Da un capitolo 21     12-10-2010  

Un uomo guardava una petroliera ancorata all’orizzonte. Era da un mese che frequentava quella spiaggia e la nave era lì dal giorno successivo al suo arrivo. L’uomo si era sistemato su quella che sarebbe diventata la sua duna, l’aveva scelta perché era la più alta di tutte, e aveva cominciato a togliersi la sabbia dalle scarpe. Per un po’ si era incantato sull’alluce che spuntava da un grosso buco nel calzino, poi era tornato in sé. Il suo sguardo aveva girato sopra quel grigio ventoso e si era posato su una massa scura in movimento. Aveva strizzato gli occhi per mettere a fuoco meglio e aveva riconosciuto la sagoma di una petroliera. Questa, che proveniva dal porto di Scheveningen, aveva terminato la sua corsa proprio davanti a lui. “Chissà se l’equipaggio è al completo”, si era chiesto subito. Ma poi si era detto che a un comandante di una petroliera non importava se un mozzo sapesse parlare l’inglese. Contavano, piuttosto, la prestanza fisica e l’esperienza, e lui era magro e con la pancia e, soprattutto, era vecchio. Inoltre non era mai salito su una nave, a eccezione di quella con cui aveva fatto il viaggio di nozze molti anni prima. E i comandanti non assumevano più chiunque si presentasse. Così aveva continuato a guardarla senza specularci più sopra, affezionandosi persino un po’. Aveva sempre preferito gli oggetti agli esseri viventi, l’immobilità al movimento, l’equilibrio statico a quello termodinamico.
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L’uomo raggiungeva la duna verso le quattro del pomeriggio, poco prima del tramonto. Per ripararsi dal vento si avvolgeva più volte una sciarpa intorno al collo, alzava il bavero, e s’infilava un passamontagna. Sembrava un ladro in attesa di commettere un furto. E si muoveva con circospezione, proprio come uno che teme di essere scoperto. Lì, sulla duna, mangiava un paio di panini e seppelliva le briciole che cadevano, in modo che i gabbiani e i corvi, unici abitanti di quel luogo, non venissero a beccarle e a insudiciare la sabbia.
Per passare il tempo, mentre masticava fette di pane a cassetta e aringa, immaginava di costruire trappole che avrebbero imprigionato quegli orrendi uccelli che non avevano paura di lui.
Dopo circa un’ora, si scrollava la sabbia dai vestiti e si dirigeva verso un ristorante che c’era all’inizio della spiaggia.

Forse qualcosa sarebbe andato diversamente per questo tipo qui, se a un certo punto avesse assistito a questo incidente. Lo avrebbero sentito come testimone, sarebbe stato intervistato da un giornale locale, e magari sarebbe finito sulla pagina di Repubblica.it per qualche ora. Titolo: è un ingegnere italiano  disoccupato il testimone dell’incidente  nel Mare del Nord. Il tipo avrebbe voluto parlare dell’impatto sull’ambiente causato dal cherosene al giornalista che lo avrebbe contattato. Invece no, non sarebbe andata diversamente. Non come avrebbe voluto il tipo. Il giornalista gli avrebbe fatto mille domande, ma non gli avrebbe lasciato dire quello che voleva dire.

Categorie: La scelta

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