Anche questa volta passo     04-05-2008  

C’ho il solito problema: devo eliminare le erbacce, ma non riesco a distinguerle dalle piante che danno fiori. Ne individuo una che penso sia cattiva e zappo e scavo, prima con un piccolo rastrello e poi a mani nude, e quando finalmente la estraggo, scopro che c’è un bulbo all’origine di tutto. Se c’è il bulbo, da quanto ho capito, a un certo punto nasce il fiore.
Le radici delle erbacce sono palle di fili intrecciati che sembrano alieni o sono lunghe all’infinito, e si mangiano la terra, il prato, strozzano i gambi dei fiori, impedendogli di crescere come dovrebbero. E m’inquieta saperle lì sotto, a espandersi.
Non c’è soluzione, mi ha detto.
Se non le sai riconoscere, l’unica possibilità che hai per uscirne fuori è sradicarle tutte, senza salvarne nessuna. Quando non c’è più nulla, pianti altra roba tutta uguale. Con questo sistema, una volta che ne nasce una diversa, la noti immediatamente e la stermini.

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E’ vietato pedalare nel parco     22-04-2008  

Il ragazzo stava seduto sulla panchina, con uno zainetto al fianco, la ragazza in piedi, camminava avanti e indietro davanti a lui e non diceva nulla.
Ho preso in braccio il cane che mi aveva trascinato lì perché s’intuiva che stava per scoppiare qualcosa di spiacevole, qualcosa per cui avrei voluto essere altrove: lui aveva un’aria troppo dimessa e lei era troppo furiosa.
Alla fine è partita. Schiaffi, con tutte e due le mani, sul viso e sulla testa.
Lui non si è mosso, nemmeno ha tentato di ripararsi. Sembrava tutto finito invece è arrivato l’ultimo colpo, violento, con lo schiocco che ha coperto i richiami dei merli.
Poi lei ha raccolto il suo zaino e la bicicletta, che erano sul prato, e se ne è andata via camminando.
Alla fine del sentiero, o al principio ma era una fine in questo caso, e all’altezza di un cartello è montata sulla bici e ha iniziato a pedalare.

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La prima     15-04-2008  

Sono quasi le nove, ho appena bevuto il caffè, mi trovo al centro della micro pineta di CameliaHof, il cane insegue le taccole, sto per accendermi una sigaretta, quando qualcuno mi urla: Congratulazioni!
L’autore dell’urlo é a dieci metri da me, un gigante sui sessanta con una pancia incastrata tra la camicia e i pantaloni che quando lava la macchina, la lava tutte le domeniche, lascia libera di circolare, i capelli radi e incollati di gel che danno alla sua testa un curioso effetto a strisce.
Penso che si riferiscono al cane, le sue congratulazioni, però sono perplessa: perché me le fa solo adesso dal momento che lo incrocio tutte le mattine? E perché ha quel tono beffardo?
Perciò non dico nulla, butto fuori un mezzo sorriso e richiamo il cane.
Congratulazioni per il nuovo presidente! Berluscoooniii. L’uomo che sistemerà l’Italia.
Ah, ecco. S’inizia.
Non l’ho votato io. E nella circoscrizione Europa ha perso, rispondo.
Eh, mi dispiace, fa lui. Purtroppo voi non contate nulla, giusto?

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Da quando mi sono trasferita a CameliaHof la composizione di chi ci abita è cambiata.
La maggioranza non è più americana, un trenta o quaranta per cento credo sia olandese, senza figli, tutti coi visi impassibili che si sono addolciti da quando mi vedono girare con il cane, e l’altro settanta o sessanta è del Resto Del Mondo con un ampio spicchio di musulmani dell’Arabia Saudita, di Shanghai e dell’Egitto, le cui donne portano e non portano il velo. La prima caratteristica che accomuna queste famiglie di religione musulmana è l’educazione: quando ti incontrano, ti salutano per primi, la seconda è che hanno sempre le tende abbassate e le finestre chiuse, la terza è che i loro bambini stanno dentro casa, quando quelli degli altri sono fuori, vestiti in modi bizzarri, a spararsi con i fucili ad acqua.
Ieri, quando portavo a spasso il cane, ho visto che sulla porta d’ingresso di una famiglia che si è trasferita da poco brillava un mazzo di chiavi, se il metallo brillava vuol dire che c’era il sole, e se c’era il sole tutti stavano fuori, allora ho suonato il campanello e qualcuno mi ha chiesto da dietro la porta: chi è?
E io: sono la vicina, avete dimenticato le chiavi nella serratura.
Sono passati tre o quattro minuti in cui non è accaduto nulla, si sentiva un tramestio però, un chiacchiericcio trafelato, poi la porta è stata spalancata, è comparso il capo famiglia, ha preso le chiavi, mi ha ringraziato un paio di volte e ha richiuso. Stamattina li ho visti uscire per andare a scuola, sono cinque figli: due bambini e tre ragazze adolescenti con il velo, li accompagnava il padre, ché a la madre è vietato guidare.
Al momento ci sono tre case con il cartello vendesi-affittasi, e io faccio il tifo (e chi l’avrebbe mai detto?) per gli americani. Ché sono i vicini di casa migliori, secondo me, per tre motivi:
1)Ti salutano non necessariamente per primi, ma dopo hanno sempre una frase da dirti e sorridono.
2)Organizzano attività di socializzazione.
3)Hanno dei figli che per qualche euro ti lavano la macchina.
Solo per il punto tre ne vale la pena, ché altrimenti tocca farlo a me, ché non esiste qualcuno che te lo fa a pagamento.

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L’italiano mi porta sempre a O.     10-04-2008  

Siamo a O., il paese dove abitavamo prima. Siamo in macchina, Fran e io, lo sto accompagnando dall’insegnante d’italiano.
A venti all’ora sulle strade pulite, tra gli steccati che hanno lo scopo di decorare non di proteggere, i tetti di paglia, di legno e di ardesia, i tulipani bicolori, i fiori delle magnolie che stanno per sbocciare, i bambini sul monopattino, a piedi nudi con pantaloni e casacca bianchi che camminano verso la palestra di judo, o che si esercitano con la fionda, il venditore di pollo fritto che spazza il centro dell’incrocio, le ragazze bionde in bicicletta, alcune anziane che sfrecciano su certi aggeggi che ho visto solo qui, in Olanda, i cani che aspettano il padrone davanti all’ingresso di un negozio, il negozio dei fiori di O., l’unica cosa che ricordo con piacere di questo paese in cui ho vissuto quattro anni e da cui sarei fuggita dopo tre mesi, ma allora ero molto molto paziente, e sempre mi stupisco della mia pazienza, ogni volta che passo di qui, ma è uno stupore un po’ forzato che serve a distogliermi dal pensiero che non vorrei tornarci, intanto Fran mi parla di Halo e quando non ne posso più di guardare le case, le strade, la gente che sta lì come se si stesse per girare una pubblicità, eccolo che dice:
Questo paese è strano. Sembra che non ci sia nulla fuori posto, tutto è come deve essere, eppure…E’ inquietante. Chi lo attraversa per la prima volta non può non dire: carinoooo! Ma se hai abitato qui, se ci hai vissuto, hai la sensazione che da un momento all’altro da questi mucchi di zucchero stia per spuntare fuori la strega.

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Dentro e fuori     10-03-2008  

Raccontava Emme:
La facciata della casa, a una prima occhiata, pare identica alle altre e così lo steccato, anche se manca un’asse ed è un po’ traballante e sul pezzetto di terra non ci cresce nulla, nemmeno l’ortica. Poi ha aperto la porta, è entrato e mi ha detto: vieni! e sono stato investito da un’onda densa e appiccicosa: un’onda di decomposizione. L’ho seguito mettendo i piedi dove li metteva lui, perché sul pavimento, un laminato di colore giallastro, c’era di tutto. Avanzi di cibo umano e felino, buste di plastica piene e vuote, lattine di coca cola appiattite, calzini, magliette e asciugamani, parecchi asciugamani, e del nero, sai quel nero di umidità e di polvere che si fa sotto il frigorifero e la lavatrice? e poi un tavolo con una tastiera del pc cosparsa di briciole e altre stoviglie e due piattini con dei croccantini, una stampante e fogli accortocciati ovunque, un armadio di plastica con la cerniera rotta e della roba indefinibile all’interno, un piccolo frigo, tazze del caffè, a decine, un lavandino affollato di piatti, una pentola con del sugo, due gatti grassi e brutti che sonnecchiavano sul davanzale della finestra, soltanto due? Dalla puzza pareva che ci vivesse una colonia lì, o uno zoo, poi dal piano del lavandino ha preso una tazza, ci ha guardato dentro, ho pensato: ora mi offre un caffè, ti sembrerà folle ma l’avrei accettato volentieri, comunque non me lo ha offerto, la tazza era piena di mozziconi e li ha rovesciati in un sacco e mentre cadevano giù la cenere volava ovunque, dopo ci ha spento la sigaretta che stava fumando, di qua, mi ha detto, siamo passati in un’altra stanza, dove c’era una montagna d’indumenti, una rete, forse un’amaca o una rete da pescatore, sotto la montagna il suo letto, e poi: l’acquario.
Gigante, perfetto, i vetri tersi, senza righe o depositi di alghe, le piante rigogliose, il fondale immacolato, i pesci brillanti, la luce come doveva essere.
Eccolo!
E’ bellissimo, ho detto.
Ha fatto un cenno come per dire: lo so, poi ha detto: pensavo di metterci anche il tuo qui, mi piace fissare la vita mentre mi addormento.

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Intanto arrivava primavera     05-03-2008  

Poi facevo la spesa.
Tiravo via le radici selvatiche che volevano mangiarsi i tulipani, il prato e la terra, senza guanti. A mani nude si estraggono intere e dà più soddisfazione.
Infine discutevo con la vet. Lei diceva che un cane deve seguire un corso d’addestramento. Io, invece, pensavo l’opposto. Ho sempre avuto dei gatti che non hanno mai usato gli artigli se trattavano con gli umani, dei figli che che non sono aggressivi, perché il mio futuro cane dovrebbe aver bisogno di un’educazione data da altri? Per socializzare, rispondeva lei. Il corso ha lo scopo di far socializzare il cane con gli altri cani, e anche il padrone. Al padrone serve per socializzare con il suo cane? O serve per farlo socializzare con gli altri cani oppure con i suoi simili? Però non replicavo e dicevo invece: ci rifletterò su, e mi faceva un bel sorriso.
Poi guardavo dalla finestre. Per una manciata di secondi da quella della camera da letto, per un paio di minuti da quella della stanza dove sto di solito. Dalla prima vedevo il cielo grigio azzurro, dalla seconda il cielo grigio bianco e la neve.

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E una risata ci seppellirà     25-01-2008  

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Quali film italiani ci sono al festival di Rotterdam?
Mio fratello è figlio unico.
Visto, quest’estate.
Cento chiodi.
Non m’interessa.
Anche libero va bene.
Ah bello, ma visto anche questo, due estati fa.
L’ora di punta!
Forse. Ma li vale ottanta chilometri per andarlo a vedere, secondo te?
Poi c’è un documentario. Il titolo è in inglese scritto all’italiana: Biùtiful cauntri. Che tristezza.
Già, la platea comincerà a ridacchiare da subito.
Parla della Campania e dell’ecomafia.
Un’ora di sussurri e di sghignazzi non li reggo, ti ricordi quando vedemmo il Caimano?
Sì. Ridevano talmente forte che ci perdevamo le parole.

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Paola-Paola se ne va     20-12-2007  

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Poco fa Paola-Paola, la mia vicina spagnola, è salita su una macchinona nera e se ne è andata per sempre da CameliaHof e dall’Olanda.
E per me rimarrà sempre un mistero, la sua testa o meglio quello che le girava dentro. In due anni che è stata la mia vicina ci ho parlato solo una volta e in quell’unica volta ho dedotto che l’avrebbe mollato presto, Radio Madrid, suo marito, e per un lungo periodo l’anno scorso lei è sparita e lui è rimasto solo, lo vedevo che s’aggirava per la cucina con un’aria tristissima e pensavo: purtroppo avevo intuito giusto, invece lei era tornata nel suo Paese per far nascere il suo secondo figlio.
E’ andata via con una pancia di almeno sei mesi.
Mi hanno sempre incuriosito parecchio, entrambi: perché erano così ciarlieri e al tempo stesso chiusi come ostriche nei confronti dei vicini, perché mi erano a portata d’orecchio e mi risultavano comprensibili, ma allo stesso tempo non li capivo. E infatti quelle tre o quattro previsioni che ho fatto su Paola-Paola si sono rivelate errate, e di questo non riesco ancora a farmene una ragione.
Un paio di mesi fa, quando ho notato la sua pancia, ho detto: ah, ecco, questa è la spiegazione: Paola- Paola è una neocatecumenale.
Ma dopo qualche giorno, mi sono detta che era una stupidaggine. Perché altrimenti non avrebbe continuato a lavorare, avendo la possibilità economica di non farlo - uno dei principi di questa comunità è che la donna non deve lavorare ma occuparsi solo della famiglia - e invece lei tutte le mattine verso le otto usciva con la figlia più grande e saliva sulla sua macchina con l’immagine di un toro. Sgommando anche, certe volte. Il piccolo invece restava a casa, con una ragazza che si era portata da Madrid, perché non ci lasciasse anche la maggiore, considerando che qui gli asili nido hanno dei costi pazzeschi e le compagnie internazionali rimborsano le spese scolastiche solo dai cinque anni d’età del bambino, questa è un altro punto destinato a rimanere irrisolto.

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NataleMania     17-12-2007  

pettirosso.jpgAvete visto che decorazioni quelli del 16? Dice il nostro vicino. Lo sapete che è passato qui, questo pomeriggio, a dirmi: pure io ce l’ho l’albero di luci e ho fatto anche la stella cometa?
C’è una gara in corso a CameliaHof e non me ne ero accorta.
La moglie del mio vicino, per esempio, sulla porta-finestra che affaccia sul giardino del retro ha dipinto un paesaggio montano che alla luce è primaverile e al buio è innevato.
A dire il vero ieri pomeriggio ho tentato di modificare l’abete che c’è accanto al cancelletto d’ingresso - ma a parte che ne avevo sottovalutato l’altezza e sull’ultimo gradino della scala arrivavo a circa metà dell’albero - e l’avevo guarnito con qualche filo rosso e d’argento, non abbiamo come gli altri la corrente elettrica nel giardino anteriore, ma il risultato è stato ridicolo, sembrava uno di quei cagnolini con i fiocchetti che abbaiano di continuo, e ho deciso di toglierli.
Però siccome ho la porta d’ingresso di vetro trasparente posso esibire l’albero interno che è perfetto. Anche se qui la maggior parte delle persone compra quelli veri, senza radici, ieri al vivaio era tutto un’inchiodare tronchi a croci di legno.
Poco fa, mentre sciacquavo la moka, sul davanzale della finestra mi guardava lui.
Vado a comprare i semi.

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