A piccole dosi     25-10-2010  

“Ma quel giro lo fa solo la domenica”, mi dice.
“Ah, ho capito.”
“Ti conviene scendere qui”
L’autista accosta e si ferma. Sull’autobus non c’è nessuno, è l’ultima corsa. Anche nella strada, lunghissima, che dovrò percorrere non c’è nessuno.
“Che sfortuna! E’ appena passato l’ultimo autobus che potevi prendere…”
“E vabbè, non importa. Grazie, comunque”
Scendo. Mi sistemo la borsa e comincio a camminare.
“Ehi, aspetta un momento…”
Mi volto, torno indietro di un paio di metri.
“Sali su. Arriviamo al capolinea, sono solo due fermate, e poi ti accompagno io. Per andare al deposito devo passare da quelle parti, non mi costa nulla fare una piccola deviazione. Dobbiamo viaggiare a luci spente, però.”
Questo è uno dei piccoli episodi che mi è capitato nei giorni che ho passato a Roma. Poi leggo i giornali, guardo la tivù e mi dicono che invece è l’orrore.

Categorie: Fatti italiani

[ 3 commento(i) ]

3 Responses to “A piccole dosi”

  1. chechi dice:

    scusa me l’orrore dov’è? non poteva solo essere gentilezza??

  2. Alessandra dice:

    chechi, ma com’è che capisci sempre l’esatto contrario di quello che vorrei dire? Eppure non scrivo di roba complicata. Mi sa che vai un po’ di corsa e leggi le prime e le ultime righe. Che può anche andare bene, però poi non bisognerebbe fare domande :-)

  3. chechi dice:

    ciao Ale, io sono sempre un pò di corsa, è vero. bhè, scusa se ho equivocato il tono

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