C’è un tipo, magro e molto alto, che viene sempre al parco a portare il suo cane che invece è basso e grasso, pare una salsiccia che cammina e quando corre saltella come un coniglio. Il tipo se ne sta sempre per conto suo, di solito è appoggiato a un albero e legge il giornale. Anche il cane sta separato dagli altri cani o al limite li osserva da lontano.
Ieri sono andata a chiedergli di farmi accendere e ho visto che leggeva un articolo su Wikileaks.
“Chi è Assange?”, gli ho chiesto. Non so perché gli abbia fatto questa domanda: il tipo non invoglia certo a domandare. E’ talmente riservato che non mi sarei stupita se avesse fatto finta di non avermi sentito. E invece mi ha dato una risposta immediata:“Un rivoluzionario!”
“Assange è un rivoluzionario!” Ha ripetuto un’altra volta con il tono che sottintendeva: “e ora non mi parlare più”.
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Certe volte penso che CameliaHof, la strada dove abito (ma non immaginatevi una strada, è piuttosto un gruppo di case di legno e mattoni con una piccola pineta al centro), sia un po’ il termometro dell’economia mondiale.
Tre anni fa se ne sono andati via gli americani, licenziati o trasferiti altrove, poi sono partiti gli abitanti di altri Paesi e, fino a pochi mesi fa, c’era più di una decina di cartelli di vendita o d’affitto. Da settembre le case hanno cominciato a riempirsi e sono arrivati francesi, coreani, tedeschi e una famiglia italiana che vive proprio davanti a me. Purtroppo nessun americano e questo mi dispiace perché loro, gli americani, sono i vicini ideali: cordiali, per niente invadenti e talvolta hanno delle idee divertenti per la socializzazione.
Ultimo ad arrivare (ma non c’entra niente con l’economia mondiale) è stato un tipo sui trent’anni e subito si è capito che sarebbe stato un abitante atipico di CameliaHof in cui risiedono esclusivamente famiglie con bambini e adolescenti o al limite con cani. Questo tipo ha preso in affitto la casa più piccola e meno costosa, una di quelle fatte soltanto da mattoni. E per il trasloco non è arrivato nessun container gigante, ma un camioncino guidato da lui. E non c’è stato nessun traslocatore di due metri che ogni quindici minuti si metteva in pausa per la stanchezza ma i mobili se li è caricati da solo senza soste. E immagino che deve essere stato piuttosto faticoso trasportarsi un armadio per delle scale strette. Ma quello che mi ha meravigliato di più è stata la sua tenuta da lavoro (tant’è che sono corsa subito a controllare la temperatura: cinque gradi): un paio di boxer e a piedi nudi. Un vero duro, insomma. E poi, come tutti, a trasloco ultimato quando ancora gli scatoloni erano imballati, il tipo ha esposto qualcosa sul davanzale della finestra. Se i coreani, i francesi e i tedeschi hanno statuine di ceramica, orchidee bianche o robe presumibilmente artistiche, lui ha messo in bella mostra una bottiglia di Guinness gigante. Nella fase di insediamento che è seguita si è fregato un carrello del supermercato (e se lo polizia se ne accorge gli fa passare qualche ora in cella e poi lo rilascia dopo che ha pagato una bella multa) e va in giro con una vecchia golf. E i finesettimana fa delle feste in giardino che si prolungano oltre la mezzanotte! (un altro buon motivo perché la polizia arrivi). Inoltre, nell’aria si diffondono odori che non sono di carne arrostita sul barbecue! (be’, per questo motivo la polizia non arriva, ma in altri Paesi penso che arriverebbe).
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E’ da un mese che il camion non passa a ritirare la spazzatura a causa del rifacimento della strada. E a causa di qualcuno che non rispetta le regole, cioè non fa la raccolta differenziata, sono costretta a tenere il container nel garage perché altrimenti me lo riempiono di schifezze di plastica come è accaduto due settimane fa. E quando è corsa la voce che forse il camion sarebbe passato venerdì o sabato e quindi bisognava portarlo nel luogo apposito, mi è toccato affacciarmi mille volte alla finestra per controllarlo, manco fosse un bene prezioso. Per una manciata di secondi ho pensato persino di mettermi a fare l’investigatrice come quando vivevo a O., e scoprire il furbastro, ma poi ho rinunciato. Sto diventando troppo buona, mi sa.
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Le immagini della prima gara podistica che conserverò quest’anno non sono di gambe o di piedi che corrono.
Sono immagini di mani, anzi di piccole mani che accarezzano, tirano, pizzicano, solleticano una cana indiscutibilmente felice. I minuti passavano e l’età e l’altezza dei suoi ammiratori diminuivano. L’ultima a fermarsi, poi sono cominciati gli arrivi e mi sono precipitata all’ultima curva, è stata una donna con il pancione. Una donna italiana incinta si sarebbe fermata ad accarezzare un cane sconosciuto? O delle madri italiane avrebbero fatto avvicinare i loro figli a un animale potenzialmente feroce o contagioso?
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Proseguono i lavori sulla strada principale di W.
Ieri hanno cominciato a smantellare la corsia che porta fuori dal paese e hanno parzialmente rimesso in funzione l’altra. Al momento su una strada molto stretta passano automobili in un’unica direzione e biciclette in entrambi i sensi. La ciclabile che corre a fianco è stata ricostruita ma è piena di paletti segnaletici e quindi poco praticabile per il fiume di biciclette composto da studenti che va a scuola.
Tutto ciò finirà il 17 settembre, nel frattempo prevedo che:
1) Gli americani seguiranno un corso in cui verranno fornite informazioni sulle strade alternative, sui nuovi sensi delle strade, eccetera eccetera. Riceveranno un kit con una mappa dei lavori in corso, dei copriscarpe per la polvere se costretti a camminare sul marciapiedi privo di mattoni, un fischetto a cui ricorrere in caso di pericolo. ( Il numero di mezzi per ricostruire il tratto di strada aumenta di giorno in giorno).
2) Gli olandesi andranno fuori di testa per i sensi stravolti, perché ci sarà qualcuno che non rispetterà le nuove regole stradali. Molti di loro si metteranno in malattia per stress.
3) Gli italiani, i francesi, gli spagnoli, i greci, i popoli latini insomma e gli arabi, s’infurieranno per il traffico eperché non potranno parcheggiare davanti casa e andranno caoticamente in tutte le direzioni senza rispettare la nuova segnaletica. Saranno l’imprevisto degli americani e la causa di stress degli olandesi.
4) Gli asiatici rideranno, si sposteranno a piedi e andranno in panico se mi incontreranno con la cana, come al solito.
5) Io continuerò a camminare sulla strada smantellata, di notte, con la cana, e a fare immaginazioni surreali. Pare proprio un paesaggio de La strada.
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C’è un tempo infame, esagerato persino per l’Olanda. E poi c’è stato un diluvio e per raggiungere la macchina al parcheggio del Super ho camminato con l’acqua fino alle caviglie. E allora via di corsa a casa ché avevo (ho) raffreddore e tosse e la febbre che mi era appena andata via.
Ho posato le buste della spesa, ho pensato: ora vado a cambiarmi e anche: “c’è un posto che si potrebbe allagare oltre al soggiorno?” E mentre facevo questo pensiero, ecco che sento gocciolare, gocciolava dal soffitto del soggiorno, dunque un altro posto non c’era, e via di corsa sul tetto, a togliere le foglie che avevano ostruito i chiusini. Sono scesa dalla finestra del bagno, quella parte di tetto è piatto, quindi non mi dava problemi, i problemi me li dava il chiusino che è lungo il bordo e a me non piace stare vicino ai bordi. E poi si scivolava. Però che dovevo fare? I pompieri qui si chiamano soltanto per gli incendi. Non siamo in autunno e di foglie ce ne erano poche.“Non capisco! Perché la grondaia non smaltisce l’acqua? Ci devono essere un altro chiusino ostruito…” dicevo. Davide, che aveva trentanove di febbre, mi assisteva dalla finestra. “Guarda lungo i bordi, deve essere per forza lì”. E così mi sono fatta un paio di lati cercandolo alla cieca nei dieci centimetri d’acqua. Alla fine mi sono messa a raccoglierla con il secchio e a buttarla giù e intanto pensavo e pensavo. Ed è arrivata l’illuminazione: un altro buco non c’era, semplicemente pioveva talmente forte che i due lastroni che erano stati collocati in prossimità dell’unico chiusino per impedire alle foglie di passare, rallentavano il deflusso. Ho spostato i lastroni, si è creato un piccolo vortice, l’acqua ha cominciato a scendere più velocemente. Io mi sono sentita un eroe, e agli eroi dopo che hanno compiuto grandi imprese mica torna la febbre.
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La pioggia sottile, l’aria grigia e una trentina di macchine giganti per rompere e ricostruire l’asfalto, altre che lo raccolgono e poi pulmini e automobili tutti rigorosamente gialli. Stanno rifacendo un tratto della strada principale del paese di W., circa trecento metri di strada e pista ciclabile anche se entrambe erano in ottime condizioni.
Alcune macchine, come quelle che rilasciano il catrame, sono accese. Altre hanno gli sportelli aperti, come se i loro occupanti fossero fuggiti all’improvviso. Pare che sia scoppiata la guerra e che gli esseri che le guidavano siano stati improvvisamente risucchiati da una forza misteriosa. La forza misteriosa si chiama Koffie e si sorseggia dentro un pulmino più grande degli altri dove c’è un tavolo e dei sedili. Un koffie ogni due ore serve per tenere lontano lo stress.
Però è un bel vedere, sul serio. Incredibilmente surreale. A me gli scenari surreali rimangono impressi per un mucchio di tempo. I tramonti, montani o marini che siano, me li dimentico subito invece.
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Muffe, ragnatele, prati verdissimi e funghi ovunque. Al parco qualcuno mi ha raccontato che ha piovuto per due settimane consecutive, ma da quando sono tornata è uscito il sole e questo mi pare un buon segno. Qualche giorno fa in un giardino in Toscana un olandese mi diceva: “sai, mia moglie è russa, i russi conoscono i boschi, gli alberi, e il paese di W. è pieno di boschi e di alberi, e intorno agli alberi si trovano i porcini, solo che nessuno li conosce, tranne mia moglie che mi ci fa la fettuccine”. E in effetti quei funghi di colore bruno e cicciotti che circondano le radici degli alberi hanno un aspetto decisamente porcino, ma io non sono russa, so poco di boschi, di alberi e nulla di funghi. E dunque restano lì dove sono e le fettuccine ai porcini me le immagino, anzi me le ricordo. E anche questa mi pare una cosa positiva, ché le immaginazioni e i ricordi di persone o di oggetti e del loro possibile uso sono sempre migliori della realtà.
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Alla Libreria Flexi di Via Clementina 9 a Roma, il 20 giugno alle 19.30, sarà presentata Assedi e paure nella casa Occidente. Dove c’è anche un mio racconto dove parlo di un call center, di un XMax rosso, di un tipo figo, di uno sfigato e di un certo modo di usare facebook.
E a proposito di Facebook, e di un certo modo di usarlo, riassumo quello che è accaduto recentemente e che è stato segnalato dal gruppo Italiani in Olanda.
C’è un tale, un anonimo, che si firma Gullit, e con altri nomi, che ce l’ha con gli italiani all’estero.
Da parecchio tempo lascia commenti più o meno pesanti sui nostri blog. A me li ha lasciati più di una volta.
Quando qualcuno ti aggredisce (verbalmente o in forma scritta) si possono fare due cose:
1) smontare la sua aggressione.
2) ignorarlo.
Spesso la seconda funziona meglio della prima.
Ma soprattutto questo Gullit c’è l’ha con un tale, sempre anonimo, che scrive, ha scritto, in rete con il nick di Valigia di Cartone e con i Cavesi di Dublino. Nel passato questo Gullit lasciò dei commenti al mio blog firmandosi con la loro mail o utilizzando pezzi di post altrui, non diretti a me, per insultarmi.
Qualche giorno fa, commento la frase infelice di Wilders e Berlusconi. (Ricordo che Wilders è l’autore, tra l’altro, di Fitna condannato dal segretario dell’Onu e dal governo olandese per incitazione all’odio razziale. Qui una bella recensione di qualcuno che lo ha visto).Ragiono sulla frase, spiego perché non mi piace, esprimo quindi la mia opinione, ma non ne cito l’autore (autore che, sottolineo, è anonimo su FB).
Dopo qualche ora arriva Gullit, identifica l’autore della frase, e lascia il suo commento.
Su questo blog c’è un counter che rileva oltre all’ip dei visitatori anche il sito da cui arrivano.
Gullit arriva da facebook.
Il mio profilo, come quello di Valigia di cartone, non è pubblico, anzi, meglio, non è aperto a tutti.
Gullit, quindi, può essere:
1) un contatto mio e di Valigia di Cartone.
2) solo un contatto di Valigia di Cartone.
Gullit scrive dal Veneto, e conosce probabilmente Valigia di Cartone al di fuori della rete. I miei contatti su FB non sono numerosi e so, più o meno, dove risiedono. Al contrario quelli di Valigia di Cartone superano i seicento.
Gullit è un violento, uno che tenta di mettere le persone le une contro le altre. E’ uno che non ha rispetto nemmeno per i morti. Io non credo che i morti vanno rispettati perché tali. Credo che vanno rispettati per quello che sono stati da vivi. E Antonio Ferrigno era una persona mite e gentile e non si merita certo che qualcuno scriva così di lui.
C’è poi una frase nel blog del cosiddetto Gullit : “La gente che ti scrive “parlo un po’ di inglese, secondo te ce la faccio? faccio le pizze da 40 cm facendole volteggiare” e tu rispondi “si si, qui un ristorante lo trovi, basta che vieni da maggio quando inizia la bella stagione”. Io penso che chi ha un lavoro, un buono stipendio, come ripeteva continuamente Valigia di Cartone, non dovrebbe illudere chi questo lavoro non ce l’ha. In Olanda non si lavora se non si conosce l’inglese, in Olanda c’è la crisi come nel resto dell’Europa. In Olanda, come altrove, c’è chi lucra su quelli che cercano lavoro.
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Ieri pensavo a una battuta da fare al vicino sul risultato elettorale (abbastanza scontato) qui in Olanda. Mi pareva giusto ricambiare la sua.
Ma oggi me ne è passata la voglia.
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