C’è un tempo infame, esagerato persino per l’Olanda. E poi c’è stato un diluvio e per raggiungere la macchina al parcheggio del Super ho camminato con l’acqua fino alle caviglie. E allora via di corsa a casa ché avevo (ho) raffreddore e tosse e la febbre che mi era appena andata via.
Ho posato le buste della spesa, ho pensato: ora vado a cambiarmi e anche: “c’è un posto che si potrebbe allagare oltre al soggiorno?” E mentre facevo questo pensiero, ecco che sento gocciolare, gocciolava dal soffitto del soggiorno, dunque un altro posto non c’era, e via di corsa sul tetto, a togliere le foglie che avevano ostruito i chiusini. Sono scesa dalla finestra del bagno, quella parte di tetto è piatto, quindi non mi dava problemi, i problemi me li dava il chiusino che è lungo il bordo e a me non piace stare vicino ai bordi. E poi si scivolava. Però che dovevo fare? I pompieri qui si chiamano soltanto per gli incendi. Non siamo in autunno e di foglie ce ne erano poche.“Non capisco! Perché la grondaia non smaltisce l’acqua? Ci devono essere un altro chiusino ostruito…” dicevo. Davide, che aveva trentanove di febbre, mi assisteva dalla finestra. “Guarda lungo i bordi, deve essere per forza lì”. E così mi sono fatta un paio di lati cercandolo alla cieca nei dieci centimetri d’acqua. Alla fine mi sono messa a raccoglierla con il secchio e a buttarla giù e intanto pensavo e pensavo. Ed è arrivata l’illuminazione: un altro buco non c’era, semplicemente pioveva talmente forte che i due lastroni che erano stati collocati in prossimità dell’unico chiusino per impedire alle foglie di passare, rallentavano il deflusso. Ho spostato i lastroni, si è creato un piccolo vortice, l’acqua ha cominciato a scendere più velocemente. Io mi sono sentita un eroe, e agli eroi dopo che hanno compiuto grandi imprese mica torna la febbre.
Categorie: Roba d'Olanda
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