Dall’ottico, ancora     06-05-2010  

“Pronto Paolo? non ci vedo più!”

“Ehi, ciao!Che intendi?”

“E’ accaduto all’improvviso. Non vedo da lontano.”

“Stai bene? come salute, intendo?

“Sì.”

“Sei dimagrita molto?”

“Macchè, magari!”

Lui ride, io invece sono preoccupatissima.

“Come faccio?”

“Be’, non ti posso fare una visita a distanza, va da un oculista lì.”

“L’ospedale mi darà un appuntamento tra due mesi, io tra due mesi sarò a Roma. Potrei andare dall’ottico. Oddio, dall’ottico.”

“Fammi sapere com’è andata. Magari prenditi delle lenti poco costose, così se c’è qualche cambiamento da fare…”

Non ho voglia di tornare da quell’ottico, così provo da un altro.

Il negozio è molto grande, ci sono poche montature esposte, molti portatili su un tavolo lunghissimo, ma non sono in vendita. Che cosa ci faranno con quei portatili? E poi chi li usa? Non c’è nessuno! Aspetto qualche minuto, alla fine arriva un tipo. Pare umano e pure spiritoso. Mi scheda su un grande Mac. Sono contenta di essere schedata su un Mac. Mi dice che la misurazione della vista mi costerà trenta euro.

“Allora non la faccio.”

No?”

“No, non ho mai pagato una visita da un ottico da cui comprerò gli occhiali.”

Così vado dal solito ottico. Non sono più due che si assomigliano. Sono quattro che si assomigliano. Oppure sono io che non ci vedo bene? Sono quasi affranta.

“Vorrei un appuntamento per una misurazione della vista” dico a quello più vecchio. Intanto lo osservo. Ha più rughe e non ha le bolle dei suoi fratelli.

“Non si fa per appuntamento. Si fa quando si può.”

“Adesso si può?”

“C’è quella signora…però se viene qualcun altro, sono solo nel negozio…”

“Come solo?, penso. “Posso aspettare. Quando c’è da aspettare? Un’ora?”

“Forse un’ora. Forse di più.”

“Torno giovedì?”

“Se crede…”

Giovedì, cioè oggi.

“Sono qui per la visita…”

“Be’, c’è solo una persona prima di lei, quindi tra dieci minuti posso fargliela.”

“Bene.”

Mi siedo. Anche oggi sono quattro. Quello anziano va a fare la visita al tipo che aspetta, gli altri tre non si capisce che cosa facciano. Bevono il caffè da tazze bianche e anonime, consultano i portatili, sembrano uomini d’affari piuttosto che ottici. Sono un po’ diversi dall’ultima volta, a parte che sono raddoppiati numericamente, è come se avessero seguito un corso e acquisito una nuova sicurezza in se stessi. Sono perplessa. Poi finalmente mi misura la vista.
Mi mancano -025 a un occhio e -075 all’altro. Be’, pensavo peggio. Da vicino, invece, ci vedo benissimo. Funziono al contrario dei miei coetanei. Non so se sia un segno buono o meno. Dopo, però, per consolarmi del fatto che dovrò portare gli occhiali quando guido o quando guardo la tivù penso che sì, è un buonissimo segno.

Categorie: Chiacchiere, sanità dutch

[ 1 commento(i) ]

One Response to “Dall’ottico, ancora”

  1. Ibadeth dice:

    Beh, non so quanti anni tu abbia di preciso, ma il fatto che tu ci veda da vicino è buon segno… quanto meno, segno che la senescenza è ancora lontana…

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