Forse dovrei vivere a Madrid     21-01-2009  

Ieri pomeriggio dopo aver guardato alcuni gruppetti di americani guardare la tivù nella caffetteria della scuola,  mi incamminavo verso il viale di uscita dove venivo fermata da una persona che mi diceva: sei Alessandra? Ti conosco, cioè sono amica di una persona che ti conosce.
Poi questa persona mi raccontava qualcosa e a un certo punto mi diceva che stava seguendo un corso di olandese avanzato.
Io non ho mai seguito corsi, rispondevo io.
Io sono costretta,  continuava lei e mi spiegava perché.
Tornando a casa contavo le parole di olandesi che so e mi accorgevo che non superano una decina. Pensavo anche che per la prima volta sabato scorso, a un concerto, mi sarebbe piaciuto capire cosa stesse dicendo quello che presentava il gruppo. Battute, dato che il pubblico rideva. Pensavo ancora che se le avessi capite quelle parole non avrei riso, perché è rarissimo che io rida per delle battute programmate.
Poi stamattina parlavo in spagnolo con un’altra persona, be’ metà spagnolo e  metà italiano, e provavo a contare le parole spagnole che conosco e non finivo mai di contarle,  e dopo ancora mi fermavo a salutare due olandesi  e mi parlavano in inglese e mi ripetevano anche le stesse frasi in olandese, e io dicevo: ho capito! Ma quando tornavo a casa avevo già dimenticato gli incastri delle lettere e i relativi suoni.

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Si può non si può     19-01-2009  

Si può avere un giardino senza foglie morte ed erbacce, con qualche pianta che viene su come gli pare, ma per cui  si può sempre tentare di sostenere: è voluta! e  delle cinciallegre che hanno apprezzato la nuova casetta di legno inchiodata alla betulla e la ispezionano per la covata futura e poi sfoggiare unghie con uno smalto impeccabile senza orrendi punti in cui è saltato?
E’ difficile ma si può.
Si possono rimettere a fuoco i dettagli di un romanzo finito da un anno, dettagli che riguardano quattro Paesi lontani tra loro, e ragionare sulla trama di uno di cui si è appena terminata la prima stesura e che non ha nulla in comune con il precedente?
E’ un’impresa complicata ma è possibile anche questa.
Si possono avere due case contemporaneamente, dove con case si intendono luoghi in cui si vive? Ecco, queste, me lo vado ripetendo da anni, sarebbe meglio non averle.

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A casa!     11-01-2009  

con i prati che sembra che abbia nevicato invece è ghiaccio e c’è pure una civetta nel giardino, nessun comò, nessuna figlia, i dottori poi stanno a Roma, anzi le dottoresse, una di loro mi ha visitato proprio stamattina in una stanzetta di un sotterraneo di un ospedale, anche se oggi era il suo giorno libero e senza onorario ovviamente (ovviamente?).  Il termometro dice meno quattro, Emme mi ha raccontato che oggi a Leiden pattinavano sul canale principale, vecchi bambini e qualcuno appoggiandosi a una sedia, poi sull’aereo ho incontrato l’hostess più gentile del mondo e subito mi è venuto il pensiero che fosse gentile perchè amante dei cani, poi mi sono detta: è gentile e basta.

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Mi consigliano due libri, due persone diverse.
Il primo scrive: E’ un libro che fa male, a me ha fatto male.
La seconda: è un libro che fa male all’anima.
Un libro che fa male mi ricorda un certo professore di latino che nel corso di una traduzione in almeno due d’occasioni lanciò il suo libro non addosso all’interrogato, ma davanti a sé. Non mi ricorda quindi qualcosa di struggente, ma piuttosto sgradevole, che non rimpiango affatto.
La parola anima mi fa pensare a varie cose. A una frase che usava mia nonna quando si arrabbiava: mannaggia all’animella tua. E poi a un piatto di patate e fegatini al sugo che cucinava certe domeniche quando andavamo a pranzo da lei. E a mio nonno che quando perdeva la pazienza diceva mannaggia all’animaccia tua. Insomma, mi suscita ilarità.
La parola anima agganciata a “che fa male” mi richiama invece l’immagine di un pezzo di fegato rossastro e di un vecchio con la faccia bianca e le labbra sottili e nere che sta per divorarlo, e m’indispone alquanto.

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Le streghe son tornate     13-10-2008  

Stamattina W. si è svegliata americana, o meglio gli americani si sono manifestati in anticipo rispetto al passato, grazie anche al vivaio che si è accorto di quanto poteva spremerli e ha allestito un intero padiglione con zucche di tutte le dimensioni, coltelli speciali per svuotarle, parrucche, lanterne e bombolette per tingersi i capelli. La scuola sta predisponendo la mappa delle case che distribuiranno dolci e ha già organizzato la spirit week, durante la quale si andrà mascherati da “time- travel” , e questo tema non so proprio come interpretarlo, da super eroi, in pigiama, fino all’ultimo giorno quando si indosseranno i costumi di Halloween. Ma le streghe alle finestre o i gruppi di zucche davanti alla porte d’ingresso sono nulla rispetto a quello che apparirà l’ultima settimana di ottobre quando i giardini si trasformeranno in luoghi lugubri e dai rami degli alberi oscilleranno pupazzi orripilanti.
Intanto io sogno di incantare una zucca con cui sfrecciare davanti alla caserma della polizia: raggiungetemi se ci riuscite! E i poliziotti, lo so, perderebbero un mucchio di tempo a discutere sul mezzo di trasporto più adatto all’inseguimento di una zucca: Si va a cavallo? No, meglio in bici! Colleghi: qui ci vuole il motorino! Niente discussioni: Prendiamo i roller! E perché non il monopattino? E passerebbero da un mezzo all’altro scontrandosi a vicenda senza spostarsi di un passo, mentre io mi sarò già dileguata nella nebbia.

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Per sempre     14-09-2008  

David Foster Wallace è morto. E io volevo scrivere qualcosa sul perché la sua morte mi abbia colpito molto. Poi mi sono messa a leggere i commenti che la gente sta lasciando qui e me ne è passata la voglia. Non perché sia rimasta scandalizzata dalle (poche) frasi malevole o inopportune, ma perché trovo semplicemente più interessante impiegare del tempo a capire perché certe reazioni altrui piuttosto che indagare sulle mie.

Preferisco ricordarlo, quindi, con la frase per cui un giorno, in modo del tutto casuale, mi sono imbattuta in un suo racconto e ho cominciato a leggerlo:
Per tutta la vita sono stato un impostore. E non esagero. Ho praticamente passato tutto il mio tempo a creare un’immagine di me da offrire agli altri. Più che altro per piacere o per essere ammirato. Forse è un po’ più complicato di così.

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E alla fine il risultato non cambia     10-09-2008  

Una differenza che passa tra un ingegnere aerospaziale e un fisico é che se interrompi il primo mentre sta parlando del più e del meno per domandargli: ma tu sei un fisico? Quello ti risponde: no, sono ingegnere e prosegue il suo discorso. Se scambi il fisico per ingegnere invece, quello sgrana gli occhi, ride finto, scuote la testa e ti dice risentito: Sono un fisico, io! E si dimentica di cosa stava parlando.
Un’altra differenza è che su tu chiedi all’ingegnere aerospaziale di spiegarti come funziona il cielo, quello attacca a parlare, ti riempie di concetti, di esempi, di rimandi, di calcoli che sono stati fatti e che dovrebbero essere fatti e tu non capisci nulla, anche se rispondi, cioè io rispondo: più o meno credo di aver capito.
Il fisico invece:
Io: ma allora ci sarà il Bang e verremo risucchiati tutti?
Fisico: Ah, ah!
Io: posso stare tranquilla?
Fisico: Ah, ah!

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Forse è la primavera     28-04-2008  

Sabato sera avevo un appuntamento alle undici, ma verso le nove mi è venuta una botta di noia pazzesca, e non sapevo proprio cosa fare, così ho pensato di vestirmi e truccarmi in anticipo ma in quindici minuti l’operazione di allestimento si è conclusa e ho avuto il riflesso condizionato di quando soffro di queste botte di noia, di solito mi capitano all’aeroporto e reagisco entrando nella profumeria e spruzzandomi profumi e spalmandomi creme fino a che la noia mi passa, e così ho fatto anche sabato, mi sono cosparsa di essenze, profumi dolci e aspri, ma nulla da fare: la noia ancora non se ne andava. Allora mi sono guardata intorno in cerca di un’idea e ho visto il cane che dormiva. Ecco che faccio, mi sono detta, lo porto a fare una passeggiata. E così sono andata lì, gli ho agitato il guinzaglio davanti al muso, gli ho ripetuto tre o quattro volte: andiamo! Alla fine ha emesso un sospiro, si è alzato e si è diretto verso la porta.

Stava iniziando il crepuscolo e subito mi sono ben disposta. Invece al cane del crepuscolo non importava nulla, quello che gli interessava era solo tornare a dormire e faceva un passo ogni tre minuti. E va bene, mi sono detta, vado a casa e innaffio il prato anche se già l’ha innaffiato l’irrigatore, ma un po’ d’acqua in più non può che fargli bene, ed ero a pochi metri dal cancello quando ho incrociato un abitante di CameliaHof che si è fermato per accarezzare il cane, il cane si è risvegliato e si è messo a saltellare e ad agitare la coda, però io non c’avevo voglia di rispondere alle solite domande, come si chiama il cane, quanti mesi ha, sempre per la faccenda della noia, e così tiravo impercettibilmente il guinzaglio, il tipo deve aver intuito che avevo fretta e non lo ha accarezzato più.
Bye, gli ho detto, e lui, invece di rispondere al saluto, mi ha detto con un sorriso che mi è parso trattenesse una risata: c’è uno strano profumo nell’aria stasera. Forse è la primavera.
Può essere, gli ho risposto io e di colpo mi è passata la noia e mi è venuta un’idea di come impiegare quell’ora prima dell’appuntamento e mentre aprivo la porta d’ingresso pensavo che basta una battuta per salvare il mondo, e va be’, il mondo ero io, comunque ormai mi era tornato il buonumore e ho fatto un sacco di cose in quei sessanta minuti, alla fine sono uscita e a un certo punto della serata qualcuno ha fatto una battuta su un certo argomento e certe persone e mi sono ricordata della faccenda delle battute che potrebbero salvare il mondo, non il mondo inteso come “io” perché ormai mi era tornata l’allegria, ma il mondo che comprende tutti, e ho pensato che questo genere di battute, come quella che avevo appena sentito, l’affossava invece, perché era stata detta con il sottinteso: non ci capisco niente, non m’interessa capire e quelli che ci capiscono su questa cosa sono degli idioti perché si potrebbe vivere anche senza.
Era, insomma, una battuta contro la conoscenza, e mi sono rattristata un po’, ma solo un poco, perché poi mi sono accorta che non aveva riso nessuno e nemmeno sorriso.

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Houston, abbiamo un problema     29-02-2008  

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Sono circondata da cervelli che programmano di andare su Marte, eppure, quando mi occorre, non trovo mai nessuno in grado di risolvere i piccoli problemi tecnici miei.
E non c’è nulla da fare: io gli indico il punto, ma loro seguitano a guardare lo spazio bianco.

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Chi lo sa?     11-12-2007  

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Qual è l’etimologia della parola Amsterdam?
Dove veniva fatta questa domanda alle otto circa di ieri sera?
Alla radio o alla tivù?
E se era alla tivù, era una tivù locale o nazionale? E cosa si vinceva? Un panettone, una partecipazione come pubblico a una nota trasmissione televisiva, un diamante o un safari in Tanzania?
Una cinquantina di persone nell’arco di dieci minuti ha cercato la risposta sul mio blog e l’ha trovata. Chissà se poi qualcuno è riuscito a farla, la telefonata. Nel caso uno dei cinquanta fosse riuscito, dico che mi spetterebbe almeno un’uvetta mentre una fetta andrebbe alla commentatrice che l’aveva posta, e almeno due a quella che aveva risposto.
E comunque, come direbbe Lo: che baroni che siete.

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