Il marchio del padrone     05-07-2009  

Sulle panchine nell’area riservata ai cani c’è sempre qualcuno che racconta qualcosa che riguarda il suo cane all’inizio e poi dopo un po’, se non è troppo riservato,   di se stesso. Per esempio, stasera era una signora in compagnia di  una cana vecchia e arzilla che a un certo punto dopo alcuni episodi canini, se ne è uscita fuori con questa frase qui: io gestisco una casa famiglia per minorenni extracomunitari.
Mi ha detto che di solito i minori non sono propri minori, che fregano un po’ sull’età, che quelli più violenti e difficili da gestire sono gli afghani, per ovvie ragioni, mi ha descritto anche le loro schiene piene di cicatrici che a volte si procurano da soli, degli egiziani che in questo periodo stanno emigrando in massa, di altre microstorie.
Poi ho conosciuto un cane che non è interessato al sesso. Questo mi ha dato da pensare e non ho potuto evitare di fare mille domande alla sua padrona.
Forse gli piacciono i cani maschi, ho detto alla fine.
Macché! Non è interessato a nessuno, vuole solo giocare.  Un cucciolo eterno.
Forse avrà avuto un trauma, gli ho detto io.
No, non credo. L’ho trovato davanti a un garage quando aveva poco più di un mese.  Ed ha attaccato a raccontare le circostanze del ritrovamento e  da lì è passata alla descrizione del lavoro che faceva cinque anni prima, di quanto non le piacesse, di come questo cagnolino nero  le avesse portato fortuna.
Se qualcuno non racconta un fatto, il fatto accade al di là del recinto come è capitato qualche sera fa, quando un ragazzo ha preso a schiaffi una ragazza e poi ha tentato di colpirla con dei pugni.
La piazza si è mossa immediatamente. La parte femminile con urla, la parte maschile si è avvicinata e l’ha fermato. Io ho chiamato il 113 che non ha risposto.
E circa un’ora dopo lui e lei sono andati via affettuosamente abbracciati, scioccandomi per la seconda volta.
Com’è possibile? ho detto.
Ci sono delle ragazze che sono contente di avere un uomo così.  Arrivano a esibire i segni delle botte con orgoglio,  mi ha risposto la persona seduta a fianco a me sulla panchina.

Categorie: Fatti italiani

[ 1 commento(i) ]

One Response to “Il marchio del padrone”

  1. Alessandra Galetta settembre 2009 dice:

    [...] a Roma, ho assistito a un episodio di violenza su una donna, una ragazza, di cui ho già scritto qui, e ad altri due in via indiretta. Il secondo Una notte passeggiavo con la cana e c’erano delle [...]

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