La teoria dei sei gradi di separazione è un’ipotesi secondo cui qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari. Tale teoria è stata proposta per la prima volta nel 1929 dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy in un racconto breve intitolato Catene. (da Wikipedia)
Se vogliamo collegare tra di loro persone che stanno al potere i gradi di separazione diminuiscono vertiginosamente.
Triste. Tristissimo.
Mi è venuta voglia di leggere il racconto di Karinthy, in rete ho trovato solo la versione  originale in ungherese. C’è qualcuno che lo ha in inglese o in italiano? Oppure: c’è qualcuno che avrebbe voglia di tradurlo?
Aggiornamento del 10 marzo: il racconto (ancora non completo) editato si trova qui.

Categorie: Contro il potere che, Libri

[ 10 commento(i) ]

10 Responses to “Chains, catene, incatenati, in prigione, impossibile.”

  1. Marinz dice:

    Hai provato a cercare anche “Everything is different”?

    Ho letto del titolo da questo blog:
    http://editdomjan.splinder.com/post/22034561

    Non ho molto modo di cercarlo ora… ma se lo trovo ti indico dove trovarlo.

    Un sorriso :)

  2. Alessandra dice:

    Sì, grazie Marinz, ho provato, ma non c’è.

  3. makdaralo dice:

    Oh, leggo solo ora… va bene, mi ci provo!
    [Non so darti una stima di quanto ci voglia... ora vado a leggermelo!]

  4. makdaralo dice:

    Qui il testo completo.
    Via, penso di riuscirci in una settimana (sempre che i pargoli continuino a dormire bene la notte!), comunque non ti aspettare una traduzione letterariamente bella, giusto una traduzione fedele e comprensibile… a renderla decente ci devi pensare tu!
    Ti lascio il testo ungherese in mezzo?

  5. Alessandra dice:

    Traduzione sopra e testo sotto. Che bello! Sono proprio contenta.

  6. Marinz dice:

    In effetti in inglese non si trova… ma ho letto qui sopra che verrà tradotto dall’ungherese :o )

    Buona lettura con un sorriso :)

  7. makdaralo dice:

    Ce l’ho (sostanzialmente) fatta!!!
    Devo solamente rileggerlo e risolvere due tre punti un po’ dubbi (ma non troppo, non cambia gran che, solo la certezza di aver tradotto davvero fedelmente).
    Dove te lo mando?
    Vuoi che lo metta in un post sul mio blog, e poi tu lo copi e (magari!!!) lo correggi e limi per bene in modo che non sia solo fedele, ma anche gradevole a leggersi?

    Fammi sapere!
    [Ora i bimbi dormono, ma tra poco si svegliano, per cui tutte queste operazioni non avverranno sicuramente prima di stasera, ma molto probabilmente entro domani notte.]

    Grazie di aver pensato a me! Mi e’ sembrato di ritornare al liceo e tradurre le versioni di latino! [a me piaceva]

    Ti lascio qui il link a un dizionario di ungherese-inglese online (istruzioni in ungherese, ma se ho tempo provo a fare una paginetta che usa lo stesso motore, ma con le istruzioni in italiano), che mi e’ stato davvero utile:

    http://www.cab.u-szeged.hu/cgi-bin/szotarE, dizionario dell’universita’ di Szeged.

  8. Alessandra dice:

    Brava! :-)
    Postalo sul tuo blog e poi lo riporto sul mio. Però quanto alle correzioni: non sottovalutarti, non scrivi affatto male. E poi detto tra noi sei l’unico blog che parla di figli piccoli che leggo con piacere. Tutti gli altri in cui mi capita d’imbattermi o sono scritti male e/o mi danno ai nervi.

  9. makdaralo dice:

    L’ho messa!
    Qui. Pero’ ho lasciato alcune cose dette in due modi, non sapevo decidermi quale fosse il piu’ appropriato… decisamente non sono una traduttrice!

  10. Alessandra dice:

    Ora vado un po’di fretta, ma in questo finesettimana me lo leggo con calma e scelgo il modo che suona meglio. Magari provo ad aggiustarlo meno letteralmente, però se mi allontano troppo, si può sempre rettificare :-)
    a presto

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