Da un po’ ho preso l’abitudine di fare la macedonia e così ieri, al Super,  stavo per prendere le fragole, quando la mia mano si è fermata a cinque centimetri dalla confezione di plastica.
“250 grammi di fragole: due euro e cinquanta!” Mi sono detta.
“E poi bisogna buttarne sempre almeno un paio.”
“Già!”
Così ho deciso di non comprarle.
“La macedonia d’inverno si fa con la frutta d’inverno” ho osservato, compiaciuta della decisione e pure dell’osservazione.
Mentre proseguivo il giro, fissavo le banane verdi, i mandarini mosci nel carrello.
“Questa macedonia non avrà sapore.”
“Comunque indietro non ci torno!
“Ma che la faccio a fare?”mi sono domandata dopo un po’.
E mi sono risposta: “oltre a costare parecchio, quelle fragole erano più bianche che rosse e questo significa che erano insapori, perciò è solo una questione psicologica, legata al colore.
“Però  un po’ di rosso ci sta bene nella macedonia”.
E qui mi sono data ragione, anche se mi sono ripetuta: “indietro non ci torno!”
Stavo per arrivare alla cassa, quando davanti al reparto dei surgelati ho avuto la folgorazione: le compro surgelate!
E ho scoperto che l’Albert (il diminuitivo del Super da cui vado) surgela le fragole. C’era una scatolina a 99 centesimi per duecento grammi. L’ho presa subito, con lo sguardo furbo di chi fa l’affare.
“Senza contare che saranno state raccolte quando era il loro tempo e quindi avranno  un sapore!”
“Giusto”.
Così, ormai soddisfatta, ho smesso di dialogare con me stessa e sono tornata a casa. A casa ho versato le fragole nello scolapasta. Erano una dozzina, credo. Molto rosse.
“Nei duecento grammi a99 centesimi c’era compreso pure il ghiaccio.”
“Però non ce ne è nemmeno una marcia”.
Dopo un paio d’ore ne ho assaggiata una. E mi sono ricordata di un discorso che faceva una tipa italiana, durante una cena, domenica sera. Il discorso era questo: “Io quando vengo qui a trovare mio marito non mangio mai la carne. Perché nella carne per ricavarci di più ci mettono di tutto. Nei petti di pollo, per esempio. Ho letto un articolo che diceva che nel pollo ci iniettano un mucchio di roba, persino gli scarti del maiale”.
E io, quando la tipa faceva questo discorso, avevo ripensato a quel grasso che esce dalla carne dell’Albert che compro quando ho finito la scorta di quella presa da Ven.
Poi assaggiavo la seconda fragola.
“Sa troppo di fragola.” Mi dicevo.
“Sì, troppo.”
“Pare di mangiare una fragola di una volta ma molto più saporita.”
“Quando qualcosa sembra troppo quello che dovrebbe essere, allora è falsa”
“Ho sognato una pecora elettrica!”
“Ma che c’entra con le fragole?”
“C’entra eccome!”

Categorie: Chiacchiere, Roba d'Olanda

[ 2 commento(i) ]

2 Responses to “E c’era pure il tempo delle fragole”

  1. alessandra dice:

    ale, ma come?? fragole a dicembre?? in olanda?? ti facevo più da frutta e verdura di stagione, possibilmente a Km 0. e la carne, poi! è piena zeppa di ormoni, antibiotici, chimica varia! mi sa che devi rivedere dieta e menu ;-)

  2. Alessandra dice:

    ma la frutta invernale qui non sa di niente, a parte le mele ;-(
    e poi io c’ho l’obbligo di mangiar carne, purtroppo.

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