Ascolta che ti passa     04-10-2010  

Il mio vicino era un ragazzo molto grasso che avevo notato prima dell’imbarco.
L’avevo notato perché quando stava per comparire il numero del gate sul monitor, lui si era piazzato proprio lì davanti. Aveva dei capelli lunghi e sottili, di un castano smorto, e un tatuaggio di un drago rosso sul collo.
L’aereo era al completo e quando l’aereo è al completo si viaggia male. C’erano dei ragazzi, turchi di seconda o terza generazione perché tra loro parlavano inglese, super eccitati per il viaggio ad Amsterdam. Ma tutti i ragazzi di qualunque nazionalità sono insopportabili sui voli per Amsterdam.
Quando ho sollevato la valigia per metterla nella cappelliera mi sono accorta che non ce la  facevo.  Ho detto una parolaccia. C’è più gusto nel dirle se nessuno ti capisce. A quel punto si è materializzato il ragazzo. Mi ha detto in un inglese con un accento così british, ma british che si vuole far capire: “ti aiuto io”. Sono rimasta sbalordita. E mi  sono dispiaciuta di aver immaginato di schiacciarlo con un pollice gigante poco prima. Quando finalmente abbiamo decollato, i ragazzi turchi sono diventati sempre più indisciplinati, l’aria ha continuato a essere irrespirabile, le nuvole densissime e l’aereo ondeggiava sgradevolmente. Ho cercato di leggere per andarmene da lì, ma a un certo punto sono stata schiacciata da un corpo che si faceva sempre più pesante. Il corpo apparteneva al ragazzo che si era addormentato. Per un po’ non mi sono mossa, mi sentivo in debito con lui, ma quando ha attaccato a russare in un modo indegno mi sono alzata  di scatto e lui  è scivolato  giù e si è svegliato. Così sono tornata al mio libro, con lo scopo di allontanarmi ancora, ma non ci sono più riuscita. Non ci sono riuscita perché nel frattempo il ragazzo ha cominciato a parlare con il suo vicino di Amsterdam, delle solite cose che si dicono di Amsterdam, ma le diceva con quell’accento meraviglioso, con quella voce dal tono speciale che non potevo non ascoltarlo. Quello che era seduto al mio fianco era un incantatore! Ho fissato  il suo drago rosso, che sembrava stesse battendo le sue piccole ali, e mi sono dimenticata del caos, della hostess che richiamava i passeggeri, dei vuoti d’aria.

Categorie: Con quella faccia un po così

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