Oggi, 18 marzo, doveva uscire per l’ottava o nona volta Prima che la storia finisca per Eumeswil Edizioni e invece non mi sono arrivate le copie, non è presente in libreria – alla Bonardi di Amsterdam doveva esserci addirittura prima del 18 – e non ho ricevuto nemmeno una mail da parte dell’editore che spiegasse l’ennesimo ritardo.
Nel 2003 quando cominciai a scrivere con cadenza quotidiana, immaginavo una carriera di rifiuti, di silenzi, certo non una cosa del genere.
Ho spedito il romanzo tra ottobre 2007 e gennaio 2008 a undici case editrici, dovevano essere dieci veramente, ma a un certo punto qualcuno, in buona fede, mi convinse a inviarlo anche all’undicesima. Mi hanno risposto in sei. Cinque rifiuti e una risposta positiva.
Rizzoli e Minimum Fax dopo due mesi dall’invio.
Fazi dopo 3.
Anche Einaudi ha risposto dopo 3 mesi, ma credo che l’abbiano solo sfogliato, il giudizio si riferiva soprattutto a Tre in una Stanza che avevo inviato un anno prima.
Nottetempo dopo 8 mesi.
Eumeswil (di cui non posso inserire il link perché da dicembre non ha più il sito) la notte stessa.
Non hanno risposto: Mursia, Pequod Edizioni, Sellerio, Castelvecchi e Marcos Y Marcos.
E dunque: il 50% delle contattate non ha risposto.Tra quelle che hanno risposto solo Nottetempo ha mandato un rifiuto standard, le altre hanno dato rifiuti motivati, a parte Einaudi (ma in questo caso è stata colpa mia). Quindi non è del tutto vero ciò che leggo spesso sulla rete: che le case editrici cestinano senza leggere se non sei stato segnalato da qualcuno.
In particolare l’editor di Rizzoli mi scrisse una lunga lettera dove mi diceva che aveva letto il romanzo due volte e mi indicava i punti che non lo convincevano e quelli che gli erano piaciuti.Mi disse anche che era sicuro che una piccola casa editrice l’avrei trovata, ma di pensarci bene perché si esordisce una volta sola.
Ci pensai bene e firmai il contratto con Eumeswil.
Forse uscirà a maggio, mi disse l’editore. Poi divenne giugno, settembre, ottobre, Natale, dopo Natale, gennaio. Ogni volta riusciva a convincermi che sarebbe uscito il mese successivo. E ogni volta io gli credevo perché gli volevo credere. Che sciocca. Poi mi capitò di leggere questo.
A quanto pare non succede solo a me.
Comunque da giugno il romanzo tornerà a essere solo mio e qualcosa ne farò.
Magari organizzo un barbecue, invito qualche amico e lo brucio con un rito romantico nel grande prato verde che c’è a un centinaio di metri da dove sto scrivendo.
Categorie: Prima che la storia finisca
[ 24 commento(i) ]
il 18-03-2009 alle 14:25
Un editore che legge quello che gli arriva, che risponde e motiva i suoi rifiuti e’ Instar. Non e’ niente male. Prova con loro. Il sito e’ questo: http://www.instarlibri.it/catalogo.html
il 18-03-2009 alle 14:39
Non sentitene parlare più, non sentirti dire “hey, ho la prima copia fresca di stampa!”, mi ha inpensierita un pò. Non vedere il sito della casa editrice anche, ma pensavo lo stessero rifacendo…
A casa ho attaccato un post it sul calendario a fine marzo, per andare a prenotarlo.
Ne ho parlato a marito e a una decina di amici, a cui avevo prestato “Vedrai vedrai” ed erano curiosi di leggerti di nuovo.
A leggere queste parole, mi sono intristita…immagino solo lontanamente come ti senta tu…
Io ti rimando a questo sito: http://www.ilmiolibro.it
E, mi piacerebbe tantissimo averne una copia, leggere il tuo lavoro di questi anni…. Ti pago corriere, carta e cartuccia della stampante!!!!
:’(
Un abbraccione forte forte…
il 18-03-2009 alle 15:01
Grazie, Carlo, per la segnalazione.
e così, nel caso, costerebbe anche molto meno.
E grazie per le tue parole, Orsa. Mi hanno fatto davvero piacere. Se dovessi decidere per una pubblicazionefaidame, credo che me la farò proprio da sola. Il fotografo ce l’ho e quindi anche la copertina
Mi sono andata a rileggere quel pezzo su Nazione Indiana e ho trovato un commento del mio editore che mi era sfuggito, eccolo qui:
”
Guardacaso mi è arrivata la segnalazione di questo pezzo proprio da un mio autore (in questo caso buon per lui non più esordiente e dotato di talento) ormai rassegnato al fatto che la mia risposta alla sua mail di tre o quattro giorni fa tarderà ancora qualche giorno. Concordo con Livio sulla necessità di una “antologia chiarificatrice”. Dalla mia mi sto impegnando nella stesura di un manuale di “editroia creativa” (dove troia non è un refuso) che racconta i cinque anni di vita di questa microcasaeditrice che si chiama Eumeswil, non a caso un capitolo si chiamerà proprio “come difendersi dagli autori”.
Scusate lo spamming, ma volevo solo spezzare una lancia a favore dei colleghi: io che sono l’ultima ruota del carro faccio fatica a stare dietro a tutti.
Abbiate pazienza.”
Per quanto mi riguarda io gli ho scritto a ogni scadenza di uscita mancata. E quanto alle telefonate poi…ogni volta cambia numero.
il 18-03-2009 alle 15:08
“come difendersi dagli autori”
l’ha messo proprio in pratica eh?
; )
il 18-03-2009 alle 15:48
già, e non solo con me.
il 18-03-2009 alle 18:08
oooooooooooooooh mi dispiace ma hai sempre i tuoi fedelissimi lettori on-line !
il 18-03-2009 alle 22:10
e lo so
))))
il 18-03-2009 alle 22:49
Niente falò, per carità! Il tuo libro lo leggeremo, magari pubblicato da un editore più serio di questo qui, eh?
il 19-03-2009 alle 0:00
il vantaggio di essere un editore atipico è che non ti considerano nemmeno un editore – apprendiamo oggi, per esempio, che se esordisci con noi puoi esordire pure da un’altra parte
il 19-03-2009 alle 9:01
Alessandra..,
nulla di nuovo sotto il Sole. La storia che racconti sembra la fotocopia di quella che ho letto alla fine de “L’amico di Galileo” : l’autore ( e amico) racconta le peripezie editoriali del dattiloscritto che, rifiutato dagli italiani, è stato poi pubblicato in Francia e i diritti rivenduti a uno degli editori italiani che l’avevano snobbato. Nemo propheta in patria! Insomma, s’è capito, il talento non basta più, tanto più se non si è figli d’arte.
Good luck
il 19-03-2009 alle 10:00
Anna, quella frase certo non ha fatto piacere nemmeno a me dal momento che avevo allegato insieme al file del romanzo anche quello che avevo precedentemente pubblicato. Ma ho l’impressione che rimarrò esordiente anche se questo libro uscisse. Come non mi ha fatto piacere leggere un commento ” sull’editroia creativa” e che ad averlo scritto sia proprio il mio editore.
Lucia, a me questo non mi sorprende. Anzi questa era l’unica cosa che portavo in conto quando ho cominciato a scrivere, basta andarsi a leggere le biografie di Kerouac, Svevo, Moravia, Joyce, Montale, Musil e tanti altri. Il talento basta ancora, basterà sempre, certo poi ci sono le operazioni editoriali, quelle che riescono e quelle che non riescono, ma quante sono? secondo me non tante rispetto ai libri che vengono pubblicati. Poi immagino che a parità di talento prevalga chi sa trafficare con le persone, chi è capace di farsi i contatti, “capacità” che io proprio non ho, ma anche “quelli che si sanno vendere” si possono battere, se si vuole davvero: basta scrivere meglio di loro
il 19-03-2009 alle 10:19
leggo solo ora di tutte le tue peripezie emotive degli ultimi giorni. Mi dispiace moltissimo, in quanto lettore e soprattutto per te. ti abbraccio.
il 19-03-2009 alle 10:27
eh, stamattina se tu non abitassi nel centro italia ti offrirei molto volentieri un caffè
il 19-03-2009 alle 11:57
..lo berrei volentieri.. e potremmo sparlare con una punta (?) di sufficienza delle strane abitudini dutch
il 21-03-2009 alle 7:38
Prima della pira e dell’orrendo foco, io sono qui col mio topo pronto a fare il mio bravo click su download (se non già presente su IBS e allora con lo stesso roditore faccio click su “ma vuoi proprio pagare ’sto libro che tutti hanno rifiutato e non si sa come poi invece pubblicato”?).
il 21-03-2009 alle 16:36
il commento in poesia.
ma grazie!
il 22-03-2009 alle 17:39
Ah ah! Scusa, rido perché è la stessa identica cosa che è successa a me. Però alla fine il libro è uscito. Quindi mi permetto di darti un consiglio: non ci pensare. Scrivi qualcos’altro. Partecipa a un concorso. Vedrai che un bel giorno (vicino) ti arriverà a casa una copia del romanzo. Tu però insisti con l’editore. Mettiti “a zecca”, come diciamo da queste parti. Alla fine faranno uscire il romanzo, se non altro per liberarsi di te.
il 22-03-2009 alle 21:42
eh, eh:-) Infatti nel frattempo ne ho scritto un altro, dopo pasqua lo manderò a qualcuno, non so ancora bene a chi, ma di sicuro so a chi non lo manderò.
il 28-03-2009 alle 0:16
Bene, ne prendo atto Alessandra.
Se tutti coloro cha hanno scritto commenti sulla “poco serietà” sapessero cosa vuol dire fare editoria in Italia… beh… forse non parlerebbero.
Il guaio è che forse non è ben chiaro che per noi editori piccoli, cattivi e poco seri, fare libri non è scrivere su di un blog le nostre ansie ma un lavoro che ci deve dare da vivere. Fatto di scelte economiche drastiche, di pazienza e di privazioni.
La frase che ho scritto su nazioneindiana, infatti, è stata male interpretata solo da te. Tutti gli altri nostri autori che ci conoscono (e sono 60) e ci stimano, sanno benissimo, e una per una, le difficoltà incontrate quest’anno. Non ci sono prime donne, né autori più importanti di altri nella casa editrice Eumeswil. Non a caso, pur tra le difficoltà, tutti i nostri autori – ovviamente alcuni poi hanno avuto fortuna ma continuano a partecipare ai nostri progetti – sono rimasti con noi per più libri. Sai perché? Perché Eumeswil è una squadra dove le difficoltà si affrontano assieme e non ci sfoga sui blog.
Ci sono situazioni anche difficili che si affrontano e si sono affrontate sempre insieme. Francamente io ho trent’anni e pur giovane, per fare libri, mi sono dovuto seriamente rovinare la vita. Forse chi non ci è dentro non può capire.
Non trovi me al telefono? Perché non chiami chi ti ha seguito nell’editing e nelle fasi di correzione, per esempio?
Qualcuno di voi sa cosa vuol dire cambiare distributore? Presumo di no.
Significa perdere mesi e mesi di lavoro e rifare tutta la promozione delle opere daccapo. Non sono io padrone dei tempi. Ma non cambio distributore perché mi tira. Cambio per assicurare ai miei autori una posizione migliore, una distribuzione migliore.
Non lo si fa per piacere, ma per necessità. Qualcuno di voi – mi riferisco a quelli che hanno scritto circa “la poca serietà” – sa che cosa contempla un contratto editoriale? No ve lo dico io: il contratto firmato da Alessandra prevede che l’editore abbia un anno di tempo per pubblicare un libro. Prima di dare degli iodioti o dei “poco seri” bisognerebbe sapere che le tanto agognate major, hanno tempi di attesa ben più lunghi dei nostri. Da Guanda il tempo medio di attesa è 18 mesi. Minimum Fax? Bravissimi… ma anche nel loro caso un libro impiega anche più di un anno. Ti assicuro che siamo stati abbastanza veloci. Ma oltre a queste vicissitudini, i ritardi sono dovuti anche a un’altra cosa. E cioè al fatto anche, e non trascurabile, che per sopravvivere come editori siamo dovuti diventare tipografi. Piuttosto che chiedere l’obolo agli autori… mi sembra un buono spunto no? Cara Alessandra, sai cosa vuol dire? Un libro come il tuo costa 5 € a copia, da un tipografo, cartonato, con sovraccoperta… Io il libro lo vendo a 18 €. Di questi 18 € il 62% lo trattiene il distributore e mi restano circa 6 €, se 5 li pago di stampa e 1,4 € cioè l’8% lo pago a te, autrice, cosa mi resta? 0,4 € che moltiplicati x 100 copie che venderò forse in 2 anni sono 400 € Quanto tempo hai lavorato con Stefano? Quanto con l’editor Mario Capello?. Come lo ripago quel lavoro? Eppure nessuno ti ha chiesto una lira, e sai perché? Perché crediamo che il tuo libro sia un bel libro.
Allora come si fa per tirare a campare? Si decide di investire – nella fattispecie io che non ho capitali da investire decido di vendere il marchio Eumeswil ad altri e di continuare a fare il direttore editoriale nella casa editrice che ho fondato e nella quale ho sacrificato cinque anni della mia vita, delle mie speranze, dei miei sogni, pur di poter continuare, ma non ne sono più nemmeno proprietario – trovati i nuovi proprietari e investitori, si spendono allora fior di quattrini, migliaia e migliaia di Euro. In pochi mesi si affitta un capannone, si trovano le macchine da stampa chi le trasporta (pesano dai 30 ai 50.000 Kg) chi le smonta e le rimonta. Si fa la trafila burocratica, la DIAP e le relazioni acustiche per accertare che non si produce inquinamento acustico, si fanno gli impianti elettrici, si attende che il tecnico del comune firmi e contro firmi, intanto si fanno tutti i documenti che la nuova proprietà richiede. E dopo 6 mesi, forse si è in grado di stampare libri (ti avevo messa al corrente più e più volte di questi problemi). Il sito web, in questo marasma e soprattutto non avendo novità – e avendo altre priorità che far vedere gli stessi titoli di un anno fa – è l’ultimo dei miei problemi.
Il tutto, tutto questo marasma per fare cosa? Per stampare Prima che la storia finisca, vivendo nell’ansia di aprire l’email e trovare email scoraggiate e polemiche da parte di qualche autore che pensa che tu sia un editore poco serio e abbia deciso all’improvviso di boicottare il suo libro.
Bel ringraziamente per aver lavorato mesi su di un testo. Bel ringraziamento per aver investito in un progetto.
Vedi Alessandra… io sono partito da zero. Sono abituato a lavorare con tanti autori esordienti come te. Ecco: cerchiamo di riportare le cose alla giusta dimensione. Tu non sei Margaret Mazzantini, e io non sono Mondadori. Ci mettiamo passione e facciamo quel che si può. Non ci sono tempi definiti ma orizzonti dilatati. Non ci sono giorni ma mesi. Non c’è il voglio, posso, comando, ma il proviamoci assieme. Fermo restando che tu non perdi nulla di concreto, magari la bile o l’incazzo di veder slittare l’uscita del libro. Io – noi – ci giochiamo il futuro, la possibilità di costruire senza rovinarci economicamente una vita dignitosa conciliando l’inconciliabile: sopravvivendo per fare libri e cultura.
Non è uno scherzo.
No. Non lo puoi sapere cosa ci sta dietro.
Quello che abbiamo affrontato in questi mesi vuol dire un bel po’ di casini. Casini che si superano senza piagnistei, moine, o sfoghi pubblici che non fanno altro che incrinare i rapporti.
Chiedi agli autori Nicola e Roberto Tassoni da quanto tempo aspettano il loro libro, chiedi agli autori della collana diretta da Gianluca Morozzi… tutti quanti, avendo chiaro il quadro della situazione hanno compreso il momento e attendono, pazientemente il loro turno che ora, finalmente sta arrivando per tutti.
Ci siamo impegnati con te a pubblicare il libro entro l’anno: entro l’anno il libro esce e anzi, come ti ho già detto è già stato stampato, si tratta di avere la santa pazienza di attendere che sia anche definitivamente confezionato e spedito.
Come ti ho già detto, inoltre, faccio davvero fatica a rispondere alle email di tutti e l’ho sempre detto.
In ogni caso ha tutti i nostri numeri di telefono e anche per esempio quello di colui che ti ha seguito: Stefano Costa.
Con questo passo e chiudo. L’appuntamento in libreria doveva essere il 18 Marzo e pur con un pochino di ritardo, a giorni il libro arriverà in libreria.
Quello che conta, senza infamare il lavoro degli altri senza sapere di cosa si sta parlando, è di avere un minimo di pazienza e umiltà
L’(ex)editore poco serio
il 28-03-2009 alle 0:31
P.s. L’ “Editoria creativa” non è uno scherzo please, ma si tratta di cinque anni della mia vita, una battaglia fatta di notti insonni dove se solo contro chi ha capitali e tu pensi di poter vincere armato di sole parole: una lotta impari. Una lotta in un paese dove le barzellette di Totti vendono milioni di copie e Prima che la storia finisca viene pubblicato in duemila copie da Eumeswil.
Questa è l’editroia di cui voglio parlare io.
E “difendersi dagli autori” spiega agli aspiranti editori come non comettere gli stessi errori che ho commesso io con voi: tipo fissare date quando non si ha il pieno controllo del processo produttivo.
Questa lezione è valsa comunque… te lo assicuro.
il 28-03-2009 alle 2:39
Dove ho scritto 100 copie era 1000 in realtà… 1000 copie in due anni è un bel risultato per un autore esordiente. Ma per noi vuol dire 400 € di incasso
il 28-03-2009 alle 16:50
Intanto ci tengo a sottolineare che io non ho la “smania” di pubblicare. Questo te lo posso dimostrare, dicendoti che dal momento in cui il contratto scadrà, io non starò certo a insistere perché il mio romanzo sia pubblicato, pur non avendo altre proposte al momento. Ma quando scade questo contratto? Sulla copia che ho firmato il 30 gennaio 2008 non è indicato. Quando te lo chiesi, un po’ di tempo fa, mi hai risposto: un anno e mezzo. Nel commento che hai lasciato qui hai scritto un anno. Quindi è già scaduto?
Quello che non mi piace sono le cose non chiare, la mancanza di informazioni, le mezzeverità. Se per una pubblicazione c’è da aspettare un anno e mezzo o due anni, basta saperlo prima. Non mi pare corretto dire forse uscirà tra cinque mesi, sicuramente prima dell’estate. Io che non ti conosco, in base alla mia scarsa esperienza, ti credo. In “base alla mia scarsa esperienza” è l’esordio con Vedrai Vedrai per Untitled Edizioni. Loro mi avevano detto otto mesi e otto mesi sono stati Tu (editore) che conosci i tuoi tempi, i tuoi problemi, sai che ci sono autori i cui libri dovevano essere fuori a metà del 2007 o sei ingenuo, oppure non vuoi perdere “un’opera” e cerchi di convincere l’autore illudendolo con delle promesse che non sarai in grado di mantenere. Deduco da quello che leggo in giro che questo comportamento sia la norma e quello di Untitled Edizioni sia stata un’eccezione.
Quelli che hanno commentato qui non ti hanno dato dell’idiota, non hanno fatto pettegolezzi sulla tua poca “serietà”, ma si sono limitati a scrivere: “mi dispiace” o a riportare casi analoghi capitati a loro stessi o ad amici.
In questo post io mi sono limitata a riportare i fatti che sono accaduti con la Eumeswil e con gli altri editori medi e grandi, le loro risposte o non risposte, in questo post c’è un link a un pezzo emblematico su Nazione Indiana, c’è soprattutto la mia esperienza di pubblicazione perché se tu sei dalla parte degli editori, io sono dalla parte degli autori e spero che quanto ho scritto qui possa essere utile a qualcuno prima o poi.
Io non credo che ci si possa giustificare facendo appello alla propria giovane età, come non ci si giustifica per il fatto di essere una donna, un operaio, uno di colore, un emigrato.
Quanto alle spedizioni nazionali e internazionali. Anche qui non ci ho capito nulla. Il 2 marzo mi hai scritto: “i tuoi libri partiranno già questa sett. dato che il contratto col corriere che si occupa delle spedizioni internazionali, a differenza dell’altro per il nazionale, è già operativo” Stanotte invece hai scritto il contrario.
Io sono felice di non essere Margareth Mazzantini. Mi dispiace di non assomigliare alla O’Connor, alla Bachmann piuttosto, o a Fante, Vallejo, Wolff, Yates, Bolaño. I miei modelli sono autori più che autrici e soprattutto non sono italiani per una questione di gusto personale.
il 28-03-2009 alle 19:36
Guarda Alessandra, Untitled sarà l’eccezione.
Se era tanto eccezione perché non hai chiesto a loro di pubblicare il tuo libro?
Comunque per me la polemica è chiusa, purtroppo cara alessandra esiste nella vita, e soprattutto quando sei un piccolo editore, una cosa che si chiama imprevisto. E va affrontato. Noi ci siamo abituati così.
A me non costava nulla fregarmene di te/voi, risparmiarmi il mal di pancia e dire: Beh il nostro distributore è questo e non si cambia, rassegnatevi che i vostri libri non si troveranno mai in libreria e non incasserete mai un solo quattrino di distribuzione. A Settembre tutti quanti abbiamo fatto una scelta, di questa scelta dobbiamo pagarne tutti quanti le conseguenze.
Se ti rileggi i post qualcuno ha usato il termine: “un editore più serio di questo qui” eccome. E’ offensivo, irritante, scorretto, perché da fuori è facile parlare di cose che non si sanno.
Ecco, molti di quelli che “attendono” come te il loro libro da un anno, mi hanno scritto dicendo di non fare caso a questo tuo post. E così intendo fare.
Per me le polemiche, dunque, sono chiuse.
Abbiamo stampato 2000 copie del tuo libro, in cartonato, e intendiamo venderle.
Il contratto editoriale considera l’anno – ovviamente – a partire dalla consegna del file definitivo da parte dell’autore. Poi dipende da cosa c’era scritto su quel contratto specifico, ovviamente, nel senso che oggi facciamo contratti piuttosto diversi da un anno fa.
In ogni caso la decorrenza contrattuale è da quando l’opera viene consegnata definitiva e pronta per la stampa.
Perché metti caso che l’autore firmi il contratto e poi non consegni mai il file relativo… beh… parliamo di nulla.
Se oggetto del contratto è l’”opera”, l’opera deve esistere. Pertanto per me il contratto scade quando ho ricevuto da te le ultime, definitive correzioni.
In ogni caso vuoi riavere i diritti?
Bene, basta che io possa vendere i libri che ho stampato e poi per me puoi pure pubblicare cone Einaudi, visto che già li conosci.
Saluti
il 29-03-2009 alle 9:46
Ultima chiosa: non si tratta di promesse non mantenute, ma semmai – e la cosa è ben diversa – di due tipi di opportunità. Forse non è chiaro il concetto: sai cosa vuol dire avere alle spalle una casa editrice che può godere di una struttura tipografica? Probabilmente no. Quando vedrai il libro capirai.
Inoltre, io mi baso sulle informazioni che ho, nel formularvi a tutti i costi e sotto pressione delle date. Per tua informazione non c’è nessun autore che aspetta dal 2007, ma semmai da metà 2008. Per non rischiare di stare fermi un anno abbiamo concentrato i cambiamenti tutti quanti in questo inverno visto che a Settembre non è più possibile puntare sul Natale come vendite. Allora ci siamo presi il tempo per fare i nostri cambiamenti. Se questo non fosse avvenuto forse da un giorno all’altro come avvenuto negli ultimi mesi per tre, note case editrici, ti avrei chiamato e ti avrei detto: Alessandra, Eumeswil chiude i battenti. Perché questa è stata la situazione nel 2008 dopo aver perso Satisfiction (rivista che mi piace ricordarlo: nasce nel 2007 da una mia volontà, da una mia idea di freepress e dai quattrini della FastComm s.n.c. di cui sono socio, anche Serino gli ha dato il nome e una forma e questo nessuno lo nega), aver scelto di cambiare distributore e aver scelto di vendere il marchio ad Arti grafiche oltrepò.
Grazie a Dio invece ora le opportunità di crescita sono infinite e non sarà certo il malumore di un autore in uscita a Marzo/Aprile sul catalogo promozionale e quindi formalmente nemmeno in ritardo, a rovinarci la festa.
Passo e chiudo.
A giorni vedrai i tuoi libri e forse potrai goderti la festa anche tu.