Cosimo Bellomi aveva un aspetto malsano: due solchi scuri gli affondavano gli occhi, delle rughe profonde affioravano precoci. Doveva toglierlo quello specchio oltre il monitor, pensò.
Gettò un’altra occhiata alla pagina word, mordendosi la pelle delle dita.
Si girò verso la moglie: quel ticchettio lo faceva impazzire. S’accostò alle spalle di lei trattenendo il respiro. Stava scrivendo della puntata di ParliamoFinoAcheSiamoInTempo che era stata trasmessa poco prima alla tv.
Allora anche lui poteva… “Intanto digito il titolo, poi…”
Non copiare, eh!
Che iena. Che volpe. Non esisteva un animale che potesse esprimere sua moglie. L’avrebbero creato in laboratorio, prima o poi.
Ricadde, con tristezza, su word. Quel bianco gli dava la nausea.
Le previsioni del suo commercialista erano state corrette. Lo venerava quell’uomo: primo perché lo aveva salvato più volte da certi impicci con la finanza e poi perché era stato l’unico che aveva avuto il coraggio di anticipargli il suo destino senza timore di scatenare la sua ira.
Ha 15 anni meno di te ed è un gran pezzo di …di donna. Io non affermo che ti tradirà. Sarebbe una previsione banale. Semplice. E lei Angela Bufalotta è intelligente, oltre che bella. E sa che non le converrebbe lasciarti, però ti costerà cara, questo sì. Alzi le spalle. Perché hai le casse piene di denaro, ma non è alle tue ricchezze che alludo. Lei ti divorerà l’energia!
Si era grattato le zone preziose e aveva replicato con un sorriso: e io ce l’ho l’energia.
Così c’erano stati i viaggi, i corsi, le sfilate di moda, i teatri, i film, le mostre d’antiquariato.
Sei felice di avere sposato una donna di cultura? E la Traviata che non finiva più. E Il corso di dizione per correggere il dialetto di borgata. E pure lui doveva seguirlo. Dovevano parlare italiano entrambi!
Poi quando stava per sciogliersi sotto tutte queste attività, era calato il colpo finale: il blog!
E anche questo nuovo interesse mica l’aveva intrapreso a caso. Angela aveva dovuto seguire due corsi: Uno di scrittura creativa e uno di grafica. Ed erano aumentate le frequentazioni dei cinema e l’acquisto dei cd.
Lui l’osservava seduto sulla sua poltrona, l’ascoltava paziente quando gli leggeva le sue elaborazioni prima di renderle pubbliche, la tranquillizzava quando nel centro della notte, lo svegliava per interpretare i commenti che la gente le lasciava.
Il peggio però era ancora in agguato, quando accadeva tutto ciò. Il peggio era nell’oscurità che attendeva paziente per sferrare il suo attacco mortale.
Devi aprire un blog, gli disse Angela a bruciapelo.
E lui l’aprì.
E non sapeva che accidenti scriverci. Lui che in tutta la sua vita non aveva mai avuto un diario, se si esclude la compilazione della prima nota.
Scrivi diceva lei, devi scrivere un post tutti i giorni. Sei mio marito. Se io ho un blog, anche tu lo devi avere, altrimenti non sento di avere punti in comune con te.
Un mattino, in cantiere, ebbe l’illuminazione: avrebbe copiato i post. Chi se ne sarebbe accorto? Lo leggeva solo Angela quello che scriveva.
Così andò alla ricerca di qualcuno che lo rappresentasse. Si fermò su un sito su cui compariva la foto dell’autore. Un uomo sui 50, con le guance e il mento abbondanti, ma con uno sguardo luminoso e sveglio. Scriveva storie dimesse, fattarelli incolori senza pretese. Non c’era la possibilità di lasciare un parere sui suoi post. Non c’era un counter che registrava gli accessi.
Il suo cervello imprenditoriale fu rapido nel concludere: Se non ha queste funzioni significa che non ha lettori.
E lo copiò. Non del tutto. Era grigio quel tipo, troppo. E allora partiva da quello che aveva scritto e ci aggiungeva del sarcasmo, dell’ironia, un po’ d’allegria.
E sua moglie ad ogni post indossava un nuovo capo intimo.
Questa volta me la sono cavata senza consumazione, pensò.
Fu il suo commercialista a chiamarlo, sul cellulare alle 8 di sera, quando stava tornando a casa.
Anche lui aveva un blog, gli disse. Un blog tecnico che parlava di fatture. Dava consigli di contabilità e in cambio ne ricavava pubblicità per lo studio.
Ti hanno scoperto Cosimo. E’ uscito un articolo su Gambadilegno in cui riportano tutti i pezzi che hai succhiato al GrandeScrittore. Ti faranno a fette. Ne stanno scrivendo tutti. Devi chiudere il blog: subito!
Angela. Angela la perdo. Angela ne morirà di vergogna. Angela mi disprezzerà.
Cosimo Bellomi era disperato.
Si fissò nello specchietto della sua Mercedes CLK. Fissò a lungo la sua espressione di copione.
La porta d’ingresso fu spalancata con impeto e sua moglie gli saltò al collo in un completo intimo di seta nero, dolorosamente sensuale.
Amooore!
Il blog. Disse lui stringendola con debolezza. Devo farti una confessione…
Lo so, lo so! Esultò lei. Hai copiato tutto.
Ora devi fare una cosina. La fai una cosina per me? Chiese lei tra un battito di ciglia e uno di tette.
Il cuore di Cosimo Bellomi entrò in tachicardia.
Devi inserire il link del mio blog, disse lei con la più erotica delle sue sfumature vocali.
Io mi dissocerò, ma tu non ci farai caso. Continuerai a copiare, non ti curererai degli insulti, delle minacce. Ci penserò io a consolarti. Che dici il link al mio blog è più evidente se lo mettiamo a destra o a sinistra?
Qual è la durata media di un blog? chiese al suo commercialista.
Lui, l’uomo in cui aveva cieca fiducia, non aveva una risposta questa volta. Era imprevedibile, disse.
*titolo di un film
Questa storia è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell’inventiva dell’autrice e vengono usati in maniera fittizia. Qualsiasi somiglianza con persone reali e vive, fatti o luoghi è assolutamente casuale.
Categorie: Storie per blog
[ 5 commento(i) ]
Il sole era bianco e il termometro segnava 39 gradi.
Di andare al mare, come aveva proposto Stecca, non aveva voglia.
Sua madre imbastiva un cappotto appeso al manichino. Suo padre sfogliava il giornale, bestemmiando al ventilatore che gli gonfiava le pagine.
Lui, sigillato nella sua stanza tre per tre in cui s’insinuava un orribile odore di sugo spacca fegato,preparato con il pesantissimo olio del paese, litri ce ne versava, risparmiava su tutto meno che su quello, accese il pc.
Bene, si disse, vediamo come sta il blog. Controlliamo i complimenti.
La sera prima, sotto l’effetto di una struggimento pazzesco e di un cannone ultrapesante condiviso con Il Maratoneta, aveva scritto un post che avrebbe fatto furore, e seminato frasi argute su blog famosi e famosetti e sorrisi e saluti su quelli con pochi accessi, per un totale di 252 commenti.
Dovevano esserci altrettanti click di ritorno. Forse anche più!
E invece…
Nessun complimento. E gli accessi erano 3! Escludendo quelli fatti da lui stesso. Va bene che era la prima domenica di luglio, ma insomma!
Lo voglio ammazzare, urlò sua padre dal soggiorno.
Ma quando si rassegnava? Tanto lui quel lavoro alla carta di credito non lo accettava. Doveva seguire i corsi alla facoltà e dedicarsi al blog.
Per precauzione andò a controllare la porta.
Si risedette. Con le tette di Dany andò alla ricerca dell’emmepitre adatto. Quando Il Maro aveva visto l’indicatore del mouse era rimasto sbalordito. Prima aveva spalancato la bocca, poi aveva ripetuto non ci posso credere cinque volte, infine aveva detto: ma tu sei il mago dell’accatiemmelle!
Lui aveva sollevato le spalle per minimizzare, ma era arrossito d’orgoglio. Il cellulare vibrò con le note di Tottigol. Era Il Maro per le congratulazioni.
Hai letto il post? chiese all’amico.
Anche lui, copiandolo per l’ennesima volta, aveva aperto un blog, però non aveva lettori. Sficato nella vita, sficato nella rete, triste destino.
Sì, ho letto.
E non mi hai lasciato neanche una riga? Ci ho lavorato fino all’alba su quel pezzo.
Sì, però Kevin sarà stato l’effetto del fumo, dell’afa, io poi non me ne intendo di robe romantiche, ma mi pare una schifezza!
Come una schifezza?
Non ti offendere, piuttosto c’è TeLoInsegnaFrecciaBlu che ha organizzato un gioco e a quelli che partecipano gli mette il link per tre giorni sul suo blog!
Per tre giorni? Accidenti! Vado subito.
Mannaggia, mannaggia. Io lo ammazzo lo riduco a strisce a quadrati, a… Sta giocando con la play?
Kevin incollò l’occhio sul buco della serratura. Suo padre quella mattina era troppo agitato.
Gino calmati che ti s’alza la pressione. Ascolta. Tuo figlio non sta buttando via il tempo. Scrive al computer. Mettiti comodo. Ora ti leggo la pagina che ha pubblicato ieri. Ha un sito su internet! Tuo figlio è uno scrittore.
Allora che te ne pare? Chiese lei dopo aver letto l’ultima frase.
Vide suo padre armeggiare con il ventilatore, poi lo udì dire: a me pare robaccia!
Ma no, rispose sua madre. Sai che ha ricevuto un commento da TeLoInsegnaFrecciablu?
E chi sarebbe?
Una stella. Cioè Kevin ha usato una parola straniera, ma il significato è quello. TeloinsegnaFrecciablu è quello intervistato da Biloni su AndiamoSempreAvantiSenzaDimenticareIlPassato.
Se è quello allora è un deficiente.
Ma è andato alla tv!
Rileggimi la poesia.
Non è una poesia, è una sensazione poetica. Si chiama così.
Kevin tornò al monitor. Questa faccenda dell’arte lo cominciava a seccare. Ignorato di qua, insultato di là. Lui voleva i complimenti! Altrimenti accettava il posto alla carta di credito.
Cliccò su www.TeLoInsegnaFrecciaBlu. Scrisse i suoi dati per l’adesione al gioco.
Apparve un messaggio che diceva: l’autore di questo blog ti ha inserito nella sua lista nera e ti è proibito commentare.
Un’ora dopo era sullo scuterone con Stecca sulla via del mare.
Quando si tuffò dall’ultimo trampolino del Kursaal, l’urlo che cacciò mentre precipitava fu un insulto dedicato a quel nano con gli occhiali grossi.
Chi sarebbe Freccia Blu?Chiese Stecca mentre facevano la doccia.
Sarebbe un deficiente.
La settimana successiva alle 8,25 era all’ufficio reclami carta di credito, sul blog non tornò più e le sensazioni le sussurrava sul collo di Tamara, la bella usciera del terzo piano, che aveva un debole per la poesia.
Questa storia è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell’inventiva dell’autrice e vengono usati in maniera fittizia. Qualsiasi somiglianza con persone reali e vive, fatti o luoghi è assolutamente casuale.
Categorie: Storie per blog
[ 9 commento(i) ]
Oggi chiudo il blog, dice P. al suo collega G. puntandogli una bic contro come fosse una pistola.
Ieri notte, invece di fare il solito giro per i commenti, ho scritto il post di chiusura.
Veramente? chiede G. inghiottendo un litro di saliva. Non puoi! Con tutti gli accessi che hai…
Mi sono annoiato. Tanto le donne mi piovono addosso comunque, anche senza blog! Ho dimostrato a me stesso che posso arrivare in alto e ciò mi basta.
Tale dialogo avviene una mattina di primavera in una stanza con il soffitto alto e pareti gialle scrostate, dove ci sono due scrivanie una di fronte all’altra. Sul ripiano di quella di G. c’è un mucchio di cartelline dell’altezza di circa un metro, in un equilibrio che si potrebbe contraddire con un soffio o con un alito di vento, mentre su quello di P. ce ne è uno di pochi centimetri.
P. è muscoloso, abbronzato e con una faccia sfacciata.
G. è di pochi capelli, di limitate parole e di scarsa altezza.
Il giovane e il vecchio li chiamano gli altri impiegati, in realtà sono coetanei.
G. ha una testa che risplende sotto il neon della plafoniera incollata al soffitto e occhi minuscoli dietro lenti robuste.
P. ha uno sguardo azzurro e profondo, ottenuto grazie ai cromosomi paterni e ad un corso di recitazione.
G. ha un segreto che P., più volte durante quei 480 minuti che passano insieme, ha tentato di scoprire.
E’ scontato aggiungere che P. è arrogante e G. ha poca fiducia in sé stesso? E’ scontato, ma va comunque sottolineato.
Da qualche mese un legame unisce P. e G. Tale legame si è stabilito da quando P. ha aperto il blog.
P. cerca le idee e butta giù le bozze dei post, G. fa l’editing, s’informa di quanto accade nella blogosfera, cura l’aspetto grafico del sito e si occupa di una parte del lavoro d’ufficio di P.
Che vantaggi ha ottenuto G. dalla creazione del blog?
Be’ intanto uno. P. ha smesso di indagare sul suo segreto. E poi ha un ruolo, sia pur secondario, nel blog dove compare sul lato sinistro con un’immagine di uno gnomo dell’aspetto inquietante. P. scrive i post e lui, G., li arricchisce di commenti firmandoli con il nick di Igor.
Che vantaggi ha ottenuto P. dall’ingresso in rete? Che in ufficio non si annoia più sui ricorsi, ha dei neopets fortissimi e ha conosciuto un sacco di ragazze.
Ripensaci, insiste G., sfilandosi gli occhiali e alitandoci sopra. P. si fissa le unghie, si porta l’indice della mano sinistra sulla punta del naso aggressivo, con l’anello d’argento che ha infilato all’anulare cattura un raggio di sole e va a colpire l’iride incolore di G.
E’ uno dei passatempi con cui P. si diverte a tormentare il suo collega.
Era tanto che non lo faceva, pensa G.
In realtà P. sta bleffando. Ha effettivamente scritto il post di chiusura, che ha intenzione di pubblicare nel giro di pochi minuti.
Ma vuole destare stupore nella rete con la sua improvvisa chiusura ed ha intenzione di ricomparire dopo una breve pausa. E, inoltre, medita di estorcere al suo collega, se riapre il blog, il prestito della casa sul lago durante i fine settimana, a tempo indeterminato.
G. ha sempre desiderato avere un blog tutto suo, l’ha anche aperto su splinder e ha trascorso ore a sistemare il template, ma non ha il coraggio di esporsi, di mettere in vetrina le sue parole.
Questa mattina, però, è abbattuto come non gli capitava da tempo. Ogni giorno deve lavorare almeno un’ora in più per svolgere il lavoro di P, però lui gli è grato e ha smesso di tormentarlo. Potrebbe continuare a fare il suo lavoro lo stesso. Però sarebbe riconoscere ufficialmente il suo ruolo di sottoposto e ciò potrebbe condurre verso altre conseguenze spiacevoli.
E il suo segreto? Sarà minacciato di nuovo.
Dopo un’ora dalla pubblicazione del post di chiusura, il counter non segna più gli accessi e il cellulare di P. è tutto un trillo.
P. sorride a cento denti, non risponde al telefono, cerca invece, con l’unghia sinistra dell’indice, i puntini del cous cous che sono rimasti incastrati tra gli incisivi durante la cena indiana, la sera precedente.
Sabato vado fuori con Chiara, sussurra. Vorrei portarla in un posto romantico, tranquillo, ma sono a corto di grana e…cerca con l’anello il raggio di sole, centrando in pieno il bersaglio.
G. intuisce. Vuole la sua casa sull’acqua. E per la prima volta nella sua incerta esistenza decide di ribellarsi.
Ruota con la sedia verso il monitor, digita l’url: il gobbo del ministero e scrive le prime righe:
Ho 33 anni e lavoro in una stanza in cui quando splende il sole sono a disagio. Sono a disagio anche in altri momenti nella mia fragile vita. Potrei scriverci un trattato su quanto mi senta inadeguato. Se avessi avuto la fede, mi sarei fatto sacerdote e sarei stato in pace, forse.
Custodisco un segreto che non ho mai condiviso con nessuno. Più il tempo passa e più questo segreto diventa pesante. Potrei imparare a conviverci, e giuro che ci ho provato, oppure risolverlo, e ho tentato anche questa via. La sorte ha voluto che io lavorassi a fianco di un piccolo torturatore, uno che avrebbe ben agito se fosse nato in un altro periodo storico. E invece è venuto al mondo negli anni 70, in una tranquilla famiglia romana.
Oggi, lunedì 11 aprile, in un giorno di sole, io mi ribello. Mi ribello a lui e svelo il mio segreto. Ho 33 anni e non ho mai avuto una donna. Anzi, per essere precisi, non ne ho mai baciata una. Il mio alito non ha un odore sgradevole, sono brutto questo sì, non orribile però. Deduco quindi che se non ne ho mai baciata una, dipende non dal mio aspetto fisico, per lo meno non del tutto, ma dalla mia insicurezza.
Per questo vi chiedo aiuto. Voglio capire perché.
Libero! Dice G. alzandosi e dirigendosi verso la cassettiera.
Fammi leggere un po’…dice P.
Hai capito… Il gobbo del Ministero è vergine…Vuole aggiungere qualcos’altro, ma è perplesso e molto seccato per quelle righe.
Allora alza la mano sinistra per catturare l’ennesimo raggio di luce, ruota l’anello in cerca dell’occhio del suo collega in piedi, ma lascia cadere la mano che fa un piccolo toc sulla scrivania.
G. lo sta fissando da dietro un paio di lenti scure.
Categorie: Storie per blog
[ 9 commento(i) ]
La fidanzata di Chiedimeloalle3 decise di aprire un blog. Glielo annunciò alla fine di un pomeriggio di pioggia, di domenica.
Domani apro un blog, disse, e lui fu turbato da quell’affermazione.
Lei l’incalzò: mi introduci? Fai un post di presentazione?
Lui cercò di glissare la risposta con la battuta: chiedimelo alle tre.
Lei si rimise la felpa che lui le aveva appena tolto e rispose: tu invece non me lo chiedere.
Lui, sconvolto dal desiderio e dalla noia di quel pomeriggio umido, promise.
Prima di proseguire bisogna precisare qualche dettaglio.
Chiedimiloalle3 stava con Paola da 3 mesi e l’aveva conosciuta ad un blog raduno, soffiandola ad un blogger meno popolare di lui. Inoltre, dopo un periodo di rodaggio, durato circa otto settimane, in cui aveva cambiato piattaforma, titolo e nick, nonché l’argomento trattato sul blog – all’inizio era partito con un diario personale letto da poche persone – aveva cominciato a pescare notizie dai giornali rielaborandole con toni ironici e polemici e aveva conosciuto la fama, raggiungendo i 1500 accessi giornalieri.
Ciò gli aveva portato dei vantaggi.
Intanto quello di aver rimorchiato per la prima volta nella sua vita, una gran fica come Paola, poi era stato intervistato alla radio e da un paio di giornali regionali e il suo capo – Chiedimiloalle3 faceva l’assicuratore – gli aveva regalato due ore della sua giornata lavorativa per occuparsi del blog, pretendendo in cambio l’affissione di un bannerino della compagnia sul suo sito.
Al momento Chiedimeloalle3 stava scrivendo un libro, una specie di diario, riciclando i post di quando non se lo filava nessuno.
Paola era sempre stata presente nella blogosfera, ma solo come commentatrice, commentatrice insulsa, però i suoi sorrisi – perché in quello consistevano i suoi commenti – erano molto apprezzati dopo che cosce tette e culo erano apparsi al primo raduno.
Il mio blog si chiamerà Il diario di Paolina e parlerà di me, anzi del nostro rapporto, disse sganciandosi il reggiseno.
Non puoi. Disse Chiedimiloalle3. La mia vita sentimentale deve rimanere circondata dal mistero.
E poi sto scrivendo un libro proprio su quella.
Io voglio diventare famosa! Piagnucolò lei. Uffi! Sbuffò, togliendogli la mano dalla coscia.
Guarda, disse aprendo la borsetta e tirando fuori un foglio di quaderno accartocciato, questo è il mio primo post.
Che te ne pare?
Chiedimiloalle3 serrò i denti e le mascelle ebbero un fremito di sdegno.
E’ ridicolo! Sibilò. Tu mi affondi con queste righe!
Facciamo così, disse dopo un altro uffi della fidanzata. Lo scrivo io, il diario di Paolina. Veramente? Chiese lei battendo le ciglia.
Sì.
L’epilogo, purtroppo, fu sconvolgente per la nostra star.
Perché Chiedimiloalle3 per elaborare i post del diario di Paolina – post che dovevano essere intelligenti, sensuali e femminili – si alzava alle 4,30 di mattina, arrivava all’agenzia distrutto, perdeva colpi sui contratti, trascurava il suo blog, le mani e la voce gli tremavano e anche la sua vita sessuale ebbe un crollo.
La caduta fu repentina, così come era stata l’ascesa. Il capo pretese che il banner pubblicitario fosse cancellato, gli ridusse lo stipendio e annullò le due ore che gli aveva concesso.
Paola venne assunta come velina in una trasmissione a quiz in prima serata e si fidanzò con il presentatore e gli disse ciao, ciao.
E lui?
Lui chiuse il suo blog, quello di Paolina e ne aprì un altro, sperando di risalire la vetta. Il nuovo blog fu chiamato: Le scelte di Tina.
Non divenne mai famoso, per lo meno non come il precedente, ma fu oggetto di uno studio di una tesi di psicologia dal titolo: E’ l’individuo che fa il blog o il blog che fa l’individuo?. Il laureando dimostrò come, a volte, la stesura di un blog, puo’ far capire i lati più oscuri della propria personalità. Infatti l’ex Chiedimiloalle3, licenziato dall’agenzia di assicurazioni, ora si depilava le gambe, inghiottiva pillole di ormoni e prendeva appunti seduto al bordo di un marciapiedi alla luce di un fuoco di carta.
Questa storia è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell’inventiva dell’autrice e vengono usati in maniera fittizia. Qualsiasi somiglianza con persone reali e vive, fatti o luoghi è assolutamente casuale.
Categorie: Storie per blog
[ 9 commento(i) ]
Immaginate un uomo schivo, che chiamerò Tonino, che non è il suo nome, ovvio, sto per descrivere un fatto accaduto a qualcuno che conosco e uno pseudonimo è necessario.
Tonino è schivo e insofferente verso la burocrazia, il traffico, i parenti. E non appartiene al gruppo di quelli che dicono: all’estero si vive meglio, in generale. Però in Olanda, sì. In Olanda non ci sono i parenti, il traffico e anche il rilascio dei documenti è efficiente.
Tonino rifiorisce da quando si stabilisce nella terra piatta. Nella vita di lavoro e anche in quella del dopolavoro. Riprende a fare sport, per esempio.
Ha due figli e una moglie. La moglie ha un carattere opposto al suo:ama la compagnia, i parenti e le chiacchiere. Tonino dice: puoi avere le amiche che desideri, purché non siano in casa quando ci sono io. Puoi iscriverti a club, corsi e associazioni, purché tutto questo non mi coinvolga. Ai figli, ci pensi tu. Del resto non lavori ed è giusto così.
Sua moglie è contenta: le piace occuparsi della casa, dei bambini. Le piace avere il potere assoluto sull’educazione dei figli, sulla scelta del colore della tappezzeria del soggiorno. Si trovano in accordo, insomma.
A differenza degli altri colleghi, i suoi figli frequentano la scuola olandese.
E’ per l’integrazione, dice e anche per una prospettiva futura. Una vita in questo Paese per loro, sarà più semplice e tranquilla.
Dopo qualche anno, Tonino e la moglie acquistano una casa. Lei ne vorrebbe una dove abitano le sue amiche. Ma lui è irremovibile. Non vuole italiani come vicini. E’ ossessionato dalla protezione del suo spazio. Ha una paura pazzesca che qualcuno possa venire a suonare il campanello per chiedere una tazza di zucchero o chissà cosa. Si trasferiscono in un quartiere olandese, quindi.
Immaginate un gruppo di case incollate una all’altra, sul modello di quei condomini che sono stati costruiti sulle coste italiane negli anni 70. Piccoli giardini, piccoli villini. Lì ogni schiamazzo è amplificato. Ma qui in Olanda, nessuno alza la voce, nessuno grida. Per lo meno non in modo di essere udito dai vicini.
La pace, tanto ricercata da Tonino, è salva.
Nella nuova casa ha una stanza sotto il tetto che è il suo rifugio: disteso su una poltrona legge i suoi amati libri di storia, costruisce navi antiche e gioca con il computer.
Poi accade l’imprevisto. Nel suo quartiere e in quelli adiacenti, arriva uno squilibrato, un pazzo. Non uccide bambini o violenta donne. No. Il maniaco brucia automobili rosse. Agisce di notte tra mezzanotte e le due. Se non trova auto rosse, dà fuoco a quelle di altre colori. La polizia lo cerca, ma non puo’ assicurare una pattuglia in ogni luogo. E allora gli abitanti del quartiere dove vive Tonino si organizzano secondo una tabella. Sorvegliano il quartiere di notte, in coppia, con una ricetrasmittente in mano, come i Guardians di San Francisco.
Tonino è piccolo di statura, con una pancia rotonda che scende e sale a seconda delle stagioni. Non è la paura che non lo fa aderire all’iniziativa, ma è il contatto forzato con gli altri.
Ma questa volta la moglie lo minaccia. Se non partecipi alla ronda notturna, ci vado io, gli dice. Per la pace familiare e anche per non dar luogo a chiacchiere, Tonino è costretto ad accettare.
Eccolo che cammina di notte, vicino ad un olandese che sfiora i due metri, con una ricetrasmittente in mano, indossando una giacca impermeabile verde.
Ascolta, con orrore, la proposta del suo compagno:vieni con noi al pub? Affittiamo un pulmino che ci prende e ci riporta a casa.
Tonino ringrazia e non accetta. La birra gli causa acidità, risponde.
E’ avvilito: profondamente. Neanche la cattura del maniaco riesce a tirarlo su. Perché forse proprio a causa del suo carattere schivo, non invadente, i suoi vicini continueranno ad invitarlo.
Nella sua stanzetta sotto il tetto, mentre dondola sulla poltrona, sfoglia un atlante e sogna l’Australia.
Categorie: Storie per blog
[ 4 commento(i) ]
|