Al ristorante argentino c’era un tipo con una chitarra che cantava. Stava per avvicinarsi al nostro tavolo, quando Lo ha detto: “non possiamo chiedergli di saltarci?” E io: E se gli dicessimo di farci El pueblo unido jamás será vencido?
“E che roba sarebbe?” Ha detto Lo.
“Una canzone che ascoltavo durante la mia adolescenza e che sentivi da piccolo pure tu.“
“Mah.” Ha risposto lui.
Poi il tipo è arrivato e gli abbiamo chiesto la canzone.
Lui ha risposto: “parlatemi in italiano, per favore, non in inglese perché non lo so.  Io vi rispondo in spagnolo”.
Però aveva capito benissimo perché mentre stavamo ripetendogli la frase,  ci ha interrotto e ha detto: “non conosco quella canzone.” E dopo qualche secondo in cui ci ha guardato e ci ha pesato tutti e tre, ha aggiunto: “so le canzoni cilene, argentine, spagnole e italiane, ma non quelle di protesta”.
E ha cominciato a parlarci di lui. Tirava fuori una frase sulla sua vita e l’accompagnava con un accordo di chitarra.
“Sono vent’anni che sto qui”.
“Sei che non torno al mio Paese, la Colombia”.
“In Colombia ci sono dei prati verdissimi e dei bei paesaggi, ma nel mondo è nota per la droga”.
“Ho ancora cinque anni e poi: via!” Ha fatto un fischio per accompagnare il via e quelle parole: “ho ancora cinque anni” mi hanno fatto rabbrividire.
Il tipo ha abbassato la voce e ha continuato senza più accordi di chitarra: “Io non ci muoio qui. Non ci muoio in questo Paese!” ed era come se dicesse: “Non gliela do questa soddisfazione!” E poi: “Voi mi capite? Mi capite?” Con il tono che suggeriva: “ditemi che mi capite anche se non mi capite”.
E prima di attaccare questa canzone qui, in spagnolo, ha detto: “Sono brave persone però non parlano. Non si parlano, non ti parlano.”

Categorie: Con quella faccia un po così

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