London laughing     23-02-2009  

Una settimana lontana dai merli e dai prati che stanno tornando  di colore verde brillante, dalla tivù e dai giornali italiani in una città che non ti lascia il tempo di pensare, a meno che tu non lo decida di proposito. Lo ci ha portato a Brixton, a guardare i ragazzi di periferia volare sugli skates e sulle biciclette. Davide al teatro, a un musical. Poi altre mille cose,  poi leggevo i racconti di Yates e volevo scrivere racconti, guardavo il flusso di gambe occhi nasi e bocche e ragionavo sul modo di ricomporli insieme, ma erano immagini che correvano troppo veloci per essere fermate dalle parole.
A un certo punto una storia si è svolta, davanti a me e ad altre decine di persone. Una storia drammatica e allora mi sono messa a ripassare i giorni per verificare se non ce ne fossero state altre di storie, allegre o buffe, e me le fossi lasciate sfuggire via.
Di risate me ne sono fatte parecchie a Londra  per battute dei figli o del marito, ma  sono le storie di fuori che si riescono a raccontare più facilmente in forma scritta, quelle che ci riguardano anche quando sono leggere hanno bisogno di più lavoro e spesso non ne vale la pena.
Comunque eccola qua.

Saliamo sull’autobus che ci avrebbe riportato in albergo, siamo alla fine di Hyde Park. Alla fermata c’è  anche una ragazza sui vent’anni, carina, cinese, con un passeggino. Sul passeggino c’è uno scatolone enorme. Lei con una mano spinge il passeggino, con l’altra tiene lo scatolone. Sale dalla porte centrali dove si scende che sono più ampie rispetto alla porte d’ingresso. L’autista si arrabbia, i passeggeri devono passare il biglietto o la tessera su un’obliteratrice che è solo davanti, e le urla di scendere e di risalire al posto giusto. Lei scende, con qualche difficoltà, e va all’ingresso. Mentre solleva il passeggino, l’autista richiude la porta. E scoppia in una risata grottesca che rimbomba nell’autobus. Alla ragazza spuntano le lacrime. Tutti la guardiamo, l’autista ci lascia il tempo di guardarla perché anche lui la fissa dal grosso specchio retrovisore dopo che ha finito di ridere. Poi riparte. Sull’autobus c’è un mormorio, ma nessuna protesta. Quello che guidava era un indiano, sui trent’anni, con una bella faccia.

Categorie: in un altro luogo

[ 4 commento(i) ]

4 Responses to “London laughing”

  1. lasirenetta dice:

    brrrr… una storia del [quotidiano] orrore!
    raccapricciante.
    splash!

  2. Giorgia dice:

    Che brutta storia! Raccontacene una bella, da Londra, per tirarci su.

  3. alessandra dice:

    ciao Sire! comunque Londra è una città molto molto divertente in cui c’è un mucchio di cose da fare, forse anche troppe, e poi sono tanti, troppi e questo porta stress e comportamenti di questo tipo. Nei paesi del Sud si fanno scenate, in quelli nordici si fanno dispetti.

    Giorgia: eh, in forma scritta verrebbero lunghe, di tempo ne ho poco e poi non ne vale la pena :-)

  4. lasirenetta dice:

    ciao, alessandra!
    Si londra è rutilante, e bellissima, ma non credere, i dispetti li facciamo pure qui! ;P
    splash!

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