Facce di Camelia     11-12-2008  

I lavatori di vetri sono arrivati a CameliaHof alle nove su un camioncino bianco.Sono due, uno sui venticinque e uno sui sessanta che forse se li porta male e potrebbe averne anche una decina di meno: ha la faccia magra, una cicatrice sulla guancia, gli zigomi che sporgono, la pelle abbronzata, i capelli tinti di giallo uovo che gli sfiorano le spalle e gocciolano, occhi chiari che tiene strizzati.
Dategli un cappello a due punte, una maglia a righe, infilategli un coltello alla cintura dei pantaloni , tatuaggio e orecchino già li ha, e potrebbe stare a lavare i vetri della cabina di un capitano e invece è qui, nel dorato paese di W., a insaponare le finestre basse delle case con i tetti di paglia, di legno, d’ardesia.
Il ragazzo ha la faccia rotonda, un naso carnoso, i capelli cortississimi e castani,   l’aspetto di qualcuno che potrebbe essere ovunque, adesso è sui tetti, piove a dirotto e lui striscia con i piedi sulle grondaie, le mani agganciate alle assi, l’attrezzo del lavavetri infilato nella tasca dei jeans, pulisce i vetri delle stanze alte, senza una corda che lo tiene.
Ti manca il respiro a vederlo svolgere il suo lavoro.
Più tardi passerà il capo, a riscuotere.
Il capo è turco, arriva con la sua macchina, ha un quaderno a quadretti su cui sono indicate le abitazioni e gli importi che ciascuno deve pagare. Ha una faccia da furbastro, che a Roma ha una definizione ben precisa e tratta i due, il vecchio pirata e il ragazzo che potrebbe essere ovunque, come degli idioti.
Per quindici vetri tra porte e finestre piccole e medie pago quindici euro. Per far lavare una macchina, dentro e fuori, l’ho scoperto stamattina, ce ne vorrebbero duecentocinquanta, ma questa la racconterò un’altra volta.

Categorie: Con quella faccia un po così

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