Certe notti incontro un uomo che pare uscito da un fumetto in bianco e nero. Un paio di volte l’ho incrociato pure la mattina, e ho avuto la stessa sensazione, forse perché non c’era il sole e quando non c’è il sole i colori girano verso i toni del grigio, e persino i prati perdono la loro brillantezza.
Certe notti penso di passeggiare nell’unico posto dove vorrei passeggiare.
Facevo per l’appunto questa considerazione ieri, mentre la cana scrutava circospetta i rami di un salice, quando ho visto qualcuno parcheggiare la macchina dove non la parcheggia nessuno, vicino alla rotatoria. Lo sportello della macchina è stato aperto ed è comparsa una gamba di circa centocinquanta centimetri e subito dopo, con un balzo, è comparso lui: l’uomo-stecco. Pantaloni neri, cappottino sottile, aderente e nero, valigetta da medico di un tempo, cranio quasi calvo, occhialini d’argento. Ha sollevato il portabagagli e sono saltati fuori i suoi tre cani. Per questo l’ho notato al principio perché sono della stessa razza della mia. Di lui so che non li porta mai al guinzaglio, i suoi cani, che non è mai senza di loro, e lascia W. al mattino prestissimo, e ritorna poco dopo le dieci, ma ieri era quasi mezzanotte. Un orario insolito per un olandese, che sia olandese lo so perché è la lingua con cui si rivolge ai cani e inoltre non va mai a passeggio per W., va sempre via in macchina, mai in bici, e sempre con il suo bauletto rigido. E ha dei baffetti da tricheco. Sì, potrebbe anche essere un personaggio di una storia di Dahl. Però la cosa che mi incuriosisce di più e che l’uomo-stecco non mi parla mai, benché sostiamo almeno cinque minuti uno di fronte all’altra, e benché io dica qualche frase in inglese. Non capisce questa lingua? Ah, questo è impossibile in Olanda e nel paese di W.! e comunque questo suo persistente mutismo è decisamente insolito perché da quando ho la cana, cioè dal due aprile, so che i proprietari dei cani si parlano, sempre, persino in Olanda. Ieri, però, l’uomo- stecco mi ha sorpreso perché ha domandato alla cana in inglese: tutto bene? E io avrei voluto non rispondere, ma poi non ce l’ho fatta, e ho tentato la battuta: capisce solo l’italiano! E lui zitto e serio, ha richiamato uno per uno i suoi cani, come se lo avessi insultato, e ha attraversato velocemente la strada. E in dieci passi ha raggiunto la porta della casa d’angolo della strada che taglia W., non c’era luce alla finestra del soggiorno, dunque è probabile che ci viva solo, ho aspettato un po’, ma nessuna finestra si è illuminata perché l’uomo- stecco nella sua casa si muove al buio.
Categorie: Roba d'Olanda
[ 4 commento(i) ]
il 17-11-2008 alle 15:56
E’ strano. Anche a me è parso a lungo che gli olandesi, in quanto a umorismo, fossero come i bambini piccoli, pensavo che non lo concepissero proprio. Poi ho cominciato a guardare i loro programmi televisivi, soprattutto le pubblicità, e ho cambiato idea: sono dei buffoni nati.
il 17-11-2008 alle 16:25
che ridono facilmente me ne sono accorta da un pezzo, ridono anche delle battute sui loro difetti. Ma questo qui è un caso a parte. Parla solo con gli animali
il 18-11-2008 alle 1:17
sai che, cani a parte, l’uomo-stecco mi ricorda un po’ Dito Storto, quel personaggio del film “L’albero di Antonia” di Marleen Gorris? è vero che il film non è ambientato a W., ma in un paesello rurale…
se non l’hai visto te lo consiglio. in olandese si chiama “Antonia”, in inglese “Antonia’s Line”.
il 18-11-2008 alle 9:43
mi hai incuriosito. Vediamo se riesco a trovarlo.