Effetto Roma     04-11-2010  

Anche ieri qualcuno mi ha chiesto:”dove sei stata per le vacanze di autunno?”
“A Roma”.
E dopo la mia risposta quel qualcuno ha fatto:”oh!”
Oppure se non avesse fatto: “oh!” mi avrebbe guardato con l’espressione stupefatta, la stessa che avrei avuto  io se avessi incontrato qualcuno e gli avessi fatto la stessa domanda e quello mi avesse risposto “sono tornato a Zanzibar”.
Di solito, dopo la loro esclamazione o l’espressione stupefatta, aggiungo che non c’è nulla di stupefacente nell’andare a Roma, dal momento che ci sono nata e che ci ho vissuto gran parte della mia vita. O meglio, se mi stupisce, mi stupisce in un modo diverso da come stupirebbe loro, ma questo è troppo complicato da spiegare. Nel passato quando ci ho provato, mi rispondevano che capivano, ma invece dai loro occhi s’intuiva che non capivano affatto. Mi riferisco ai locali, ovvio. Gli expat come me capirebbero, ma loro se mi chiedono dove sono stata obiettano con un “ah!” non con un “oh!.

Categorie: Con quella faccia un po così

[ 5 commento(i) ]
Come Nanni     28-10-2010  

Stamattina stavo per parcheggiare la macchina quando la vista di un tipo con i capelli e l’impermeabile svolazzanti e sporchi mi ha infastidito. Ho parcheggiato, ho sollevato con una certa fatica la busta della spesa e sono scesa. Quando il tipo si è avvicinato e mi ha detto qualcosa, è stato con una certa soddisfazione che gli ho risposto che non capivo l’olandese. Poi però mi ha chiesto se parlassi inglese. Aveva il viso congestionato e mille capillari che partivano dal naso e si disperdevano sulle guance molli. Ho posato la borsa e a malincuore gli ho risposto di sì. Voleva sapere come si arrivava all’autostrada. E così ho cominciato a spiegare e a spiegare. Mentre spiegavo mi sono ricordata di una notte di quest’estate quando ho visto Nanni Moretti che parlava con due persone dall’aspetto sgradevolmente turistico. Stava parlando in un modo che non avevo visto nei suoi film. Così mi sono avvicinata per sentire che cosa stesse dicendo. Dava indicazioni su come raggiungere una strada.

Categorie: Con quella faccia un po così

[ 0 commento(i) ]
Ascolta che ti passa     04-10-2010  

Il mio vicino era un ragazzo molto grasso che avevo notato prima dell’imbarco.
L’avevo notato perché quando stava per comparire il numero del gate sul monitor, lui si era piazzato proprio lì davanti. Aveva dei capelli lunghi e sottili, di un castano smorto, e un tatuaggio di un drago rosso sul collo.
L’aereo era al completo e quando l’aereo è al completo si viaggia male. C’erano dei ragazzi, turchi di seconda o terza generazione perché tra loro parlavano inglese, super eccitati per il viaggio ad Amsterdam. Ma tutti i ragazzi di qualunque nazionalità sono insopportabili sui voli per Amsterdam.
Quando ho sollevato la valigia per metterla nella cappelliera mi sono accorta che non ce la  facevo.  Ho detto una parolaccia. C’è più gusto nel dirle se nessuno ti capisce. A quel punto si è materializzato il ragazzo. Mi ha detto in un inglese con un accento così british, ma british che si vuole far capire: “ti aiuto io”. Sono rimasta sbalordita. E mi  sono dispiaciuta di aver immaginato di schiacciarlo con un pollice gigante poco prima. Quando finalmente abbiamo decollato, i ragazzi turchi sono diventati sempre più indisciplinati, l’aria ha continuato a essere irrespirabile, le nuvole densissime e l’aereo ondeggiava sgradevolmente. Ho cercato di leggere per andarmene da lì, ma a un certo punto sono stata schiacciata da un corpo che si faceva sempre più pesante. Il corpo apparteneva al ragazzo che si era addormentato. Per un po’ non mi sono mossa, mi sentivo in debito con lui, ma quando ha attaccato a russare in un modo indegno mi sono alzata  di scatto e lui  è scivolato  giù e si è svegliato. Così sono tornata al mio libro, con lo scopo di allontanarmi ancora, ma non ci sono più riuscita. Non ci sono riuscita perché nel frattempo il ragazzo ha cominciato a parlare con il suo vicino di Amsterdam, delle solite cose che si dicono di Amsterdam, ma le diceva con quell’accento meraviglioso, con quella voce dal tono speciale che non potevo non ascoltarlo. Quello che era seduto al mio fianco era un incantatore! Ho fissato  il suo drago rosso, che sembrava stesse battendo le sue piccole ali, e mi sono dimenticata del caos, della hostess che richiamava i passeggeri, dei vuoti d’aria.

Categorie: Con quella faccia un po così

[ 0 commento(i) ]
Si chiama Camilla la mia cana     27-09-2010  

La faccenda curiosa di vivere con un cane è che dopo aver passato un mucchio di tempo a insegnargli parole, e ne può imparare più di cento, a un certo punto queste non sono più necessarie, e tu, in questo caso io, sei molto ma molto contento. Talmente contento che non la puoi spiegare o descrivere questa contentezza.

Categorie: Con quella faccia un po così

[ 3 commento(i) ]
Una taccola è una taccola.     25-05-2010  

L’altra sera guardavo un documentario sul cavalluccio marino e a un certo punto si diceva che la monogamia è un fatto inconsueto in natura e che da quando è stato possibile effettuare l’esame del Dna si è scoperto che alcune specie che si credevano monogame, e veniva inquadrato un cigno, non lo sono affatto. Poi venivano elencate quelle che stanno insieme tutta la vita. In questo elenco era compresa anche la taccola che a me sta antipatica: è prepotente, ha quasi la stessa frenesia nel nutrirsi del piccione, va a mangiarsi le uova degli altri uccelli, ha un  becco tozzo, due occhi vitrei e fa un verso che non mi piace.
Un paio di giorni fa stavo bevendo il caffé quando ho visto due taccole che si dondolavano su un ramo  della betulla.  Due taccole   che sono nel mio panorama visivo da anni e di cui credevo di sapere tutto o quasi tutto ed ecco che invece ho scoperto un loro comportamento che non avevo immaginato.  E le ho guardate con altri occhi, con meno fastidio e più considerazione, insomma.
Le persone a cui ho raccontato questa scoperta  hanno trovato molto divertente il mio stupore. Alcune ignoravano  persino chi fossero le taccole, pensavano a un tipo di insalata o le avevano confuse  con i merli e le cornacchie. Ma come è possibile confondere merli, cornacchie e taccole?

Categorie: Con quella faccia un po così

[ 2 commento(i) ]
I giocatori di cosce di pollo     20-05-2010  

Devi avere tra i ventiquattro e i trentasei anni e hai cinque minuti di tempo.
Cinque minuti in cui devi addentare una coscetta di pollo, intingere le patatine in una collina di maionese e valutare il tipo/a che ti capita davanti. Se ti interessa rivederlo, insomma. Una bella prova, non c’è che dire. E se quello ha il il mento lucido per il  grasso del pollo? E se ha un graffio di maionese sullo zigomo sinistro?
E quando ti alzi dal tavolo per cambiare partner, c’è un’altra decisione da prendere:
- saluti e te ne vai
- gli stringi la mano.
Una mano unta di pollo, di patatine, di verdure grigliate (ci sono anche le verdure grigliate nel menù) perché il cibo viene servito rigorosamente senza forchetta.
E’ un nuovo modo d’incontrarsi, c’è scritto nella mail che ho ricevuto.
Mi piacerebbe guardarli in faccia i tipi che hanno organizzato ‘sta cosa. Mi piacerebbe guardare in faccia anche quelli che parteciperanno. Sempre che decidano  di partecipare. Se abitassi a Milano ci andrei davanti all’ingresso del locale. Ci andrei in compagnia della cana che è un’ottima copertura per osservare senza farsi notare.

Categorie: Con quella faccia un po così

[ 0 commento(i) ]

Al ristorante argentino c’era un tipo con una chitarra che cantava. Stava per avvicinarsi al nostro tavolo, quando Lo ha detto: “non possiamo chiedergli di saltarci?” E io: E se gli dicessimo di farci El pueblo unido jamás será vencido?
“E che roba sarebbe?” Ha detto Lo.
“Una canzone che ascoltavo durante la mia adolescenza e che sentivi da piccolo pure tu.“
“Mah.” Ha risposto lui.
Poi il tipo è arrivato e gli abbiamo chiesto la canzone.
Lui ha risposto: “parlatemi in italiano, per favore, non in inglese perché non lo so.  Io vi rispondo in spagnolo”.
Però aveva capito benissimo perché mentre stavamo ripetendogli la frase,  ci ha interrotto e ha detto: “non conosco quella canzone.” E dopo qualche secondo in cui ci ha guardato e ci ha pesato tutti e tre, ha aggiunto: “so le canzoni cilene, argentine, spagnole e italiane, ma non quelle di protesta”.
E ha cominciato a parlarci di lui. Tirava fuori una frase sulla sua vita e l’accompagnava con un accordo di chitarra.
“Sono vent’anni che sto qui”.
“Sei che non torno al mio Paese, la Colombia”.
“In Colombia ci sono dei prati verdissimi e dei bei paesaggi, ma nel mondo è nota per la droga”.
“Ho ancora cinque anni e poi: via!” Ha fatto un fischio per accompagnare il via e quelle parole: “ho ancora cinque anni” mi hanno fatto rabbrividire.
Il tipo ha abbassato la voce e ha continuato senza più accordi di chitarra: “Io non ci muoio qui. Non ci muoio in questo Paese!” ed era come se dicesse: “Non gliela do questa soddisfazione!” E poi: “Voi mi capite? Mi capite?” Con il tono che suggeriva: “ditemi che mi capite anche se non mi capite”.
E prima di attaccare questa canzone qui, in spagnolo, ha detto: “Sono brave persone però non parlano. Non si parlano, non ti parlano.”

Categorie: Con quella faccia un po così

[ 0 commento(i) ]
Twins     10-05-2010  

Quei due non li avrei proprio notati perché per notarli avrei dovuto girarmi. E non mi sarei girata, se non ci fosse stato un motivo. Però è successo che una delle persone che era al tavolo con me, ha fermato la conversazione, ha indicato quei due e ha domandato: “ma sono gemelli?” Così ci siamo girati tutti e tutti abbiamo risposto in coro dopo qualche secondo: “Sì.” Se li guardavi distrattamente prima ti accorgevi che erano davvero belli, poi che c’era qualcosa di strano. Il fatto che fossero identici non era tanto immediato. Così per un po’ ho fatto il giochetto “trova le differenze”. Uno aveva i capelli lisci, l’altro mossi e spettinati, uno la maglietta, l’altro la camicia, uno gesticolava mentre parlava, l’altro giocava con l’accendino. Dovevano averci lavorato parecchio su questa storia delle differenze perché pareva che non finissero più. E però malgrado tutto quel lavoro non ce ne era uno più bello, più volgare, più elegante dell’altro.
E insomma hai la fortuna di nascere bellissimo e invece ti va a capitare che insieme a te nasce tuo fratello che è altrettanto bello e così la gente dice continuamente: “ah, come siete belli! ma siete identici!” Oppure: “guarda quei due quanto sono belli. E quanto sono uguali!”.  E così passi parte della tua esistenza a cercare il modo di essere diversamente bello senza riuscirci.
A questo mondo ognuno ha i suoi problemi.

Categorie: Con quella faccia un po così

[ 2 commento(i) ]
E invece     29-04-2010  

C’è qualcuno che conosco che è sempre inappuntabile, tranquillo, saluta per primo,  vestito in modo anonimo, dove con “anonimo” intendo che dopo che l’hai incontrato non ricordi di quale colore fosse la sua cravatta se stava andando in ufficio o di quale colore fosse la sua maglietta se stava andando da qualche altra parte. E se esprime un’opinione premette sempre un “secondo me” e non cerca di convincerti che quel “secondo me” coincide con quello che pensa la maggioranza degli uomini della terra.
Aver scoperto che questa persona ascoltava e ascolta ancora ogni tanto i Jethro Tull, i Deep Purple, i Led Zeppelin, gli AC/DC mi ha generato un certo stupore. Quel tipo di stupore che si prova quando vieni a sapere che qualcuno che conosci e che incontri quasi quotidianamente ha sventato un attacco terroristico, ha ripulito le casse di un certo ente ed è scappato su un’isola del Sud America, oppure ha mollato la moglie, i figli e i genitori anziani  ed è andato a vivere in un monastero nel Tibet. Quello stupore che ti fa dire: io lo conoscevo e mai avrei pensato che potesse fare una cosa del genere. Non c’aveva l’abbigliamento, l’atteggiamento, i toni, pareva proprio un altro.

Categorie: Con quella faccia un po così

[ 2 commento(i) ]
Farfallina bella e bianca     23-04-2010  

Ma perché ci si deve vantare di avere mille interessi e svolgere altrettante attività?
Per fortuna che ogni tanto salta fuori qualcuno che invita i genitori a non riempire i pomeriggi dei bambini di corsi di cucina, di danza, di canto e del nuovo avvincente corso “calpesta la riga tra i mattoni”. Che poi non ho mai sentito un bambino fare l’elenco dei suoi sette pomeriggi impegnati con esaltazione.
E i genitori o gli adulti in genere non li mette in guardia nessuno? A me quando sento o leggo qualcuno vantarsi o recitare la parte di quello che non ce la fa a fare le sue mille attività mi viene un nervoso, ma un nervoso che gli darei tanto volentieri una mazzata in testa.
Invece chi ha due, o anche tre lavori, perché non ce la fa, non lo ha il tempo per vantarsi.

Categorie: Con quella faccia un po così

[ 1 commento(i) ]