Quando la barca affonda i topi scappano.
Lo diceva sempre un maestro di vela in un piccolo lago nel Trentino.
Noi, io e i miei compagni di corso, eravamo i topi. E quando arrivavano le raffiche e la barca cominciava a inclinarsi e inclinarsi, anziché provare a governarla, mollavamo scotte, fiocco, randa e il povero maestro e ci tuffavamo in acqua. Be’, questo accadeva alle prime lezioni, poi abbiamo imparato a restare.
Qui invece i topi fanno qualcosa di inquietante. Abbandonano una barca per passare su un’altra. Su un’altra che da parecchio tempo è in equilibrio precario. In realtà sta viaggiando in bolina e naviga piegata, ma continua a mantenere saldamente la sua rotta. E i topi, che sono furbi, ci rimangono sopra, anzi nel corso del viaggio l’equipaggio aumenta sempre più.
Non fanno errori di valutazione, i topi.
Così la barca è inarrestabile. Per fermarla bisognerebbe squarciargli le vele, aprire una falla nel pozzetto, gettare il timone ai pesci. Non far conto sulle raffiche improvvise o sulle onde anomale perché il comandante che la governa è da un ventennio che è lì sopra e possiede porti, mille gommoni di salvataggio e qualcuno dice che è persino padrone del mare.
Categorie: Contro il potere che
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