Orchidee bianche, orchidee bianche, ancora orchidee e sempre bianche e vasi colorati o sui toni del marrone, nero, panna, sobri o bizzarri e infine, inaspettata, la testa di un Buddha. Anzi, quella testa di Buddha, enorme, e infatti il davanzale su cui poggia non è un davanzale è una piattaforma, e la guardo e la riguardo e mi convinco che è proprio lei, quella che era esposta in una vetrina di un negozio dell’Aja un po’ di tempo fa e che piaceva a Emme. Che dici la compro? Se ti piace, perché no? Perché magari mi stufo. E allora ce la vendiamo, o la collochiamo in soffitta: un capoccione che controlla la casa dà sicurezza, no? Oppure lo regaliamo. Ma dai! Chi si mette una scultura così, in casa. Facciamo decidere alla moneta. Testa la prendiamo, croce la lasciamo.
Ah, ma glielo devo raccontare che l’ho ritrovata, quando torna glielo dico. Che poi questi davanzali sono tutti uguali, mica sei in grado di capire se ci abita un americano, un olandese o uno del resto del mondo. Puoi riconoscere quando ci vive un anziano, però. Lo sai dalla forma dei vasi e dal fatto che non ci sono orchidee bianche e perché spesso sono in giardino a raccogliere le foglie o a potare le piante.
A settembre sono stata invitata per un caffè da una cinese, che si era trasferita qui da poco, e prima aveva sempre vissuto in Cina, e insomma ero curiosissima di vedere la sua casa, perché non era ancora contaminata da una vita di expat e invece non aveva nulla di speciale, c’erano i soliti mobili ikea come in tutte le altre, e sul davanzale: tre orchidee gialle screziate di amaranto. Ma glielo dico che l’ho vista quella testa, poi glielo dico e alle sette e mezza di mattina è buio come se fosse mezzanotte e nella sala comune dell’ospizio c’è la luce accesa e si può fare l’inventario di quello che c’è dentro: un distributore di bibite e merendine, due bollitori dell’acqua, divani e poltrone da sala d’aspetto di un dentista, un bancone che sembra quello di un albergo, ma senza il portiere e senza gli anziani. E di nuovo la testa del Buddha, ma oggi glielo racconto, eh, chissà chi l’ha comprata, chissà chi ci vive là. Me ne sono dimenticata ancora, ma che è quel corteo sulla pista ciclabile? Ah, sono i volontari che vanno a prendere gli anziani che non possono camminare, li portano a farsi un giro sulle sedie a rotelle, ma perché indossano le giacchette fosforescenti se c’è la luce? Ah, ma stavolta glielo dico e invece no. Ma sei italiana? Sì, anche tu? (che domanda idiota, ci stiamo parlando in italiano.) Sì. Ah, e oltre ai cani, hai anche figli? Sì! Vanno all’americana? Sì, pure i tuoi? Sì, ma com’è che non ci siamo mai incontrate prima? Forse perché io… La testa del Buddha, eccola. Ma non la spolverano mai? Perché non vedo mai nessuno che la spolvera? Perché non vedo mai nessuno al di là dei davanzali? Io se avessi un soggiorno che dà sulla strada principale ci starei a guardare chi passa, qualche volta. La testa del Buddha, eccola, ma cosa ha stamattina? Pare che abbia cambiato espressione. No, anzi l’ha perduta, l’espressione: non c’è più il naso.
Categorie: Roba d'Olanda
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