Il  vicino che abita alla mia sinistra ha di nuovo l’aria mesta e quando l’incontro pare che sia il suo cane a portarlo fuori e non viceversa. Però continua a salutarmi per primo quando l’incontro a piedi e a suonare  il clacson  quando è in macchina. Poi, qualche giorno fa, al parco, mi ha detto una cosa strana. Mi ha detto: “ti senti felice con il tuo cane?” E io  ho impiegato qualche secondo per rispondere, primo perché non mi aspettavo proprio che mi parlasse, non ci siamo parlati mai tranne quando la cana Camilla era piccola e gli saltava addosso e io mi scusavo, e secondo perché la domanda me l’ha fatta con un tono strano, come se avesse voluto chiedere qualcos’altro.
Ieri mattina c’era il sole e stavo uscendo per andare in spiaggia quando l’ho visto passare su una moto vecchia con addosso un casco di trent’anni fa.  Ha sollevato il braccio dal manubrio per salutarmi e mi ha rivolto uno sguardo un po’ mesto e un po’ soddisfatto. “Posso fare il figo anch’io, se voglio. O no?” Mi è parso che mi abbia detto.

* titolo preso in prestito da Bassotuba non c’è di Paolo Nori

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La mia casa, l’ufficio postale di CameliaHof
Che una delle case di fronte alla mia è stata affittata l’avevo intuito perché da quando sono tornata da Roma, c’è una bicicletta parcheggiata davanti alla porta, ma ne ho avuto la certezza quando ieri sera è venuta a suonare al campanello una donna che non avevo mai visto prima.
Era una donna di bassa statura, con dei capelli biondi da tintura che si capisce subito che non sono suoi originali,  di taglio antico, due occhi da gatto, una faccia e un corpo rotondi, ma non enormi, erano rotondi in miniatura.
Mi ha indicato il pacco che c’era sul tavolino, dicendo qualcosa in una lingua di un paese dell’est.
“E’ tuo?” Ho domandato.
“Yes, yes.” Ha risposto e mi ha mostrato l’avviso che le aveva lasciato il postino.
Le ho consegnato il pacco.
Si è fatta una risatina un po’ imbarazzata, con la mano che copriva la bocca e se ne andata.
Mi ricordava qualcuno, poi, prima di addormentarmi, guardando i rami dell’ippocastano su cui sono comparse le gemme, ho avuto l’illuminazione: è lo Stregatto di Alice! Magari quando tra un po’  spunteranno le foglie, me la ritrovo tra  i rami a impicciarsi della mia stanza.

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Siccome ho fatto tutto quello che dovevo fare e manca ancora un’oretta alla preparazione della cena e mi sto annoiando un po’, devo trovare qualcosa con cui divertirmi, e in questo momento per divertirmi non mi viene in mente nulla se non la categoria di quelli che c’hanno il mito dell’olanda oppure la categoria degli italiani con il mito dell’Estero – se non fossi pigra come sono certe volte, avrei iniziato a compilare un quadernino dove mi sarei appuntata le frasi degli italiani sull’Estero, vabbè ‘sto quadernino non ce l’ho e purtroppo non me le ricordo, queste frasi, perché sono talmente luoghi comuni che non le riesco a memorizzare (quando delle frasi sono luoghi comuni al cento per cento è divertente leggerne una dopo l’altra). Così  scrivo  di un fatto recente sull’olanda e sugli olandesi: ieri è successo che ha preso fuoco una casa, un’altra, poco distante da CameliaHof.  Per fortuna i pompieri sono venuti subito e in pochi minuti l’incendio non c’era più. Dentro non c’era nessuno, pare che sia stato un corto circuito dell’impianto elettrico che ha iniziato a bruciare la moquette, e allora passo a esporre il fatto che  prima o poi farà infuriare l’italiana/o sposata/o  all’olandese (ma ci stanno  gli esaltati pure senza partner dutch) con il mito dell’olanda: gli impianti elettrici fatti dagli elettricisti olandesi fanno schifo.  Davvero. E poi ne scrivo pure un  altro. Siccome ieri mattina stavo passeggiando con la cana proprio nei  pressi della casa che  ha preso fuoco, e ho visto l’arrivo dei pompieri e della polizia e dell’autoambulanza, e le macchine della polizia che hanno bloccato la strada in entrambi i sensi, anche se non passava praticamente nessuno  perchè la maggior parte era  fuori per le vacanze del ringraziamento, presumo pure gli abitanti della casa che bruciava, come sono riuscita a sapere le informazioni dettagliate su quello che stava accadendo, dal momento che quando ho visto pompieri e polizia, ho attraversato immediatamente la strada per non essere d’intralcio?  Ho saputo tutto ciò che era possibile sapere dal mio vicino olandese, che è arrivato di corsa, si è gettato tra poliziotti e pompieri a far domande, poi mi ha avvistato e, con sguardo rapace,  è calato sopra di me a raccontarmi i dettagli. E già che c’era mi ha domandato dove andassi per Natale e quando gli ho risposto, ha buttato fuori un sospiro soddisfatto e ha detto: “ah, Roma. Noi, invece, andremo a Dubai e poi in Svizzera, a sciare.”  Perché gli olandesi soffrono d’invidia se qualcuno c’ ha la macchina più bella, la casa più grande e fa il viaggio di Natale nel luogo più esotico.
E adesso categoria degli italiani con il mito degli olandesi e dell’Olanda: rosicate pure, ma contate fino a dieci prima di scrivere un commento sia tra qualche minuto sia tra un mese  o tra un anno! :-) e soprattutto fatevene una ragione: l’Olanda non è il paese di Bengodi.
Poi ci sarebbero pure altre categorie che producono una discretà quantità di luoghi comuni o parole usate inappropriatamente  per scopi letterari,  ma ormai la noia mi è passata.

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Il bianco e il nero     29-09-2008  

Ho due vicini che sono l’uno l’opposto dell’altra e quando li incontro m’influenzano un poco l’umore.
Lei, la mia vicina di sinistra, occupa la casa di Paola-Paola da fine agosto, è americana, nata in California ma cresciuta a New York, bionda alta magra e carina, ha tre figli piccoli, maschi!, cambia Paese ogni due anni !, ride e sorride spesso, e se ti vede da lontano ti saluta sbracciandosi.
Venerdì un fattorino ha suonato il mio campanello e aveva tra le braccia un mazzo di fiori. Gigantesco. Ce ne erano di tutti i generi, eccetto i tulipani, e senza erbette riempitive. Erano per lei, per la mia vicina (e per chi altrimenti?).
Più tardi glieli ho portati.
Ah, sono i miei?
(E qui già mi veniva da ridere.)
Sì!
Ah, sarà un pensiero del mio fidanzato! i mariti mica li regalano dei mazzi così belli.
Non li regalano proprio! ho corretto io.
(E qui non mi veniva da ridere più).
Il tuo fidanzato, mamma? Ha domandato il figlio più piccolo.
Ma no, ma no, sarà la mia amica. Chi si prenderebbe tua madre? E poi Io l’amore già ce l’ho!
Mamma fa sempre gli scherzi, ha continuato il bambino e si è perduto in qualche ragionamento incomprensibile.
Poi lei ha aggiunto qualche altra sciocchezza, ed era divertente non tanto per il contenuto quanto per il modo in cui l’aveva detta, abbiamo riso ancora un po’, si è impicciata tentando di aprire il biglietto d’accompagnamento, un secondo figlio ha cominciato a tirarle la camicia con un ritornello lagnoso, una finestra ha sbattuto, il telefono ha squillato, povera me mi faccio pena!, ha strillacchiato con un tono con cui intendeva altro.

Il vicino di destra è austriaco, brizzolato, cammina con un passo né lento né veloce, non ha figli o se li ha studiano altrove, ma questa è la regola per gli expat di W., porta a spasso un cane che non è vecchio ma che si comporta come lo fosse. Quando c’incrociamo al parco, con i nostri cani, mette su un sorriso che sarebbe meglio non lo mettesse, e io quando lo vedo che fa quel sorriso lì, mi viene un disturbo dentro perché non ci sono parole per farglielo passare, per lo meno io non ce l’ho. Poco fa, avevo la cana sciolta e si era messa a saltargli intorno, a lui e al suo cane, alla fine sono riuscita a recuperarla, le ho agganciato il guinzaglio, gli ho detto: scusa, è ancora piccola e a volte non si contiene, e lui ha sollevato un braccio e le ha fatto una carezza leggera leggera, e ha composto un altro dei suoi tristissimi sorrisi, e io avrei voluto non esserci.
Forse si dovrebbero conoscere, lui e lei, ma hanno percorsi incompatibili.

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