La disciplina dietro le quinte porta spontaneità sul palcoscenico.
A esprimere questo concetto in un modo così elegante (concetto ben noto a quelli che scrivono narrativa o per lo meno dovrebbe esserlo) è stato Andrea Molesini nel corso di questa trasmissione qui.
Il suo romanzo, Non tutti i bastardi sono di Vienna, mi ha fatto pensare a questo bel romanzo qui.
E mi ha ricordato una vicenda della mia famiglia.
La mia bisnonna che pedalava su una bicicletta da uomo per le strade di Bassano, la piccola osteria che aveva deciso di condurre da sola, dopo la morte del mio bisnonno avvenuta quando era giovanissima. E poi il suo gatto che sdegnava la poltiglia di pane e acqua e pescava pesci nel Brenta. E la catastrofe che le sconvolse la vita: l’invasione degli austriaci che le distrussero l’osteria e la casa. Lei e i due figli piccoli che vennero messi su un treno, stretti come le bestie, e trasferiti a Mascalucia, in Sicilia. E da lì a Roma.
“Stavamo bene e all’improvviso non avevamo più niente. Non eravamo padroni neanche di un paio di mutande!”
“Alla fine, però, è stata una fortuna perché altrimenti io non sarei nata e tante altre persone non sarebbero nate”, dicevo.
“Sì, sì”, rispondeva lei. E s’incantava su un punto dell’aria che non riuscivo a vedere.
Categorie: in un altro luogo
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