Uno scrittore annoiato, una cena meravigliosa, una chiacchierata con una bambina di otto anni. Questo è il bilancio del mio fine settimana.
Dopo la presentazione lo scrittore era talmente annoiato che contagiava chi era nelle sue vicinanze. Di ciò me ne sono accorta quando ero a pochi centimetri e avevo già detto: “posso farti una domanda?” E quando lui mi ha risposto di sì, che potevo, ho pensato che non mi andava proprio di domandare e avrei voluto dirgli: “no, senti, mi sono sbagliata, non ho nulla da chiederti.” E, invece, malgrado la mia consapevolezza, ho posto la mia domanda noiosa. Poi mi sono allontanata, ho trovato un punto tranquillo dove potevo osservare le persone e l’autore che firmava libri e manifesti e dirmi: “Ecco qui, uno (anche) per sfuggire alla noia comincia a scrivere delle storie, diventa noto, e poi è costretto a fare ‘ste robe noiose in un localuccio semiperiferico di una grigia città del Nord Europa. E chiedermi: “Sono più contagiabile degli altri perché scrivo anch’io?”
La cena. Venti donne che vivono all’estero da diversi anni quali capacità acquiscono? Quella culinaria, a quanto pare. Con la solita eccezione, la mia, che l’ho perduta. C’erano diciotto meravigliosi piatti, più una macedonia portata da me e un’insalata mista preparata da una tipa che si chiama Astrid e che d’italiano ha solo il marito. Sì, potevo impegnarmi di più, a mia discolpa dirò che avevo due ospiti, due runners venuti da Londra per partecipare alla gara che c’è stata sabato in uno dei boschi di Wassennar.
E infine ho scambiato qualche frase con una bambina. Nessuna di queste è particolarmente significativa da essere trascritta, però mentre l’ascoltavo la testa mi si riempiva di immagini e di immaginazioni. Insomma, uno stato che è l’esatto contrario della noia.
Categorie: Pensierini
[ 1 commento(i) ]
il 11-10-2010 alle 16:31
all’estero la capacità culinaria si accresce solo per puro spirito di sopravvivenza!