- Arrivammo a Lucerna, e mi condussero in una barca sul lago. Io sentivo com’era bello, ma intanto ero pieno di tristezza, - disse il principe.
Perché? - domandò Aleksandra
Non lo so. Provo sempre tristezza e inquietudine nel guardare per la prima volta una natura come quella; mi sento bene, eppure sono inquieto; del resto, ero ancora malato.
- Ah no, io ho una gran voglia di vederle queste cose, - disse Adelaida. - E ancora non so quando potremo andare all’estero! Io, vedete, sono già due anni che non posso trovare il soggetto di un quadro:
L’oriente e il Mezzodì da un pezzo sono descritti…
Trovatemi il soggetto di un quadro, principe!
- In questo io non ci capisco niente. Mi pare che basti guardare e dipingere.
- Io non so guardare.
Ma perché parlate a indovinelli? Non capisco nulla! - interruppe la generalessa: - che cosa vuol dire: “non so guardare”? Hai gli occhi: guarda. Se non sai guardare qui, anche all’estero non imparerai. Raccontaci piuttosto come guardavate voi, principe.
Sì, sarà meglio, soggiunse Adelaida. - Il principe, lui, all’estero ha imparato a guardare.
- Non so; là mi sono rimesso in salute; non so se ho imparato a guardare. Ero quasi sempre felice però.
- Felice? Voi sapete essere felice? - esclamò Aglaja: - come mai allora dite di non aver imparato a guardare? Insegnerete anche a noi.
Questo scambio tra il principe Myskin, la generalessa Epancina e le sue figlie, che trovo bellissimo, mi ha generato un conflitto: non riuscivo a prendere una posizione, anche se l’espressione “prendere una posizione” è sbagliata perché la generalessa, il principe e le figlie si parlano ma da gradini diversi, come se ognuno di loro ascolti e capisca solo in parte quello che dicono gli altri e dia risposte coerenti in base a questo suo sentire a metà.
Comunque, ha ragione la generalessa quando afferma che se non sai guardare nel tuo Paese (o aggiungo io: dentro te stesso) non sarai in grado di guardare neanche altrove.
Ma mi riconosco anche nel pensiero di Adelaida: se vivi in un luogo che ti è sconosciuto (ma anche ostile) non perdi nemmeno un dettaglio. E in Aglaja: si può essere felici senza saper guardare?
Ma alla fine è al principe Myskin a cui mi sento più vicina, quando dice: non so se ho imparato a guardare.
Brano tratto da L’idiota
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