Torno non torno…Non torno!     14-11-2008  

Seguo la diretta della manifestazione a Roma, e proprio in questi giorni stanno arrivando le prime risposte dalle università inglesi a cui Fran ha presentato la domanda per l’anno prossimo. Una gli ha risposto che l’accetta, un’altra che sono già esauriti i posti disponibili, una terza, quella a cui teneva di più, l’unica a cui tenevamo suo padre e io, l’ha chiamato per un colloquio di tre giorni a metà dicembre. Gli faranno domande sulla chimica, (l’unica materia che quando la studia non se ne accorge, dice,) ma non solo, come se si trattasse di un colloquio di lavoro.
C’è sempre Roma, ripeto sempre meno convinta, ma lui ormai non mi ascolta più.
Prima, quando ancora se ne discuteva, mi ribatteva: Ci sono i laboratori per gli esperimenti?
Ti seguono durante il corso degli studi? Ti mandano nelle fabbriche a fare pratica? E quando hai finito ti aiutano a trovare un lavoro? 
No, però la preparazione complessiva è migliore, rispondevo io, una volta.
Poi ieri sera suo padre gli ha prenotato il volo per l’Inghilterra, e io spero che ce la fa.
Sempre a proposito di università ma non solo, leggetevi questa lucidissima analisi di Sergio Bologna perché ne vale la pena.

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Ieri Fran diceva: Obama o McCain, mah. E invece stamattina quando li ho svegliati, sia lui che il fratello mi hanno domandato:chi ha vinto?? e qualche secondo dopo Fran si è collegato al sito della CNN e si è messo a guardare le percentuali di voto nei vari Stati. E a colazione non aveva più il tono cinico della sera.
E’ il primo presidente nero della storia, ha detto.
E’ il primo presidente nero della storia americana, ho detto io, ma forse aveva ragione lui. E mentre si lavavano i denti, sentivo che girava questo video.
Intanto sulla sua porta ha attaccato un foglio con la traduzione in inglese di un passo dell’Inferno, quello che termina con Lasciate ogni speranza voi ch’entrate. Mi pare che Dante lo stia prendendo di più rispetto ad altri autori contemporanei che ha nel programma d’italiano che porterà alla maturità.
Per dire, l’anno scorso quando studiava il tema dell’adolescenza e leggeva Agostino, Siddharta, l’isola di Arturo si annoiava a morte. Ma Dante è Dante direbbero pochi. Ma lui ha diciassette anni e a me, alla sua età, Hesse e la Morante parevano meravigliosi. Vivevamo in luoghi differenti, però, e io andavo in un liceo, lui in una scuola americana. E poi  prima di uscire mi ha chiesto quale fosse il significato di accidia. L’insegnante mi ha detto che uno è accidioso quando c’ha la rabbia dentro, però c’ho il dubbio.
Io, ho la rabbia dentro. O forse si è confusa? O forse è stato lui a confondersi?  Indagherò.Comunque proprio ieri litigavo con una che soffre d’ accidia che dovendo far qualcosa si è messa a insegnare italiano ai ragazzi delle medie e per un errore nell’iscrizione non ha ammesso alla lezione Lo, anche se lo conosceva, anche se frequentava già l’anno precedente.
Ma se non hanno voglia di fare, facessero i giardinieri, i cuochi, i telefonisti, e se proprio devono occuparsi di lettere: gli scrittori!

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Presto pedaleranno anche loro.     06-10-2008  

Sono nella mia stanza a riordinare libri e oggetti vari ammucchiati sulla libreria. Sono truccata e pronta per uscire, aspetto che Emme mi chiami.
Ma ti sei accorta che nel soggiorno c’è tutto il settimo anno?
Oddio, dico a Fran, mi hai fatto paura! Tutto il settimo anno? Tuo fratello aveva detto che aveva invitato qualcuno…e ho sentito il campanello suonare solo quattro o cinque volte…E come ci sta nel soggiorno tutto il settimo anno? Impossibile!
Affacciati alla finestra.
Esco dalla stanza, percorro il pianerottolo ed entro in quella dove dormiamo. Sollevo la tenda, spingo la finestra in fuori e vedo un numero infinito di biciclette, dentro e fuori il giardino, sui cavalletti o schiantate per terra.
Hai visto che roba?
Ho visto, ho visto.
Guardo ancora, la casa d’angolo, la finestra sotto il tetto: c’è la tenda un poco scostata e dietro la tenda qualcuno incollato al vetro. La distanza è tale che non posso identificare se sia maschio o femmina, posso stimarne l’altezza però, che non corrisponde a quella di un adulto e coincide più o meno con quella di Lo.
Poco dopo, quando scendo, do un’occhiata rapida al soggiorno. Almeno in dieci sono sul divano, tre o quattro sulla poltrona e poi sul pavimento: un mare di teste e di gambe incrociate.
Stanno guardando un film.
Lo si materializza dal gruppo. Mi saltella intorno come una molla.
Stai uscendo?
Non fate casino, eh.
No, no. Ciao, ciao.
Latifa non l’hai invitata?
Chi? Latifa? Certo che no, tanto ha il divieto di uscire quando ci sono i ragazzi. Non può nemmeno andare in bicicletta. Che brutto: vivere in Olanda e non poter andare in bicicletta. Ma… ciao ciao.

Questo pezzo l’ho scritto un venerdì pomeriggio quasi sera di un paio di settimane fa, poi mi sono dimenticata di postarlo. Me ne sono ricordata stamattina quando camminavo lungo la strada e Lo mi ha salutato mentre pedalava insieme a un gruppo di suoi compagni e poco dopo ho visto Latifa, che teneva un fratello più piccolo per mano, in attesa del pulmino che é il trasporto che le é permesso per percorrere i quattrocento metri che la separano dalla scuola.

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Prima corsa d’autunno     22-09-2008  

Ieri c’era la Terry Fox Run, ma era domenica e abbiamo fatto colazione lenti lenti, ci siamo preparati e ancora eravamo in anticipo, ho stampato l’indirizzo del posto dove c’era la gara e mi sono accorta che non c’era l’indirizzo ma solo questa indicazione: stadio atletico dell’Aja, allora ho cercato su google map dove fosse questo stadio e ho visto che era in una certa strada che abbiamo raggiunto esattamente a metà, ma lo stadio non si vedeva, abbiamo chiesto ai passanti ma nessuno lo sapeva, cioè dicevano: in questa strada, così siamo andati a sinistra, e alla fine sono comparse le transenne e i volontari con le giacchette fosforescenti, ed era un po’ curioso perché era un quartiere di periferia e a quell’ora era deserto, intanto però eravamo in ritardo, e quando stavamo al tavolo per l’iscrizione, ci siamo accorti che eravamo senza soldi, e insomma tutta quella levataccia per nulla!, però frugando tra le pieghe della borsa ho trovato la cifra che ci occorreva, e via!, l’iscrizione era fatta, ma abbiamo segnato Lo alla gara sbagliata, a quella dei due chilometri anziché dei cinque.
Stanno per partire, ha detto la signorina della cassa.
Non la faccio questa gara, corrono quelli di dieci anni e chi non corre mai, ha bisbigliato Lo.
Invece poi l’ha fatta.
Siamo entrati dentro allo stadio e c’è stato il bang, Lo ha continuato a camminare con un atteggiamento un po’ da fighetto per chi non lo conosce bene, ma era per nascondere l’imbarazzo, è arrivato al via e lì ha attaccato a correre quando non c’era più nessuno, nemmeno i bambini più piccoli. Mi sono spostata di cinquanta metri perché mi piace guardare i corridori quando stanno per arrivare, l’espressione che hanno, ognuno ne ha una diversa, quando invece superano il traguardo diventano di nuovo uguali.
Lo si è piazzato al quarto posto, a pochi secondi dal primo.
Bravo! Li hai ripresi tutti!
Aveva una striscia di sudore che gli partiva dalla tempia e gli attraversava la guancia, ma i capelli erano asciutti.
Non mi sono stancato per niente, ha risposto lui.
Ho tentato di consolarlo, ma non mi voleva sentire. L’importante è partecipare, gli ho detto alla fine.
L’importante è partecipare e provare a vincere con quelli come te o meglio di te, mi ha corretto lui. ‘Sta cosa è stata una vergogna.
Poi ha visto i suoi amici, che avevano partecipato alla gara giusta, ed è andato a chiacchierare con loro.
Io, invece, ho incontrato la direttrice delle medie che armeggiava con una macchina fotografica.
Buongiorno, le ho detto.
Buongiorno mi ha risposto lei.
Ho fatto qualche commento sul tempo, in inglese riescono particolarmente bene, lei ha aggiunto qualche altro dettaglio sul sole fantastico che splende sull’olanda da un paio di giorni, poi ha sollevato la macchina fotografica, e ha detto con un gran sorriso: ho fotografato l’arrivo di Lo! Domani espongo la foto nella bacheca.
Io avrei voluto spiegare che non era il caso di esporla, la foto, invece sono stata zitta, ma siccome lei continuava a sorridere, alla fine mi è uscito un: ah, bene! quasi entusiasta, ma solo perché ho parlato in inglese.

foto presa da qui

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Torno dalla passeggiata con la cana.
Se Emme non c’è non vado al parco, è uno dei posti più sicuri al mondo, il piccolo parco dietro a CameliaHof, ma è nel buio, si riesce a vedere appena il sentiero che lo attraversa perché i due lampioni che ci sono hanno una lampadina da pochi watt e sono coperti dai rami.
Se Emme non c’è, come stasera, vado a destra, verso la rotatoria, giro intorno a un prato con sei o sette abeti e, mentre la cana annusa i cespugli, mangia l’erba, io sbircio dentro i salotti che hanno le tende scostate. In uno c’erano decine e decine di candele e lampade accese e, seduta su una poltrona attaccata alla vetrata, una donna anziana che leggeva il giornale. Un po’ insolito: per tutta quella luce, per l’ora: alle undici la maggioranza dorme, e inoltre quelli che sono ancora svegli guardano la televisione.
Apro la porta e il gatto schizza fuori come un proiettile, la cana vorrebbe rincorrerlo, ma io glielo impedisco. Salgo le scale, fino all’ultimo piano che è sotto il tetto. Lo dorme, ma Fran é ancora in piedi.
Un quaderno pieno di formule sulle ginocchia, la penna in mano, il portatile sulla scrivania.
Ancora a fare i compiti?
Ho litigato con la professoressa di chimica, oggi.
Litigato? O discusso?
Litigato. Avevamo un appuntamento e lei se ne è dimenticata. Quando è entrata in classe le ho detto che non ci si comporta così.
Davanti ai tuoi compagni? Con un tono arrabbiato?
Sì. E dopo lei è esplosa, mi ha urlato addosso per almeno cinque minuti e alla fine mi ha detto che la lettera per Oxford non me la scrive più. Ti rendi conto?
E va be’, ma te la sei cercata.
Comunque sono andato a parlare con il capo dei professori che mi ha detto di non preoccuparmi troppo, ché a volte gli insegnanti giovani perdono la pazienza e dicono cose che non vorrebbero dire e che io devo sentire di più la sua autorità. Però io non la sento la sua autorità! Ha solo nove anni più di me! Non potrebbe essere neanche mia madre! E poi l’ho rintracciata su facebook. Eccola qui sul Partenone che fa ciao con la manina. Ed è andata a Sharm! E pure sul cammello! E questo spiega tutto. E un bel giorno, fa la sua valigia, sale sull’aereo, sorvola l’Atlantico e viene a rovinare la vita a me. Il capo degli insegnanti mi ha consigliato di scriverle una mail di scuse, e lo stavo per fare, anche se…però la stavo per scrivere, poi mi è venuto in mente di controllare se avesse facebook e dopo aver visto le foto e quello che ci ha caricato, mi è passata la voglia, ecco!

Foto presa da qui

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Coffee morning, open house. Nella scuola americana dei figli i primi giorni sono pieni di incontri. E poi: lettere, manuali, faq. Sono tre sere che ci passo un’oretta sopra a questa roba e quest’anno, per non cadere dalle nuvole, me lo sono appuntate sul calendario e le più importanti persino sull’agenda. Ti spiegano tutto, ti guidano in tutto. Poi vai a questi incontri, e se hai dato un’occhiata ai manuali, alle lettere e alle faq, concludi che potevi anche non andare. Però la scuola ci tiene alla tua partecipazione, e per lo meno al principio mi sforzo di esserci, inoltre serve per la socializzazione. Ma che noia questa socializzazione. E saltano fuori delle domande pazzesche, delle richieste assurde, e un po’, ma giusto un po’, mi diverto a scrutare le espressioni degli insegnanti, per vedere se ce la fanno a restare impassibili. Al coffee di stamattina era un francese che li sfiancava. I francesi, di solito, non ci sono all’americana, in ogni parte del mondo hanno le loro scuole, i francesi,ma questo qui forse è sposato con un’americana e c’era purtroppo. E perché non c’era la moglie? Forse perché era un marito al seguito. Comunque dopo la sua seconda domanda mi è partita la noia, e per diluirla mi facevo le domande. Domande che non c’entravano nulla con quello che veniva detto, ma che avevano la stessa inutilità di quelle poste da questo francese con i capelli neri sparati verso l’alto non dal gel, ma da cosa? Il suo quaderno zeppo di appunti, ma perché gli appunti? C’avevano già scritto tutto nelle lettere. E dopo le domande, guardavo e annotavo mentalmente: l’insegnante di filosofia, con gli occhi azzurri piccoli e distanti e dalla corporatura robusta, che se non parla sembra un contadino russo – perché poi un contadino russo? – ma che se parla pensi che sia sprecato per fare il professore di filosofia, ma forse no, non è sprecato, quelle che portavano i sandali d’argento e lo smalto bianco, quelle che portavano i sandali d’argento e lo smalto rosso. Da come erano vestite potevi indovinare il colore dello smalto? I visi sperduti di quelle appena arrivate. E i biscotti e affini che saranno preparati per gli studenti del dodicesimo anno che poi andranno via, ah è meglio che non ci penso. Una signora coreana-americana mi ha mostrato le scatole di quelli che prepareranno domani: avevano un aspetto decisamente chimico più che dolce, del resto queste sono le usanze e chi non si adatta tanto peggio per lui.


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(oppure un titolo alternativo potrebbe essere: dalla rete a un letto, da un letto a dei libri per tornare alla rete e a un tema su due libri per colpa di un letto)
Ieri, dal sito delle agenzie immobiliari, guardavo dentro le case dei vicini che sono andati via.
Per esempio, in quella dove abitavano Paola-Paola e Radio Madrid. E ho avuto la conferma che non facevano bambini per motivi religiosi, difatti sulla parete a cui é accostato il loro letto non c’è un quadro della madonna o di un’altra immagine sacra, ma ci sono le foto di lei e dei suoi figli.  E poi ci sono giocattoli sparsi in giro, oggetti sui mobili, accappatoi nei bagni, e guardare queste cose fa un po’ impressione. Non hanno portato via nulla come se fossero fuggiti precipitosamente.
Mentre m’impicciavo dei letti degli altri, si è rotto il mio: il gatto, quattro chili di gatto per l’esattezza, ci è saltato sopra, ho sentito un crac e il mio letto si è trasformato in uno scivolo a pendenza lieve.
Emme non c’era e così ho consultato Fran che ha guardato e riguardato il supporto di metallo che si era staccato e poi ha sentenziato con un’aria di chi se ne intende: è rotto in modo irrecuperabile.
Eh, questo l’avevo capito anch’io, gli ho risposto, ma bisogna trovare una soluzione.
Allora si è messo ad analizzare il letto, sotto e sopra, e alla fine dell’esame ha decretato: perché non ceda ulteriormente, devi dormire per orizzontale.
Ah, no, é impossibile. Se mi sveglio durante la notte poi non mi ritrovo.
E allora devi dormire sul bordo. Oppure dobbiamo trovare un sostituto del pezzo di metallo. Dei mattoni?
No, graffierebbero il parquet.
Dei libri!
Giusto!
E, con fatica, Fran è riuscito a creare una colonna di libri in modo che il letto tornasse parallelo al pavimento, ma siccome la famiglia è un dare-avere, poco fa mi è arrivata una mail che comincia così: Non finirò il tema entro l’ora ma se te lo invio con spaziatura doppia me lo puoi correggere per quando torno a casa? mi faresti un favorone…
Eh, lo so che non si dovrebbe, ma non ce l’ho fatta a rispondergli di no.

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Meglio non pensare troppo     18-04-2008  

Ieri accompagnavo Fran alla stazione – partono tutti tranne me, accidenti, anche Lo ha cominciato – e lui era impicciato con la valigia lo zaino il portatile e il biglietto, io con il cane e il guinzaglio del cane che era fuori di sé per la confusione e per le ragazze che si fermavano a parlagli, baciarlo, accarezzarlo, eccetera, e inciampavo e recuperavo e riperdevo l’equilibrio, e a un certo punto Fran mi ha preso il guinzaglio e mi ha detto con lo sguardo: ci penso io, e mi sono commossa, ma che gentile ho pensato, sembra che si occupi solo di sé e dei suoi interessi, ma è solo un’impressione di superficie, e stavo per pensare ancora, quando l’ho visto chiacchierare con una ragazza bionda, che si era fermata per fare i complimenti al cane, e allora mi sono accesa una sigaretta, e gli ho detto: se non ti sbrighi perdi l’aereo.

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E dopo sette anni     19-03-2008  

Da un po’ – sarà la primavera, sarà l’editing di cui non scorgo la fine, sarà che vado a letto tardi – tiro fuori delle parole in romano che non sapevo di sapere. Parole talmente pesanti che (forse) nemmeno alla tivù le dicono.
In compenso sto dimenticando l’inglese e quando squilla il telefono ho ripreso a dire pronto.

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Tutti al ballo tranne due     17-03-2008  

Il piano è perfetto, dice Lo. E’ stato Jep a pensarlo. Elvin ha subito aderito. Anche a me piacerebbe partecipare, ma ho promesso a Callum di andare a dormire da lui.
E’ un imbroglio e comunque li beccano, dico io.
Ma no, che imbroglio. E’ solo per divertirsi un po’, non fanno nulla di male. E Jep è in gamba, ha previsto tutto.

C’era il ballo della scuola per l’anno settimo e ottavo a cui Jep ed Elvin (e anche Lo) non erano ammessi perché hanno dodici anni e sono del sesto. Anche per loro ci sarebbe stata una festa, ma dopo due settimane, e due settimane è un sacco di tempo, e poi questa era più cool perché era per i grandi.
Il piano di Jep era il seguente:
Basta arrivare una ventina di minuti dopo, quando all’ingresso ci sono solo i volontari dell’undicesimo a staccare i biglietti, non più i professori, e i volontari mica ci conoscono, e dopo balleremo in mezzo al gruppo, ci confonderemo tra cento, e quando il professore incaricato scatterà le foto andremo al bagno, ci abbasseremo, ci gireremo, sarà una gran festa!
E così Jep ed Elvin si preparano e vanno al ballo, il tema è Dracula e affini, arrivano un po’ dopo come hanno programmato, non hanno nessuna difficoltà all’ingresso, individuano immediatamente il professore fotografo, lo schivano per tutta la serata, si divertono un sacco perché vuoi mettere stare con quelli di tredici e quattordici anni rispetto a quelli di undici e dodici, è tutta un’altra storia, ma…
C’è il solito noioso e imprevisto ma. Il ma che sciuperà un poco il racconto di quanto si siano divertiti. Perché il professore che deve scattare le foto quella sera è malato, così viene incaricato un altro, ma la direttrice non si fida delle sue capacità e allora acchiappa due studenti volontari e gli dice: fate anche voi le foto, anzi uno fa le foto e l’altro gira un video.
Jep ed Elvin si divertono proprio un sacco e mostrano il segno della vittoria allo studente che li riprende. T’abbiamo fregato, direttrice, pare che dicano alla telecamera.
Perché ci riprende, Jep?
Si sta rompendo di fare il volontario e passa il tempo così, tranquillo, Elvin, è tutto ok.
Ma non è proprio tutto ok perché il giorno successivo la direttrice riordina le foto, guarda il filmato, e naturalmente li riconosce. E s’infuria, ovvio, tutte le direttrici s’infuriano. Jep ed Elvin rimangono a fare dei piccoli lavori dopo la scuola per una settimana e hanno il divieto di andare alla festa del quinto e sesto anno.

Te l’avevo detto che li beccavano, pensi ancora che ne valesse la pena? Domandavo a Lo mentre si preparava per la festa venerdì sera.
Certo che sì! Vuoi mettere quella di due settimane fa con quella di stasera? Noi stiamo con gli undicenni, praticamente dei bambini. E vuoi mettere il tema? Tra La spiaggia e Dracula, vince Dracula, non c’è paragone.

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