Poi     03-07-2010  

sono tornata a Roma dove sono felicemente istupidita dal caldo e dalle mille differenze dell’umanità.

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Le domande del caffè     07-06-2010  

Stamattina mi chiedevo che cosa distinguesse un esaltato da un entusiasta.
Alla fine mi rispondevo che un esaltato è quello che ti trasmette antipatia per il suo oggetto di esaltazione.  Un entusiasta è quello che ti suscita la reazione contraria.
Per dire, una volta ho conosciuto una persona che le piaceva così tanto stirare, mi aveva spiegato nei dettagli un paio di tecniche per inamidare le camicie, che mi aveva fatto venir voglia di essere lei mentre stirava.
Gli italiani esaltati dell’Olanda hanno spesso un blog o fanno un notevole uso della  rete, quelli entusiasti invece non sono molto presenti nel virtuale.
Un  esaltato è noioso e retorico. Un entusiasta è un bravo narratore orale. E però mi provocano lo stesso effetto: devo assolutamente ascoltarli o leggerli e disgustarmi o incantarmi.

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Quest’estate tutti a Oz     04-06-2010  

Stamattina un uomo incredibilmente identico a quello che c’è sull’etichetta del Mastrolindo è saltato da un camion e mi ha risolto un problema che mi angosciava da una settimana.
In sintesi: se hai un qualche tipo rapporto con più olandesi insieme la deduzione che fai è che sono discretamente insopportabili, invece se li prendi singolarmente scopri che possono comportarsi in modo umano.
E’ stato un po’ come se fossi  andata a guardare dentro i corpi metallici di un esercito di robot e avessi scoperto dopo averli aperti tutti che la maggioranza di loro non ha un meccanismo ma un cuore vero.
Be’, magari questo ragionamento è applicabile a tutti i Paesi di cui si compone il pianeta Terra.
Per dire, è applicabile pure agli italiani, persino a quelli che hanno votato il pdl. Resta da verificare la presenza di altri organi fondamentali.

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Non c’è niente che mi mette più di buonumore della  fila di di biciclette di studenti dei cinque continenti che va a scuola, dei tre alberi rosa della rotatoria che sono finalmente fioriti e il sole, anzi la nuova luce che ha il sole del Nord da adesso fino a settembre.

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In volo     01-03-2010  

Il 20 febbraio, mentre l’intero paese di W. caricava  sci e scarponi (e non lasciava a casa la nonna perché l’expat non ha una nonna da lasciare a casa) e iniziava la discesa verso l’Austria, la Francia e la Svizzera, io partivo per Roma. Che io fossi a Roma se ne sono accorti in pochi: quelli che mi hanno visto, credo, e un po’ io, ma ora che ci penso nemmeno tanto perché ho fatto più o meno quello che faccio durante l’estate o a Natale e allo scadere del settimo giorno ero abbastanza  confusa.
Non ho scritto nulla della mia partenza perché sempre più spesso immagino di sentire la domanda: “ma a noi che ce ne frega?”,  e quindi preferisco occuparmi d’altro e del resto, come diceva lui, in fondo, tutto è autobiografia.
Sabato tornavo e mancavo alla manifestazione ad Amsterdam (dove a giudicare dal video stavolta c’era quattro gatti perché erano quasi tutti a sciare) e a quella di Roma dove invece quattro gatti non erano.
E mi è sembrato un po’ simbolico ‘sto fatto di non essere né lì né qui.

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In fondo quando vado al parco in giornate come questa qui, nevica da stamattina alle otto, è un po’ come fare una tappa a un  rifugio dopo una sciata. Vabbè  non ci sono le montagne, non c’è il rifugio e nemmeno un bar, bisogna arrivare all’Aja per trovarne uno aperto di domenica, ma l’aria è la stessa e gli odori pure. E poi anche le persone sono più allegramente attive, proprio come accade in montagna.

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E adesso realizza uno di questi     25-01-2010  

Ieri si è realizzato un altro dei miei sogni infantili: ho visto finalmente la neve sulla spiaggia. E ho potuto verificare che non accade nulla di speciale, però fa un certo effetto e infatti c’erano parecchie persone a guardarla.
Mi ricordo che quando ero bambina capitava che domandassi: “può nevicare sulla sabbia?” E quello a cui facevo la domanda mi rispondeva che sul mare non nevica mai, che non si era mai visto e io replicavo: “che peccato, sarebbe bellissimo!” Così, a un certo punto, avevo deciso che se non era possibile, l’avrei reso possibile io. Solo che di questo progetto me ne ricordavo sempre nel luogo sbagliato e cioè in montagna.
E dato che, a quanto pare, periodicamente realizzo un sogno, purché sia un po’ assurdo e/o strampalato,  ma  la maggioranza dei miei sogni ha questa caratteristica,  me ne preparo qualcuno:
Vorrei trasferire la casa dove abito adesso con il relativo giardino sul litorale laziale o toscano, ma pure Umbria o  Marche andrebbero bene.
In alternativa (anche ai sogni si deve concedere un’alternativa, secondo me): mi piacerebbe tornare a vivere in Italia in una casa che abbia almeno una finestra sul mare o sul lago.
Oppure: il teletrasporto, ovvio!
Perché sarebbe la soluzione  che acconteterebbe tutti.

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Sciogli i nodi e comincia una storia     21-01-2010  

Passavo l’aspirapolvere per le scale poco fa e a un certo punto notavo che il filo si allungava. Di solito devo sempre risalire, togliere la spina dalla presa di corrente, infilarla nella presa del piano inferiore, ma questa volta no. Anzi, il filo era così lungo che potevo continuare il mio lavoro pure nel soggiorno. Proseguivo  nel soggiorno e mi accorgevo che la porta-finestra diventava sempre più lontana e mi chiedevo: ma com’è che si allontana così? Allora mi fermavo, mentre l’aspirapolvere continuava ad andare, e notavo che sul tratto di parete non occupata dalla libreria c’era una porta, una porta che era proprio della mia altezza. Spingevo il pulsante dell’aspirapolvere, mi avvicinavo alla piccola porta dello stesso colore della parete – ecco perchè non l’avevo notata prima! – abbassavo la maniglia,  ma la porta restava chiusa. Mi accorgevo, allora,  di una piccola chiave bianca sullo scaffale della libreria, prendevo la piccola chiave, la inserivo nella serratura, e sentivo lo scatto del meccanismo. Posavo la piccola chiave sullo scaffale,  aprivo la piccola porta con circospezione e mi appariva una piccola stanza comparsa di ragnatele con dei fili che pendevano dal soffitto spessi quasi come liane e sul pavimento c’erano delle scatole impolverate,  dei fogli sparsi…un’altra stanza da pulire! Richiudevo la piccola porta velocemente, giravo di nuovo la piccola chiave nella serratura e la mia avventura in un ipotetico paese delle meraviglie si concludeva lì.
Stamattina è andata così, ma altre volte si svolgono storie incredibili, talmente incredibili che non possono essere scritte. E ho notato che quelle migliori  mi capitano quando stiro o o pulisco il bagno.

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Ce la farò?     01-12-2009  

Il mio sogno del momento.
Ci separano cinquanta centimetri e ho tre mesi di tempo.
Ogni giorno un centimetro in meno, matematicamente ce la dovrei fare.

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Perché è un autore che racconta l’Italia come a volte capita di vederla a me quando torno.
Ieri, il traffico e la pioggia di Amsterdam e una decina di altri minimi inconvenienti mi avevano alquanto innervosita, poi ho cominciato a leggere Che la festa cominci e me ne sono dimenticata.
Scrivono che Ammaniti scriva sempre la stessa storia, che è superficiale, e che dopo le prime pagine questo romanzo diventi un caos.
Può essere.
Intanto, ieri,  per una ventina di minuti sono stata trasportata da un umido, ventoso e silenzioso paese di W. in una pizzeria di Oriolo Romano, e mi è stato utile per cambiar aria e umore.  Poi, magari, se inventano il teletrasporto o se torno a Roma e posso andare a mangiare la pizza a Oriolo Romano quando voglio, cambio opinione, chi lo sa.

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