A Sangue Freddo
Poi il delitto di Erba avrà una soluzione, come quello di Holcomb. E magari sarà vera una delle attuali supposizioni degli inquirenti. Tuttavia "A sangue freddo" consiglia di non limitarsi a guardare vicino. "Gli assassini sono tra noi", dicono solitamente i parroci ai funerali delle vittime di questi crimini. Gli sterminatori della famiglia Clutter venivano da lontano, invece. Avevano viaggiato ore per arrivare lì e subito erano ripartiti. La distanza protegge, i sospetti hanno le gambe corte. Ma non è detto che arrivino al traguardo giusto.
La domanda è: che cosa sarebbe più difficile da affrontare? Ricordate che cosa prova la gente di Holcomb quando scopre che i criminali vengono da fuori? Lo sa Giacomo: "Sollievo". Ora, a Erba abbiamo due possibilità: gli assassini sono tra loro o vengono da lontano, molto lontano, con altra cultura e diversa fede. È paradossale, ma la seconda è l’ipotesi che spaventa di più. La prima ti costringe a guardarti dentro e intorno. La seconda a fare i conti con una frase. L’ha detta un parente delle vittime. Questa: "Sterminarli tutti, quelle facce di cioccolato".
È una frase straordinaria. Quest’uomo cerca di controllare la rabbia. La sua censura agisce sulla parola che ritiene più grave. Non dice infatti (ogni liceale ha capito quel che intendeva) "facce di merda". Dice "di cioccolato". Ma non si frena sullo "sterminarli tutti". Non ci riesce. O lo trova meno grave o lo trova inevitabile. Il suo cervello interviene sulla seconda parte della frase, non sulla prima, lì domina il fegato.
Tratto da qui
C’è poi un’altra cosa che non mi va giù.
Che adesso che sono stati scoperti i colpevoli, i mass media cominceranno a pontificare sui vicini e sulla profondità dell’abisso in cui stiamo cadendo, ma in fondo questa storia dei vicini che perdono la testa e commettono follie mica è una novità, ed è anche frequente, tant’è chè è successa anche a me in via indiretta. e per fortuna non così violenta Non ricorderanno che una vicina è morta perchè aveva aperto la porta, un vicino è stato quasi ammazzato…
Quei due non potevano prevedere come sarebbe finita: c’erano state altre liti. O hanno aperto la porta per curiosità. Oppure la vicina si trovava già lì nella casa e il marito è intervenuto per difendere sua moglie…
Eppure sapere con precisione se quei due vicini fossero già lì o siano arrivati dopo la lite, per curiosità o per mettere pace, per me, farebbe una gran differenza.
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A seguito dei funerali che si stanno svolgendo in Italia non posterò nulla a parte due parole su quanto accaduto.
La prima è il rispetto per i morti in Iraq.
La seconda è il totale dissenso per la politica del governo.
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Però le leggevo dal dentista o quando andavo a tagliarmi i capelli. Da qualche mese ho l’abitudine di prenderne almeno un paio all’edicola dell’aeroporto, mai le stesse. Alcuni articoli sono sgrammaticati, altri noiosi. L’unica rivista che non mi dispiace è D , allegato di Repubblica. Domenica ho scelto Grazia. La comprava sempre una mia compagna delle medie. Aveva tutti i numeri e sembrava che non li avesse neanche letti tanto ci stava attenta a sfogliarli. Mi permetteva di leggerli, ma solo sotto la sua sorveglianza e alla fine ci ho rinunciato. Comunque ieri sera comincio a leggere questa rivista; c’è un articolo di Carlo Lucarelli, autore di gialli, che compare certe volte in televisione tutto vestito di nero. Non ho mai letto libri suoi, sfogliati si, e mi sembra che non scriva male. Ha scritto un pezzo che s’intitola: Le donne, secondo me. Inizia con una domanda che posso riassumere così: Perché alle donne è permesso piangere e agli uomini no? E chi l’ha detto? Questo succedeva una volta, ai tempi di mio nonno, e poi io mio nonno l’ho visto piangere, mentre mia nonna mai. Sarà un caso, forse. Però, per caso, io mi sono sempre imbattuta sin dai tempi dell’asilo in uomini particolari? Boh, non so. Comunque dopo questa domanda parla di un paio di situazioni che gli sono capitate. Una su una seggiovia, andando a sciare con una ragazza che gli piaceva. Gli rimane incastrato il braccio sotto la barra di protezione e non ha il coraggio di urlare per il dolore. Fino a qui nulla da eccepire. S’intuisce che Lucarelli è una persona timida e gentile, perché se penso ad una situazione analoga con i miei compagni del liceo non mi sarei stupita se avessero detto: Brutta stronza, alza questa sbarra del c…che sto sentendo un dolore pazzesco. Comunque ciò che contesto in questo articolo non è il contenuto quanto la forma. Una rivista femminile ha un correttore di bozze? No? SI?. Credo di si. Se Grazia non ce l’avesse, magari potrei offrirmi io. Al momento lavoro solo in estate. Gli articoli non devono avere congiuntivi sbagliati, ripetizioni, ecc. Devono anche seguire un filo logico. Stupisce un po’ che questo, scritto proprio da un giallista, non lo segua. Vediamo perché. Dopo l’esperienza sulla seggiovia, Lucarelli fa un altro esempio che si riaggancia alla domanda iniziale: una volta doveva salire su una ruota panoramica con una donna che gli piaceva e, in quell’occasione, ha deciso di esternare la sua paura, perché, afferma, è terrorizzato dall’altezza. E quando andava in settimana bianca non soffriva di vertigini? Non aveva paura del vuoto? Forse no, la paura gli è venuta dopo. E allora doveva scrivere l’articolo in un altro modo. Perché così sembra un collage. Doveva inserire una frase, dopo l’episodio della seggiovia, che ad un certo punto gli era venuto la fobia dell’altezza. Non è mica un post di un blog il suo. E’ un articolo di una rivista a pagamento.
Un altro pezzo che ha mi ha innervosito è di un certo Willi Pasini, dal titolo: Lui tradisce e lei…si vendica. In questo caso è stato il contenuto ad irritarmi. Magari, se ne ho voglia, ne scrivo domani. Ma che giornale è questo? Ah… c’è pure un articolo di Vespa…
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Non c’è niente da fare: il gerbillo in aereo non lo posso portare. Neanche con il certificato del veterinario, neanche se è chiuso nella gabbietta. La lumaca acquatica e il pesce rosso, invece si. Mi faranno aprire il contenitore, come sempre, verranno tutti a guardare la lumaca che è gigantesca, faranno qualche battuta che come al solito non capirò e poi ci daranno l’ok per passare. I tropicali restano a casa, con le piante e il pesce combattente. I gold fish dovevano essere due, ma uno non arriverà a stasera. L’antibiotico non è servito a farlo guarire. Sfoglio un paio di libri, alla ricerca di un modo indolore che ponga fine alla sua agonia. Ma a parte sistemi cruenti che sono sconsigliati (a chi verrebbe in mente di fare una cosa del genere?): non mettere il pesce morente nel freezer o non gettarlo nel water, l’unico consiglio che trovo, per porre fine alle sue sofferenze, è: spezzare la spina dorsale con un coltello. No, non ci riesco proprio. C’è un anestetico che si potrebbe usare, ma il negoziante non ce l’ha. Dice che non conviene: un pesce rosso costa 2 euro, l’anestetico 5, non lo comprerebbe mai nessuno. Io si che lo avrei comprato.
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Non c’e’ peggior offesa che si possa fare ad un tedesco che accusarlo di essere razzista o di ricordargli il suo passato tentando di offenderlo. Questo vale soprattutto per quelli che adesso hanno piu’ di trenta anni e che erano bambini,quindi, negli anni 60-70. A scuola gli hanno fatto il lavaggio del cervello sui crimini che i loro nonni avevano commesso durante la guerra. Sono cresciuti con questo senso di colpa. Tempo fa Lo, che ha sette anni, aveva costituito una banda a scuola che andava contro un’altra composta solo da bambini coreani. Sono quei gruppi che nascono, muoiono, si ricompongono mischiandosi. Dopo qualche giorno la banda si sciolse e lui strinse amicizia con un bambino del gruppo opposto. Quando era nata questa banda lo raccontai a Magda, una tedesca di Monaco (il figlio era nello stesso gruppo) e lei ebbe una reazione spropositata. Aveva le lacrime agli occhi quando mi diceva: mio figlio non e’ razzista, non riesco a capire come sia potuto accadere una cosa simile! Credo che il Berlusca abbia commesso proprio un grave errore a dire quella frase a un tedesco. Ci sono cose che non si devono dire, mai.
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