Il gobbo del Ministero si libera del suo segreto.

Oggi chiudo il blog, dice P. al suo collega G. puntandogli una bic contro come fosse una pistola.

Ieri notte, invece di fare il solito giro per i commenti, ho scritto il post di chiusura.

Veramente? chiede G. inghiottendo un litro di saliva. Non puoi! Con tutti gli accessi che hai…

Mi sono annoiato. Tanto le donne mi piovono addosso comunque, anche senza blog! Ho dimostrato a me stesso che posso arrivare in alto e ciò mi basta.

Tale dialogo avviene una mattina di primavera in una stanza con il soffitto alto e pareti gialle scrostate, dove ci sono due scrivanie una di fronte all’altra. Sul ripiano di quella  di G. c’è un mucchio di cartelline dell’altezza di circa un metro, in un equilibrio che si potrebbe contraddire con un soffio o con un alito di vento, mentre su quello di P. ce ne è uno di pochi centimetri.

P. è muscoloso, abbronzato e con una faccia sfacciata.

G. è di pochi capelli, di limitate parole e di scarsa altezza.

Il giovane e il vecchio li chiamano gli altri impiegati, in realtà sono coetanei.

G. ha una testa che risplende sotto il neon della plafoniera incollata al soffitto e occhi minuscoli dietro lenti robuste.

P. ha uno sguardo azzurro e profondo, ottenuto grazie ai cromosomi paterni e ad un corso di recitazione.

G. ha un segreto che P., più volte durante quei 480 minuti che passano insieme, ha tentato di scoprire.

E’ scontato aggiungere che P. è arrogante e G. ha poca fiducia in sé stesso? E’ scontato, ma va comunque sottolineato.

Da qualche mese un legame unisce P. e G. Tale legame si è stabilito da quando P. ha aperto il blog.

P. cerca le idee e butta giù le bozze dei post, G. fa l’editing, s’informa di quanto accade nella blogosfera, cura l’aspetto grafico del sito e si occupa di una parte del lavoro d’ufficio di P.

Che vantaggi ha ottenuto G. dalla creazione del blog?

Be’ intanto uno. P. ha smesso di indagare sul suo segreto. E poi ha un ruolo, sia pur secondario, nel blog dove compare sul lato sinistro con un’immagine di uno gnomo dell’aspetto inquietante. P. scrive i post e lui, G., li arricchisce di commenti firmandoli con il nick di Igor.

Che vantaggi ha ottenuto P. dall’ingresso in rete? Che in ufficio non si annoia più sui ricorsi, ha dei neopets fortissimi e ha conosciuto un sacco di ragazze.

Ripensaci, insiste G., sfilandosi gli occhiali e alitandoci sopra. P. si fissa le unghie, si porta l’indice della mano sinistra sulla punta del naso aggressivo, con l’anello d’argento che ha infilato all’anulare cattura un raggio di sole e va a colpire l’iride incolore di G.

E’ uno dei passatempi con cui P. si diverte a tormentare il suo collega.

Era tanto che non lo faceva, pensa G.

In realtà P. sta bleffando. Ha effettivamente scritto il post di chiusura, che ha intenzione di pubblicare nel giro di pochi minuti.

Ma vuole destare stupore nella rete con la sua improvvisa chiusura ed ha intenzione di ricomparire dopo una breve pausa. E, inoltre, medita di estorcere al suo collega, se riapre il blog, il prestito della casa sul lago durante i fine settimana, a tempo indeterminato.

G. ha sempre desiderato avere un blog tutto suo, l’ha anche aperto su splinder e ha trascorso ore a sistemare il template, ma non ha il coraggio di esporsi, di mettere in vetrina le sue parole.

Questa mattina, però, è abbattuto come non gli capitava da tempo. Ogni giorno deve lavorare almeno un’ora in più per svolgere il lavoro di P, però lui gli è grato e ha smesso di tormentarlo. Potrebbe continuare a fare il suo lavoro lo stesso. Però sarebbe riconoscere ufficialmente il suo ruolo di sottoposto e ciò potrebbe condurre verso altre conseguenze spiacevoli.

E il suo segreto? Sarà minacciato di nuovo.

Dopo un’ora dalla pubblicazione del post di chiusura, il counter non segna più gli accessi e il  cellulare di P. è tutto un trillo.

P. sorride a cento denti, non risponde al telefono, cerca invece, con l’unghia sinistra dell’indice, i puntini del cous cous che sono rimasti incastrati tra gli incisivi durante la cena indiana, la sera precedente.

Sabato vado fuori con Chiara, sussurra. Vorrei portarla in un posto romantico, tranquillo, ma sono a corto di grana e…cerca con l’anello il raggio di sole, centrando in pieno il bersaglio.

G. intuisce. Vuole la sua casa sull’acqua.  E per la prima volta nella sua incerta esistenza decide di ribellarsi.

Ruota con la sedia verso il monitor, digita l’url: il gobbo del ministero e scrive le prime righe:

Ho 33 anni e lavoro in una stanza in cui quando splende il sole sono a disagio. Sono a disagio anche in altri momenti nella mia fragile vita. Potrei scriverci un trattato su quanto mi senta inadeguato. Se avessi avuto la fede, mi sarei fatto sacerdote e sarei stato in pace, forse.

Custodisco un segreto che non ho mai condiviso con nessuno. Più il tempo passa e più questo segreto diventa pesante. Potrei imparare a conviverci, e giuro che ci ho provato, oppure risolverlo, e ho tentato anche questa via. La sorte ha voluto che io lavorassi a fianco di un piccolo torturatore, uno che avrebbe ben agito se fosse nato in un altro periodo storico. E invece è venuto al mondo negli anni 70, in una tranquilla famiglia romana.

Oggi, lunedì 11 aprile, in un giorno di sole, io mi ribello. Mi ribello a lui e svelo il mio segreto.  Ho 33 anni e non ho mai avuto una donna. Anzi, per essere precisi, non ne ho mai baciata una. Il mio alito non ha un odore sgradevole, sono brutto questo sì, non orribile però. Deduco quindi che se non ne ho mai baciata una, dipende non dal mio aspetto fisico, per lo meno non del tutto, ma dalla mia insicurezza.

Per questo vi chiedo aiuto. Voglio capire perché.

Libero! Dice G. alzandosi e dirigendosi verso la cassettiera.

Fammi leggere un po’…dice P.

Hai capito… Il gobbo del Ministero è vergine…Vuole aggiungere qualcos’altro, ma è perplesso e molto seccato per quelle righe.

Allora alza la mano sinistra per catturare l’ennesimo raggio di luce, ruota l’anello in cerca dell’occhio del suo collega in piedi, ma lascia cadere la mano che fa un piccolo toc sulla scrivania.

G. lo sta fissando da dietro un paio di lenti scure.

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 Le scelte di Tina. …     21-03-2005  

 Le scelte di Tina.

La fidanzata di Chiedimeloalle3 decise di aprire un blog. Glielo annunciò alla fine di un pomeriggio di pioggia, di domenica.

Domani apro un blog, disse, e lui fu turbato da quell’affermazione.

Lei l’incalzò: mi introduci? Fai un post di presentazione?

Lui cercò di glissare la risposta con la battuta: chiedimelo alle tre.

Lei si rimise la felpa che lui le aveva appena tolto e rispose: tu invece non me lo chiedere.

Lui, sconvolto dal desiderio e dalla noia di quel pomeriggio umido, promise.

Prima di proseguire bisogna precisare qualche dettaglio.

Chiedimiloalle3 stava con Paola da 3 mesi e l’aveva conosciuta ad un blog raduno, soffiandola ad un blogger meno popolare di lui. Inoltre, dopo un periodo di rodaggio, durato circa otto settimane, in cui aveva cambiato piattaforma, titolo e nick, nonché l’argomento trattato sul blog - all’inizio era partito con un diario personale letto da poche persone - aveva cominciato a pescare notizie dai giornali rielaborandole con toni ironici e polemici e aveva conosciuto la fama, raggiungendo i 1500 accessi giornalieri. 

Ciò gli aveva portato dei vantaggi.

Intanto quello di aver rimorchiato per la prima volta nella sua vita, una gran fica come Paola, poi era stato intervistato alla radio e da un paio di giornali regionali e il suo capo - Chiedimiloalle3 faceva l’assicuratore - gli aveva regalato due ore della sua giornata lavorativa per occuparsi del blog, pretendendo in cambio l’affissione di un bannerino della compagnia sul suo sito.

Al momento Chiedimeloalle3 stava scrivendo un libro, una specie di diario, riciclando i post di quando non se lo filava nessuno.

Paola era sempre stata presente nella blogosfera, ma solo come commentatrice, commentatrice insulsa, però i suoi sorrisi - perché in quello consistevano i suoi commenti - erano molto apprezzati dopo che cosce tette e culo erano apparsi al primo raduno.

Il mio blog si chiamerà Il diario di Paolina e parlerà di me, anzi del nostro rapporto, disse sganciandosi il reggiseno.

Non puoi. Disse Chiedimiloalle3. La mia vita sentimentale deve rimanere circondata dal mistero.

E poi sto scrivendo un libro proprio su quella.

Io voglio diventare famosa! Piagnucolò lei. Uffi! Sbuffò, togliendogli la mano dalla coscia.

Guarda, disse aprendo la borsetta e tirando fuori un foglio di quaderno accartocciato, questo è il mio primo post.

Che te ne pare?

Chiedimiloalle3 serrò i denti e le mascelle ebbero un fremito di sdegno.

E’ ridicolo! Sibilò. Tu mi affondi con queste righe!

Facciamo così, disse dopo un altro uffi della fidanzata. Lo scrivo io, il diario di Paolina. Veramente? Chiese lei battendo le ciglia.

Sì. 

L’epilogo, purtroppo, fu sconvolgente per la nostra star.

Perché Chiedimiloalle3 per elaborare i post del diario di Paolina - post che dovevano essere intelligenti, sensuali e femminili - si alzava alle 4,30 di mattina, arrivava all’agenzia distrutto, perdeva colpi sui contratti, trascurava il suo blog, le mani e la voce gli tremavano e anche la sua vita sessuale ebbe un crollo.

La caduta fu repentina, così come era stata l’ascesa. Il capo pretese che il banner pubblicitario fosse cancellato, gli ridusse lo stipendio e annullò le due ore che gli aveva concesso.

Paola venne assunta come velina in una trasmissione a quiz in prima serata e si fidanzò con il presentatore e gli disse ciao, ciao. 

E lui?

Lui chiuse il suo blog, quello di Paolina e ne aprì un altro, sperando di risalire la vetta. Il nuovo blog fu chiamato: Le scelte di Tina.

Non divenne mai famoso, per lo meno non come il precedente, ma fu oggetto di uno studio di una tesi di psicologia dal titolo: E’ l’individuo che fa il blog o il blog che fa l’individuo?. Il laureando dimostrò come, a volte, la stesura di un blog, puo’ far capire i lati più oscuri della propria personalità. Infatti l’ex Chiedimiloalle3, licenziato dall’agenzia di assicurazioni, ora si depilava le gambe, inghiottiva pillole di ormoni e prendeva appunti seduto al bordo di un marciapiedi alla luce di un fuoco di carta. 

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Immaginate un uomo schivo, che chiamerò Tonino, che non è il suo nome, ovvio, sto per descrivere un fatto accaduto a qualcuno che conosco e uno pseudonimo è necessario.
Tonino è schivo e insofferente verso la burocrazia, il traffico, i parenti. E non appartiene al gruppo di quelli che dicono: all’estero si vive meglio, in generale. Però in Olanda, sì. In Olanda non ci sono i parenti, il traffico e anche il rilascio dei documenti è efficiente.
Tonino rifiorisce da quando si stabilisce nella terra piatta. Nella vita di lavoro e anche in quella del dopolavoro. Riprende a fare sport, per esempio.
Ha due figli e una moglie. La moglie ha un carattere opposto al suo:ama la compagnia, i parenti e le chiacchiere. Tonino dice: puoi avere le amiche che desideri, purché non siano in casa quando ci sono io. Puoi iscriverti a club, corsi e associazioni, purché tutto questo non mi coinvolga. Ai figli, ci pensi tu. Del resto non lavori ed è giusto così.
Sua moglie è contenta: le piace occuparsi della casa, dei bambini. Le piace avere il potere assoluto sull’educazione dei figli, sulla scelta del colore della tappezzeria del soggiorno. Si trovano in accordo, insomma.
A differenza degli altri colleghi, i suoi figli frequentano la scuola olandese.

E’ per l’integrazione, dice e anche per una prospettiva futura. Una vita in questo Paese per loro, sarà più semplice e tranquilla.
Dopo qualche anno, Tonino e la moglie acquistano una casa. Lei ne vorrebbe una dove abitano le sue amiche. Ma lui è irremovibile. Non vuole italiani come vicini.  E’ ossessionato dalla protezione del suo spazio. Ha una paura  pazzesca che qualcuno possa venire a suonare il campanello per chiedere una tazza di zucchero o chissà cosa. Si trasferiscono in un quartiere olandese, quindi.
Immaginate un gruppo di case incollate una all’altra, sul modello di quei condomini che sono stati costruiti sulle coste italiane negli anni 70. Piccoli giardini, piccoli villini. Lì ogni schiamazzo è amplificato. Ma qui in Olanda, nessuno alza la voce, nessuno grida. Per lo meno non in modo di essere udito dai vicini.
La pace, tanto ricercata da Tonino, è salva.
Nella nuova casa ha una stanza sotto il tetto che è il suo rifugio: disteso su una poltrona legge i suoi amati libri di storia, costruisce navi antiche e gioca con il computer.
Poi accade l’imprevisto. Nel suo quartiere e in quelli adiacenti, arriva uno squilibrato, un pazzo. Non uccide bambini o violenta donne. No. Il maniaco brucia automobili rosse. Agisce di notte tra mezzanotte e le due. Se non trova auto rosse, dà fuoco a quelle di altre colori. La polizia lo cerca, ma non puo’ assicurare una pattuglia in ogni luogo. E allora gli abitanti del quartiere dove vive Tonino si organizzano secondo una tabella. Sorvegliano il quartiere di notte, in coppia, con una ricetrasmittente in mano, come i Guardians di San Francisco.
Tonino è piccolo di statura, con una pancia rotonda che scende e sale a seconda delle stagioni. Non è la paura che non lo fa aderire all’iniziativa, ma è il contatto forzato con gli altri.
Ma questa volta la moglie lo minaccia. Se non partecipi alla ronda notturna, ci vado io, gli dice. Per la pace familiare e anche per non dar luogo a chiacchiere, Tonino è costretto ad accettare.
Eccolo che cammina di notte, vicino ad un olandese che sfiora i due metri, con una ricetrasmittente in mano, indossando una giacca impermeabile verde.
Ascolta, con orrore, la proposta del suo compagno:vieni con noi al pub? Affittiamo un pulmino che ci prende e ci riporta a casa.
Tonino ringrazia e non accetta. La birra gli causa acidità, risponde.
E’ avvilito: profondamente. Neanche la cattura del maniaco riesce a tirarlo su. Perché forse proprio a causa del suo carattere schivo, non invadente, i suoi vicini continueranno ad invitarlo.
Nella sua stanzetta sotto il tetto, mentre dondola sulla poltrona, sfoglia un atlante e sogna l’Australia. 

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Non suonare più trombette     10-02-2004  

Fino a 17 anni sono cambiata,poi mi sono fermata. Per lo meno non me ne sono più accorta se nel tempo ero diversa. Puo’ essere positivo questo fatto di restare uguali negli anni, ma fino ad un certo punto. Per esempio la mattina. La mattina è terribile. Non riesco nemmeno a spegnere la sveglia. E invece devo preparare la colazione e anche i panini, perché nelle scuole che ci sono qui mancano le mense. Poi devo buttare giù dal letto i figli e M. Ed è complicato. C’è stato un periodo che Lo aveva una trombetta e per qualche giorno l’ho suonata per dargli la sveglia, poi ad un certo punto è sparita. Mi ricordo invece che mia madre era superattiva la mattina. Correva da una stanza all’altra, cantava. Prima o poi dovrei diventarci anche io così. E invece per ora niente. Forse dovrei cancellare certe abitudini infantili, non so. Per esempio mia madre quando era superattiva non mangiava la minestrina, la preparava per noi non per lei. Lei era a dieta. Io non sono mai a dieta e mi piace mangiare la minestrina. E poi dovrei smettere di comprare tutte quelle scarpe da ginnastica. E sostituire lo zainetto con una borsa grande in cui ci sono i fazzolettini di carta, i cerotti e magari anche un ombrello mini. E’ anche una questione di immagine. Non suonare più trombette. Poi magari il resto viene da sé.

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