Il Signor Uh (5)     20-04-2009  

Il signor Uh aveva undici anni quando lesse la storia di una ragazza russa che percorreva migliaia di chilometri a piedi, in treno e in nave per raggiungere Venezia. La ragazza era kazaka e sapeva addestrare le aquile. A Venezia la ragazza si perdeva per le calli, mangiava il pane secco dei piccioni, camminava per qualche moneta su dei vetri, ma alla fine ritrovava la sorellina venduta dallo zio a una ricca famiglia della città.
Non fu la storia a colpire il signor Uh bambino, ma la bocca, il naso e soprattutto gli occhi, dal taglio alieno, della ragazza. Per quasi due anni il signor Uh guardò prima di addormentarsi quegli occhi verdi a mandorla, quella carnagione scura, trovando ogni volta un dettaglio in più, sempre perfetto, e raccontò ai compagni di scuola che aveva una fidanzata in un paese sperduto della Russia che un giorno avrebbe sposato. Poi sua madre fece sparire il libro: era divenuta un’ossessione, disse, e le ossessioni sono pericolose. Il signor Uh la odiò per questo e continuò a sognare la ragazza.
Alle sette della sera di una settimana fa, il signor Uh ha ritrovato la ragazza davanti ai citofoni del suo palazzo.
Ha ventidue anni e fa la rappresentante di aspirapolveri. Per lui sono passati trentanove anni, per lei solo nove.
Il signor Uh ha guardato incantato il depliant che le mostrava e sono saliti insieme: lui, lei e l’aspirapolvere. La ragazza, che si chiama Sonja, ha accettato un tè freddo, ha fumato una sigaretta, ha accavallato le gambe e alla fine ha fatto la sua dimostrazione, poi ha tirato fuori il contratto e ha detto: rate o contanti?
Il signor Uh ha risposto: rate! Quando però ha capito che lei non sarebbe venuta personalmente a ritirare i pagamenti, ha chiesto tempo per rifletterci su.
Stanotte, erano quasi le dieci, il Signor Uh stava per farsi una doccia quando ha squillato il telefono: era Sonja.
Allora la compri l’aspirapolvere? Ha domandato.
Ti sono simpatici i russi? Ha chiesto il signor Uh.
I russi li odio, ha risposto lei.
Sei mai stata sul lago d’Aral? ha detto ancora il signor Uh.
Sonja ha risposto di no, che non c’era mai stata, che era lontanissimo dalla sua città.
E com’è la tua città? Ha detto il signor Uh.
La mia città è una città che non c’è, ha risposto Sonja con la sua voce profonda, dall’accento romanesco.
Perché non c’è? Cosa intendi?
Allora la compri l’aspirapolvere?
Il signor Uh ha risposto che era intenzionato, ma che per convincersi del tutto era necessaria un’altra dimostrazione.
Così hanno fissato un appuntamento per la settimana prossima. E il signor Uh ha deciso che se Sonja accetterà di farsi scattare delle foto, firmerà il contratto per l’acquisto.

Categorie: Appunti sul Signor Uh

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