Quello che succede in giro è noto: la 194 ancora sotto tiro, bizzarre alleanze tra atei-devoti e cattolici, tentativi di ritorno al passato. In tutto questo fervore regressivo, non ho potuto fare a meno di ripensare alle mie esperienze professionali. La mia tesi di laurea era dedicata alla consulenza psichiatrica per l’interruzione volontaria di gravidanza dopo il novantesimo giorno.
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Questa me la stampo perché la voglio far leggere a Fran.
Che non scrive poesie, per lo meno non l’ho mai saputo – e chissà quante altre cose ignoro di lui -, e nemmeno le legge se non quando è obbligato, ma sono sicura che questa l’apprezzerà.
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Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne
La storia recente di questo paese e’ un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre piu’ ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori.
Una donna e’ stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida e’ sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena e’ la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L’odioso crimine scuote l’Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.
Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena e’ stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignita’? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che e’ italiana, e che l’assassino non e’ un uomo, ma un rumeno o un rom.
Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanita’. Delle loro condizioni, nulla e’ piu’ dato sapere.
Su queste vicende si scatena un’allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell’ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.
E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla piu’ forte, denunciando l’emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalita’ (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli piu’ bassi dell’ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia e l’indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima e’ una donna; piu’ di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro e’ sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide piu’ della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell’estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non e’ un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l’aspetto fisico e la disponibilita’ sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parita’ femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell’influenza politica, l’Italia e’ 84esima. Ultima dell’Unione Europea. La Romania e’ al 47esimo posto.
Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?
Succede che e’ piu’ facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.
Succede che e’ piu’ facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’alloggio dei migranti; che e’ piu’ facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.
Succede che sotto il tappeto dell’equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno e’ vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, meta’ delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che e’ sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani – dopo aver “delocalizzato” e creato disoccupazione in Italia – pagano salari da fame ai lavoratori.
Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarita’. Non si chiedono cosa avverra’ domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che e’ dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre gia’ echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.
Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di liberta’, dignita’ e civilta’; che rende indistinguibili responsabilita’ individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.
E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.
Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non e’ una forma di “concorso morale”.
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.
Nessun popolo e’ illegale.
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Da Cabaret Bisanzio
“…In generale poi la satira è crudele non può preoccuparsi delle fragilità di chicchessia. La critica letteraria deve occuparsi di libri e di tendenze letterarie, prescindendo dai problemi personali di chiunque.
Se dai un libro alle stampe devi accettare le critiche, le ipotesi, le provocazioni (più o meno fondate), le illazioni: e se non hai le spalle abbastanza larghe per sostenere il peso degli attacchi che puoi tirarti addosso, hai due alternative: ti ritiri a vita privata, oppure smetti di leggere giornali, blog, televideo o sms sul telefonino e vai per la tua strada ignorando tutto il resto.
Scrivere un testo per la pubblicazione è quello che i Romani antichi chiamavano gestus publicus, per il quale si può esser chiamati a rispondere pubblicamente. In senso più lato, scrivere per la pubblicazione è un atto di arroganza estrema perché presuppone la convinzione che quello che si scrive possa interessare ad altri. Di una tale presunzione, bisogna sorreggere il peso fino in fondo…” di Seia
“…Non posso sopportare che si dica che questa scrittrice sia Virginia Woolf reincarnata, come non posso sopportare che il vostro supporto la faccia sentire in grado di dirsi erede di Burroughs, come quell’altro è erede di Pasolini, e il prossimo, immagino, sarà erede di, boh, chi? Con Babsi s’è già dato fondo alla maggior parte dei nomi forti e facili, chissà, forse il prossimo Bimbo Babbuzzo sarà il nuovo Flaubert? O forse Flaubert non ha abbastanza appeal: Hesse? Vonnegut?
Secondo: se qualcuno alza la mano e prende parola contro gli accorati appelli alla rinascita della letteratura, si vede rispondere con l’artiglieria. E spostare il campo di discussione, sul vittimismo, sulla politica, su coseacaso.
Questa artiglieria, queste accuse canagliesche, questi Ti tolgo dal blogroll, sono bullismo. Ed è un vero spettacolo vedere i bulli che accusano le loro vittime di insensibilità, di malignità, di aggressività! NOI, vigliacchi, feriamo la povera, debole Babsi: l’abbiamo presa in giro, OMG! nooo, pensa, c’è chi le ha addirittura detto che ha un brutto taglio di capelli! lei che non ha mai chiesto visibilità!Lei non ha chiesto visibilità??
Signora Lipperini, ma mi prende per una deficiente?
Non vuole esporsi una persona che si fa fare un book da un fotografo professionista, si fa ritrarre su Vanity Fair per un’intervista dedicata al suo libro, puntando quindi moltissimo, scelta SUA, sul “visuale”, e NOI però non possiamo commentare la cosa sennò siamo volgari??…”di Irene
ULTIMORA: Mastella ha tolto De Magistris dal blogroll di TG5
E c’è chi sostiene che dei commenti si può fare a meno.
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Spia, detective, giornalista di guerra, proprietaria di un piccolo albergo sul lago, bibliotecaria.
Erano le professioni che avrei voluto fare da grande.
Poi, naturalmente, finii per fare altro. Quando non ne potevo più sognavo di diventare una casalinga ricca, una che avesse otto ore a disposizione da gestire come le pareva. La mia passava il suo tempo a leggere e a scrivere, ma era un sogno irrealizzabile. Perché anche se fossi diventata ricca non sarei riuscita a mollare il lavoro: i miei principi me lo avrebbero impedito. A meno che non fossi stata costretta come poi è accaduto. (Ogni cosa si paga però, anche i desideri che si realizzano).
Così non potevo non farmi catturare da questa cosa qui.
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Se c’è un link che va diffuso è questo dell’antibufala.
Oggi ho ricevuto per la sesta volta questa mail
Sono dieci anni che gira e nel tempo si è modificata.
L’1/5/2007 Paolo Attivissimo ha telefonato al professore di Bologna e: “ha chiarito che ha semplicemente ricevuto l’appello e l’ha inoltrato ad alcuni amici perché gli era piaciuta la poesia. Purtroppo, come capita spesso in questi casi, gli amici hanno visto in fondo al messaggio gli estremi del professore e li hanno ritenuti una forma di autenticazione dell’appello e l’hanno inoltrato ai loro amici, e così via. Il risultato è che il professor Cicognani (citato con il suo permesso) è “perseguitato” da questa storia e riceve una trentina di e-mail tutti i giorni oltre a numerose telefonate di richiesta di chiarimenti. A nulla sono valse, finora, le richieste di bloccare la circolazione dell’appello con gli estremi del professore.”
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Ma questa barca che galleggia in questo mare azzurro, un mare irreale perché la foto scattata dall’aereo non ha catturato le onde che crescevano, non sembra talmente vicina che pare di sentire le voci delle persone ammucchiate lì dentro?
E poi con il gioco di saltare da una parola all’altra arrivo all’indignazione.
All’inizio di una seduta del Parlamento Europeo si è parlato della bambina inglese rapita, pare, da un pedofilo. Su un blog, di cui non riporto l’indirizzo perché non mi piace il clima “di tutti contro uno” che si potrebbe creare, l’autore(autrice) si indigna.
Non è la trasmissione di Chi l’ha visto, scrive. Il Parlamento deve occuparsi dello sviluppo sostenibile, del nucleare e di altri problemi importanti. E (aggiungo io) perché segnalare quella bambina e non tutti gli altri bambini scomparsi da un mese da un anno da dieci?
Poi penso: il rapimento è avvenuto da tre settimane, un parlamentare turbato da questa scomparsa è uscito dalla lista degli interventi e ne ha parlato.
Ci si può indignare, per questo sconfinamento nel “privato”, a tal punto da scrivere: chi se ne frega di Maddie?
Le parole non contano nulla? L’indignazione per un abuso di uno spazio pubblico per una questione “privata” giustifica una frase del genere?

Questa è una lettera, che ne contiene un’altra, che ho ricevuto poco fa:
Non so se chi abita in Italia sia venuto a conoscenza di questa terribile storia che ha avuto ampia
risonanza nei telegiornali inglesi e olandesi.
La bimba scomparsa e’ la nipote di una delle mamme che frequento abitualmente.
Vi chiedo di leggere la sua richiesta di aiuto e di diffonderla.
Grazie,
Donatella
As you are aware my niece is still missing and I am asking everyone I know to send this as a chain letter i.e. you send it to everyone you know and ask them to do the same, as the story is only being covered in Britain, eire and Portugal. We don’t believe that she is in Portugal anymore and need to get her picture and the story across Europe as quickly as possible.
Suggestions are welcome.
Phil McCann
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Gli agnelli olandesi, in questi giorni, non fanno che ripetersi: che fortuna essere nati qui.
Anche i conigli che saltano nei cortili delle scuole sono d’accordo.
Nei negozi per animali vendono un’erba che se strofinata sopra i giochi del proprio gatto, lui si diverte di più, così dicono le istruzioni. Io non l’ho comprata, gli ho preso invece un set di topi minuscoli, tanto per cominciare l’allenamento per quelli veri di cui dovrà occuparsi.
Poi Emme mi ha fatto notare che anche il topo-giocattolo era imbottito di quell’erba, ma non mi è parso che ci siano stati effetti particolari.
Qui una poesia di lode al cuoco invece.
Anche se non condivido l’ultima strofa devo ammettere che non è male.
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Da qualche giorno
Qui un’altra versione dell’Olanda.
E così siamo in tre.
Anche se lui non si perde tra tazzine di caffè troppo affollate e confuse analogie con Peter Pan, e l’ Olanda ce la racconta in un romanzo.
Da parte mia un gran in bocca al lupo per Il collezionista Di Tempo che uscirà tra un mese.
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La legge non è uguale per tutti
Nel 2006 la Stampa, in questo articolo, riporta la scoperta di una ricercatrice di Palermo: Melania Mazzucco ha copiato brani da Guerra e Pace di Tolstoj.
Sulla rete, lo stesso giorno, viene ripresa la notizia qui.
Il 30 marzo dello stesso anno Alexandra Voitenko scrive: "Critici zelanti a caccia di emozioni editoriali accusano la Mazzucco di aver “scopiazzato” il suo romanzo da Tolstoj".
Arrivando a giustificare l’operazione della Mazzucco:
"Bisogna ammetterlo: Tolstoj è presente nel romanzo “Vita”, la conferma di questa tesi la troviamo nelle citazioni e nei prestiti dalla celebre opera dello scrittore russo nel romanzo italiano in questione. Ma questo problema esula dal valore artistico dell’opera letteraria che esiste come una realtà autonoma, a se stante, e deve essere giudicata come tale. Domandare allo scrittore il perché di questo o quel episodio è un po’ ingenuo, infantile e a volte anche inutile".
Che la Mazzucco avesse preso in prestito pagine di Tolstoj io non ne sapevo nulla, lo scopro un anno dopo leggendolo qui ( cliccando su riemerso potete confrontare le pagine)
La notizia viene ripresa da pochi altri bloggers.
Ciò mi ha sorpreso assai.
Perché ricordo che nella rete ci sono state mobilitazioni di massa per furti parziali o integrali di post.
Perché questa indifferenza? L’unica spiegazione che mi viene in mente è che la maggioranza degli scrittori della rete sia d’accordo con la tesi di Alexandra Voitenko.
Nei commenti a questo post su Lipperatura, Herzog scrive: "sarebbe ben ora che l’espressione "scrittura femminile" non fosse la declinazione di un ghetto. Se ne parli.A proposito del tagliare (e incollare) Tolstoj, cosa significa questo?
(ma io la Mazzucco non l’ho letta, magari è solo un giuoco da blog)."
Nessuno risponde alla sua domanda tranne Gabriella: "@ Effe, a proposito di Mazzucco-Tolstoi. La cosa è vera e nota da tempo, ed è stata tirata fuori un anno e mezzo fa circa da una ricercatrice dell’Università di Palermo. Verissimo che c’è un brano in "Vita" che ricalca pari pari quel passo di Tolstoj. Che i giurati dello Strega non se ne siano accorti è veramente … divertente. Per quanto riguarda il merito della cosa, beh, io ritengo la Mazzucco un’ottima scrittrice e non sarà certo questo episodio che mi farà dimenticare la bellezza di "Lei così amata" (la biografia romanzata di Anne Marie Schwarzenbach) o "Vita" o "Un giorno perfetto"."
Dunque: se sei un blogger e copi-incolli un pezzo altrui (senza indicare il link di provenienza) vieni lapidato.
Se sei uno studente e ti appropri di un pezzo scritto da altri senza citare la fonte, il tema ti viene annullato.
Se sei uno scrittore di best seller…be’ in questo caso puoi fare come accidenti ti pare.
Però che faticaccia mettere tutti questi link!
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