Mogli e buoi e medici dei paesi tuoi     15-01-2010  

E’ un uomo sui trentacinque anni, con un corpo lungo e senza muscoli, le spalle strette e curve, la testa piccola e quasi calva e due occhi blu un poco sporgenti, quello che ho davanti. Indossa un paio di pantaloni grigi ben stirati e una camicia bianca a righe celesti, ben stirata anche questa. La camicia è sbottonata e si  può contemplare il petto, che ha bianchissimo, con un ciuffo solitario di peli biondi. Di mestiere fa l’ottico, è uno dei tre ottici del paese di W.
Nel negozio è presente un altro individuo con un abbigliamento simile, con  le stesse caratteristiche fisiche, solo di dimensioni più ridotte: certamente è il fratello minore.
Sono lì con Lo, che prima di entrare mi ha detto: “parlo io.”
Lo tira fuori un foglio, dice: “devo farmi le lenti a contatto, questa è la prescrizione.”
L’ottico  prende il foglio, lo posa sul bancone, apre un file nel computer. “La gradazione è completamente diversa da quella che ho preso io a novembre. Poi le lenti della mia gradazione le ho, quelle indicate qui invece bisogna ordinarle e chissà quanto ci vorrà per averle.”
“Prendiamo queste con la gradazione che è indicata qui”, dice Lo.
“Sì, certo, prendiamo queste. Non importa se dobbiamo aspettare”, dico io.
“Che volete dire?” domanda l’ottico. “Che non so fare il mio lavoro?”
“No, no.” Risponde Lo. “Non ho detto questo. Però prendiamo queste perché la visita che ho fatto dall’oculista è di pochi giorni fa, quella che ho fatto qui è di novembre.”
“Ma la gradazione che ho preso io è maggiore! Io non lo so come sono i medici italiani, so come sono i medici olandesi però. Se questa prescrizione fosse stata fatta da un medico olandese, non avrei avuto dubbi, ma siccome così non è, vi dovete assumere voi la responsabilità nel caso sia sbagliata.”
“Va bene ce l’assumiamo.” Risponde Lo.
“Io so come sono i medici italiani, dico io. E soprattutto conosco questo oculista e quindi voglio le lenti con questa misurazione.”
“Spostiamoci a quella scrivania.” Dice l’ottico.
Sulla scrivania c’è un altro computer. L’ottico riapre il file di Lo, fa vedere quali sono le differenze.
“Una delle due misurazioni è sbagliata e non la mia. Sono quindici anni che faccio questo lavoro!”
Lo attacca a parlare, io chiudo l’audio e l’osservo. Dopo parecchie ore la sua faccia bianca, le bolle che ha sul collo, il suo corpo non ben collegato ce li ho davanti come se li stessi guardando in un video.
A un certo punto si schiaccia la mano sul viso e fa uno starnuto, poi si pulisce il naso sulla manica della camicia bianca a righe azzurre, se lo pulisce ancora con il dorso della mano, corregge il file del computer, mi porge la prescrizione. Prendo la prescrizione e la metto nel portafoglio.
“Vi telefonerò quando sono arrivate”, dice alzandosi.
“Che antipatico.” Dice Lo quando usciamo dal negozio.
“Orrendo.” Dico io. C’era da andarsene subito.”
“E mettersi alla ricerca di un altro ottico? Nooo, avremmo perduto ancora più tempo.”

Categorie: Roba d'Olanda

[ 2 commento(i) ]

2 Responses to “Mogli e buoi e medici dei paesi tuoi”

  1. makdaralo dice:

    Che incubo ’sto medico!!!

  2. Alessandra dice:

    eh sì. Poi mi era sfuggito un consiglio che ha dato al figlio per abituarsi a portare le lenti a contatto: posarsi un dito sulla superficie dell’occhio. Chissà come commenterebbe un oculista, mica tanto bene, mi sa.

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