Ieri camminavo nel parco e a un certo punto ho raggiunto il campo di pallacanestro e mi sono fermata a guardare i canestri che a giugno erano ammaccati, e spesso la palla s’incastrava, e ho notato che erano stati riparati.
C’erano tre ragazzi che palleggiavano, in pantaloncini e maglietta, e mentre giocavano parlavano delle vacanze e del primo giorno di scuola, di quelli che se ne erano andati, di quelli che erano arrivati, chiacchiere da primo giorno di scuola insomma, interrotte da continui modi di dire che non saprei scrivere correttamente e ho pensato che malgrado il loro abbigliamento, il loro gioco, il loro parlare, non avevo la sensazione di trovarmi in un telefilm americano come mi succede sempre. Poi stamattina sulla ciclabile un ragazzo ha chiamato una ragazza che stava qualche metro più avanti e lei ha frenato e si è fermata ad aspettarlo e il ragazzo quando l’ha raggiunta ha ripetuto il suo nome, pareva molto contento di averla incontrata, e dopo non lo so che cosa si siano detti perché ormai nella mia testa era partita questa canzone qui.
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