Il venerdì precedente alla Pasqua una signora di una certa età andò in un centro commerciale in compagnia del marito anche lui di una certa età, ma più malandato in salute.
Un commesso di un negozio, che riceveva una percentuale sulle vendite, illustrò a questa signora, che si chiamava Paola B., gli innumerevoli vantaggi della macchina fotografica digitale. Paola B., che non capiva nulla di pixel e di risoluzione, fu attratta dal fatto che fosse semplice da usare per una come lei che non capiva nulla di diavolerie moderne e soprattutto che non avrebbe più dovuto stampare le fotografie, risparmiando parecchi soldi. Così l’acquistò, convinta di aver fatto l’affare.
Il giorno di Pasqua fotografò la pastiera, le uova sode dipinte, i bambini della vicina che erano bellissimi, il telefono nell’istante esatto in cui squillò per la chiamata d’auguri del figlio, un rametto d’ulivo impolverato accanto al quadretto di Padre Pio, i rametti d’ulivo in vendita a due euro perché i fedeli della parrocchia che frequentava erano avari, la faccia del prete quando ancora non aveva capito che era arrabbiato.
“Non si fotografa in chiesa, Paola B. E poi che te ne fai di una digitale? Tanto valeva tenerti quella che ti eri portata a Lourdes. Non ho visto un computer a casa tua quando sono venuto per la benedizione.”
“Come?”
Così il prete spiegò a Paola B. i dettagli della digitale che il commesso si era dimenticato di dire.
“Vedi”, concluse il prete, che si chiamava Don Remo, “alla fine la brama del possesso conduce sempre a un castigo.”
La signora Paola B. ne fu dapprima dispiaciuta e poi arrabbiata, e disse che sarebbe tornata nel centro commerciale a protestare, che avrebbe chiesto i soldi indietro.
Don Remo assentì, ma alla fine disse che non le sarebbe stato restituito proprio nulla, dal momento che la macchina fotografica era usata e funzionante. Siccome Paola B. continuava a essere amareggiata, e non si deve essere amareggiati il giorno di Pasqua, Don Remo le disse che l’avrebbe acquistata lui, la macchina fotografica, che alla parrocchia ne serviva giusto una. A un prezzo conveniente dato che non era più nuova.
Paola B. si rigirò la macchinetta tra le mani, stava quasi per accettare la proposta del prete, quando spinse casualmente il tasto “cancella tutte le foto”.
In un secondo ne sparirono mille.
“Lo vedi”, fece Don Remo. “Non la sai nemmeno usare.”
Paola B. sollevò la testa e guardò il prete.
“Ma questo tasto è meraviglioso, Don Remo. A me piace fotografare, non guardare e riguardare le foto dopo che le ho fatte. E poi quelle che vengono bene, e sono pochissime sa, non ho bisogno di stamparle: me le ricordo a memoria! Anzi in questo modo avrò un doppio ricordo, di come era la pastiera dal vero e di come era qui nella macchina fotografica.” Il prete scosse la testa e borbottò: “che Paese è quello in cui pure i vecchi amano il nuovo? E’ un Paese triste.”
Però Paola B. non la sentì questa frase perché si era incamminata a passo veloce verso casa per raccontare al marito quello che aveva appena scoperto.
La vicina, che incontrò Paola B. sul pianerottolo, disse alla famiglia, a tavola, che era contenta di abitare di fronte a una donna vecchia ma che sorrideva spesso, pure per delle sciocchezze.
Categorie: Racconti in rete
[ 2 commento(i) ]
il 03-04-2010 alle 21:02
A me pare che il religioso volesse fare il furbetto, altro che…
Evviva Paola B., invece, che non più giovanissima ha ancora voglia di scoprire cosa le riserva il mondo.
Una mia collega insegnante, l’anno in cui sarebbe andata in pensione, ancora seguiva corsi d’aggiornamento… Un mio ex-vicino, scorbutico e ultra-ottantenne contadino umbro, s’era riempito la casa di Ipod, macchine digitali, computer e cose simili e se la godeva, dicendo, tra una bestemmia e l’altra, che quando lui era giovane mica c’erano tutte quelle comodità…
Comunque, azzardo una lettura allegorica dell’apologo? Azzardo. Non è bella la cosa in sé, è bello il tuo ricordo di essa, è bello quello che ha significato per te?…
Auguri, Alessandra Galetta.
Ibadeth
il 04-04-2010 alle 0:08
passa dei bei giorni, Ibadeth