E una risata ci seppellirà     25-01-2008  

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Quali film italiani ci sono al festival di Rotterdam?
Mio fratello è figlio unico.
Visto, quest’estate.
Cento chiodi.
Non m’interessa.
Anche libero va bene.
Ah bello, ma visto anche questo, due estati fa.
L’ora di punta!
Forse. Ma li vale ottanta chilometri per andarlo a vedere, secondo te?
Poi c’è un documentario. Il titolo è in inglese scritto all’italiana: Biùtiful cauntri. Che tristezza.
Già, la platea comincerà a ridacchiare da subito.
Parla della Campania e dell’ecomafia.
Un’ora di sussurri e di sghignazzi non li reggo, ti ricordi quando vedemmo il Caimano?
Sì. Ridevano talmente forte che ci perdevamo le parole.

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Paola-Paola se ne va     20-12-2007  

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Poco fa Paola-Paola, la mia vicina spagnola, è salita su una macchinona nera e se ne è andata per sempre da CameliaHof e dall’Olanda.
E per me rimarrà sempre un mistero, la sua testa o meglio quello che le girava dentro. In due anni che è stata la mia vicina ci ho parlato solo una volta e in quell’unica volta ho dedotto che l’avrebbe mollato presto, Radio Madrid, suo marito, e per un lungo periodo l’anno scorso lei è sparita e lui è rimasto solo, lo vedevo che s’aggirava per la cucina con un’aria tristissima e pensavo: purtroppo avevo intuito giusto, invece lei era tornata nel suo Paese per far nascere il suo secondo figlio.
E’ andata via con una pancia di almeno sei mesi.
Mi hanno sempre incuriosito parecchio, entrambi: perché erano così ciarlieri e al tempo stesso chiusi come ostriche nei confronti dei vicini, perché mi erano a portata d’orecchio e mi risultavano comprensibili, ma allo stesso tempo non li capivo. E infatti quelle tre o quattro previsioni che ho fatto su Paola-Paola si sono rivelate errate, e di questo non riesco ancora a farmene una ragione.
Un paio di mesi fa, quando ho notato la sua pancia, ho detto: ah, ecco, questa è la spiegazione: Paola- Paola è una neocatecumenale.
Ma dopo qualche giorno, mi sono detta che era una stupidaggine. Perché altrimenti non avrebbe continuato a lavorare, avendo la possibilità economica di non farlo - uno dei principi di questa comunità è che la donna non deve lavorare ma occuparsi solo della famiglia - e invece lei tutte le mattine verso le otto usciva con la figlia più grande e saliva sulla sua macchina con l’immagine di un toro. Sgommando anche, certe volte. Il piccolo invece restava a casa, con una ragazza che si era portata da Madrid, perché non ci lasciasse anche la maggiore, considerando che qui gli asili nido hanno dei costi pazzeschi e le compagnie internazionali rimborsano le spese scolastiche solo dai cinque anni d’età del bambino, questa è un altro punto destinato a rimanere irrisolto.

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NataleMania     17-12-2007  

pettirosso.jpgAvete visto che decorazioni quelli del 16? Dice il nostro vicino. Lo sapete che è passato qui, questo pomeriggio, a dirmi: pure io ce l’ho l’albero di luci e ho fatto anche la stella cometa?
C’è una gara in corso a CameliaHof e non me ne ero accorta.
La moglie del mio vicino, per esempio, sulla porta-finestra che affaccia sul giardino del retro ha dipinto un paesaggio montano che alla luce è primaverile e al buio è innevato.
A dire il vero ieri pomeriggio ho tentato di modificare l’abete che c’è accanto al cancelletto d’ingresso - ma a parte che ne avevo sottovalutato l’altezza e sull’ultimo gradino della scala arrivavo a circa metà dell’albero - e l’avevo guarnito con qualche filo rosso e d’argento, non abbiamo come gli altri la corrente elettrica nel giardino anteriore, ma il risultato è stato ridicolo, sembrava uno di quei cagnolini con i fiocchetti che abbaiano di continuo, e ho deciso di toglierli.
Però siccome ho la porta d’ingresso di vetro trasparente posso esibire l’albero interno che è perfetto. Anche se qui la maggior parte delle persone compra quelli veri, senza radici, ieri al vivaio era tutto un’inchiodare tronchi a croci di legno.
Poco fa, mentre sciacquavo la moka, sul davanzale della finestra mi guardava lui.
Vado a comprare i semi.

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Oltre la tenda     13-12-2007  

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I fatti che vengono riportati nelle notizie di cronaca olandesi mi lasciano uno sbigottimento diverso da quello che provo leggendo i giornali online italiani. Un sbigottimento che non riesco a spiegare. Forse perché la miseria che li produce è tenuta nascosta e si manifesta soltanto quando la tragedia si verifica. Qui non si urla, o se si urla lo si fa in silenzio, e se qualcuno rompe la quiete o brucia il pollo, la polizia viene chiamata immediatamente.
Hai sentito di quella tipa, dico a P., che ha investito un bambino, l’ha agganciato con la sua auto, ha guidato per dieci chilometri, ha parcheggiato in garage, ha scaricato le buste della spesa e si è accorta del bambino solo la mattina successiva? Dieci chilometri di percorso da Maastricht a Eijsden e nessuno l’ha vista. L’unica spiegazione che riesco a trovare per un episodio del genere è che fosse ubriaca fradicia e a quell’ora, dopo le 18, le strade fossero vuote, di quel vuoto che mi stupisce sempre.
Il venerdì bisogna stare attenti, mi risponde P. L’altra notte hanno arrestato una donna completamente ubriaca, che voleva raggiungere la spiaggia, con ventisette cani a bordo e i finestrini appannati.
Ventisette cani? Come fanno a entrarci ventisette cani in una macchina, come li fa a tenere sotto controllo quando li porta fuori, perché ha ventisette cani?
Un uomo e una donna sono stati rintracciati in una foresta della Germania e arrestati. Stavano subendo un processo per debiti, nella fuga avevano portato con loro anche i figli che gli sono stati tolti in seguito al comportamento irresponsabile.
Le mie informazioni sono tratte da giornali gratuiti, quindi forniscono notizie sintetizzate al massimo, sono l’equivalente di quelli che vengono distribuiti all’ingresso della Metro a Roma, ma c’è qualcosa di inquietante, di ghiacciato in quello che succede, come questo episodio che ho riportato qui e che mi ha perseguitato per giorni e giorni. Mi sembra di sollevare una tenda con dei ricami di farfalle e fiori e di scoprirci dietro un mostro, mentre mi aspettavo di trovarci delle tazze di ceramica azzurra o dei bambini che scavano canali nella sabbia.
Da quando poi mi sono trasferita nel paese di W., abitato quasi esclusivamente da emigranti quasi di lusso, questo senso d’inspiegabilità, di distacco è cresciuto ancora di più.
Qui vivono tutti tranquilli, i controlli del tasso alcolico non vengono mai fatti il venerdì sera, qui la polizia ha poco lavoro e allora si cerca qualcosa da fare, per esempio è capitato che abbia arrestato dei minorenni sospettati di aver estratto un cartello di vendesi da un giardino, che li abbia interrogati a turno per far saltare fuori il colpevole, mentre gli altri aspettavano in cella. Però è irreale, anche questo.

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Ho sognato una pecora elettrica     14-11-2007  

Nella società del futuro tutti possono capire tutti perché si parla inglese, anche se si parla un po’ di meno. Nella società del futuro gli idraulici sono preziosi come i diamanti, così si rimane anche per un mese senza riscaldamento, con la coperta sulle spalle e un infuso rigenerante in una tazza che non scotta, e quando finalmente arrivano gli idraulici, abbronzati, ingioiellati, guidando Suv sfavillanti, non sanno risolvere il problema, e allora nel terrore del freddo che dovrai patire ancora, la tua mente ha un guizzo e gli dici tu quale potrebbe essere la soluzione. Nella società del futuro gli emigrati devono superare una serie di prove per entrare, prove di adattabilità, non di sopravvivenza, e così non viene ammesso più nessuno, e quelli che ci sono hanno una casa, un sussidio, poi però il sussidio si corrode perché in troppi lo ricevono, la disoccupazione cresce e gli emigrati si fanno sempre più cattivi. La popolazione, dunque, è multietnica e la scuola è un diritto di tutti, però solo i più meritevoli vanno al liceo e all’università, e sono quasi tutti di pelle bianca. Anche gli idraulici, sotto l’abbronzatura, hanno la pelle bianca, i netturbini invece ce l’hanno colorata. Nella società del futuro c’è poco spazio e quando ti si rompe una cosa anche se è qualcosa di dimensioni ridotte non la trovi mai e devi ordinarla, e spesso ti chiedi: chi compra le merci che sono esposte in vetrina? E hai quasi la tentazione di dire: voglio quello, anche se non ti serve. Nella società del futuro l’eutanasia in caso di malattia mortale è un diritto finalmente acquisito, solo che anche per questa c’è una lista d’attesa. Nella società del futuro quando la possibilità di guarire non raggiunge una certa percentuale ti consigliano di lasciar perdere, e la sanità non è più a carico dello Stato ma del cittadino che così si dà una regolata e smette di correre al pronto soccorso se ha l’alluce sudato, e a quelli che vivono con il sussidio ci pensa lo Stato a pagargli l’assicurazione e s’applica il principio di uguaglianza nella sanità, e siccome può essere curato un numero esiguo di persone, perché c’è poco spazio e poco denaro che viene investito nel settore, si curano solo i casi più gravi e quelli di emergenza, c’è un gran numero di casi d’emergenza nel futuro e non perché si verifichino più incidenti rispetto al passato ma perché i casi non curati a volte peggiorano. Nella società del futuro il denaro contante non si usa più, le operazioni di bancomat sono gratuite e un computer generale sa quello che mangi, quello che bevi, le medicine che ti ha segnato il medico, quando fai benzina e altre faccende che non sono più tanto segrete. Nella società del futuro siccome si è in molti, troppi, se decidi d’iscriverti in piscina devi metterti in lista di attesa, e se ti salta la voglia di andare in un ristorante devi pensarci molti giorni prima. Nella società del futuro gli incidenti d’auto sono minimi perché il codice stradale è rispettato, da tutti, anche dalla polizia e dai membri del governo. Nella società del futuro gli uffici aperti al pubblico hanno mobili colorati, poster alle pareti, un numero per fare rispettare la fila, e tutti la rispettano, la fila, sembra un sogno l’ufficio aperto al pubblico del futuro, eppure qualcosa continua a non funzionare, forse è per il caffè che gli impiegati bevono di continuo, chiacchierando del più o del meno come previsto dal contratto. Nella società del futuro provi una soddisfazione immensa quando trovi una cosa di cui avevi bisogno in un negozio, salvo poi accorgerti che ti hanno venduto un prodotto obsoleto o sbagliato, ma nella società del futuro non fanno storie, fare storie costa fatica e non è corretto, e il commerciante si riprende quello che ti ha venduto e ti restituisce la somma che hai sborsato anche se hai perduto lo scontrino. E se non lo fa si attua il passaparola attraverso le mailing list e nessuno ci va più a comprare da quel commerciante. Nella società del futuro siccome gli artigiani sono scomparsi, impari a fare da te, dalle saldature elettriche al restauro dei mobili e ogni volta ti sembra un miracolo, davvero. Nella società del futuro il volontariato è un esercito che svolge mille incombenze: vende biglietti nei cinema d’essai, fa l’allenatore di calcio, insegna a giocare a scacchi, a decorare palle natalizie, parla con gli emigrati che vengono respinti, ognuno dà un po’ di quello che non basta mai: il tempo. Nella società del futuro è buio e piove spesso, e ho visto cose che voi umani non potete immaginare.

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Il vento delle esse     09-11-2007  

Il vento persiste.
Stanotte soffiava, sbatteva, strappava, scaraventava e soprattutto mi svegliava.
Ieri però ha fatto una cosa per me, il vento, e mi sono sentita come Gastone, il cugino di Paperino. Ha depositato le ultime foglie dell’ippocastano (quante foglie ha un ippocastano? Non sarebbe troppo complicato da calcolare, si stabilisce quante ne entrano in un container e si moltiplica per sei) proprio vicino al container del verde. Così ho riempito l’ultimo in pochi minuti e via l’autunno.
Entra l’inverno in compagnia di una tempesta. Non mettersi in viaggio, non andare in bicicletta nelle prossime ore. Una zona del porto di Rotterdam è stata chiusa, il livello dell’acqua è cresciuto e crescerà ancora, ma pare che sia tutto sotto controllo e che non ci siano stati danni finora. Un tipo aveva lasciato un commento, sotto questo articolo, un po’ inquietante: quelli che controllano le acque devono avere i parassiti nel cervello, venite a vedere i danni! Poi però è stato cancellato.
Dai meteorologi inglesi era stata prevista una SuperStorm per fine novembre qui, in Olanda. E pare che ciò abbia causato panico. I meteorologi olandesi dicono che le previsioni del tempo sono, appunto, previsioni, non un dato certo, e quindi è inutile spaventarsi in anticipo.
Giusto! Pensiamo ad altro. Qualcosa di curioso.
Ad Ameland c’è stato uno tsunami di banane.
Le scimmie esultano.

Intanto continuo a tener d’occhio il mare

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La mia Olanda     19-10-2007  

De ochtend dat het konijn verliefd werd op de klokkentoren.
E’ il titolo di un racconto che ho scritto io.
Be’, non proprio. Io non ci riuscirei mai a scriverlo e soprattutto a pronunciarlo correttamente, nemmeno se mi esercitassi per cent’anni. Ho la dislessia per le lingue. Incapacità che si presenta con una caratteristica bizzarra: è legata al mio interlocutore. Se chi ho davanti m’incuriosisce molto o se mi ha fatto arrabbiare allora mi dimentico di lei e le frasi corrono veloci. Ma ciò si verifica solo con l’inglese. Con l’olandese non c’è proprio nulla da fare. Ci hanno provato in tanti in questi anni, dalla commessa del supermercato al medico della mutua, ma sono proprio senza speranza: le parole non mi escono come dovrebbero.
Comunque domani sera ,ad Amsterdam, c’è questa festa.
Un’intervista a Marina Warners si può leggere qui.
Nei commenti un certo Dege scrive: ci sono centinaia di corsi di scrittura creativa, ma non c’è un solo corso per librai intelligenti. ah, quanti “smerciatori di libri” dovrebbero andare a lezione da Marina d’Olanda, la Sylvia Beach dei nostri tempi.

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Il genio era assente invece     18-10-2007  

Non sarei dovuta uscire perché non sto ancora bene, ma ero troppo curiosa di come fosse il posto dove vive lei. E sono rimasta delusa. Rania fa parte del gruppo di expat in continuo movimento, dunque non ha mobili suoi, e la sua casa è un miscuglio di ikea e divani e lampadari un po’ sontuosi di vent’anni fa.
Tutte le tende delle finestre erano tirate, altrimenti sarebbe costretta a indossare il velo. E c’erano accesi due tivù e un computer. Siccome è da poco finito il Ramadan aveva preparato una varietà incredibile di dolci, peccato che a me non piacciono, ma avevano un bell’aspetto e un gusto presumibilmente molto dolce. E però sono rimasta incantata dalla teiera che corrispondeva perfettamente alla mia immaginazione della lampada di Aladino. E anche dal sapore del tè a cui aveva aggiunto delle foglie di menta fresca. E pensare che a me il tè fa schifo.
Vado a cercare i fazzoletti.

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E allora pedalo     24-09-2007  

Quando hai a che fare con impiegati comunali - e quindi tasse, attese, caffè interminabili dei suddetti, te lo spiega lui perché devi pagare, ma lui non lo sa, lei nemmeno, e perché non è arrivata la cartella esattoriale? Non lo sappiamo perché, lo sa qualcuno perché? Nessuno lo sa. E da quando ho la residenza nel comune di W.? Te lo posso dire io, ma perchè te lo dica devi pagare cinque euro e cinquanta centesimi. Non mi occorre il certificato, prima voglio sapere la data, eventualmente dopo… Impossibile! Non si può rivelare così, a voce. Stampo? Paghi? E va bene, pago. Pago tutto anche se mi pare assurdo. - ti innervosisci sempre ovunque ti trovi. Una consolazione vivendo qui è che nell’ordinato e apparentemente efficiente ufficio del Comune di W. ci vado in bici e quando esco, o meglio quando ne esco, sfogo frustrazione e parolacce trattenute con una pedalata lungo il canale con foglie che turbinano, anatre che atterrano e capre che mi dicono: non ti curar di loro!

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Chi lo sa     21-09-2007  

Ieri, venti settembre, mi hanno chiesto che cosa facessi l’undici.
Nove giorni fa?
No, no! Del 2001!
E poi cosa accadde nei Paesi Bassi nel 1953, ma non a me direttamente era una domanda rivolta al gruppo, e io ho alzato la mano e ho risposto, e ancora: perché gli olandesi sono cresciuti così tanto d’altezza negli ultimi cinquanta anni? La risposta esatta era: per il gran consumo di latte. Ho fatto anch’io un quiz. Ognuna doveva proporne uno. Perché nel 2003 ai bambini iracheni fu regalato un canarino? Ma mi è stato obiettato: è una domanda di biologia, questa. Non vale! Sono ammessi solo quesiti di cultura generale, please.
Infine abbiamo dovuto fare un piccolo discorso nella nostra lingua e ho invidiato la tipa, bellissima, dell’Arabia Saudita perché non c’erano altre arabe nel gruppo e poteva dire nel paio di minuti a sua disposizione: mi sono rotta il c**** di queste domande.
Non c’erano nemmeno mie connazionali in effetti, ma con l’italiano non si è mai al sicuro.

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