Chilometri e chilometri su e giù per le colline, ponte sotto la ferrovia, strada bianca, spesso rimediamo un passaggio, oppure se non dobbiamo comprare la pizza, accorciamo per un campo di erba medica e balle di fieno, percorriamo una strada che io continuo a vedere bianca anche se è da anni che è asfaltata, e raggiungiamo la baia dei kite surf, la nostra meta, che durante la settimana è quasi vuota. Nel punto più lontano ci sono dei piccoli ombrelloni fatti con dei ramoscelli, delle palme e degli alberelli che dovrebbero essere siepi ma che li hanno scolpiti ad alberi, e passo qualche ora lì, mentre Lo fa windsurf (non kite per fortuna). Non c’è sabbia, ma terra e alghe, e se c’è un po’ di onda il mare pare sporco, anche per questo è poco frequentata, ma soprattutto perché è la baia del vento, e non si può fare il bagno dove corrono i kite, però se non c’è vento, i surfisti non ci sono e l’acqua si fa trasparente e i lettini restano comunque vuoti, perché se viene qualcuno a chiederne uno, i gestori rispondono: non li affittiamo, sono per i soci, questi. Ma i soci non ci sono o forse non vengono a stendersi all’ombra o al sole, all’inizio a me avevano detto: con otto ore di lezione si ha diritto a stare una volta sul lettino, poi invece con la scusa di aspettare Lo mi ci sdraio tutti i giorni per parecchie ore e nessuno mi dice nulla, prendo il sole a strisce sotto la palmetta, ma ho un’abbronzatura incredibile, mai stata così nera. Quando mi annoio di prendere il sole, di leggere, sistemo una sedia sotto un albero-siepe e mi metto a guardare quelli che volano con il kite. Sono francesi, tedeschi e italiani del Nord, tra i venticinque e i trentacinque anni. Ieri ce ne era uno che volava sulle onde con un cappello da cowboy in testa, faceva certi salti, ma il cappello stava sempre lì, come ce l’avesse incollato. Mi sono avvicinata quando era tornato a riva e l’ho sentito dire a un altro: noi che facciamo questo sport e giriamo il mondo alla ricerca del vento, ed era di Firenze. Quando torniamo prendiamo una navetta, veramente il servizio navetta sarebbe per il paese, ma siccome non la prende mai nessuno, l’uomo della navetta dice che ci accompagna volentieri al prezzo di un biglietto. E ogni volta mi dice: anche stamattina, quando tu sicuramente dormivi, sono arrivato in cima alla collina, correndo. E poi: mi alleno per le mezze maratone. E ancora: mi sa che smetto con le gare.
Verso le sette di sera andiamo a farci il bagno alla mia spiaggetta preferita, con la cana, e dopo qualche giorno i chilometri sembrano metri.
Categorie: Fatti italiani
[ 2 commento(i) ]
il 29-07-2009 alle 21:24
che bello -)
quasi quasi c’ero anch’io
il 29-07-2009 alle 22:49
eh, quasi quasi, se non ci tradissi con altri mari