L’uomo che sussurrava alle stelle     25-11-2009  

“La parodia è un buon sistema per digerire la realtà”.
Scostò la sedia, consumando tempo.
Si chiese se gli convenisse fingere di lavorare al computer  mentre aspettava di essere chiamato all’ultimo piano.
Oppure doveva guardarsi intorno con l’espressione sorpresa? Perché non aveva riflettuto sul fatto che ci potesse essere un raduno degli impiegati? Perché non aveva chiesto delucidazioni in merito a Saccapani?
Perché era rimasto sconcertato dal suo discorso, ecco perché. Per la posizione diversa in cui si sarebbe trovato.
La diversità procura grane e Tonino Pinna desiderava essere uguale a tutti. Uguale in superficie, ovvio. E invece quel finesettimana era stato risucchiato dai vecchi e nuovi problemi familiari.
“Perché, perché, perché. Me lo dite voi che cosa devo fare?” Domandò alla costellazione dell’Orsa Maggiore del salvaschermo. Con tutti questi quesiti insulsi iniziava già a dolergli la testa. Ogni giorno un male, non la scampava mai.
Soffiò via le particelle di gomma da cancellare dal ripiano della scrivania.
“Cancellare…”
E partì come una Mini Cooper per l’ennesima riflessione.

Categorie: La scelta

[ 0 commento(i) ]

Da I Miserabili
Forse i lettori hanno conservato, fin dal suo primo apparire, qualche ricordo di questa Thénardier alta, bionda, rossa, grassa, corpulenta, massiccia, enorme, agile; essa apparteneva, l’abbiamo detto, a quella razza di selvagge colossi che fanno flessioni nelle fiere con ciottoli sospesi ai capelli. In casa ella faceva tutto, i letti, le camere, il bucato, la cucina, la pioggia, il bel tempo, il diavolo a quattro: come unica domestica aveva Cosette; un sorcetto al servizio di un elefante. Al suono della sua voce tutto tremava, vetri, mobili, persone. La sua faccia larga cosparsa di lentiggini sembrava una schiumarola: era anche barbuta, vero prototipo di un facchino del mercato vestito da bagascia. Bestemmiava magnificamente e si vantava di spezzare una noce con un pugno. A parte i romanzi che aveva letto, e che a tratti facevano stranamente riapparire la smorfiosa sotto l’orca, a nessuno sarebbe passato mai per la testa di dire di lei “è una donna”.

Da Delitto e castigo
Era una vecchietta minuta e rinsecchita, sui sessant’anni, con due occhietti penetranti e cattivi e un piccolo naso appuntito. Non aveva niente in capo. I capelli color stoppa, appena brizzolati, erano abbondantemente spalmati di grasso. Sul collo lungo e sottile, simile a una zampa di gallina, era attorcigliato un informe straccetto di flanella, e sulle spalle, nonostante il caldo, le ballava un giubbetto di pelo, tutto logoro e ingiallito. La vecchietta tossiva e gemeva a ogni istante.

Da Harold e Maude
“Ancora champagne!” strillò l’anziana signora Crawford e fece un rutto.
“Mamma, ti prego!” fece il signor Crawford.
“Mi spiace,” disse l’anziana signora Crawford. “Mi è parso di vedere un pipistrello”

Perché portino quella vecchia ai party, pensò la signora Chasen sedendosi davanti alla toilette e togliendosi la parrucca, nessuno riesce a capirlo. E’ praticamente rimbecillita. E’ sempre così imbarazzante, soprattutto per la famiglia, e naturalmente procura tanto da fare alla padrona di casa.
Perché non la mettono in un ospizio?

Da Revolutionary Road
“…Ti dirò che sono proprio soddisfatta della casetta di Revolutionary Road, Howard.Ti ricordi che aria spaventosa aveva quest’inverno? Fredda e buia e…be’, spettrale. “

“E poi sono così simpatici quei giovani Brace. Lei è tanto gentile e divertente, a parlarci; lui invece è abbastanza riservato. Secondo me, deve avere un ottimo posto in città. Mi ha detto” Signora Givings, non saprò mai come ringranziarla. E’ proprio il tipo di casa che abbiamo sempre desiderato..” Non poteva proprio dire una cosa più carina. E poi, sai, stavo proprio pensando: sono anni che adoro quella casetta, e queste sono le prime persone davvero adatte che sia riuscita a trovare. Persone come si deve, gradevoli, insomma”.
Il marito spostò e cambiò posizione ai piedi calzati dalle scarpe ortopediche. “Be’”, fece, “tranne i Wheeler, no?”
“Be’ intendevo persone veramente gradevoli, non so se mi spiego”, chiarì lei. “Il tipo di persone che va bene per noi. Insomma, i Wheeler mi piacevano moltissimo, ma erano sempre un tantino, …un tantino eccentrici per i miei gusti. Un po’ nevrotici, ecco…”

“Erano, ecco, due ragazzi un po’ strani. Irresponsabili. …”

In effetti la Thénardier di questa descrizione ha circa quarant’anni, ma quando l’incontrai la prima volta in una riduzione de I Miserabili per l’infanzia io ne avevo  una decina e continuo  a leggerla con gli occhi di allora.

Categorie: La scelta, Libri

[ 0 commento(i) ]
E adesso basta con i romanzi     28-04-2009  

Mentre continuo a non avere notizie di Prima che la storia finisca, se non che è stato segnalato qui, ma per fortuna stavolta c’entro per via indiretta, ho terminato un altro romanzo.
Qui il primo mezzo capitolo.
E adesso mi rileggo O’Connor,  Bachmann, Vallejo, Wolff, Yates,  alcune pagine di Bolaño e torno ai racconti.

Categorie: La scelta

[ 1 commento(i) ]
Da guasto a viscido e viceversa     07-04-2009  

Stamattina è successo un fatto insolito: il latte era andato a male. Strano, ho pensato, il latte olandese non si guasta mai. Ho rovesciato il contenuto del cartone nel lavandino, ma avrei fatto meglio a gettarlo nel secchio: era proprio solido. Ho aperto il rubinetto e fatto scorrere l’acqua, ho cercato di rompere la solidità con lo scovolino. Poi avevo altre cose da fare e ho abbandonato al suo destino quella roba compatta e tremante.
Quando sono tornata a pulire l’ho vista, la cosa che aveva fatto guastare il latte.
Un po’ lumaca ma senza antenne, un po’ fungo porcino ma senza cappello.
Indiscutibilmente viscida. Allora mi è venuto in mente di un certo personaggio di cui mi sto occupando e di cui a un certo punto ho scritto: “non credeva in dio, non aveva fede o fiducia in nulla e nessuno, a eccezione di una forza misteriosa che si sprigionava dalla natura e dagli oggetti e che, a volte, si manifestava attraverso dei segni…”

Categorie: La scelta

[ 2 commento(i) ]
Chi è Bob?     24-02-2009  

Ma perché il pulmino? Non possiamo andarci in macchina? Chiese Tonino appallottolando il gilet fluorescente.
Affittiamo un pulmino perché nessuno vuole fare Bob! E allora paghiamo uno, l’autista, che lo fa per noi. Tre euro a testa: un affare!
Bob? Chi è Bob?
Vivi in Olanda da quattro anni e ancora non sai chi è Bob? Ma questo è assurdo! Non puoi passare in apnea da un ufficio a casa tua: devi osservare, assorbire, e poi mischiarti e integrarti, altrimenti condurrai una vita di merda. Bob è lo stupido, quello che non si ubriaca.

Categorie: La scelta

[ 2 commento(i) ]
Io funziono al contrario     12-01-2009  

Oggi 12 gennaio ho terminato la prima stesura del romanzo e comincio a buttare giù una scaletta e degli appunti.
Insomma sto facendo ora quello che dovrebbe essere fatto all’inizio come suggeriscono i manuali di scrittura (che a volte sfoglio in libreria) e alcuni scrittori.
E’ impossibile per me seguire questo procedimento dal momento che i miei romanzi e i miei racconti iniziano da un personaggio, anzi dal viso di un personaggio, che si porta dietro man mano che la storia viene scritta fatti e altri personaggi. Non posso saperlo prima. E occorre tempo perché io possa immaginarli e incastrarli insieme.
E’ un po’ come mi succedeva alle elementari e alle medie con i problemi di matematica: trovavo prima il risultato e solo dopo ragionavo sui passaggi. Al liceo invece era più dura e adottavo un’altra strategia. Pensavo ai teoremi che avevo studiato fino a isolare quello che mi sembrava più adatto. Non si può certo chiamarlo ragionamento il mio modo di risolvere, ma come diceva mia nonna: non si cava sangue dalle rape.

Categorie: La scelta, dello scrivere

[ 5 commento(i) ]
Uno     28-08-2008  

Il 23 maggio, alle otto e un minuto di mattina, un uomo chiuse a chiave una porta picchiettata di buchi come se fosse stata colpita da una mitraglietta e si chinò su un water ancora puzzolente di disinfettante.
L’uomo ebbe un paio di conati e poi rimase immobile , a occhi chiusi, emettendo respiri lunghi e regolari, infine tirò lo sciacquone e uscì, schiarendosi la voce e armeggiando con la cerniera dei pantaloni.
Dopo aver controllato che il locale fosse vuoto, l’uomo sollevò il viso verso l’alto: la luce della telecamera era accesa e si domandò se la sua ’immagine fosse andata in onda o fosse stata archiviata insieme alle centinaia di altre che erano state riprese in quei minuti. In ogni caso, si disse, anche se qualcuno dei vigilanti l’avesse guardato non avrebbe avuto sospetti: era uno qualsiasi che aveva appena pisciato e soprattutto era in orario.

Categorie: Incipit, La scelta

[ 2 commento(i) ]
Dei maiali rosa e neri     28-05-2008  

Ieri ero lì che riscrivevo delle pagine e mi sono bloccata, a un certo punto, su una frase che non funzionava. La frase riguardava due capelli spessi e chiari che un tale Tonino Pinna nota su un lavandino del bagno del luogo dove lavora. S’incanta su di loro, sui due capelli intendo, e pensa che sono identici alle setole di un maiale e poi fa ( più o meno) una riflessione del genere: “il maiale perde le setole in autunno non in estate, deve essere un maiale anomalo, questo”.
Ora, uno può scrivere quello che vuole, però per quanto possibile dovrebbe sapere se quello che sta scrivendo corrisponde o meno alla realtà.
Così ho cominciato a cercare informazioni sul maiale e sulla eventuale perdita di setole, ma non ho trovato nulla, intanto mi veniva in mente la faccia di una donna che era rossa come se si fosse scottata al sole ma che invece era naturale perché l’aveva anche in inverno di questo colore. Questa donna si chiamava Lucia, ed era sempre vestita di nero per la morte di qualche parente, addirittura portava il lutto anche per quelli emigrati e morti in Australia, che non li vedeva da almeno quindici anni e da cui riceveva delle lettere solo per i funerali e i matrimoni, e mi sono ricordata dei suoi occhi disperati, un giorno in cui era festa, quando scoprì che due dei suoi cinque maiali erano morti.
Entrarono tutti nella stalla, in fila, a guardarli, e dopo andarono stringerle la mano. I maiali sembravano addormentati, con gli occhi chiusi e le zampe composte, senza segni di sofferenza, tranne per la pancia che avevano gonfia come se avessero ingoiato una barra di metallo. Quelli superstiti erano agitatatissimi e strillavano con versi acuti che strappavano il cuore, e pure loro avevano quello barra nella pancia. Dal recinto mancavano alcune stecche, in effetti. E io non riuscii a trattenermi dal farlo notare, anche se lo sapevo che non bisognava, però la feci sottovoce, la mia osservazione. A un certo punto arrivò il marito di questa Lucia, e uscimmo tutti dalla stalla, e lui sparò ai maiali rimasti.
Oggi accompagno Lo a lezione d’italiano. Prima leggevo, ora, mentre l’aspetto, passeggio con il cane, ogni volta un po’ di più. Ci sono due possibili strade: una porta su un percorso di recinti di maiali (all’aperto) e di fattorie, l’altra conduce a un castello che finora ho guardato da lontano. Però questi maiali qui non mi servono a niente, ché sono diversi dai nostri: sono neri, giganteschi e senza setole, per lo meno così mi è parso dal punto in cui sono riuscita ad avvicinarmi, ché al cane fanno paura. E invece sono tranquilli, talmente tranquilli che le capre ci dormono sopra.

Categorie: La scelta, dello scrivere

[ 0 commento(i) ]

palazzo.jpgQuesta estate chiacchierando con un tipo qualunque siamo capitati sull’argomento omosessuali. E questo tipo qui, con la massima naturalezza, ha affermato che dovrebbe essere proibito a questa categoria l’insegnamento nelle scuole e anche tanti altri mestieri che lì per lì non gli venivano in mente.
E perché, scusa. Gli ho domandato io.
Il perché è evidente! Non ci sarebbe nemmeno il bisogno di spiegarlo.
Poi invece l’ha spiegato. Mi ha detto che la gente che ha questo disturbo non ci sta con la testa e se non trova lo sfogo che la soddisfa magari se la prende con i bambini.
Allora mi sono messa a parlargli, come se mi rivolgessi a un bambino, pescando parole semplici e facendogli anche un esempio, lui assentiva con la testa ma aveva messo su lo sguardo dell’assenza. Poi a un certo punto ho cominciato a rallentare il ritmo e ho anche abbassato il tono.
Ero quasi spenta quando ho detto: è pazzesco avere un pensiero simile nel 2007.
Anche questa frase è scivolata nel nulla perché quando ho terminato, lui ha riaffermato quello che aveva detto all’inizio e poi con un’aria da furbastro ha chiuso così: un esempio è un esempio, mica una regola.
Mi sono ricordata di questa conversazione ieri pomeriggio dopo aver scritto questo:
Un po’ mi dispiace, disse lei. Dopo tutti questi anni che ha lavorato con noi, qui al ristorante. E’ sempre stato corretto, e gentile. Mi dispiace proprio per questo. Aver scoperto che era corretto e gentile perché era frocio. Con Lucia, quando ancora cucinavamo insieme, ci ripetevamo spesso che di uomini corretti e gentili ne esistono pochi perché non si riproducono, che non capivamo come mai le donne lo ignorassero, Lino, anche se a noi sposare uno come lui non sarebbe piaciuto. Ed ecco che si scopre la ragione: E’ Lino che non vuole le donne. E anche la mimosa che ci ha sempre regalato a marzo, ora che ci rifletto sapendo cosa c’è dietro la tenda, mica ce la regalava da uomo a donna, ma da via di mezzo. Che peccato.
A me non interessa quello che fa Lino fuori di qui, sussurrò Bartolomeo.
E per fortuna che abbiamo due figlie, altrimenti chissà che poteva accadere. Lino è buono, ma quando c’è la perversione, chi lo sa come va a finire…
Amalia, che dici? A Lino piacciono gli adulti , mica i bambini.
Quando uno ha certe tendenze, non puoi sapere con certezza dove va a pescare se non trova quello che cerca.
Non dire sciocchezze e abbassa la voce piuttosto, pensa se ci sentisse…

foto presa da qui

Categorie: La scelta

[ 8 commento(i) ]