Seguo la diretta della manifestazione a Roma, e proprio in questi giorni stanno arrivando le prime risposte dalle università inglesi a cui Fran ha presentato la domanda per l’anno prossimo. Una gli ha risposto che l’accetta, un’altra che sono già esauriti i posti disponibili, una terza, quella a cui teneva di più, l’unica a cui tenevamo suo padre e io, l’ha chiamato per un colloquio di tre giorni a metà dicembre. Gli faranno domande sulla chimica, (l’unica materia che quando la studia non se ne accorge, dice,) ma non solo, come se si trattasse di un colloquio di lavoro.
C’è sempre Roma, ripeto sempre meno convinta, ma lui ormai non mi ascolta più.
Prima, quando ancora se ne discuteva, mi ribatteva: Ci sono i laboratori per gli esperimenti? Ti seguono durante il corso degli studi? Ti mandano nelle fabbriche a fare pratica? E quando hai finito ti aiutano a trovare un lavoro?
No, però la preparazione complessiva è migliore, rispondevo io, una volta.
Poi ieri sera suo padre gli ha prenotato il volo per l’Inghilterra, e io spero che ce la fa.
Sempre a proposito di università ma non solo, leggetevi questa lucidissima analisi di Sergio Bologna perché ne vale la pena.
Categorie: Questioni di famiglia
[ 4 commento(i) ]
il 14-11-2008 alle 12:34
Anch’io gli auguro che ce la fa.
Ciao Alessandra.
il 14-11-2008 alle 14:02
Ciao Stefano!
il 14-11-2008 alle 14:56
in bocca al lupo!
(la preparazione complessiva è, forse, ancora oggi migliore. ma la curiosità, in ogni caso, aiuta tantissimo)
forza Fran!
il 14-11-2008 alle 16:46
crepi
Ndr (sta per Andrea, giusto?): sono ancora convinta che la preparazione complessiva di un laureato italiano sia migliore rispetto a quella di un americano o un inglese che è molto più specialistica, ma anche gli altri fattori (come il fatto che non ti abbandonano durante e dopo il corso di laurea) contano, e parecchio.