Vietato leggere     09-10-2009  

Dalle sei alle sette vado al parco.
La cana gioca con gli altri cani, io fino a un paio di settimane fa mi sedevo sul prato, appoggiavo la schiena a un albero bidimensionale, tiravo fuori un libro dalla borsa e leggevo un paio di frasi, una pagina, a seconda di quello che accadeva intorno ( ci sono anche faggi, querce, ippocastani e salici giganti, oltre a un canale con un cigno bianco, la madre, e due marroni, i figli, ma il punto di ritrovo è nella zona dove c’è più prato).
Da un po’ i padroni dei cani rispondono al mio saluto, qualche volta scambiamo qualche frase in inglese, ma di solito chiacchierano tra loro di quello che accade nel paese di W.wassenaar
A volte mi capita d’intercettare una parola e in base alle espressioni, i gesti, i toni, d’intuire il discorso.
La loro capa, a ogni punto di ritrovo di cani c’è sempre un capo, ha provato a insegnarmi qualche parola in olandese, ma  se ne è stancata subito, con un certo sollievo da parte mia. Tutti hanno imparato a dire biscotto e biscottino in italiano – ognuno ne ha con sè una bustina che poi distribuisce – perché la mia cana all’inizio non conosceva la corrispondente parola in olandese, ora la conosce, ma loro, a quanto pare, si divertono parecchio a sillabare: “biscottino”, e a me diverte ascoltarli, in effetti. Ogni tanto viene al parco un tipo che assomiglia a Van Gogh che però  è più brutto di quanto fosse lui e di sicuro più felice. Ha circa trent’anni e le gambe e le braccia che sembrano mosse dai fili. Per un po’ ha avuto dei tagli sul viso, soprattutto sulle orecchie che sono enormi e da elfo. Tutti quelli che sono lì  lo salutano, ma è solo la capa che gli parla.
Lui viene per i cani e i cani impazziscono per lui.
I cani impazziscono pure per me, ma in un modo diverso.
Lui, il tipo che ricorda Van Gogh, ha un ruolo attivo con loro, perché arriva, li chiama, gli dà i biscotti per cani, li accarezza, ci gioca. Io invece non facevo nulla.
Sono stati loro che un paio di settimane fa mi hanno notato appoggiata all’albero bidimensionale a leggere.
Ha cominciato quello più vecchio. Si sdraiava di fronte a me e mi fissava. Poi quelli più giovani: correvano verso di me e inchiodavano a poco più di un metro, e anche loro un minuto a fissarmi, con la loro espressione da cane.E alla fine i piccoli: si avvicinavano e saltavano a leccarmi la faccia.
Così alla fine ho smesso di leggere e di sedermi e passo l’ora facendo qualche foto, oppure mi guardo intorno, memorizzo alberi e animali, mi sforzo d’imparare qualche parola d’olandese, ma quando sono fuori dal parco l’ho già dimenticata.

Su flickr ho trovato il parco

Categorie: Con quella faccia un po così

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