Intervista tratta da qui
a cura di Ignace Audifac e Serge Bilè
Grazie all’insistenza di un seminarista africano, una suora congolese è d’accordo, finalmente, per testimoniare, “affinché – ci spiega-, il mondo intero sappia dove conduca la miseria religiosa”. Membro di una congregazione romana, in contratto con una casa di cura per anziani, ha trentaquattro anni:
Da quanto tempo è a Roma?
Sono arrivata cinque anni fa. La congregazione aveva bisogno di religiose. Ha così contattato la mia diocesi e mi hanno fatta venire.
Ha un permesso di soggiorno?
Si, un permesso di soggiorno per religiosi, che mi è stato confiscato il primo giorno.
Come mai?
Quando si è convocati in questura per ritirare la carta, la madre superiore vi accompagna. Una volta firmato il documento, lei lo prende e se lo tiene. Succede nella maggior parte delle congregazioni.
Perché?
Perché non si fidano. Pensano che una volta ottenuti i documenti, si diano alla macchia lasciando la congregazione.
È già successo?
Si.
Come si svolge il suo lavoro?
È dura. Le religiose bianche fanno i lavori più facili e a noi vengono lasciati i compiti più ingrati.
Cioè?
Le suore italiane per esempio lavorano all’amministrazione, si occupano di gestione, restano in portineria o alla reception. Mentre noi si passa il tempo a lavare e a stirare. Ci occupiamo degli anziani. Li cambiamo, gli facciamo il bagno, gli diamo da mangiare. Tutte le cose che richiedono grandi sforzi, toccano a noi. Lavoriamo dalle sei del mattino per finire talvolta alle otto di sera. Massacrante!
Quanto guadagnate?
Quanto guadagniamo? Vuole scherzare? Non siamo pagate. Siamo alloggiate, nutrite, sbiancate ( ride)
E le suore europee?
Per loro è diverso. Prendono qualcosa. Lo stesso per le suore filippine.
Quanto?
Non saprei.
Come è venuta a sapere allora che loro sono pagate?
Ma si capisce! Si comprano creme per il corpo, reggiseno, mutandine, scarpe. Noi, non abbiamo niente.
È questo che l’ha spinta a prostituirsi?
(silenzio)
Chi sono i suoi clienti?
(imbarazzata) Ho soltanto due, tre uomini. Di fatto tre. Due bianchi e un nero.
Ci sono preti fra di loro?
( molto imbarazzata, non risponde)
Le danno soldi?
( fa segno di sì con la testa)
Come li ha incontrati?
Sul luogo di lavoro
Alla casa per anziani o alla congregazione?
(alza gli occhi al cielo, infastidita)
Ci sono dei preti allora?
(chiede di spegnere il registratore e sussurra:) sì, un italiano e un congolese .
Come fate per vedervi?
Per Padre (in italiano nel testo,ndt) sono io a telefonargli quando voglio incontrarlo.
E dove vi incontrate?
Fuori Roma
E le dà dei soldi?
Si, a volte trecento , qualche altra volta quattrocento.
Tutte le volte?
Sì
E lo vede spesso?
Due, tre volte al mese
E per il prete congolese?
Tre, quattro volte al mese da uno dei suoi amici. Mi dà due, trecento euro. Dipende.
E per l’altro italiano?
Lo vedo in una casa. È un uomo ricco. Talvolta mi dà fino a mille euro. Mi fa anche dei regali, dei gioielli che mando alle mie sorelle in Congo. È stata una religiosa mia compatriota a presentarmelo.
E lei, chi sono i suoi clienti?
Italiani, c’è anche un prete.
Come fa a gestire tre uomini alla volta?
Mi organizzo, non si conoscono fra di loro .
E come fa a liberarsi dal convento?
Non è un problema. Li vedo il sabato o durante i miei giorni di riposo.
Cosa fa dei soldi che le danno?
Mando tutto alla mia famiglia rimasta in Congo, sono poveri.
I suoi parenti sanno cosa fa?
No. Non glielo posso dire questo.
Quante suore nere ci sono nella sua congregazione?
Un centinaio.
Ce ne sono delle altre che si prostituiscono come lei?
Si, molte. Ci conosciamo fra di noi
E le altre suore africane ne sono al corrente?
Sì
Non temete che possano denunciarvi?
No, nessuna del gruppo ha mai tradito
Nessuna di voi è stata mai scoperta ed espulsa?
Si. È successo a una suora originaria dell’Uganda. Ma non so come sia successo. Ad ogni modo, la madre superiora le ha comprato il biglietto aereo a sua insaputa, e le ha comunicato soltanto alla vigilia che l’indomani sarebbe partita. È capitato anche a una del Congo. Ma lei, è il giorno stesso della partenza che le è stato comunicato che avrebbe lasciato la congregazione. L’hanno portata in aeroporto con la forza.
Ha già praticato la prostituzione nel suo paese?
No, mai.
Come può provarlo?
Non ho nessuna ragione di mentire, altrimenti non avrei accettato di rilasciare questa intervista.
Ha qualche volta problemi di coscienza?
Si. Sempre. So che quello che faccio non è bene. Ma la mia famiglia è povera e qui si soffre.

Quando buttai giù il personaggio della suora lo feci nascere nelle Filippine e gli diedi il nome d’arte di Maria, ma il suo nome di nascita non me lo ricordo più. Poi ci pensai meglio e divenne Teresa Cordero, in arte Angelina, di Quito, Ecuador.
A un certo punto, in un convento di Roma, la madre superiora dice ad Angelina: Quelle negre sono addomesticabili, mansuete e stupide purtroppo, come le capre. Quelle asiatiche sono furbe e calcolatrici e, proprio per questa ragione, se le controlli per bene, non portano imprevisti, ma le meticcie come te non riescono a dimenticare la loro natura bastarda e peccano, peccano sempre.
Vanno schiacciate al muro come le zanzare.
Da qualche giorno ho scoperto che il mio romanzo si trova anche su IBS.
E ciò mi pare una buona cosa.
La foto l’ho presa qui.
Categorie: Contro il potere che, Prima che la storia finisca
[ 13 commento(i) ]
il 29-09-2009 alle 14:23
tu andrai all’inferno, e poi ti scomunicano
il 29-09-2009 alle 16:32
allora mi sa che ci becchiamo da quelle parti
il 30-09-2009 alle 8:36
eheh, pure la’ ma sei una pizza
il 30-09-2009 alle 17:30
Ciao Alessandra, ti lascio questo:
http://www.healthpowerhouse.com/files/Report-EHCI-2009-090925-final-with-cover.pdf
leggi pagina 5, pagina 15 e se vuoi tutto. Poi magari lo citi nel tuo post Olanda Istruzioni per l’uso. Perchè come detto tempo fa, le statistiche globali contano più delle esperienze personali (che vanno fatte passare attraverso il filtro italico del lamentarsi sempre e comunque, sempre e comunque).
Ciao.
il 30-09-2009 alle 20:28
questo survey mi intrigava e me lo sono letto. Si tratta di qualcosa di molto vicino ad una ricerca sulla efficienza di vari sistemi sanitari. Tutto bene; gli argomenti toccati sono quindi legati ai tempi di reazione del sistema, alla possibilita’ di accesso alle informazioni, alla diffusione/istituzionalizzazione(!) dell’uso di internet (chiamano questo e-health ma non vengono ancora definiti degli e-doctors), eccetera.
Nulla a che vedere con una analisi sulla qualita’ del servizio medico in se’ e sull’investimento corrispondente pro-capite di ogni paese sulla salute dei cittadini.
‘To compare the extent to which the national healthcare systems of Europe take the patient and the consumer into consideration in 2009′. Ancora una volta l’equazione: cittadino=consumatore si fa strada e viene contrabbandata come eticamente corretta, che tristezza.
Quindi, lasciami dire: la sanita’ in Olanda fa schifo e i dottori ti curano solo quando non ne possono fare a meno, per risparmiare. E questo nella migliore delle ipotesi.
Naturalmente esistono le eccezioni: sei sicuro di non averne vissuta qualcuna tu in positivo?
il 30-09-2009 alle 22:40
Rafeli, sono d’accordo con M. Non hanno fatto domande sulla prevenzione delle malattie, su quanto si aspetta prima d’intervenire.
Sarebbe interessante piuttosto andare a vedere una tabella che mette a confronto tra i paesi europei, che ne so, le analisi che vengono fatte a una donna in gravidanza, ogni quanto tempo viene consigliato a una persona sana di farsi un prelievo del sangue (la risposta per l’olanda già la so: mai. Fai il prelievo solo se stai male e non riescono a capire che hai).
Poi non sono solo gli italiani che si lamentano. Sono tutti gli europei, anche gli americani e ne conosco alcuni che preferiscono tornare negli States per certe visite, esclusi gli inglesi che, dicono, il loro sistema sanitario funziona peggio di quello olandese.
il 01-10-2009 alle 19:30
No scusate un attimo.
Pagina 14, sezione 4, vedete che si entra nel merito di alcune patologie e outcome che sono prese come indicative della capacità effettiva di curare le persone. Quindi togliamo via la critica che sia dedicato solo alla efficienza in termini di moneta. Si parla di patologie, di prevenzione e terapia.
Come potete vedere l’Olanda si classifica “so and so” solo per mortalità infantile. Adesso potrei mettermi a discutere di statistica e di adjustments necessari in questo tipo di studi epidemiologici e quindi dirvi, per esempio, che il dato andrebbe aggiustato per numero di immigrati presenti sul territorio in base alla popolazione totale, e che se facessimo quest’operazione il dato cambierebbe, molto probabilmente in meglio. Sarà fastidioso, ma avete principi di statistica applicata alle ricerce epidemiologiche? Io un pochino. Voi? Se sì, alzo le mani.
Dopodiché parametri come “quante analisi vengono fatte in donna in gravidanza” o “ogni quanto tempo viene consigliato a persona sana di farsi esami” non è il primo pinco pallino che passa per strada a decidere quando e come. Non io e non voi. Io sono un pinco pallino e voi, permettete, siete pure dei pinco pallino. Per queste cose esistono linee guida internazionali redatte appositamente per uniformare l’approccio. Ora volete dire che l’Olanda non segue le linee guida? Bene, vi credo. Ma mettete di dati, please. Niente dati= solo bla bla bla.
Parlando di dati, e non di bla bla bla, l’Italia è il paese in Europa che esagera più di ogni altro nel consumo di medicinali. Non nella spesa, ma proprio nell’abuso, nella terapia errata e selvaggia basata su credenze popolari o ansie di vecchiette che ogni settimana DEVONO farsi il giro dal medico. Visto che siete entrati nel merito, certamente conoscerete anche queste statistiche. In Olanda si abusa di paracetamolo? Be’ in Italia si abusa di antibiotici. Dato di fatto. Ovviamente se siete entrati nel merito, saprete cosa è peggio in caso di patologie lievi.
Se non lo sapete, guardate il cerchietto rosso per l’Italia al parametro 4.5. Parla appunto di infezioni.
“Percentage of hospital-acquired strains being resistant”
Parliamo dunque di microbiologia. Certamente saprete PERCHE’ un ceppo di Aureus diventa resistente. Se non lo sapete, dipende dall’uso indiscriminato di antibiotici ad ampio spettro magari associati ad ignoranza sulla diagnosi esatta. In altre parole, ti prendi l’influenza e ti do’ l’antibiotico (perchè ti voglio male, evidentemente).
(Ah, sì certo il paragone con gli Usa. Dove se sei senza lavoro niente assistenza. Che bello.).
Detto questo, ho visto e ho vissuto esperienze sia positive che negative. In ogni caso non metto la mia esperienza personale o quella delle mie comari come punto di partenza per valutazioni globali.
Saluti.
il 01-10-2009 alle 22:42
senti non mi piace il tono un po’ insultoso che stai usando. Non sono un medico ma nemmeno una comare, vivo le mie esperieze e osservo i fatti che mi circondano. Soprattutto non ho mai detto che l’Italia in questo senso sia migliore dell’ Olanda, se hai capito questo hai frainteso. Ok, sgombrato il campo dai malintesi, ti ripeto che la prevenzione applicata con la dovuta parsimonia e gestita anche tenendo conto delle spese globali che un sistema sanitario e’ in grado di affrontare sono esattamente quello che mi aspetto da un paese civile. Mi dispiace ma in questo senso ne’ l’Italia ne’ l’Olanda, anche se per ragioni diametralmente opposte, brillano per modernita’.
il 01-10-2009 alle 23:48
“Nell’Unione Europea, l’Olanda registra una delle quote piu’ alte di mortalita’ perinatale (dalla 22ma settimana di gestazione a sette giorni dopo la nascita, secondo l’Oms): 10 bambini morti ogni mille. Solo Francia e Lettonia superano questa cifra (11).
Estratte dal rapporto Peristat II del Dipartimento di Sanita’ Pubblica della Commissione Europea, queste cifre stanno mettendo in dubbio le convinzioni del sistema olandese, fin qui basato sull’ideale della gravidanza naturale e senza tanti interventi sanitari.
Nello studio, elaborato nel 2004 nei 25 Paesi comunitari piu’ Norvegia, si nota che tra gli Stati con meno di 5 bambini morti ogni mille ci sono Slovacchia, Svezia, Lussemburgo e Spagna.
Per l’Olanda la cattiva notizia risale gia’ al 2003, con una mortalita’ perinatale di 10,9 bambini. Le spiegazioni sono numerose: il 20% delle madri olandesi supera i 36 anni d’eta’; l’alto numero di gravidanze multiple, dovute alle tecniche di riproduzione medicalmente assistita; l’aumento di donne immigrate in situazione di rischio poiche’ portano avanti la gravidanza da sole, senza ecografie o altri controlli medici.
Aggiungo io: nel 2003 la sanità olandese è diventata tutta privata. Chi partorisce in casa gli sganciano 1500 euri. Chi lo fa in ospedale deve pagare circa 300 euri e viene dimessa dopo 24 ore circa…” preso da qui: http://forum.alfemminile.com/forum/f116/__f2714_f116-L-olanda-la-mortalita-perinatale-alta-d-europa-sfatiamo-un-mito.html
e con un po’ di pazienza si può risalire a tabelle e rapporti dove questa signora ha preso queste informazioni.
E sempre con un po’ di pazienza si può trovare altro. Ma sinceramente a me, Rafeli, della sanità olandese non me ne frega un cazzo.
il 02-10-2009 alle 11:20
M:
guarda che sono d’accordo con te, e’ orrendo che l’occhio alla spesa vinca sui risultati. Purtroppo pero’ funziona cosi’ dappertutto. Possiamo pure desiderare di meglio – e’ legittimo – ma non possiamo non guardare in faccia la realta’ delle cose.
Alessandra:
le spiegazioni date all’alta mortalita’ confermano pari pari quello che prevedevo nel secondo commento. Se si applicasse la stessa percentuale di immigrati, di madri sopra i 36 etc etc ad un altro Paese, anche in quel Paese la mortalita’ crescerebbe.
Detto questo, non e’ vero che non te ne frega nulla. Hai in homepage un link a 15 regole che sono tutte, TUTTE, negative sull’Olanda, incluse un paio sulla sanita’. Io d’istinto quando vedo qualcosa di tutto bianco/tutto nero, giudizi lapidari insomma, vado fuori controllo.
il 02-10-2009 alle 18:37
Ehm, per tornare al tuo libro… Alla Arion hanno telefonato, davanti a me, al distributore che aveva appena ricevuto due copie. Una è mia e ce l’avrò la prossima settimana! Vorrei un premio
il 04-10-2009 alle 19:39
Il premio lo avrai la settimana prossima quando leggerai il romanzo
il 11-10-2009 alle 13:03
si bene guardiamo in faccia la realta’ delle cose. Cose come quella di essere un buon 20% di ricchi e 80% affamati, quella di portare un pianeta (l’unico che abbiamo) verso un lento e sicuro suicidio, di accettare il declino della Democrazia ovunque, di accettare un presidente americano che ha preso il nobel perche’ ha fatto un po’ di bei discorsi e niente di concreto (l’ unica cosa che ha provato: riforma sanitaria, glie l’hannno immediatamente bocciata i trust delle assicurazioni mediche) e cosi’ via. Sono stufo di questa ipocrisia di ‘guardare in faccia la realta’ fino a che siamo col culo al caldo.
E io cosa sto facendo? NIENTE, CAZZO!