Uno dei quattro     19-03-2007  

Questo qui sotto è uno degli incipit provvisori della storia che sto scrivendo.
“Si chiamava Afia Kappa e poteva dirsi fortunato.
Aveva superato l’attraversamento del deserto in camion, le onde del Mediterraneo su una tinozza che imbarcava acqua, le camionette della polizia sulla costa ed era giunto a Roma in un giorno di sole e dopo due ore era già nel parcheggio di un grande magazzino a caricare pacchi sulle auto”…
…”Ma la mattina del ventitre dicembre precipitò tutto”.

E’ provvisorio per due ragioni.
1)Ci sono quattro personaggi principali e non ho ancora deciso quale dei quattro partirà per primo.
2) Man mano che la storia va avanti i personaggi si arricchiscono di dettagli che entrano in conflitto con la trama e devo cambiare di nuovo le cose.
Conclusione: meglio evitare storie con più di un protagonista, ma ormai ci sono dentro e devo proseguire per forza.

Stamattina leggere questo articolo mi ha fatto un brutto effetto, in particolare queste righe: Ma la possibilità di andarsene era prevista anche per gli imprevidenti e gli indigenti. In questo caso, però, il migrante passava dal Cpa statale a una struttura privata (denominata anche "casolare") dove veniva trattenuto finché un parente o amico non versava la cifra pattuita sul conto dell’organizzazione sudanese.
Io avevo scritto così: “… ho trovato il paese dove c’era il contatto. Avevo imparato tutto a memoria prima di partire.
Il contatto aveva un biglietto del treno e dei vestiti spediti da mio cognato, ho mangiato ancora, ho bevuto una tanica d’acqua, poi ho caricato sacchi su un camion per una settimana in cambio del suo servizio, infine sono partito, e quando sono arrivato a Roma mi sono detto: ormai non può che andare bene”.

Una mia amica, che ha letto il pezzo sullo sbarco di Afia e l’articolo, mi ha scritto: ogni tanto penso a un’intervista alla Arendt in cui diceva che la realtà della deportazione supera la capacità mentale di  pensarla.

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Danut     13-03-2007  
La nebbia agli irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;

Oggi va così.
Al posto degli irti colli ci sono le dune, con sopra dei fili un po’ secchi e un po’ verdi, ma altrettanto evocative.
E io continuo a scrivere una storia che volevo concludere in sette pagine word e che invece prosegue.
Raccontò a Danut,  – mentre si versava due cucchiaini di zucchero di canna nel caffè, nel miglior bar di Testaccio dove gli aveva detto d’aspettarlo perché lui non trattava di affari né sul cellulare né sul telefono fisso, – che era sempre stato un appassionato di arte e natura. Che le due cose erano legate tra loro con la colla che non si scolla. Per questa ragione aveva comprato una villetta sulle colline della Toscana, le più suggestive colline al mondo, tant’è che anche Leonardo le aveva scelte per piazzarle dietro al bel muso della Gioconda.
Se non avessi incontrato l’arte sarei rimasto un pezzente qual ero. Sapessi quanto ero rozzo cinquanta anni fa! Sarei arrivato a questa età con la barba appuntita, il diabete e il colesterolo, e senza denti come mio padre, e me ne sarei andato via com’è capitato a lui, dopo un paio di bicchieri di vino scadente tra un volante e uno sportello arrugginito di una mercedes. Perché io sono cresciuto tra i rottami, i vetri delle bottiglie, le cicche di sigaretta e gli escrementi dei topi, come uno zingaro o un tunisino. Però mio padre mi ha mandato a scuola e lì mi sono avvicinato all’arte e me l’andavo a guardare nelle Chiese, quando ero più grande.
Comunque chiacchiero troppo, mi succede sempre quando ricordo le mie origini perché mi sale la commozione in gola e per spingerla via finisco per riempirmi la bocca di parole.

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Nomi Propri     10-01-2007  

Mi servono, per una storia che sto scrivendo, un nome maschile del Ghana, uno della Romania e uno femminile delle Filippine.
A chi mi aiuta offro un ottimo caffè, dalle mie parti ovviamente.

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Roma, in un parcheggio sotterraneo.     21-12-2005  

Parcheggio sotterraneo di un immenso centro commerciale. Un ragazzo con un cappello di lana blu chiede se ci occorre un aiuto.
Sì, ci serve.
Ci aiuti a scaricare anche a casa?
Sì, ci aiuta.
E quanto vuoi?
Offrite voi.
Risposta furba.
Il ragazzo con il berretto blu si chiama Teddy, ha 22 anni, in 30 minuti di viaggio nel furgone parliamo un po’, cioè io faccio qualche domanda, lui risponde.
Nel Ghana si parla anche francese?
No, no. Inglese.
E come sei arrivato in Italia?
Con Ship. Big Ship. Poi ancora una piccola ship e treno.Con treno sono arrivato a Roma.
Hai il permesso di soggiorno?
Noooo. No. Permesso per tre mesi. Poi posso stare un altro mese.
E lavori nel parcheggio?
Sì. Lavoro trovato da mio amico. Lui ha un contratto. Scarica merci da ArredoBen.
E senti, Teddy, se volessi chiamarti ancora come faccio?
C’è numero di mobile di mio amico. Io non posso comprare card. Non ho il permesso. Poi per ogni telefonata, io pago 3 euro per sua gentilezza.

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