hanno domandato:chi ha vinto?? e qualche secondo dopo Fran si è collegato al sito della CNN e si è messo a guardare le percentuali di voto nei vari Stati. E a colazione non aveva più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">Ieri Fran diceva: Obama o McCain, mah. E invece stamattina quando li ho svegliati, sia lui che il fratello mi hanno domandato:chi ha vinto?? e qualche secondo dopo Fran si è collegato al sito della CNN e si è messo a guardare le percentuali di voto nei vari Stati. E a colazione non aveva più il tono cinico della sera.<br />
E’ il primo presidente nero della storia, ha detto.<br />
E’ il primo presidente nero della storia americana, ho detto io, ma forse aveva ragione lui. E mentre si lavavano i denti, sentivo che girava questo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=PbUtL_0vAJk">video.</a><br />
Intanto sulla sua porta ha attaccato un foglio con la traduzione in inglese di un passo dell’Inferno, quello che termina con Lasciate ogni speranza voi ch&#8217;entrate. Mi pare che Dante lo stia prendendo di più rispetto ad altri autori contemporanei che ha nel programma d’italiano che porterà alla maturità.</span><span style="font-family: Verdana;"> Per dire, l’anno scorso quando studiava il tema dell’adolescenza e leggeva Agostino, Siddharta, l’isola di Arturo si annoiava a morte. Ma Dante è Dante direbbero pochi. Ma lui ha diciassette anni e a me, alla sua età, Hesse e la Morante parevano meravigliosi. Vivevamo in luoghi differenti, però, e io andavo in un liceo, lui in una scuola americana. E poi  prima di uscire mi ha chiesto quale fosse il significato di accidia. L’insegnante mi ha detto che uno è accidioso quando c’ha la rabbia dentro, però c’ho il dubbio.<br />
Io, ho la rabbia dentro. O forse si è confusa? O forse è stato lui a confondersi?  Indagherò.Comunque proprio ieri litigavo con una che soffre d’ accidia che dovendo far qualcosa si è messa a insegnare italiano ai ragazzi delle medie e per un errore nell’iscrizione non ha ammesso alla lezione Lo, anche se lo conosceva, anche se frequentava già l’anno precedente.<br />
Ma se non hanno voglia di fare, facessero i giardinieri, i cuochi, i telefonisti, e se proprio devono occuparsi di lettere: gli scrittori!<br />
</span></p>
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		<title>I coniugi Bardi telefonarono alle sette di sera, quando Marisa Pellegrini era sotto la doccia e Vincenzo Pellegrini aveva quasi completato una cornice di ciliegio con il traforo.</title>
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		<comments>http://www.alessandragaletta.com/2008/11/03/i-coniugi-bardi-telefonarono-alle-sette-di-sera-quando-marisa-pellegrini-era-sotto-la-doccia-e-vincenzo-pellegrini-aveva-quasi-completato-una-cornice-di-ciliegio-con-il-traforo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 09:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[dello scrivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Una sera, Emme e io, eravamo lì che andavamo per una strada, quando abbiamo incontrato qualcuno, qualcuno che non conoscevamo bene, che ci ha invitato a bere qualcosa, e io stavo per rispondere di no, tendo sempre a rispondere di no, ma Emme, che è più socievole di me, rispondeva: volentieri! e allora ci ritrovavamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">Una sera, Emme e io, eravamo lì che andavamo per una strada, quando abbiamo incontrato qualcuno, qualcuno che non conoscevamo bene, che ci ha invitato a bere qualcosa, e io stavo per rispondere di no, tendo sempre a rispondere di no, ma Emme, che è più socievole di me, rispondeva: volentieri! e allora ci ritrovavamo in un posto dove non avremmo dovuto essere, e c’era un&#8217;atmosfera curiosa, non potrei definirla di disagio o imbarazzo, in effetti dovrei pensarci a lungo per definirla, comunque mentre sorseggiavamo gli aperitivi, - io detesto gli aperitivi, mi piace bere quando ho sete e ho sete mentre mangio o se fa caldo e non accetto nulla per cortesia, ché non sono cortese - Emme ha raccontato qualcosa, qualcosa che si dice per fare conversazione e io ho pensato: ecco la prima nota stonata che ha un suono identificabile, perché la persona che avevamo di fronte ha disapprovato quanto detto, uscendo fuori dal codice di chi ti invita a bere nel suo spazio. E questo essere fuori dal codice poteva essere anche interessante, perché non ci va nessuno fuori , non da queste parti, ma invece, per come l’ho sentita io, derivava da una posizione molto rigida, all’opus dei per intenderci, ma poi si è bloccato tutto perché si è verificato un piccolo imprevisto e siamo dovuti tornare per la nostra strada. Mentre tornavamo mi sono ricordata di una storia incompiuta che scrivevo un anno fa che raccontava di quattro persone che non avrebbero dovuto essere insieme una sera, ognuna aveva un suo motivo preciso per non stare in compagnia delle altre tre, ma siccome ci stavano, a un certo punto, ognuna rilasciava la sua nota stonata. Smisi di scriverla, quella storia, perché non era armonica, e avrei dovuto lavorarci e rilavorarci per dare un senso a quelle quattro note stonate , in effetti avrei dovuto cancellarla e riscriverla da capo, ma non ne ho avuto il coraggio o la voglia e l’ho congelata tra le sospese. E dopo essermela ricordata, ho pensato che avevo fatto bene a non continuarla, ché era falsa, e ne immaginavo una nuova, intanto l’aria si faceva bianca di<span> </span>nebbia, e a me piaceva molto, e quando stava per finire, la passeggiata ma anche la nebbia, domandavo a Emme: non ti pareva che ci fosse qualcosa di stonato poco fa? Qualcosa che potesse sfuggire all’improvviso? E lui rispondeva: assolutamente no!</span></p>
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		<title>Nel paese di Bengodi ammazzano i gatti</title>
		<link>http://www.alessandragaletta.com/2008/10/29/nel-paese-di-bengodi-dove-ammazzano-i-gatti/</link>
		<comments>http://www.alessandragaletta.com/2008/10/29/nel-paese-di-bengodi-dove-ammazzano-i-gatti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 12:43:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Roba d'Olanda]]></category>

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		<description><![CDATA[Silvestro, il mio gatto, è morto investito da una macchina, ma non mi va di scriverne un necrologio, né di fare una serie ipotesi come feci quando fu investita l’altra, penso invece alle faq  e al punto nove di queste  dove scrivevo: Se hai un gatto che è abituato a uscire metti in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span style="font-family: Verdana;">Silvestro, il mio gatto, è morto investito da una macchina, ma non mi va di scriverne un necrologio, né di fare una serie ipotesi come feci quando fu investita <a href="http://www.alessandragaletta.com/2007/02/07/per-non-pensarci-penso/">l’altra</a>, penso invece alle faq <span> </span>e al punto nove di queste  <a href="http://www.alessandragaletta.com/2003/03/20/olanda-istruzioni-per-luso/">dove scrivevo</a>: </span><span style="font-family: Verdana;">Se hai un gatto che è abituato a uscire metti in conto che può essere investito da una macchina facilmente.<br />
Queste faq sono basate in parte sulla mia esperienza di vita nella <strong>provincia</strong> olandese, in parte su quella altrui (italiana e non).<br />
E dunque: il servizio sanitario è pessimo, il sistema scolastico <span> </span>pure, gli impiegati comunali bevono interminabili tazze di caffè mentre tu sei lì che aspetti, gli idraulici, i muratori e affini lavorano da schifo e sono costosissimi, e i gatti muoiono schiacciati a trenta all’ora da automobilisti che rispettano le regole stradali ma che sono imbranati nella guida.<br />
Scrissi queste istruzioni perché mi arrivavano parecchie domande di gente che doveva decidersi se trasferirsi o meno in Olanda. Oggi mi arrivano mail essenzialmente di due tipi: quelle che s’intitolano con: Aiuto! E che sono scritte da persone che già vivono qui, di solito in provincia, di solito nel Nord, e poi mail d’insulti, anche tra i commenti se ne trova qualcuno, scritte da italiani che hanno trovato finalmente un Paese da amare. E sono ridicoli: elogiano il paese della tolleranza e si comportano come cani rabbiosi nei confronti di chi dissente sul fatto che l’olanda sia il paese di Bengodi.<br />
Nei commenti a questo <a href="http://www.internazionale.it/interblog/index.php?itemid=2628">post,</a> Marcantonio scrive: <em><span class="txt11grigio">Secondo l&#8217;insuperabile battuta di Jean Cocteau, &#8216;un Francese è come un Italiano, ma di cattivo umore. Ebbene, i Parigini concentrano ed esasperano questa verità di fondo, essendo dei Francesi di ancor più cattivo umore, che viene sfogato (un po&#8217;) sul proprio governo e (molto), nell&#8217;ordine, sugli USA, il liberalismo anglo-sassone e gli altri Paesi del mondo. La vanità nazionale, che in Francia è sconfinata, a Parigi è gigantesca.</span></em><span class="txt11grigio"> E ancora</span><em><span class="txt11grigio">:</span></em></span><em>Il Parigino si lamenta in continuazione, ma pensa di essere perfetto e di vivere nel miglior Paese del mondo.</em><span style="font-family: Verdana;"><em></em></span><br />
<span class="txt11grigio"><span style="font-family: Verdana;">Più insopportabile dei parigini, aggiungo io, sono gli italiani infatuati di un Paese altrui, ma in fondo, proprio in fondo, li capisco:l’amore, si sa, rende ciechi. </span></span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span class="txt11grigio"><span style="font-family: Verdana;"> </span></span></p>
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		<title>Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie</title>
		<link>http://www.alessandragaletta.com/2008/10/28/si-sta-come-dautunno-sugli-alberi-le-foglie/</link>
		<comments>http://www.alessandragaletta.com/2008/10/28/si-sta-come-dautunno-sugli-alberi-le-foglie/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2008 12:15:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti in rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Umberto e Bianca firmarono l&#8217;atto di compravendita  di una villetta  composta da due stanze da letto, un soggiorno, un bagno e da una cucina un po&#8217; angusta all&#8217;inizio del 1959 e ci si trasferirono pochi mesi dopo la nascita di Tommaso, il primogenito.
La villetta era su una collina, a quel tempo deserta, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Umberto e Bianca firmarono l&#8217;atto di compravendita  di una villetta  composta da due stanze da letto, un soggiorno, un bagno e da una cucina un po&#8217; angusta all&#8217;inizio del 1959 e ci si trasferirono pochi mesi dopo la nascita di Tommaso, il primogenito.<br />
La villetta era su una collina, a quel tempo deserta, e dalle finestre posizionate a Nord, di notte, si potevano ammirare le luci  della città.  Terminarono di pagarla a dicembre del 1979 quando Tommaso compì vent&#8217;anni ed entrò nell&#8217;arma dei carabinieri e Antonella, la secondogenita, ne aveva diciotto e già lavorava come segretaria nello studio di un avvocato del paese. Proprio in quell&#8217;anno la villetta era stata ridipinta di un rosa pallido e spiccava tra le altre, color mattone, che erano state costruite tutt&#8217;intorno. Aveva un giardino pavimentato sul retro in cui Bianca coltivava i gerani, due piante di limoni e le erbe aromatiche. Nel giardino oltre a un tavolino e quattro sedie c&#8217;era anche un dondolo molto conteso, e certe domeniche Umberto tirava fuori la carbonella e arrostiva salsicce e spiedini su un grosso barbecue che il fidanzato della figlia gli aveva regalato per il compleanno.<br />
Entrambi erano soddisfatti del posto dove vivevano, anche della loro vita in effetti, ma avevano un cruccio.<br />
Il cruccio di Bianca si manifestava durante le notti d&#8217;estate.<br />
Si sedeva su una poltroncina di vimini nel  balcone della stanza dei figli e guardava in direzione della città che non vedeva più perché le case che erano state costruite erano di tre o quattro piani e le avevano rubato la vista.<br />
Non vedo più le luci, si lamentava. Voglio una casa dove si vedono le luci!<br />
Guarda le stelle, gli diceva Umberto prendendola in giro.<br />
Il cruccio di Umberto (che lui considerava più serio rispetto a quello della moglie,  per lo meno se ne lagnava di più di quanto facesse lei) compariva, invece, al principio di ogni autunno quando l&#8217;ippocastano che avevano nel piccolo giardino anteriore perdeva le foglie. Erano vent&#8217;anni che Umberto raccoglieva quelle foglie ed erano vent&#8217;anni che sognava di tagliarlo.<a href="http://www.alessandragaletta.com/wp-content/foglie.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1431" title="foglie" src="http://www.alessandragaletta.com/wp-content/foglie.jpg" alt="" width="400" height="277" /></a><br />
Al suo posto potremmo piantare un castagno e potresti fare il castagnaccio! Oppure un albero di mimose che profumerebbe l&#8217;aria.<br />
Ma Bianca era irremovibile e chiudeva ogni proposta così: l&#8217;ippocastano è un albero maestoso che mi dà sicurezza e mi consola da quelle palazzine che mi hanno tolto l&#8217;aria e il panorama e inoltre dà maggior valore alla proprietà.<br />
Ci fu un anno che gli ippocastani della collina furono attaccati dalla minatrice fogliare e oltre la metà perì, e Umberto arrivò a raccogliere le foglie malate dai giardini dei vicini e a gettarle nei pressi dell&#8217;ippocastano, ma quello pareva essere immortale.<br />
Antonella e Tommaso si sposarono, Umberto e Bianca si ritrovarono soli e un po&#8217; confusi e per un lungo periodo litigarono furiosamente per la questione dell&#8217;albero. Da principio I figli erano stupiti più che amareggiati. Pagate qualcuno che raccolga le foglie al posto di papà! Ripetevano alla fine un po&#8217; preoccupati, un po&#8217; esasperati.<br />
Il problema di quell&#8217;albero non è solo in autunno. Rispondeva Umberto. D&#8217;estate i rami sono talmente carichi che ci oscurano la casa!<br />
Ce la rinfrescano, correggeva Bianca.<br />
E le radici stanno continuando a crescere e distruggeranno il pavimento. E dovrò sborsare milioni, che non ho, per ripararlo!<br />
Sciocchezze! Le radici corrono verso il centro della terra, non verso il suo contorno.<br />
Poi la furia di entrambi si spense all&#8217;improvviso.<br />
Bianca si limitava a sussurrare: ah, la gioia che mi dà questo albero, è l&#8217;unica cosa bella da guardare.<br />
E Umberto sembrò prendere con più leggerezza la raccolta delle foglie.<br />
Mi piacerebbe sapere quante sono, disse una sera alla fine della cena.<br />
Quante sono cosa?<br />
Le foglie. Devono essere un numero finito, per forza. Ecco, mi piacerebbe quantificarle, mi sentirei meglio.<br />
Bianca scosse la testa e borbottò con un mezzo sorriso: a te la vecchiaia sta dando al cervello.<br />
Oppure mi piacerebbe che inventassero una medicina per modificare le piante. E sai come lo modificherei quel mostro lì fuori?<br />
Con un castagno, disse Bianca alzandosi per sparecchiare.<br />
Esatto! e poi arrostirei le castagne sulla padella coi buchi e tu potresti preparare la conserva di castagne e&#8230;<br />
Il castagnaccio?<br />
Il castagnaccio, già. Io lo adoro lo mangiavo sempre&#8230;<br />
Da bambino?<br />
Da bambino. Non ti posso raccontare più nulla, sai già tutto.<br />
Poi arrivò un ottobre che Umberto stava a letto con i valori del sangue sballati, e i medici non riuscivano a capire che cosa avesse e a trovare la cura, e Bianca aveva abbassato la suoneria del telefono per non disturbarlo e preparava torte e pastasciutte delicate per fargli tornare l&#8217;appetito mentre il marito fissava  un punto del soffitto o i rami dell&#8217;albero che ondeggiavano piano.<br />
Stanno cadendo le prime foglie, disse Umberto una mattina.<br />
Passò qualche giorno in cui non cambiò nulla, solo i rami si fecero più nudi e il viso di Umberto più bianco fino a che una mattina ci fu un gran fracasso al piano terra.<br />
Poi Bianca gridò: Umberto! Affacciati! Subito!<br />
E Umberto si tirò su, infilò le pantofole, il piede destro nella pantofola sinistra, il piede sinistro in quella destra, si ingarbugliò con la vestaglia e rinunciò a infilarsela, raggiunse la finestra, la spalancò e si sporse un poco per guardare meglio.<br />
E vide Bianca con una tuta blu e un paio di stivali gomma, vicino a una montagna di castagne.<br />
Sono cadute stanotte, Umberto! Ne ho assaggiata una ed è buonissima! E&#8217; un miracolo!<br />
E Umberto scoppiò a ridere. Ma non ci sono i ricci, Bianca! Che castagne sono senza i ricci?<br />
Un miracolo, è un miracolo, rispose lei.<br />
L&#8217;ippocastano ha fatto le castagne buone, ma si è dimenticato i ricci, disse la sera successiva ai figli che erano venuti a trovarlo. E avrebbe riso ancora se non fosse stato faticoso. Allora si limitò a sorridere: vostra madre ha la testa dura ma è simpatica, alla fine. E di nuovo gli scappò da ridere e per resistere alla risata posò gli occhi sull&#8217;albero oltre i vetri illuminato dal lampione e disse: ci sono degli uomini piccoli che saltano da un ramo all&#8217;altro e io non me ne ero mai accorto prima!</p>
<p><em>Il titolo è preso da Soldati, una poesia di Ungaretti </em><br />
<em> foto di<a href="http://www.flickr.com/photos/manugomi/2986496370/"> Manu Gomi</a></em></p>
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