Per sempre     14-09-2008  

David Foster Wallace è morto. E io volevo scrivere qualcosa sul perché la sua morte mi abbia colpito molto. Poi mi sono messa a leggere i commenti che la gente sta lasciando qui e me ne è passata la voglia. Non perché sia rimasta scandalizzata dalle (poche) frasi malevole o inopportune, ma perché trovo semplicemente più interessante impiegare del tempo a capire perché certe reazioni altrui piuttosto che indagare sulle mie.

Preferisco ricordarlo, quindi, con la frase per cui un giorno, in modo del tutto casuale, mi sono imbattuta in un suo racconto e ho cominciato a leggerlo:
Per tutta la vita sono stato un impostore. E non esagero. Ho praticamente passato tutto il mio tempo a creare un’immagine di me da offrire agli altri. Più che altro per piacere o per essere ammirato. Forse è un po’ più complicato di così.

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Riprendiamoci il Paese     04-09-2008  

Tutti gli italiani infatti si possono dare dei “fascisti” a vicenda, perché in tutti gli italiani c’è qualche tratto fascista (che, come vedremo, si spiega storicamente con la mancata rivoluzione liberale o borghese); tutti gli italiani, per ragioni ovvie, si possono dare a vicenda dei “cattolici” o dei “clericali”. Tutti gli italiani, infine si possono dare a vicenda dei “qualunquisti”. E’ ciò che appunto ci riguarda in questo momento. Non perché io e te abbiamo rotto quello che dovrebbe essere ormai il tacito patto tra persone civili, consistente nel non darsi mai dei “fascisti” o dei “clericali” o dei “qualunquisti” a vicenda, ma perché sono io stesso che mi accuso, qui, di un certo qualunquismo. Che cos’è che io vedo (qualunquisticamente) accomunare “una signora fascista e un extraparlamentare, un intellettuale di sinistra e un marchettaro”? E’ una terribile, invincibile ansia di conformismo.
Succede spesso, in questa nostra società, che un uomo (borghese, cattolico, magari tendenzialmente fascista) accorgendosi consapevolmente e inconsapevolmente di tale ansia di conformismo, faccia una scelta decisiva e divenga un progressista, un rivoluzionario, un comunista: ma (molto spesso) a quale scopo? Allo scopo di poter finalmente vivere in pace la sua ansia di conformismo. Egli non lo sa, ma l’essere passato con coraggio dalla parte della ragione (uso qui la parola ragione contemporaneamente in senso corrente e in senso filosofico) gli permette di sistemarvisi con le antiche abitudini che egli crede rigenerate, reificate. Mentre non sono altro, appunto, che l’antica ansia di conformismo. Ciò durante questi trent’anni postfascisti ma non antifascisti è sempre accaduto. Ma le cose si sono aggravate dal 68 in poi. Perché da una parte il conformismo, diciamo così ufficiale, nazionale, quello del “sistema”, è divenuto infinitamente più conformistico dal momento che il potere è divenuto un potere consumistico, quindi infinitamente più efficace – nell’imporre la propria volontà – che qualsiasi altro potere al mondo.”

….

“Ora, uno dei luoghi comuni più tipici degli intellettuali di sinistra è la volontà di sconsacrare e (inventiamo la parola) de-sentimentalizzare la vita. Ciò si spiega, nei vecchi intellettuali progressisti, col fatto che sono stati educati in una società clerico-fascista che predicava false sacralità e falsi sentimenti. E la reazione era quindi giusta. Ma oggi il nuovo potere non impone più quella falsa sacralità e quei falsi sentimenti. Anzi è lui stesso il primo, ripeto, a voler liberarsene, con tutte le loro istituzioni (mettiamo l’Esercito e la Chiesa). Dunque la polemica contro la sacralità e contro i sentimenti, da parte degli intellettuali progressisti, che continuano a macinare il vecchio illuminismo quasi che fosse meccanicamente passato alle scienze umane, è inutile. Oppure è utile al potere.
Per queste ragioni sappi che negli insegnamenti che ti impartirò, non c’è il minimo dubbio, io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istituito. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi autonomi adoratori di feticci.”
Pier Paolo Pasolini – Lettere Luterane

Pasolini non poteva sapere che nel 2008 la Chiesa avrebbe imparato a vestire Prada e l’arte del presenzialismo, dello spettacolo. A usare i i nuovi mezzi di comunicazione per rubare il cuore.
La società clerico- fascista è tornata.
E quelli che non sono caduti nelle reti dei preti – ma che ne subiscono comunque le decisioni – come stanno reagendo? C’è un atteggiamento comune? A me, dal mio punto di osservazione (che mi salva? no, nessuno è senza colpa per usare una parola con cui siamo cresciuti) pare che si possa rintracciare nello sbeffeggiamento o nel piagnisteo, ma che di concreto accada ben poco. E con questo atteggiamento si (mi) mettono “l’anima in pace”. Che fare? Denunciare, scriverne, manifestare, opporsi? In parte è stato fatto e si fa, ma è evidente che non è sufficiente. Non può considerarsi una vittoria se una rana resta dove sta. E’ una sconfitta, invece, questa.
E allora? Allora bisogna combattere. Vincerli in quello che rappresenta uno dei cavalli di battaglia della Chiesa: l’assistenza ai deboli, ma anche, vedendo quello che accade qui in Olanda, regalare un pezzo del proprio tempo insegnando cose che sappiamo fare in altri settori. Far passare il pensiero che si agisce per proprio conto, per conto dell’uomo, e non nel nome del divino.
Smettere di fare i de-sentimentalizzati o le vittime. Riprendersi il Paese.
Mi rendo conto che queste parole scritte dal posto dove mi trovo suonino un po’ grillesche. Lo so lo so so. E vorrei tornare prima o poi.

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Era anche umano, dunque     05-06-2008  

Sam amava suo padre e ci raccontò parecchie volte, dettagliatamente, delle lunghe passeggiate che facevano insieme; termini quali ginestra e ginestrone erano ricorrenti nel suo vocabolario, parte indelebile del paesaggio della sua infanzia e della sua opera. Ma ci raccontò anche di quando, da ragazzo, suo padre gli insegnò a nuotare. Per imparare, Sam dovette tuffarsi dagli scogli di Sandycove nelle fredde acque del mare. Suo padre, da sotto, gli tendeva le braccia, dicendogli: “Salta. Fidati di me”. E, per quanto terrorizzato fosse, si tuffò, ma ricordava ancora l’altezza e la paura, e ripeteva le parole del padre: “Salta. Fidati di me”. Quell’iniziazione e quelle parole rimasero per sempre dentro di lui e il suo tono di voce dimostrava quanto profondamente lo avesse segnato.

da Com’era - Un ricordo di Samuel Beckett- di A. Atik
Samuel Beckett ritratto da A. Arikha

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Kafka andava alle presentazioni     06-05-2008  

“Bernhard Kellermann ha letto in pubblico. “Alcune mie cose inedite”: così incominciò. Pare una cara persona, capelli ritti quasi grigi, tutto raso con fatica, naso appuntito, la carne delle guance si muove spesso su e giù come un’onda sopra gli zigomi. E’ uno scrittore mediocre con buone pagine (un uomo esce nel corridoio, tossisce e guarda in giro che non ci sia qualcuno), anche un uomo onesto che vuole leggere ciò che ha promesso, ma il pubblico spaventato dalla prima storia intorno a un istituto neuroterapico, non lo lasciò fare; annoiati dal modo di leggere, i presenti, nonostante la misera tensione del racconto, se ne andavano uno dopo l’altro, con uno zelo come se la lettura avesse luogo nella sala accanto. Quando, dopo il primo terzo della storia, prese un sorso d’acqua minerale, una quantità di gente andò via. Egli rimase perplesso. “Siamo subito alla fine” mentì addirittura”…“dopo di che lesse una fiaba che aveva dei passi i quali avrebbero autorizzato chiunque a partire dal punto estremo della sala e a scappar via attraversandola e passando sopra a tutto l’uditorio”

“La strada dell’abbandono di W. Fred. Come si scrivono libri di questo genere? Un uomo che in piccolo riesce a fare cose di valore, stiracchia qui il suo talento nelle proporzioni di un romanzo, in un modo così meschino che uno si sente venir male, anche se non dimentica di ammirare l’energia impiegata nel maltrattare il proprio ingegno.”

Ieri, quando ho letto questi brani, sono scoppiata a ridere. Per queste due frasi: “E’ uno scrittore mediocre con buone pagine” e “stiracchia qui il suo talento nelle proporzioni di un romanzo, in un modo così meschino che uno si sente venir male”. Però la prima, riconsiderata nel sole del mattino, è terribile.

Diari, 1910

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E’ stato allora     03-04-2008  

Siamo precisi quando scegliamo le persone da amare, specialmente quando scegliamo quella sbagliata. C’è un istinto, una forza magnetica o un’antenna che punta verso ciò che non potrà mai andare bene. La persona sbagliata é, naturalmente, giusta da qualche punto di vista – brava a punirci, opprimerci, umiliarci, buttarci giù, lasciarci quasi morti o, cosa peggiore di tutte, a darci l’impressione che non sia quella sbagliata, ma anzi sia quasi quella giusta, e lasciarci quindi nel limbo dell’amore.

Mezzanotte tutto il giorno – Hanif Kureishi

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Per sempre     19-12-2007  

david_foster_wallace.jpgInsolitamente ieri ho letto un racconto di David Foster Wallace, insolitamente perché di Wallace ho quasi tutti i libri, uno perché mi è stato regalato, uno perché non l’ho comprato io, un altro perché era in offerta a tre euro, e via di seguito, e non ne ho letto nemmeno uno, ho fatto qualche tentativo ma poi il linguaggio che usa mi distrae, mi annoia, mi respinge e non riesco a seguire la trama. Poi è successo che Oblio è caduto dal ripiano della libreria, l’ho raccolto, l’ho aperto a metà, ho letto questo incipit: Per tutta la vita sono stato un impostore. E non esagero. Ho praticamente passato tutto il mio tempo a creare un’immagine di me da offrire agli altri. Più che altro per piacere o per essere ammirato. Forse è un po’ più complicato di così.
E sono andata avanti. Il finale non l’ho ben capito, mi sono distratta ancora, e lo rileggerò, però la distrazione stavolta non è stata causata dalla forma, ma da una frase che mi ha sorpreso come quando sei incantato su qualcosa e qualcuno, per riportarti dentro, schiocca le dita.
Stanotte mi sono svegliata all’improvviso, colpa del termosifone che mi ero dimenticata di spegnere, delle polpette di ceci del negoziante turco, del piolo del letto che s’era inclinato di nuovo e mille altri motivi che potrei trovare, per esempio anche quello di un pettirosso che pesa sedici grammi e come ci si sente con un peso di sedici grammi?, ma alla fine, se si ha un po’ di pazienza, si può risalire alla causa che ne trascina altre mille, e la causa era una frase che ho letto a un certo punto del racconto che era: La realtà è che morire non è brutto, ma dura per sempre. E per sempre non rientra nel tempo.
Ho sempre ragionato sulla morte collegandola al vuoto, a uno spazio che prima era occupato e improvvisamente si libera, dando per scontato quel “per sempre”.
E ora devo rivedere tutto.

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Appartamento ad Atene     28-11-2007  

I tedeschi invadono la Grecia e Atene.
Nel 1943 la carestia è tremenda e la Croce Rossa decide di aiutare un bambino a famiglia: viene selezionato quello più forte, quello che ha più probabilità di farcela e le razioni di latte, le vitamine, sono date solo a lui, di nascosto dai fratelli.
L’anno precedente, una famiglia, la famiglia Helianos, viene scelta per ospitare un ufficiale tedesco e da quel momento i loro parenti li schiveranno, ma la signora Helianos, che ha perduto il figlio più grande sull’Olimpo e ha un fratello disperso, tira un sospiro di sollievo. S’illude che ospitare un ufficiale le permetterà di avere razioni di cibo per i suoi bambini, un ragazzo piccolo e magro e una bambina quasi autistica, ma la convivenza con il maggiore Kalter si rivela terribile, annulla il pensiero, le emozioni, li trasforma in macchine al suo servizio.
Il signor Helianos, che prima della guerra faceva l’editore, ha un forte spirito di osservazione, è riflessivo e tranquillo e riesce ad assorbire il colpo della trasformazione, la signora Helianos è fragile, di costituzione debole, distrutta dall’occupazione e dai suoi effetti, non va più a fare la spesa perché è terrorizzata dalla possibilità di vedere cadaveri nel tragitto, si rifugia in immaginazioni che sono a un passo dalla follia. Tra e lei e suo marito nasce un nuovo rapporto, che non è più quello che c’è tra un uomo e una donna, nel passato il marito la dominava con la sua superiorità intellettuale e lei glielo consentiva, ma è la complicità di due prigionieri che tentano di sopravvivere. La notte, in cucina, su una brandina dove dormono abbracciati, si sussurrano gli avvenimenti della giornata, prevedono quelli del domani. Sembra che non cambi nulla, che resterà così per sempre, il mondo occupato dai nazisti, quella casa, e invece le relazioni si modificano, tra la signora e il signor Helianos, con Kalter, il ragazzo sembra calmarsi un po’, riesce a far meno rumore, la bambina dice qualche parola, e un cane, a cui il maggiore fa portare gli avanzi dei suoi pasti, muore, e il signor Helianos pensa che: da lungo tempo non sentiva parlare di qualcuno che fosse semplicemente morto; solo di persone uccise. Non era la stessa cosa. Un morto ammazzato suscita rabbia, a volte disperazione; in altri casi dà speranza.
Anche nel miglioramento della vita in casa che si verifica a un certo punto, la signora Helianos continua a essere sopraffatta dal buonsenso del marito, dall’imprevedibilità del nemico che è costretta a servire: Naturalmente non erano i tedeschi in generale o Kalter in particolare a metterle la nausea: nulla di ciò era realtà e lo sapeva bene. A nausearla era il suo stesso odio, e la spossatezza che le dava il fatto di essere dominata e sviata e disgustata e resa ridicola dall’odio, senza mai poter dimenticare;
Per una serie di accadimenti, un giorno la signora Helianos si ritrova sola, nella piccola cucina, dopo un tempo immemorabile che non lo era più, la sua mente è ormai prosciugata dal dolore, dalla paura, dalla fame, il suo cuore perde i battiti, pare che non possa sostenere più nulla, soprattutto questa solitudine non prevista e invece:
In ogni caso, al diavolo le faccende, adesso! Si disse. Non aveva più padroni: né il potente perfido pigionante, né il suo caro sciocco marito. Ora, per qualche minuto, prima che i figli venissero a casa per mangiare la loro crosta di pane, se la sarebbe presa comoda e avrebbe guardato a suo piacimento i tetti di Atene.
Quando ho letto questa frase, ho pensato: ecco, questo Wescott è un genio. Un indovino di quello che c’è dentro la testa.
E ciò che è incredibile è che questo romanzo fu pubblicato nel 1945.

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Eh, Fedor, se non ci fossi tu     29-10-2007  

Io non solo non ho saputo diventare cattivo, ma non ho saputo diventare niente: né cattivo né buono, né furfante né onesto, né eroe né insetto. E ora vivo nella mia tana facendomi beffe di me stesso, con la maligna e vana consolazione che d’altronde un uomo intelligente non può diventare sul serio “qualcosa”, solo uno stupido diventa qualcosa.

E del resto: di che cosa può parlare una persona per bene con il massimo piacere ?
Risposta: di se stessa.
E allora parlerò di me.

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La mia Olanda     19-10-2007  

De ochtend dat het konijn verliefd werd op de klokkentoren.
E’ il titolo di un racconto che ho scritto io.
Be’, non proprio. Io non ci riuscirei mai a scriverlo e soprattutto a pronunciarlo correttamente, nemmeno se mi esercitassi per cent’anni. Ho la dislessia per le lingue. Incapacità che si presenta con una caratteristica bizzarra: è legata al mio interlocutore. Se chi ho davanti m’incuriosisce molto o se mi ha fatto arrabbiare allora mi dimentico di lei e le frasi corrono veloci. Ma ciò si verifica solo con l’inglese. Con l’olandese non c’è proprio nulla da fare. Ci hanno provato in tanti in questi anni, dalla commessa del supermercato al medico della mutua, ma sono proprio senza speranza: le parole non mi escono come dovrebbero.
Comunque domani sera ,ad Amsterdam, c’è questa festa.
Un’intervista a Marina Warners si può leggere qui.
Nei commenti un certo Dege scrive: ci sono centinaia di corsi di scrittura creativa, ma non c’è un solo corso per librai intelligenti. ah, quanti “smerciatori di libri” dovrebbero andare a lezione da Marina d’Olanda, la Sylvia Beach dei nostri tempi.

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La vergogna delle scarpe nuove     24-07-2007  

E dopo mi arriva una lettera che me ne arrivano tre o quattro all’anno, di lettere così, di qualcuno che mi scrive stupito del fatto che io scrivo come loro. A leggere queste lettere a me non sembra, di scrivere come loro, solo loro sono sconvolti da questa scoperta che hanno trovato uno che scrive come loro vorrebbero iniziare una corrispondenza solo che io cerco sempre di non rispondergli, a questi che io scrivo come loro, ho risposto solo a un paio di loro che mi sono pentito adesso registro soltanto questo fatto che tre volte l’anno mi scrive qualcuno che all’improvviso, di solito glielo dicono, che all’improvviso scoprono che io scrivo come loro e poi si sveglia l’Irma e poi le do da mangiare e poi tener dietro all’Irma fino al ritorno di Francesca è estenuante ci addormentiamo insieme abbracciati nel letto come vede Francesca l’Irma si volta verso di me mi fa totò ci resto malissimo.

A me succede invece che dopo aver letto qualche pagina di un libro di Nori, ho l’effetto Nori,che dura circa un’ora, cioè penso nella forma in cui lui scrive. Anche Saramago, quell’unico libro che ho letto, mi influenzava la forma del pensiero, mi veniva da pensare senza respiro, ché tutte quelle frasi spezzate da virgole mi facevano dimenticare le pause, ma a differenza dell’effetto Nori, l’effetto Saramago m’infastidiva alquanto.

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