Ignoro perché succeda.
Forse dipende dalla qualità dell’aria, dall’altezza media delle persone, dai pomodori arancioni, dalle biciclette con cui puoi raggiungere qualunque luogo. Forse nessuno di questi motivi, forse solo uno, forse tutti e altri ancora.
Il fatto è che gli italiani che vivono di qui, non dico gli stranieri, eh, ma proprio loro, quelli che parlano la mia lingua e che sono emigrati da cinque, dieci o quindici anni e che tornano nel loro Paese a Natale e d’estate se non più spesso, ecco, proprio questi qui, che poi sarebbero come me, non capiscono le mie battute.
E non è che siano battute complicate da capire. Dei bambini di otto anni le capirebbero. Le hanno capite quando le ho fatte. Però erano bambini che vivevano in Italia, dovrei provare con uno che abita qui. E dato che le prendono sul serio, succede che poi mi guardano con uno sguardo che ormai conosco bene: “mi sa che è un po’ stupida” oppure “mi sa che è un po’ ingenua”. Qualcuno, che vuole andare più a fondo, si chiede: “ma ci è o ci fa?
E allora perché non la smetto di fare battute che nessuno capisce? Perché non provo a tirarne fuori altre, magari più sottili ma più fruibili per chi mi ascolta? Oppure perché non la smetto? Già, potrei smetterla. Mettermi a fare la seria, per lo meno quando sono qui. E dire bianco e dire nero, senza dire bianco, ma intendendo nero. Ma non posso. Non ce la faccio proprio. Primo perché fa parte della mia natura fare le battute sceme. E secondo perché quello sguardo imbarazzato o perplesso di qualcuno che fa un certo pensiero su di me o si pone qualche dubbio sulla mia sanità mentale mi diverte parecchio. E mi dispiacerebbe troppo non vederlo più.
Categorie: Pensierini
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