A Marrakech mi sono tagliata i capelli.
Passeggiavamo guardandoci intorno, Emme, Lo ed io, eravamo arrivati da qualche ora, e a un certo punto ho visto un cartello con una spazzola, un pettine e un paio di forbici e la scritta in francese e arabo: parrucchiere per uomo e donna.
Ho detto subito: “io mi taglio i capelli”.
“Quanto sei snob”, mi ha detto Emme. “Non li tagli in Olanda e lo fai qui. Non mi viene in mente una cosa più snob di questa.”
“In Olanda li ho tagliati una volta e quasi piangevo”, ho risposto io.
Abbiamo chiesto quanto costava un taglio e uno shampoo. All’inizio abbiamo capito cinquanta euro.
“Cinquanta euro? Allora ci ripenso”. Invece erano cinque euro. Così siamo entrati. C’era un muro posticcio che separava il settore maschile da quello femminile e fiori di plastica rampicanti che lo ricoprivano.
La parrucchiera non portava il velo, le sue aiutanti sì. Ne aveva una che preparava il tè, un’altra che spazzava il pavimento, una terza che faceva le tinture, una quarta che lavava i capelli. L’arredamento era fine anni sessanta, c’erano persino i caschi! E un vecchio lavandino di pietra dove la ragazza addetta al tè stava dividendo dei mazzetti di menta. Il posto era piccolissimo e si scontravano persone e cose. E alle pareti c’erano dei manifesti con delle pettinature e dei tagli da fuggire via all’istante. Invece sono rimasta e le ho spiegato, in italiano, come li volevo. Ho rischiato moltissimo perché li ho tagliati corti, ma lei li ha fatti esattamente come le avevo detto e più passano i giorni e più mi piacciono.
Alla faccia della parrucchiera dell’Aja che mi ha costretto a portare un cappello per un mese e che per farmi quel bel servizietto si è fatta pagare pure parecchio e alla faccia di quelli italiani da cui devo prendere l’appuntamento e andarci di martedì o di mercoledì se voglio spendere meno di cinquanta euro.
C’era anche un’italiana che si stava facendo la tintura. A un certo punto, ha domandato alla parrucchiera capa, in francese: “quando la devo tenere ancora?”
Era piuttosto nervosa. Credo perché parrucchiera capa e le lavoranti parlavano tra loro in continuazione e non si affrettavano a fare i lavori.
“Sei italiana?” Le ho domandato in italiano.
“Sì, tu vivi qui?” ha detto lei.
“No. E tu?”
“Nemmeno io”.
E si è sigillata nel suo nervoso.
A me scappava da ridere.
Categorie: in un altro luogo
[ 7 commento(i) ]
il 04-11-2009 alle 0:00
perche le hai domandato se era italiana ?
hai voluto provare un posto da terzo mondo soi disant ma guarda che posti cosi ce ne sono in tutte le periferie delle grandi citta …
poi , mondo globale ahime, c’e anche dappertutto, jean louis david e jacques dessange … ed e li che e proprio divertente provare a capire dove siamo, tutto somato …
il 04-11-2009 alle 15:11
Io i capelli all’estero non li ho mai tagliati, ho un po’ di timore e poi qui ad Amsterdam sono decisamente cari: pero’ la mia prima coinquilina Filippina mi ha consigliato proprio la parrucchieria di una ragazza Marocchina che fa spendere poco e ti dispensa sorrisi e te’ alla menta! Boh, forse prima o poi….
Invece ad Oslo ho decisamente evitato…solo per una piega il piu’ economico chiedeva 60 euro!!!
il 05-11-2009 alle 0:23
Vera: perché volevo capire perché era così scocciata. Che era italiana lo sapevo già, ma era un modo per attaccare a parlare.
Mumita: questa è la mia seconda, in otto anni che sono fuori dall’italia! Pensa che una mia amica che vive a modena da una quindicina d’anni, continua a tagliarseli sempre a Roma. Il taglio dei capelli è un rito e bisogna avere fiducia in chi lo compie
il 06-11-2009 alle 20:16
il 06-11-2009 alle 20:18
mi ha messo le faccine al posto sbagliato. erano per il post, ho visto la scena e ho sorriso
il 09-11-2009 alle 14:39
Ma tutto quel tempoi che passa prima che ricrescano? E’ un’eternità!
il 09-11-2009 alle 16:20
Io riesco a tagliermi con meno di venti euro… Ma non posso prenotare e se c’è da aspettare aspetto. E il posto è pure molto fighetto!