Lì il cielo è sempre più blu     04-03-2004  

L. prepara scatoloni e valigie: alla fine del mese si trasferisce in Sud Africa. E’ contenta, a me dispiace invece. Non che ci siamo frequentate molto nei due anni in cui è stata qui, ma abbiamo chiacchierato a lungo. Mi piace parlare con le persone tranquille come lei, che non cambiano mai tono: mi rilassa.

Ha vissuto in Sud Africa per un anno, quindi lo conosce un po’.

Non hai paura? So  che ci sono posti pericolosi. – Le chiedo.

Paura? Affatto. Ci sono delle zone da evitare, ma per il resto si vive bene. La natura è bellissima con colori diversi rispetto a quelli europei. E il cielo…Ci pensa un attimo, poi continua: sembra quello di montagna, ma non esattamente. Credo che dipenda dalla luce. Nei supermercati poi si trova tutto. E gli europei che vivono lì sono molto uniti tra loro, mica come qui.

Sì però è lontano…

E’ vero, ma quando stai bene in un paese, mica ti metti a pensare che è lontano o vicino. Tanto in Italia ci torno comunque due volte l’anno, quindi non cambia nulla. Poi poteva andare peggio: potevano trasferirci in Kazakhstan o in Iran e lì sarebbe stata dura.

La osservo mentre incarta tazzine e bicchieri con gesti misurati. Il figlio più piccolo (ne ha quattro), dal seggiolone, riesce ad afferrare una tazza e la lancia, con grande precisione, contro la credenza. Lei non si scompone. Gli dice: Così non si fa. Poi va a prendere scopa e paletta e mentre raccoglie i cocci, dice: una di meno da incartare.

Categorie: in un altro luogo

[ 3 commento(i) ]

Sull’aereo che mi porta a San Francisco, separato da una tenda, siede Rubbia. Viaggia tra Amsterdam e la California per unire i fili che cambieranno il mondo. Nessuno lo riconosce, lui sta in coda un’ora e più, come tutti gli altri per entrare negli USA, un uomo gigantesco con un valigia piccola, senza portatile, un sorriso ironico stampato sul viso.

Non avevo voglia di andare ad Amsterdam per comprare una guida e così ho un quaderno pieno di appunti trovati sulla rete. Forse perché li ho scritti a penna, ma mi sembra di sapere tutto di questa città che non corrisponde affatto all’idea che mi sono fatta dell’America. I primi 3 giorni dormiamo tra Chinatown e North Beach, due quartieri che sono al centro. Ogni strada è abitata da un barbone che ha un carrello del supermercato in cui tiena la sua roba. A North Beach c’è la libreria di Ferlinghetti, poeta della beat generation. Fuori dalla libreria sono appesi dei manifesti che cambiano regolarmente ed esprimono il dissenso verso la politica americana. Qui conosciamo Ugo, un romano di 23 anni che fa il cameriere in un ristorante italiano. Mentre aspettiamo la pizza, Ugo racconta: sono otto mesi che vivo qui, non avevo un lavoro e allora ho pensato di imparare l’inglese. Però siccome sto sempre con gli italiani, capisco tutto, ma non parlo ancora. Ho avuto una ragazza, lei era di Los Angeles, poi mi ha lasciato perché non la chiamavo mai. Mi sedevo sui gradini, le telefonavo, dicevo: ciao come stai, e finiva lì, mica mi potevo scrivere le frasi in anticipo, non riesco a prepararmi prima quello che devo dire ad una donna e lei si arrabbiava perché non la capivo.

Pensavamo di restare in città per tre, quattro giorni e passare il resto del viaggio nel parco di Yosemite, ma la città ci cattura e finiamo per fare il contrario. A Yosemite fisso negli occhi un lupo in cerca di cibo, lui si lecca il naso, poi prosegue.

Quando torniamo in città andiamo a dormire ad Haight. In ogni vetrina della strada principale ci sono magliette, manifesti o cartoline che ridicolizzano Bush. Ogni albero della strada è dedicato ai cantanti degli anni 60-70 e i Grateful Dead occupano il posto d’onore. La gente che cammina in questo quartiere è tra i 20 e i 40 anni.

Fran dice che è un posto pittoresco. Lo che c’è molto da guardare e mi chiede continuamente: sono pazzi o poveri?

Nei negozi dell’ usato incontro personaggi singolari: Una tizia identica a Emily the strange, di venti anni, che sceglie vestiti neri con aria imbronciata in compagnia di una fidanzata molto robusta, piena di colori e di carte di credito. Una Amelie americanizzata, di Milano, con un vestito estivo malgrado la temperatura segni i dieci gradi, che prova abiti minuscoli, mentre il suo bambino la fissa stupito dal passeggino. Poi assisto ad una litigata tra una coppia. Lei corrisponde all’immagine che mi sono fatta di Zena, la nana di Cristalli Sognanti. E’ minuscola, senza alterazioni fisiche. Lui ha 25 anni, dieci o quindici meno di lei ed è pieno di tatuaggi e piercing. Urlano per un po’, poi quando riesco sulla strada, li vedo seduti sul marciapiede, lui la tiene tra le braccia come fosse una bambina, le parla sottovoce, lei lo fissa in silenzio. Lo mi chiede un’ultima volta: sono pazzi? O sono poveri? Perché stanno seduti per terra?

Ad Haight dormiamo in questa stanza. Sami Sunchild, la proprietaria, è una vecchia signora egocentrica, che ti costringe a parlare con gli altri ospiti dell’albergo durante la colazione. Ridiamo tantissimo in questo posto.

A South of Market, il quartiere dei senzatetto, ascoltiamo i canti in una chiesa metodista. Da Alcatraz vediamo la baia di San Francisco e c’imbattiamo in un uomo che fonde consumismo e redenzione. Il penitenziaro fu chiuso 40 fa, lui fu detenuto per circa dieci anni, ed è rimasto lì. Ha una scrivania, dove si fa fotografare con i turisti e firma le copie del libro che ha scritto sui suoi anni in prigione.

Nel viaggio di ritorno leggo la dichiarazione del sindaco di S.F. che quei disordini civili, temuti da Schwarzenegger, a seguito dei matrimoni celebrati tra gay, non si sono verificati, anche se è arrivata gente da tutto il mondo.

E’ una città insolita San Francisco, difficile da raccontare.

Categorie: in un altro luogo

[ 5 commento(i) ]
Ultima notte a San Francisco     24-02-2004  

Domani di nuovo in Holland, anzi dopodomani. E invece resterei volentieri qui.

Categorie: in un altro luogo

[ 1 commento(i) ]
Medici e pazienti     05-12-2003  

Questa bambina quando sarà grande ruberà il cuore agli uomini che vorrà.

Da cosa lo capisce, dottore?

Dal suo sguardo.

Categorie: in un altro luogo

[ 1 commento(i) ]
Il mondo davanti agli occhi     02-07-2003  

Tutti i giorni hai il mondo davanti agli occhi e dentro di te: un susseguirsi di eventi soliti e imprevisti composti da oggetti, esseri viventi, sentimenti buoni e cattivi. A volte, aspetti con ansia o entusiasmo un cambiamento. Altre, sei rassicurato o infastidito quando si ripete qualcosa che gia’ avevi vissuto, osservato, guardato. Oppure ti capita che all’improvviso noti un particolare, magari insignificante, che avevi sempre avuto davanti agli occhi e che neanche sapevi che facesse parte della tua vita.
Dalle finestre del soggiorno vedo due appartamenti e sotto un negozio che vende cosce di pollo fritto e patatine. Ogni mattina, un gabbiano plana alle otto davanti alla vetrina del negozio e ci rimane fino alle 9. Aspetta che il venditore, che abita al piano di sopra, esca fuori e gli dia gli avanzi del giorno prima. Un po’ sta fermo, un po’ passeggia come fa chi ha un appuntamento.
Guardo questo gabbiano da quasi due anni senza vederlo. Lui e’ li’ tutte le mattine davanti a quella vetrina, io innaffio le piante o faccio chissa’ che altro e ogni tanto gli davo un’occhiata casuale. L’altro ieri mi sono accorta della sua esistenza. Cosa mi ha cambiato? Assolutamente nulla, pero’ ora so che lui a quell’ora precisa, e’ li’ che aspetta. Il lunedi’, il negozio che vende cosce di pollo fritte apre piu’ tardi, verso le undici circa, ma il gabbiano arriva sempre alla stessa ora e, quindi, fa delle passeggiate piu’ lunghe. Cammina fino al centro dell’incrocio e resta li’ immobile per un po’: sembra un vigile pensieroso. Le biciclette gli girano intorno, le macchine aspettano che si sposti e lui si muove senza fretta, tornando davanti alla vetrina. L’altro ieri, una macchina lo stava per investire e lui, l’istante prima che fosse colpito, ha spiccato il volo, andando ad urtare contro una bicicletta. Non si e’ fatto male perche’ la bici andava piano, ma c’e’ stato un po’ di tafferuglio. Il venditore di polli e’ corso fuori dal negozio, urlando contro il tipo che guidava l’auto; quello ha ascoltato la predica, assentendo, poi e’ ripartito. Nel frattempo il gabbiano si era rifugiato sulla plafoniera di un lampione. Il venditore e’ ritornato verso il negozio e passando sotto il lampione ha alzato la testa, ha fischiato e il gabbiano ha planato nel negozio e, dopo qualche istante, e’ volato via con del cibo nel becco.
Se potessi rappresentare la mia vita attuale con un puzzle di seimila pezzi, quattro unita’ comporrebbero un gabbiano sfocato sullo sfondo. Lunedi’ ho preso una lente d’ingrandimento e ho guardato questi quattro pezzi con attenzione.

Categorie: in un altro luogo

[ 8 commento(i) ]