Silvestro, il mio gatto, è morto investito da una macchina, ma non mi va di scriverne un necrologio, né di fare una serie ipotesi come feci quando fu investita l’altra, penso invece alle faq e al punto nove di queste dove scrivevo: Se hai un gatto che è abituato a uscire metti in conto che può essere investito da una macchina facilmente.
Queste faq sono basate in parte sulla mia esperienza di vita nella provincia olandese, in parte su quella altrui (italiana e non).
E dunque: il servizio sanitario è pessimo, il sistema scolastico pure, gli impiegati comunali bevono interminabili tazze di caffè mentre tu sei lì che aspetti, gli idraulici, i muratori e affini lavorano da schifo e sono costosissimi, e i gatti muoiono schiacciati a trenta all’ora da automobilisti che rispettano le regole stradali ma che sono imbranati nella guida.
Scrissi queste istruzioni perché mi arrivavano parecchie domande di gente che doveva decidersi se trasferirsi o meno in Olanda. Oggi mi arrivano mail essenzialmente di due tipi: quelle che s’intitolano con: Aiuto! E che sono scritte da persone che già vivono qui, di solito in provincia, di solito nel Nord, e poi mail d’insulti, anche tra i commenti se ne trova qualcuno, scritte da italiani che hanno trovato finalmente un Paese da amare. E sono ridicoli: elogiano il paese della tolleranza e si comportano come cani rabbiosi nei confronti di chi dissente sul fatto che l’olanda sia il paese di Bengodi.
Nei commenti a questo post, Marcantonio scrive: Secondo l’insuperabile battuta di Jean Cocteau, ‘un Francese è come un Italiano, ma di cattivo umore. Ebbene, i Parigini concentrano ed esasperano questa verità di fondo, essendo dei Francesi di ancor più cattivo umore, che viene sfogato (un po’) sul proprio governo e (molto), nell’ordine, sugli USA, il liberalismo anglo-sassone e gli altri Paesi del mondo. La vanità nazionale, che in Francia è sconfinata, a Parigi è gigantesca. E ancora:
Il Parigino si lamenta in continuazione, ma pensa di essere perfetto e di vivere nel miglior Paese del mondo.
Più insopportabile dei parigini, aggiungo io, sono gli italiani infatuati di un Paese altrui, ma in fondo, proprio in fondo, li capisco:l’amore, si sa, rende ciechi.

Categorie: Roba d'Olanda

[ 10 commento(i) ]

10 Responses to “Nel paese di Bengodi ammazzano i gatti”

  1. Giorgia dice:

    Di Bengodi, come sai bene, ce n’è uno solo.
    Ancora un pensiero affettuoso e felino a Silvestro

  2. Alessandra dice:

    grazie, giorgia.

  3. Andreina dice:

    mi dispiace tanto per Silvestro. e per te.

  4. bri dice:

    ti capisco. quando la mia gatta”zabetta” è stata investita da una macchina ero assolutamente disperata. Lei, tra tutti, mi sceglieva, la sera sul divano e se qualcuno la prendeva in braccio si divincolava fino a che la lasciavano venire da me. Una volta sistemata cominciava a muovere ritmicamente le zampette contro il mio maglione. E, poi, dicono che i gatti non sono affettuosi.
    Mi spiace. Per fortuna avevo anche un gatto che ancora vive qui da me.

  5. OrsaLè dice:

    L’infatuazione finisce presto e poi si che son rogne ;) )

    [PS: ma il tuo libro??]

  6. Alessandra dice:

    grazie, carissime.

    (il libro dovrebbe uscire a gennaio, ma di quale anno è presto per dirlo! spero che sia il 2009 comunque)

  7. Carlo Cannella dice:

    Mi dispiace tanto.

  8. Vera dice:

    mi dispiace per il tuo gatto, è stato un incidente però, qui li uccidono davvero per mangiarli …(sono mica nel paese di Bengodi ?)
    come dici tu : l’infatuazione rende ciechi (ah, i francesi !)
    ma qualche volta un pò di lenti colorate aiuta a vedere “la vie en rose” anche se lo sappiamo che non è così rosa …
    credo che è quello che fa sbarcare migliaia di volontari in Africa alla ricerca dello stereotipo africa-paradiso-perduto-da-salvare-e-dove-ritroverò-un-senso-alla-mia-vita. Ma L’Africa non è l’India. Ma ci vuole un pò di tempo a capirlo. E a capire cosa c’è di diverso in Africa.
    Sei straniera e sei da molto tempo in Olanda : La saggezza dei veterani !

  9. Alessandra dice:

    Anche sul fatto di andare a cercare il senso della vita in India ho molti dubbi. Ho un amico che ci ha passato lunghi periodi, per lavoro e per viaggio, e me l’ha raccontata un po’. E comunque il senso della vita non bisogna cercarlo altrove. Ma questo lo sai.

  10. yawal dice:

    Anche il mio gatto è stato ucciso così, il 14 del mese scorso.
    Di solito quando esco di casa lo facevo entrare, ma quellal sera si era rifiutato, e proprio in quella mezz’ora che non c’ero è successo.
    Avrei dovuto mettere in conto che sarebbe potuto capitare, come dici tu, ma abito in una stradina piccola… Dove però la gente corre troppo nonostante i dossi rallentatori (anzi, sembra che si divertano a volarci sopra, senza rendersi conto che se li mettono è proprio perché da un momento all’altro può sbucare un vecchietto o un animale), e siamo spesso in black out nonostante paghiamo le bollette.
    La mia disperazione nasce dal fatto che è stato lasciato lì, senza che nessuno si sia sbattuto a cercare il veterinario che sta a 50 metri.
    Una cosa analoga successe quando la mia auto fu travolta da un pazzo: andava così forte che nessuno riuscì a prendere la targa, figurarsi se gl’importava se per caso mi avesse ammazzata… manco ‘scusa’!
    Mah!
    Comunque anch’io ho scritto un libro, pubblicato nel 2006. Si chiama Malìa d’Eurasia e parla di una società di uomini-felino.
    Buonanotte a tutti… ah, buonanotte è un augurio, non una constatazione…

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