Con quella faccia un po’ così     12-08-2009  

Alla spiaggia una Alaskan Malamute stava per azzannare la cana, Emme ha lasciato il guinzaglio e lei ha corso verso di me, io ero seduta sul lettino,  mi ero alzata di scatto quando era cominciato il trambusto, e le ho letto nello negli occhi quello che aveva intenzione di fare: saltarmi in braccio. E venticinque chili di cana che corre impaurita mi sa che per lo meno diventavano cinquanta, per fortuna ho avuto la prontezza di dirle: sotto, vai sotto.  E tutto è finito bene.
Fran sta preparando la valigia e domani se ne va qualche giorno in montagna e poi ci rivedremo a Fiumicino il 18 dove il solito aeretto ci porterà su al Nord.
Lo continua a fare il cameriere alla sagra del caciucco e del totano alla griglia, un paio di volte l’ho spiato attraverso la rete, ma non solo lui anche gli altri, la maggioranza non ha nemmeno sedici anni,  per via della  retribuzione minima (50 centesimi a coperto) che prendono.  Ogni sera Lo si fa dai 30 ai 40 coperti, non ha mai il viso imbronciato ma sempre sorridente, causa mancia.  Perché la gente  non ti lascia la mancia se non sorridi. Ma non te la lascia nemmeno se hai una cicatrice  non piacevole da guardare, così  un collega di Lo non riceve mai nulla.
Forse perché non sorride, ha detto Fran.
Ma neanche se ne accorgono se sorride, non lo guardano mica quando serve a tavola, ha risposto Lo.
Una volta che eravamo a cena lì, ho detto: mi piacerebbe restare qui ad ascoltare la gente e i camerieri. Non credere che dicano qualcosa di interessante, mi ha risposto qualcuno.  La stessa risposta che mi diede un mio amico olandese quando eravamo in un bar all’Aja.  Ma in questo caso più che ascoltare, avrei dovuto dire: mi piacerebbe stare a osservarli ma da lontano in modo che le parole perdano il loro significato.

Categorie: Questioni di famiglia

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