Faccio innervosire un po’ gli italiani con il mito dei Paesi Bassi e dei suoi abitanti che prima o poi passeranno da queste parti. Invece, se capitassero gli olandesi è probabile che ci ridano sopra perché hanno il senso dell’umorismo, loro.
Allora, in un romanzo che sto scrivendo a un certo punto c’è questo pezzo qui:
Il 14 terminava il suo lavoro al ristorante perché arrivava da Napoli il nipote del titolare che aveva sostituito. Tra i camerieri era corsa la voce che non si sarebbe presentato, era un po’ duro di cervello e non era riuscito a imparare l’olandese, ma poi la sua famiglia l’aveva convinto a provare ancora.
“Domani torna Pasquale.” Aveva detto il padrone quando il locale era vuoto.
“Domani me ne vado.” Aveva risposto lui tirando su con il naso.
Il padrone aveva buttato fuori un grugnito di potere.
“Terrei te, quel deficiente non ha voglia di lavorare ed è più lento di un olandese svogliato, ma è il figlio di mia sorella…E poi tu sei sprecato qui, con la tua laurea…”
“Tanto mi assumono alla Compagnia.”
“Allora verrai a mangiare le fettuccine da cliente.”
“Certo.” Aveva risposto Ugo Impallomeni senza guardarlo negli occhi, ma entrambi sapevano che non sarebbe tornato.
Categorie: La scelta
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