Ieri al vivaio ho comprato primule, ciclamini, begonie, due piccole orchidee e un ulivo alto poco meno di un metro. Se continuo a vivere qui, le piante finiranno per superare numericamente i libri.
In effetti manca ancora un po’ al sorpasso e il loro aumento è rallentato dal fatto che sono meno poliedriche dei libri: per dire gli Einaudi a copertina rigida hanno per anni svolto la funzione di sostegno del letto. Un mese fa è stato rimontato il piolo e sono tornata a dormire parallela al pavimento e all’inizio mi mancava qualcosa e mi giravo e rigiravo senza riuscire a prendere sonno, poi mi sono abituata.
Comunque tornando alle piante e a i libri, credo che quando le prime prevarranno sui secondi sarà una buona cosa. Per dire, quando qualcuno mi chiede guardando i libri: “ma li hai letti tutti?” Mi sento un po’ a disagio ed esito nella risposta. Vorrei dare quella giusta. Invece, ogni volta, mi pare di cogliere una delusione nel viso del mio ospite sia che risponda sì, no, la maggior parte. Con le piante invece mi chiederanno: “le innaffi tutte?” Oppure: “le innaffi tutti i giorni?” Insomma mi pare una domanda più semplice a cui rispondere.

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Ma non era Svevo Bandini, ero io     09-02-2010  

Ieri stavo andando con la cana al parco e pensavo alla faccenda dei traduttori vocali. Esistono dei telefoni con cui puoi chiamare un arabo o a un cinese e parlargli nella tua lingua e quello, il telefono, traduce in arabo e in cinese. Stanno sperimentando anche dei traduttori con cui puoi parlare direttamente alle persone, però bisogna pronunciare le frasi per bene, altrimenti viene fuori un pasticcio, e al momento ne traducono un numero limitato. Così immaginavo che a un certo punto questi traduttori sarebbero stati perfezionati e diventavano come un ipod, o meglio il contrario di un ipod e io mi mettevo gli auricolari, accendevo il traduttore e ascoltavo quello che la gente diceva. Pensavo che era proprio una bella invenzione e che me la sarei comprata subito.
Intanto arrivavo al parco, lasciavo il sentiero e costeggiavo, come faccio sempre, un tratto del canale passando sotto i salici giganti, che in inverno sembrano un po’ gli alberi delle streghe. Riprendevo il sentiero e mi dicevo: per esempio adesso l’avrei acceso. Guardavo al centro del parco e pensavo: no, l’avrei tenuto spento, per non consumare la batteria. E subito dopo mi chiedevo: ma dove sono tutti? C’era soltanto una taccola, dall’aspetto un po’ desolato, che beccava una pozzanghera ghiacciata.
Allora mi accorgevo del freddo intenso, delle dita che mi facevano male, dei piedi che non sentivo più. Facevo dietrofront, aprivo e chiudevo le mani, mi sforzavo di immaginare il traduttore: niente da fare. Sentivo solo il freddo e quello che riuscivo a vedere per distrarmi un po’ erano le slitte trainate dai cani o la steppa della Mongolia a cinquanta gradi sotto lo zero. Acceleravo il passo e provavo ancora ed eccola lì, la frase che mi gira sempre per la testa: avanzava, scalciando nella neve profonda.

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Dal tabaccaio, a fare esercizi.     01-02-2010  

Sabato mattina avevo un’ora da far passare nella piccola strada commerciale del paese di W. c così, per un po’, sono rimasta a guardare i commercianti che spargevano il sale davanti alle vetrine, i bambini sugli slittini, i cani che aspettavano fuori dai negozi, le persone che si salutavano o chiacchieravano negli angoli. C’era il sole ed era tutto bianco: bello. Dalla pasticceria veniva fuori un buon odore di caffè, ma come si sa, e io lo sapevo, non sempre quello che sembra è, quindi ho proseguito. Ho tirato fuori la telecamera, ho ripreso i grovigli di biciclette con i sellini sepolti dalla neve, i mazzi di tulipani rossi e gialli nei secchi, le arance, le albicocche, l’uva sistemate nelle cassette come oggetti preziosi, stavo per inquadrare i gioielli veri nel negozio a fianco, ma poi ho pensato: “meglio di no”. Ho spento la telecamera, ho guardato l’orologio: erano passati solo quindici minuti. Ho avuto un’illuminazione: comprerò il giornale.
“Un pacchetto di sigarette, una penna e Repubblica”, ho detto in inglese alla commessa.
“Otto euro e venti” mi ha risposto lei in italiano.
Ho pagato e mi sono messa di lato.
“Un pacchetto di sigarette, per favore” ha detto il tipo dopo di me in italiano, ma non era italiano, era olandese. Poi ha riso, tutto contento.
“Quattro euro e venti”, ha risposto la commessa in italiano.
“Io compro questo giornale, prego” ha detto quello che veniva dopo. Ha riso pure lui, con certi occhietti molto soddisfatti.
Li ho lasciati ai loro esercizi e sono andata a sedermi su una panchina sgombra dalla neve. Ho letto un articolo sull’amicizia ai tempi del pallone e ai tempi di facebook di Alessandra Baricco.  Siccome non voleva essere retorico, dopo aver citato un paio di volte il suo ultimo libro, aver descritto quanto fosse bello ai suoi tempi giocare a pallone, Baricco finiva il suo pezzo senza concluderlo.
Poi mi sono stancata di leggere e allora mi sono messa a pensare che poco prima anche dal tabaccaio era mancata la conclusione.  Mi sono detta che sarebbe stato carino che il terzo fosse stato un italiano che comprava  il  de Volkskrant  e lo domandava, che ne so: in spagnolo.
E’ che alla realtà, certe volte, manca qualcosa proprio come alla scrittura che la racconta.

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Due     16-12-2009  

La prima
Sono passati più o meno sei anni da quando ho aperto il blog e non ho mai avuto problemi con i commenti, a parte un fan di Radio Maria che di notte si ubriacava e veniva a lanciarmi i suoi anatemi e a qualche incursione offensiva da parte di quelli convinti di vivere nel Paese di Bengodi che, secondo loro, sarebbe l’Olanda.
Da un paio di mesi in qua la situazione è cambiata e sono cominciati ad arrivare commenti di stampo fascista.
Vabbè, nessuno stupore per questo. Ciò che mi stupisce è che questi esseri, che non c’hanno una mazza da fare e, immagino, un fegato che scoppia, lasciano una traccia. Ma è una traccia sbagliata che conduce a qualcuno che non c’entra affatto. Usano nick altrui, e/o pezzi di post altrui che poi stravolgono in negativo. In questo modo insultano da una parte e incolpano dall’altra. Oppure non hanno fantasia per trovarsi un nick o scrivere un commento da soli e così copiano.
Così, per un po’ ho deciso di mettere i commenti in moderazione.
La seconda
Mi sono andata a guardare le previsioni del tempo e ho visto che da sabato comincerà a nevicare. E io domenica parto per Roma. Questo non doveva succedere, ecco.

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Mi pare che i blog delle Super Mamme  stiano superando numericamente  i blog  degli scrittori in erba, stagionati e Lulùstyle. BlogBabel dovrebbe prenderne atto e istituire una classifica anche per loro.

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Previsioni     25-08-2009  

Un paio di settimane fa, ma avendo cambiato luogo mi sembra che sia ormai passato un anno, camminavo per il sentiero che porta al mare con una mia amica, nonché compagna di liceo e che si occupa di Matematica per lavoro e nel tempo libero, e le domandavo: ma ci sono più probabilità che io azzecchi la combinazione del superenalotto o che scriva un bestseller?
E lei mi rispondeva: che tu scriva un besteseller, senza dubbio!
Ah, rispondevo io. E fissavo il mare e le colline intorno e respiravo l’aria da bestseller.
Però poi aggiungeva: come ci sono più probabilità che io scriva un bestseller piuttosto che indovini i numeri vincenti.
Sulla matematica?
No, un romanzo.
Ah, e restavo un po’ delusa.

*********
Pare che sia in arrivo una tempesta.  S’abbatterà sulla costa inglese e colpirà anche l’Olanda in forma meno violenta. Al momento è tutto immobile e il cielo ha tutte le sfumature del grigio: la quiete prima della tempesta.

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Tra le sei e mezza e le nove di stamattina, mentre facevo un numero incredibile di cose, pensavo che mi sarebbe piaciuto avere un programma in cui introduci certi dati e poi quello fa l’elaborazione e ti svela il luogo ideale per andare a vivere. La maggior parte degli expat di qui sa già dove vorrebbe andare nel futuro, anche i più giovani, anche quelli che non farebbero immediatamente le valigie per un’altra destinazione. Mi raccontava una expat che fa un trasferimento ogni due o tre anni che spesso quelli come lei decidono di vivere nella campagna fuori Bruxelles. Lei però aveva scelto un’isola della Grecia, ma perché era, è, usando la frase di un tassista: una che ha la fortuna di poter parlare con il mondo, una, cioè, che conosce bene cinque o sei lingue. Ma anche lei come Lo pensava che non gliene importava nulla di parlare con il mondo ma solo con i suoi amici. Comunque, mentre passeggiavo con la cana, cominciavo a immettere i dati nel mio programma immaginario: dato numero uno mare vicino, dato numero due piste ciclabili, dato numero tre prati alberi e fiori, dato numero quattro montagne lontane, dato numero cinque polizia che si annoia, dato numero sei amici e parenti vicini, poi la cana si fermava e anch’io.

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Forse dovrei vivere a Madrid     21-01-2009  

Ieri pomeriggio dopo aver guardato alcuni gruppetti di americani guardare la tivù nella caffetteria della scuola,  mi incamminavo verso il viale di uscita dove venivo fermata da una persona che mi diceva: sei Alessandra? Ti conosco, cioè sono amica di una persona che ti conosce.
Poi questa persona mi raccontava qualcosa e a un certo punto mi diceva che stava seguendo un corso di olandese avanzato.
Io non ho mai seguito corsi, rispondevo io.
Io sono costretta,  continuava lei e mi spiegava perché.
Tornando a casa contavo le parole di olandesi che so e mi accorgevo che non superano una decina. Pensavo anche che per la prima volta sabato scorso, a un concerto, mi sarebbe piaciuto capire cosa stesse dicendo quello che presentava il gruppo. Battute, dato che il pubblico rideva. Pensavo ancora che se le avessi capite quelle parole non avrei riso, perché è rarissimo che io rida per delle battute programmate.
Poi stamattina parlavo in spagnolo con un’altra persona, be’ metà spagnolo e  metà italiano, e provavo a contare le parole spagnole che conosco e non finivo mai di contarle,  e dopo ancora mi fermavo a salutare due olandesi  e mi parlavano in inglese e mi ripetevano anche le stesse frasi in olandese, e io dicevo: ho capito! Ma quando tornavo a casa avevo già dimenticato gli incastri delle lettere e i relativi suoni.

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Si può non si può     19-01-2009  

Si può avere un giardino senza foglie morte ed erbacce, con qualche pianta che viene su come gli pare, ma per cui  si può sempre tentare di sostenere: è voluta! e  delle cinciallegre che hanno apprezzato la nuova casetta di legno inchiodata alla betulla e la ispezionano per la covata futura e poi sfoggiare unghie con uno smalto impeccabile senza orrendi punti in cui è saltato?
E’ difficile ma si può.
Si possono rimettere a fuoco i dettagli di un romanzo finito da un anno, dettagli che riguardano quattro Paesi lontani tra loro, e ragionare sulla trama di uno di cui si è appena terminata la prima stesura e che non ha nulla in comune con il precedente?
E’ un’impresa complicata ma è possibile anche questa.
Si possono avere due case contemporaneamente, dove con case si intendono luoghi in cui si vive? Ecco, queste, me lo vado ripetendo da anni, sarebbe meglio non averle.

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A casa!     11-01-2009  

con i prati che sembra che abbia nevicato invece è ghiaccio e c’è pure una civetta nel giardino, nessun comò, nessuna figlia, i dottori poi stanno a Roma, anzi le dottoresse, una di loro mi ha visitato proprio stamattina in una stanzetta di un sotterraneo di un ospedale, anche se oggi era il suo giorno libero e senza onorario ovviamente (ovviamente?).  Il termometro dice meno quattro, Emme mi ha raccontato che oggi a Leiden pattinavano sul canale principale, vecchi bambini e qualcuno appoggiandosi a una sedia, poi sull’aereo ho incontrato l’hostess più gentile del mondo e subito mi è venuto il pensiero che fosse gentile perchè amante dei cani, poi mi sono detta: è gentile e basta.

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