Una sera, Emme e io, eravamo lì che andavamo per una strada, quando abbiamo incontrato qualcuno, qualcuno che non conoscevamo bene, che ci ha invitato a bere qualcosa, e io stavo per rispondere di no, tendo sempre a rispondere di no, ma Emme, che è più socievole di me, rispondeva: volentieri! e allora ci ritrovavamo in un posto dove non avremmo dovuto essere, e c’era un’atmosfera curiosa, non potrei definirla di disagio o imbarazzo, in effetti dovrei pensarci a lungo per definirla, comunque mentre sorseggiavamo gli aperitivi, – io detesto gli aperitivi, mi piace bere quando ho sete e ho sete mentre mangio o se fa caldo e non accetto nulla per cortesia, ché non sono cortese – Emme ha raccontato qualcosa, qualcosa che si dice per fare conversazione e io ho pensato: ecco la prima nota stonata che ha un suono identificabile, perché la persona che avevamo di fronte ha disapprovato quanto detto, uscendo fuori dal codice di chi ti invita a bere nel suo spazio. E questo essere fuori dal codice poteva essere anche interessante, perché non ci va nessuno fuori , non da queste parti, ma invece, per come l’ho sentita io, derivava da una posizione molto rigida, all’opus dei per intenderci, ma poi si è bloccato tutto perché si è verificato un piccolo imprevisto e siamo dovuti tornare per la nostra strada. Mentre tornavamo mi sono ricordata di una storia incompiuta che scrivevo un anno fa che raccontava di quattro persone che non avrebbero dovuto essere insieme una sera, ognuna aveva un suo motivo preciso per non stare in compagnia delle altre tre, ma siccome ci stavano, a un certo punto, ognuna rilasciava la sua nota stonata. Smisi di scriverla, quella storia, perché non era armonica, e avrei dovuto lavorarci e rilavorarci per dare un senso a quelle quattro note stonate , in effetti avrei dovuto cancellarla e riscriverla da capo, ma non ne ho avuto il coraggio o la voglia e l’ho congelata tra le sospese. E dopo essermela ricordata, ho pensato che avevo fatto bene a non continuarla, ché era falsa, e ne immaginavo una nuova, intanto l’aria si faceva bianca di nebbia, e a me piaceva molto, e quando stava per finire, la passeggiata ma anche la nebbia, domandavo a Emme: non ti pareva che ci fosse qualcosa di stonato poco fa? Qualcosa che potesse sfuggire all’improvviso? E lui rispondeva: assolutamente no!
Categorie: dello scrivere
[ 3 commento(i) ]
il 04-11-2008 alle 15:17
mmmm…. forse quella nota suonava solo per te? é un bel piviliegio, certe volte, sentire le sinfonie!
splash!
il 04-11-2008 alle 20:28
Ciao Sire! Se esistesse il teletrasporto stasera verrei volentieri a cena a palermo e chiuderei con un gelato, ovviamente
il 05-11-2008 alle 15:59
sarebbe bello, ti potrei combinare una cenetta sicula alla svelta oppure portarti a mangiare in un localino niente male… se esistese il teletrasporto mi fionderei in uno qualsiasi di quei paesi freddi lassù, che qui lo scirocco ci sta massacrando da un mese
e lo so che ciò potrebbe essere motivo d’invidia per chi non l’ha provato.. ma lasciati dire che a starci dentro a sto phon sempre acceso alla fine ti snervi!!! datemi l’inverno, eccheccaspita!