Sono arrivata lunedì mattina alle 9, questo significa che per arrivare alle 9 sono dovuta partire alle 7, e quindi mi sono dovuta alzare alle 4.30 e siccome prima di ogni partenza estiva mi viene una certa ansia avevo dormito poco più di un’ora. Mi ricordo che una persona mi è venuta a prendere all’aeroporto, che sono stata a pranzo da un seconda e a cena da un terza, naturalmente so chi fossero la prima, la seconda e la terza, ma non ricordo quasi nulla di quello che ho raccontato e che mi hanno raccontato loro, era come se non fossi del tutto io ma una rappresentanza con le mie caratteristiche che stava ad ascoltare e ogni tanto diceva qualcosa. Però ricordo nitidamente dei particolari di queste conversazioni, credo che li ricordi perché erano immagini che si reggevano da sole, senza bisogno delle parole che c’erano state prima o poi. E anche le parole che le avevano rese immagini nella mia testa, anche quelle, erano sparite.
Stamattina quando sono uscita ero finalmente ben sveglia e presente, e ho ripensato a queste immagini di cui avevo dimenticato le parole e allora mi sono detta: vediamo se riesco a vedere qualcosa che mi rimanga in mente per un sacco di tempo, e così mi sono messa a osservare le persone che camminavano, – era possibile perché la cana faceva un passo e si fermava, un secondo passo e si fermava – e dopo cinque minuti ho visto l’immagine che si reggeva da sola, e che mi rimarrà impressa a lungo anche se non mi riguarda affatto, ed era una donna anziana e una più giovane con il viso di india, e dopo qualche minuto una seconda donna anziana in compagnia di una più giovane con la carnagione olivastra, e dopo un po’ un uomo anziano e una terza donna giovane non italiana e allo scadere della mezz’ora è passata la quarta coppia con lo stesso assortimento. Andavano a fare la spesa, una passeggiata, a fare i commenti sulla gente che passa sulla strada: tutti e quattro gli anziani italiani strusciavano le scarpe sul marciapiedi, tutte e quattro le donne giovani non italiane facevano dei passi trattenuti.
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Per i giornalisti che devono scrivere un pezzo su Dorina Pavlova e per i curiosi che vogliono sapere l’ultima puntata:
intanto non si chiama Dorina, ma Darina. Darina Pavlova. Per questo in rete non si trova nulla.
La signora vive a Washington, ma va spesso a Milano. E’ dal 2006 che i giornali bulgari hanno cominciato a scrivere i primi articoli circa una sua ipotetica relazione con Silvio Berlusconi, insomma parecchio tempo fa: ““Darina Pavlova, moglie dell’assassinato Iliya Pavlov, fondatore di MG Corporation, potrebbe avere una relazione con Silvio Berlusconi”. Ma chi li legge i giornali bulgari? I giornalisti inglesi, per esempio.
(Certo se S.B. al posto degli ulivi avesse fatto piantare alberi più imponenti forse quelle foto non sarebbe stato possibile scattarle. Dovrebbe prendersela con i giardinieri che l’hanno consigliato male non con la stampa!)
In principio, dunque, Darina negava la relazione, ma poi si è comprata una casa a Roma, ha festeggiato nel 2008 il suo compleanno anche con il premier e “e’ da mesi che sulla stampa Bulgara rilascia interviste dichiarando che e’ l’amante del Primo Mininistro Italiano SILVIO BERLUSCONI. Mesi e mesi prima della richiesta di divorzio da parte della Signora Lario con Silvio Berlusconi, la Signora in questione ha detto, sempre alla stampa Bulgara, che sara’ la prossima first lady Italiana e descrive lei stessa il desiderio di diventare la futura “Carla Bruni” così Lillyk nei commenti qui.
Altre cose che potrebbero tornare utili per riempire la pagina (e per cercare altro gossip) o soddisfare la curiosità:
Il suo nome e cognome in cirillico: Дарина Павлова
Qualche sua foto. E un video di quella che sarebbe stata la futura Carla Bruni se Repubblica non avesse fatto la guastafeste.
E il convertitore in cirillico, ma Berluskoni va scritto con la K.
Inoltre, leggendo questo articolo si apprendono un po’ di cosette. E da questo si apprende che la battuta sulla figlia non è piaciuta. Qui invece concludono così: “i Governi stranieri guardano il Primo Ministro italiano in parte con scherno, in parte con indignazione. Il risultato è che l’Italia sta perdendo il suo prestigio internazionale.”
Se vi è stato utile per un articolo pagatemi almeno un caffé! Anzi no, meglio un gelato.
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Leggo che Simeone Di Cagno Abbrescia, candidato sindaco per il pdl a Bari, è soddisfatto per il risultato ottenuto alle europee e alle provinciali, ma è sorpreso dalle votazioni delle comunali, e sospetta brogli, ipotizza voti di scambio, arrivando addirittura a fare nomi e cognomi. E se non ricomparirà il verbale della sezione 218 del quartiere Libertà, verrà aperta un’inchiesta dalla magistratura.
Curioso che questa notizia sia riuscita a trovare uno spazio, sia pur minimo, sui quotidiani nazionali online, tant’è che mi ha fatto venir la voglia di andarne a cercare altre. Tragico che invece questa qui continui a non avere nemmeno una riga, malgrado abbia scritto un discreto numero di lettere per segnalarla.
Ah, il termine bottino usato nell’articolo da Antonio Scotti per Barilive mi ha schifato come quando ti cadono gli occhi su una cacca per strada.
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“La Farnesina mi esclude dalle elezioni perché avrei scelto le liste olandesi: ma non ho mai espresso questa volontà. E ho ricevuto la cedola elettorale per i candidati italiani”
A marzo ho ricevuto una lettera in cui mi si diceva che se avessi voluto votare per i deputati olandesi avrei dovuto firmare e spedire l’opzione, altrimenti non avrei dovuto fare nulla. Io l’ho buttata, poi è arrivata la lettera del consolato, dove mi comunicavano dove si trovava il seggio. Le votazioni in Olanda si sono svolte giovedì e venerdì, quelle degli italiani che votavano per i deputati italiani ieri e oggi.
A Parigi, in Finlandia, a Bruxelles, ad Amsterdam, a quanto pare, qualcosa è andata male, al seggio dell’Aja invece è filato tutto liscio, per lo meno nei trenta minuti che sono stata lì. Il presidente, del pdl, andava a duecento all’ora ed era efficientissimo, l’esponente del pd era seduto su un tavolino, la testa appoggiata al muro, e si stava per addormentare. Molto rappresentativi.
A me nel seggio tremava la matita, molto rappresentativa anch’io.
Ah, è inutile specificare che in caso di piccola incertezza i voti che vanno a sinistra del pd vengono annullati con una certa facilità, come denunciò Rifondazione nel 2008 in Inghilterra, in un articolo che adesso non è più in rete.
E poi non riesco più a trovare le tabelle dei voti dell’Estero, ma ricordo molto bene che nell’aprile 2008, nella circoscrizione Europa, il pdl aveva avuto meno voti del pd e anche la sinistra arcobaleno non era andata male. Certo i voti degli italiani all’estero incidono poco e quelli degli italiani in Europa quasi nulla, però ho la sensazione che qualcuno, laggiù, si sia ricordato di noi.
Aggiornamento: due link per spiegare la scarsa affluenza.
E questo commento all’articolo di Marika Viano sul Corriere che è importante, secondo me: “Ringrazio la Sig.ra VIANO per aver espresso in modo chiaro la vergognosa situazione verificatasi in Olanda (non in Spagna, Belgio, etc.) che mi ha di fatto negato un diritto previsto dalla nostra Costituzione….
Questa, nonostante le “chiacchere” degli zelanti difensori della patria, e’ solo l’ennesima prova di inefficenza grave delle nostre istituzioni sulla quale spero che qualche Procura voglia indagare. PS. Mi dispiace perche’ avevo convintamente fatto 80 Km. per votare e non certo per “Papi”!
E quello di un amico che ho ricevuto per mail:“le cose sono andate in questi termini: non mi ricordo di avere ricevuto una lettera dal comune che mi chiedesse di scegliere in quale posto votare. Non l’ho trovata ed in ogni caso NON HO RISPOSTO AD ALCUN QUESTIONARIO. In caso mi fosse arrivata, non e’ stato sicuramente nel 2009. NON HO RICEVUTO ALCUNA SCHEDA ELETTORALE OLANDESE. Gli olandesi sono precisini e se non ho ricevuto certificati da loro un motivo ci sara’. L’unico certificato che ho ricevuto e’ quello dal consolato italiano, che mi e’ stato ritirato al seggio (stupidamente non ho chiesto un verbale). Questa settimana andro’ averificare in comune”
E la legge sul voto degli italiani all’estero dove c’è scritto:”La novità, introdotta la prima volta nel nostro ordinamento elettorale, è il voto per corrispondenza (art. 1, comma 2), temperato con il successivo comma 3 che mantiene il diritto di voto in Italia, nella circoscrizione del territorio nazionale in cui gli elettori sono iscritti. Il procedimento non è lasciato alla spontaneità, ma è prevista una scelta da parte dell’elettore, una opzione, da esercitarsi per ogni votazione, e limitatamente a essa.
Detta opzione, disposta in dettaglio nel Regolamento, il DPR 104/2003, all’articolo 2, recita che l’ufficio consolare comunica al cittadino residente all’estero, che sia iscritto negli schedari consolari, che egli può optare per il voto e darne comunicazione entro trenta giorni al medesimo ufficio.
L’opzione è redatta in carta libera (art. 4 del DPR) e indica quale scelta sia stata fatta. In ogni caso la comunicazione dell’opzione deve pervenire all’ufficio consolare non oltre il decimo giorno successivo all’indizione delle votazioni (DPR 1041, articolo 4, comma 5).”
Questa regola dell’opzione era spiegata anche nella lettera che avevo ricevuto a marzo, ma poi la Farnesina l’ha interpretata randomicamente.
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La Fine. (del film)
Si accendono le luci.
Breve spiegazione dell’organizzatore (in inglese) di come è nato il film, del contributo dato dalla famiglia e dagli amici di Peppino Impastato nel ricostruire la storia.
Composizione del pubblico: 70% olandese, 20% resto del mondo, 10% italiano.
Intervento numero 1, un uomo di mezza età, d’italia, in fondo alla sala: dice qualcosa che mi dimentico subito.
Intervento numero 2, una signora anziana, d’olanda, seduta nella fila centrale: amo l’italia, ma non ho paura dei siciliani, non credo che gli italiani siano tutti mafiosi.
Intervento numero 3, una donna giovane, vicina alla signora dell’intervento numero due: la mafia non è solo in Sicilia, è ovunque, anche a Roma! E poi li conoscete i politici italiani?! Non ce ne è uno che si salvi!
Poi mi ricordo solo i punti esclamativi dell’intervento numero 3, qualcuno che era seduto vicino a me che mi dice: andiamo? E siamo andati.
Magari dovevamo restare, intervenire forse…
E assistere e correre il rischio di partecipare a un’ennesima performance televisiva? Meglio cambiar canale.
Ed erano bellissimi i canali di Amsterdam, ieri sera, immobili sotto il cielo del crepuscolo del Nord, e senza turisti.
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Non sogno mai, ma stanotte ho fatto un sogno strano, popolato da esseri e oggetti surreali.
Il primo ad apparirmi è stato Ferruccio De Bortoli che non era intero, corpo e testa, no, c’era soltanto la sua testa attaccata a una base, di quale materiale fosse la base lo ignoro perché era nascosta da una mantellina nera. Praticamente un mezzobusto. Il mezzobusto era su una poltrona davanti a una scrivania, per cui se lo guardavo di fronte sembrava una persona qualunque in un ufficio qualunque che svolgeva le sue mansioni, però se lo vedevo di lato, notavo l’inganno. Poi il mezzobusto parlava e alla conclusione del suo discorso (di presidenti che non devono mischiarsi con la plebe, soprattutto se indossa certi abiti) c’era una brace che si rinvigoriva e tornava fiamma. Seguiva il rumore di uno sciacquone che non proveniva da un cesso bensì da un vespasiano. Forse è uno di quelli che sono stati montati in Abruzzo, mi dicevo. Invece mi accorgevo che era vicino a una statua di un cavallo e che il cavallo aveva le zampe posteriori piegate. Infine sventolava della carta. Pensavo che fosse della carta igienica volata via dal vespasiano, ma guardando meglio, scorgevo dei numeri. Numeri da giocare al lotto? Non me lo ricordo più. E dopo udivo una voce che diceva: a questo facciamogli sei dita, come l’eternauta, a questa lasciamole il velo come la madonna, in modo che tutti capiscano che sono immagini fasulle. Ma perché? Perché devono capirlo? Domandavo alla voce. E invece la voce mi ignorava e si rivolgeva a un altro che era dietro a una porta: mi serve la tivù e uno che dica qualcosa di impopolare. Dopo andavo a vedere chi ci fosse dietro quella porta, ma non c’era niente e nessuno, a parte uno zerbino.
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Sono a Roma dove resterò fino a sabato. Sono abbastanza stanca, discretamente felice e molto impressionata dai frammenti di conversazione che ascolto un po’ ovunque. Pare che siano molti quelli colpiti da Berlusconi, della sua commozione per i morti e gli sfollati d’Abruzzo, per la sua presenza costante negli accampamenti (il papa invece non ci è andato!), la sua generosità nel mettere a disposizione le sue case.
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Le morti bianche non hanno nazionalità, non nel titolo almeno.
Negli articoli sui fatti violenti, invece, sappiamo subito se a bruciare è stato un indiano, se a stuprare è stato un rumeno.
Poi un giorno qualcuno scrive: “ c’è una sottile linea di differenza tra uno stupro di un italiano o di uno straniero…rumeno o albanese ke sia…basta riflettere, da italiano dico guai a chi tocca le nostre donne!”
Non era un ragazzo, era un marocchino, dice la voce di uno non identificabile alla giornalista del tg1, a proposito di quello che è accaduto alla stazione di Nettuno. Non è riconoscibile perché è un minore.
Oltre che a scandalizzarci dei gruppi che inneggiano alla violenza su Facebook (ma non è un reato l’incitamento alla violenza? Perché costoro ci compaiono con nomi e cognomi ), bisognerebbe riflettere su questa frase pronunciata con naturalezza, senza rabbia. Con lo stesso tono che questo minore di anni diciotto avrebbe usato per dire: tutti i sabati quando torno a casa all’alba mi faccio una doccia. Farsi un giro nelle periferie, indignarsi per i capi del governo impegnati altrove, per una sinistra che continua a dividersi e che discute su eventuali poltrone su cui risalire o meno mentre l’Italia va sempre più giù.
Aggiornamento Però su Facebook leggo anche questo: Ancora uno scambio con Claudio Fava di Ferruccio Nobili.
….”Costruire politica” mi permetto di dirti, è un linguaggio da addetti ai lavori.., comprensibile a pochi. Fare società, sostenere le lotte di chi difende il suo posto di lavoro dal licenziamento e dalla precarietà, aiutare i disabili e i più deboli in generale a difendersi dai tagli ai servizi sociali e dallo smantellamento progressivo dello stato sociale, difendere la scuola e l’università come luoghi di formazione personale e culturale per evitare che i nostri figli vadano in giro annoiati a dare fuoco ai diversi, difendere i diritti civili e le scelte individuali dalle morali religiose (di tutte le religioni) che pretendono di diventare legge invece di parlare alle coscienze, proporre una visione di società non basata sul consumo sfrenato etc etc. Perchè non vedo su questo unite tutte le forze di sinistra? Perche su questo, sul come mettere insieme in una unica piattaforma tutte e tutti quelle/i che non si rassegnano, non si convocano gli Stati Generali che portarono alla sciagura dell’Arcobaleno?
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Alle tre della notte di capodanno mi trovavo con degli amici al Gianicolo, uno dei posti che preferisco per guardare Roma da lontano. Pioveva un poco e il panorama non era nitido come lo ricordavo, però ai miei amici che venivano da fuori pareva bello lo stesso. A me quel cielo marrone, ingiallito dalle luci della città, mi faceva pensare al cielo d’olanda in certe notti di nebbia quando assorbe e diffonde le lampade delle serre, e mi faceva un effetto curioso vederci sotto monumenti e costruzioni antiche. Pensavo a questo e rimanevo un po’ indietro, poi sentivo delle urla esaltate e dei vetri che andavano in frantumi e notavo un paio di ometti che lanciavano bottiglie di spumante sulle facce dei busti che sono sparsi per il Gianicolo.
Guardate che stanno facendo, dicevo ai miei amici.
Allora uno, anzi una di loro diceva: ah, ma io vado subito a chiamare i vigili, c’è una loro macchina lì in fondo. (Mai vista Roma così piena di vigili come in questo Capodanno).
Nel frattempo i due ometti interrompevano il loro giochino e la macchina dei vigili non c’era più. Allora io dicevo: queste facce le restaurano e poi le deturpano, le restaurano e le rompono di nuovo. Mentre dicevo queste parole, pensavo che l’avevo ascoltate in un film e chiedevo ad Emme: in quale film è stata fatta questa considerazione? Lui rispondeva che non lo sapeva, che non l’aveva visto questo film, e io invece continuo a pensarci a quale film potrebbe essere, ché saperlo mi farebbe stare meglio.
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Sono a un telefono pubblico davanti a un bar, un po’ impicciata tra scheda telefonica, cellulare da cui devo leggere il numero da chiamare, giornale, guinzaglio della cana, cana che annusa l’odore di cornetti e di animali che furono. Sedute a un tavolino, sorseggiano un cappuccino due vecchie impellicciate e tintinnanti. Una con una cupola di capelli blu notte indossa una pelliccia a pelo lungo, argentata, l’altra con i capelli rosso fiamma ne sfoggia una a pelo corto, di colore bruno. Stanno chiacchierando del capodanno passato a Roccaraso, poi faccio la mia telefonata e non le ascolto per qualche minuto, quando cerco un secondo numero a cui telefonare, sento che stanno parlando di animali.
Gli animali devono vivere nel loro habitat dice la blu notte.
Sì, sono d’accordo dice la rossa fiammante. Anche se pare che ai bambini faccia bene crescere con loro.
Sì, può essere, però sono antigienici dice la blu notte che ha imbrattato di rosso il bordo della tazza.
E’ vero, è vero e portano malattie conclude la rossa, tintinnando tutta.
Intanto guardano la cana, e la cana fa loro un ringhio flebile.
Zitta, le dico.
Credevo che questi esemplari fossero estinti e invece.
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