E dopo la festa sulla spiaggia, quella per genitori dei ragazzi della high school e dopo l’ultima, ieri sera, per (invocare) l’inizio dell’estate, prenderò il mio zaino orrendamente pesante, il mio trolley incredibilmente leggero e me ne andrò per sempre dall’Olanda. Anzi, dal paese di W. perché dall’Olanda sono scappata alcuni anni fa.
Ciao Wassenaar mi mancherai!
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Ieri il gruppo di quelli del parco, saputo che una tipa che passava con i suoi tre cani sciolti era una mia vicina non molto cortese, ha voluto dimostrarmi la sua amicizia gettando, di nascosto, biscotti ai suoi tre cani sciolti.
Il risultato è stato che Black, Brown e White si sono fermati, non curandosi più dei suoi richiami. E la vicina non molto cortese è stata costretta a tornare per ben tre volte per cercare di convincerli a seguirla. Alla terza si è arresa e gli ha messo i guinzagli. Aveva una faccia notevolmente seccata e un po’ sbalordita: i suoi tre cani sono ubbidientissimi. Intanto io ridevo dietro a un cespuglio. Più ridevo e più la pioggia dei biscotti si faceva fitta. Pioggia, oddio, dal punto di vista di cane era piuttosto una grandinata.
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La certezza che la primavera è arrivata l’ho avuta dai crochi che sono sbocciati ovunque, dal cinguettio sincopato che continuo a sentire anche quando lascio il parco alle sette della sera, ma soprattutto dalla prima battaglia coi fucili ad acqua e dai timidi, insicuri fili di fumo che s’alzano dai giardini.
E dagli odori buoni e cattivi, ovviamente. Di questo periodo, per dire, abitare vicino a un vivaio può essere letale per certi nasi sensibili.
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Stiamo tornando dalla passeggiata serale con la cana Emme ed io. Quando imbocchiamo CameliaHof Emme le toglie il guinzaglio.
Poco dopo ci sentiamo chiamare da qualcuno alle nostre spalle, in inglese. Prima, però, ci ha chiamato in olandese solo che noi non lo abbiamo registrato.
Ci giriamo e ci sono due tipi con giacche a vento, sciarpe e cappellini di lana. Piuttosto insolito per due olandesi.
Uno ha circa quarantacinque anni e un’altezza di centonovanta centimetri, è magro e ha le guance con le cicatrici dell’acne. L’altro è sui trenta, misura circa centottanta centimetri, occhi di un bel celeste non nordico, piuttosto carino, malgrado lo strabismo all’occhio sinistro.
“Abitate in questa strada?” domanda il tipo meno giovane.
“Sì.” Rispondiamo Emme ed io.
“Noi siamo poliziotti, ora vi facciamo vedere i tesserini”.
“Non importa”, dice Emme.
“Importa. Dovete sempre farvi mostrare il tesserino di riconoscimento da qualcuno che afferma di essere un poliziotto.” Si slacciano le giacche, lo pescano da una tasca interna e ce lo mostrano.
“Stiamo sorvegliando questa zona. C’è stato un forte aumento di furti negli ultimi mesi, per questo siamo vestiti così male…”
“Vestiti male? Ma no…” dice Emme.
“Sì, siamo vestiti male apposta, per mimetizzarci con i ladri. Comunque volevo dirvi…”
“Sì?”
“Dovete tenere gli occhi aperti quando uscite con il cane. Far caso se c’è qualcuno con un comportamento sospetto, qualcuno vestito in modo strano, come noi.”
“Ok!” dice Emme.
“Io faccio caso a tutto quando vado in giro con la cana”, dico io.
“Se vedete qualcuno così, anche se non siete sicuri che sia qualcuno davvero così, con brutte intenzioni intendo, telefonate immediatamente. Questi sono i numeri da chiamare…”
Più tardi ripenso a quei due. Non li avrei guardati con sospetto, con curiosità sì, per il fatto dei cappelli e delle sciarpe. In effetti ho mille immaginazioni sul possibile abbigliamento di un ladro e quindi non ne ho nessuna. Però quei due, per come erano vestiti, per come camminavano, per i gesti che facevano mi ricordano qualcuno. Ma chi? Qualche secondo e ci sono. Ma certo! Mi ricordano i poliziotti italiani!
Erano identici a dei poliziotti italiani in borghese.
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L’ho visto domenica alle dieci di mattina nel piccolo parco dietro casa.
Io ero lì a far correre la cana. Lui aveva una vecchia bicicletta con due grosse borse nere.
L’ho notato subito, e ho cominciato a guardarlo non perdendo alcun dettaglio, perché aveva una giacca a vento celeste decisamente fuori moda e soprattutto portava il cappuccio, malgrado il sole tiepido e deciso.
Il primo povero del ricco paese di W. Stava raccogliendo bottiglie vuote.
Dapprima ha ripulito le tre aiuole dietro le tre panchine. E ancora non avevo capito chi fosse e cosa ci facesse a quell’ora, senza bambini e senza cani.
E’ che gli olandesi che vivono qui non si mettono a ripulire le aiuole o a spalare la neve sulle strade se ha nevicato. Lo possono fare una volta con la prima neve perché sono contenti, ma poi si fermano. Gli olandesi che vivono qui se gli spazzini del comune non mettono le bustine per gli escrementi dei cani, gliela fanno fare sul marciapiede senza raccoglierla. Non ci pensano proprio a comprarle. E’ compito del Comune, dicono. Io pago la tassa per il cane e loro devono fornirmi le bustine. E’ compito del Comune ripulire i parchi, è compito del Comune raccogliere la neve. Noi li paghiamo e loro devono lavorare. Perciò sono rimasta a guardare questo tipo che con un’aria furtiva raccoglieva bottiglie di birra e le infilava nelle borse nere.
Costui è proprio un ambientalista, mi sono detta. Le mette da parte per gettarle nella campana del vetro. Forse qualcosa sta cambiando, mi sono detta. L’amore per l’ambiente sta prevalendo su quelli che sono i diritti dell’individuo che paga le tasse. Quando il tipo con la sua improbabile giacca a vento celeste si è messo a frugare nei cestini, allora ho capito che stavo osservando il primo povero di W. Magari non abiterà a W. Magari abiterà in un paese vicino. Ma se si è spinto fino a qui, in questo piccolo parco, noto soltanto ai residenti, vuol dire che le bottiglie vuote che si trovano la domenica mattina nei parchi e nelle piazze con le panchine non ci sono più.
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Meglio i nitriti del cavallo del vicino di sinistra o gli esercizi di batteria del vicino di destra? Oggi tocca alla batteria, anche se sotto questo sole vedrei meglio un bell’assolo di Furia, il cavallo più nervoso d’Olanda che il destino ha voluto collocare proprio vicino a me.
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La capacità di resistenza al freddo di alcuni componenti della mia famiglia è assai sorprendente e supera, senza dubbio, quella dei locali del paese di W. , umani o animali che siano.
Così quando, prima di Natale, il termometro arrivò a meno cinque, mio figlio Lo scorazzava sulle ciclabili senza guanti e senza sciarpa, con una giacchetta leggera, anche se aveva l’immancabile capellino bianco che ha, però, un ruolo esclusivamente estetico. Solo quando la temperatura scese a nove gradi sotto lo zero ritenne di coprirsi un po’ di più (io nel frattempo mi ero trasformata in un mucchio di lana di cui erano visibili soltanto gli occhi).
E poi la cana.
Delle decine e decine di cani che affollavano ieri la spiaggia del Mare del Nord (il termometro segnava dieci gradi e c’era una promessa di sole oltre le nuvole) chi era l’unico essere che correva allegramente tra le onde? Chi se non lei?
Ieri, comunque, non c’erano solo cani sulla spiaggia del Mare del Nord. C’erano bambini che costruivano dighe nella sabbia, ragazze a cavallo dalle lunghe trecce bionde, ciclisti professionisti che parevano mosconi e poi aquiloni, corvi e gabbiani, parecchie coppie felici e alcune coppie scoppiate. (Le coppie scoppiate sono quelle in cui lui e lei hanno le espressioni di quelli che fanno una passeggiata da soli e sembra che camminino vicini per un motivo del tutto casuale. Ieri, per dire, il motivo casuale avrebbe potuto essere un colpo di vento).
Ah, e poi c’era un’altra cosa ieri, sulla spiaggia del Mare del Nord. Una cosa che vale la pena di vedere almeno una volta nella vita, così giusto per sapere se ti piace o non ti piace: quella luce indescrivibile, di quando sta per venir fuori il sole e gli oggetti e gli esseri viventi hanno quasi gli stessi colori.
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Era più o meno un anno fa che andai all’ufficio postale per spedire le copie di un manoscritto e lo trovai chiuso. Mi parve un segno del destino e decisi di non spedirle. Dopo aver preso questa decisione mi avvicinai alla vetrata e guardai dentro: le sedie rosse vuote, il bancone senza impiegati, la macchinetta che distribuiva i numeri sul pavimento, gli scaffali con le buste e le scatole per l’imballaggio desolatamente impolverati . Tentai di decifrare un cartello che spiegava quello che era accaduto, poi telefonai. Infine mi vidi allo specchio, cioè vidi una che faceva le stesse mie azioni e aveva le mie medesime reazioni. C’erano solo tre differenze tra me e lei: era giapponese, aveva un taglio di capelli meraviglioso e un cappottino celeste semplice, bellissimo e certamente assai costoso, che avrei voluto io.
Da quel giorno seppi così che la posta non era più un servizio pubblico. Se si voleva spedire o ritirare un pacco bisognava andare in due apposite cartolerie. E nel paese di W., abitato per un terzo da emigranti, tutti spediscono e ricevono pacchi. Il risultato è stato un notevole aumento dei tempi d’attesa. Perché se devi comprare una penna, un pacchetto di sigarette, dei biglietti dell’autobus o spedire dei bulbi di tulipani o le tazze azzurre di Delft sempre la stessa fila devi fare. E siccome le commesse sono terrorizzate dall’idea di commettere errori con le spedizioni e i ritiri sono di una lentezza esasperante. Un altro segno del destino, che mi ha spinto alla decisione di non spedire più manoscritti. Quindi o posta elettronica o niente. Capita che arrivi qualche pacco. C’è l’ottima usanza qui in Olanda che il pacco te lo prende il vicino se il postino (che è un dipendente privato) non ti trova a casa. Ma se non c’è nessun vicino, e durante le vacanze di Natale erano tutti tornati ai loro paesi d’origine, non c’è niente da fare: ti tocca andare a prenderlo in cartoleria. E se i pacchi sono due? Devi andare in due cartolerie diverse e fare due volte la fila. Comodo, no? Soprattutto se piove orizzontale e le strade sono chiuse per il rifacimento delle tubature, dei cavi elettrici e delle ciclabili.
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Se il postino mi passa le bollette dalla finestra, mentre sto lavando i piatti, vuol dire che sono tornata a W.
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Ho sempre pensato che partorire in Olanda fosse una prova di coraggio. Oppure una questione di fede. Insomma una di quelle cose che fai senza ragionarci sopra. Nelle faq sull’Olanda ho riportato in proposito qualche link, attirandomi le ire dei fan italiani dei Paesi Bassi.
Era ora che si cominciasse a indagare su questa faccenda.
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